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Full text of "Intorno ai fenomeni sismici osservati nell' isola di Zante durante il 1893"

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INTORNO AI FENOMENI SISMICI 




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OSSERVATI 






NELL'ISOLA DI ZANTE 



ciureirLte il 1803 



RELAZIONE 



del Prof. A. ISSEL e Dott G. AGAMENNONE 



Estratto dagli Armali ddV Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica 

VoL XV, Parte I, 1893 



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ROMA 

TIPOGRAFIA DELL'UNIONE COOPERATIVA EDITRICE 

Via di Porta Salaria, 23-a 



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INTORNO AI FENOÌ 



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OSSERVATI 



NELL'ISOLA DI ZANTE 



d-urante il 18Q3 



RELAZIONE 



del Prof. A. ISSEL e Dott G. AGAMENNONE 



Estratto dagli Annali delV Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica 

Voi. XV, Parte I, 1893 






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ROMA 



TIPOGRAFIA DELL'UNIONE COOPERATIVA EDITRICE 

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EELAZIONB 
INTORNO AI FENOMENI SISMICI OSSERVATI NELl'ISOU DI ZANTE 

durante il 1893 



PREFAZIONE. 



S. E. il ministro di agricoltura, industria e commercio, accogliendo nello scorso marzo la " •^•««^'«•"^ 
proposta che gli veniva fatta dal prof. P. Tacchini, direttore del R. Ufficio centrale di Meteo- 
rologia e Geodinamica, e dall' ingegnere N. Pellati, direttore del servizio geologico, ci inca- <•'*'»? ^ 

^yé^.*^^o%.tèi ricava di recarci aUMsola di Zante, affine di studiare i fenomeni sismici, manifestatisi colà con 

tanta violenza al principio del corrente anno, ed investigare se fossero subordinati alle condi- 
zioni geologiche locali e se avessero per avventura qualche connessione coi fenomeni endogeni 
verificatisi in Italia nel medesimo periodo di tempo. ^ 

Qcro-yry.P/t — — Tra il 15 marzo e il 22 aprile, adempiemmo alla missione affidataci. Oltre l'isola di Zante, ^ c#>.^#**a 

uno di noi (Agamennone) perlustrò i dintorni di Pirgos, Olimpia, Caiafa, Òunupelli, Linzi. 
L'altro (Issel) fece una permanenza di 20 giorni a Zante ed estese le sue osservazioni ai terri- 
tori di Argostoli, Lixuri e Sami in Cefalonia. Entrambi poi visitammo Corfìi, Patrasso e Atene, 

^/i€ixr$uh raccogliendo ovunque informazioni e notizie. 

Il primo si occupò principalmente della cronistoria dei terremoti di Zante, della precisa 
determinazione oraria delle singole scosse del periodo sismico verificatosi nel corrente anno, 
della velocità ed estensióne delle vibrazioni dovute alle scosse principali; ecc. ecc. Il secondo 
indirizzò le sue indagini alla costituzione geologica ed ai fenomeni geodinamici di Zante, in 
genere, agli effetti meccanici ed ai caratteri peculiari delle scosse principali durante gli ultimi 
parossismi, alla ipotesi più soddisfacente per l'interpretazione dei fenomeni descritti, ecc. 

Ci facciamo ora a render conto dei nostri studi colla presente relazione, nella quale ciascun 
tema è trattato in un capitolo speciale a norma del prospetto seguente: 

Capo I. Geologia e fenomeni geodinamici di Zante, Issel. 

Cùypctt'6, § 1° Cenni sulla geologia dell'isola di Zante. 

§ 2® Di alcuni fenomeni geodinamici osservati a Zante. 

> II. Cronistoria sismica di Zante , Agamennone. 

> III. Alcune coìisiderazioni generali sopra i terretnoti di Zante, Agamennone. 



temporanei fenomeni 



npulso. 

di Zante nel recente 



CAPO I. 



Geologia e fenomeni geodinamici di Zante. 



I. Cenni sulla geologia dell' isola di Zante. 



LMsola fu visitata da buon numero di naturalisti e si occuparono fra gli altri della sua 
costituzione geologica: Davy, Coquand, Philippson e particolarmente Strickland e Fuchs. ^ Con ^^^ y#i>cr f 
ejn^'^f' — (jjjj jjQjj ^ ^ credersi che il campo fosse sfruttato, talché non mi riuscì difficile di aggiungere 

qualche nozione a quelle raccolte dai miei predecessori ; come pure io ritengo che molto ancora 
rimanga da investigare per conoscere perfettamente la compage dell'isola. '^^^^^^^^ V^ ^^*^ 

Zante si presenta nella sua maggior lunghezza diretta da N NO a 8 SE, essendo nella 
parte sua meridionale assai prossima alla Morea, tantoché fra la Punta di Crionerò e il Capo 
Trepito (sul continente) non intercede che una distanza di circa 18 chilometri. 

Alla sua estremità settentrionale, l'isola è poco discosta da Cefalonia, da cui la separa 
uno stretto della profondità media di 30 braccia * e massima di circa 60. La minor distanza 
fra le due isole, che si ha tra il Capo Cateleo, nella prima, e il Capo Schinari, nella seconda, 
misura soli 15 chilometri e mezzo. 

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'"^ Dinanzi alla costa NO, alta, scoscesa, poco sinuosa, il mare si fa profondissimo anche a 

breve distanza da terra;* mentre di contro alla riva opposta, meno alta e più anfrattuosa, il 

fondo va degradando più lentamente, almeno nella zona litorale (fra l'isola e il continente 

più prossimo intercede una valle sottomarina di 250 a 500 braccia di profondità, valle limitata 

da pareti ripide, talché una distanza orizzontale di 2 chilometri comsponde in alcuni tratti 

ad un dislivello di 200 braccia). 

A mezzogiorno, le acque sono meno profonde che non a ponente e ad una certa distanza 
(42 chilometri), lungo l'allineamento di Cefalonia e Zante, il fondo bruscamente si aderge, 
fet^»c laddove emergono le isolette Strofadi o Strovati, per avvallarsi poco oltre a precipizio. 

Fra la catena occidentale e le colline che fiancheggiano l'isola ad oriente, si estende, per 
una lunghezza massima di 18 chilometri e larghezza variabile, non però maggiore di 9, una 
pianura lievemente ondulata, notevole per la sua straordinaria fertilità. Essa é coperta di vigne, 
di oliveti e di alberi fruttiferi, assai reputati pei loro prodotti, ed offre esempio mirabile di 
coltura intensiva. 

' I titoli delle memorie pubblicate da questi e da altri autori intorno alla geologia dell'isola di Zante, 
sono enumerati in apposita appendice bibliografica. 

' Ogni qualvolta sia menzionata questa misura, si tratta qui di braccia inglesi o faihoms. 

' Secondo la Carta idrografica del Capitano Mansell, a circa 3 chilometri da terra lo scandaglio 
accuserebbe 290 braccia. 



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6 

Questa pianura, sparsa di villaggi, è pel paese la maggior fonte di prosperità, e spiega come 
possa alimentar più di 45,000 abitanti, tra i quali circa 17,000 sono concentrati nella capitale. 

Verso mezzogiorno, il piano, costituito di materiali impermeabili, si fa umido e paludoso, 
perchè vi si raccolgono le. acque provenienti dalla parte montana, acque alle quali un cordone 
litorale sabbioso, impedisce il libero adito al mare. 

Per questa circostanza, mentre il clima deir isola è mite, imiforme e in generale salubre, 
si manifestano nelle parti più depresse febbri miasmatiche. 

Riferendomi, per quanto concerne le misure orizzontali ed altimetriche, ad una monografìa 
:Teceate del Partsch, ^ la lunghezza dell'isola sarebbe di 37 chilometri, con larghezza massima 
' di 17. La sua superficie, già stimata dallo Strelbitzky di 434 chilometri quadrati, risulterebbe 
invece di 394 giusta le nuove misure di Peucker. 

Per circa tre quarti della sua area, Zante è occupata da una catena montuosa, che ne 
costituisce tutta la parte settentrionale e si protrae lungo Ja costa occidentale fino alla estre- 
mità opposta, nonché da colline distril)uite in gruppi staccati, ad oriente e a mezzogiorno. 

La prima ha un'altitudine media che stimo di circa 350 metri, sollevandosi tratto tratto 
a più di 700 e raggiungendo al Monte Yrachionas, il punto culminante, 758 metri. Le colline 
che si levano a non più di 200 metri, nella parte orientale dell' isola, assumono a mezzogiorno il 
carattere di montagna, adergendosi fino a 483 metri al Monte Scopòs, il quale domina la baia 
e la rada di Zante e si distingue da lontano per le punte aguzze che sporgono dal suo dosso 
•^?rv tondeggiante. 

Considerata dal punto di vista geologico, l' isola di Zante, si presenta essenzialmente co- 
stituita, nella parte settentrionale ed occidentale, da un'ossatura montuosa di calcari cretacei, 
riferibili alla serie superiore e, nella porzione orientale, da rilievi miocenici e pliocenici, in cui 
dominano, secondo i punti, rocce arenacee, argillose o calcàree. 
< Fra i monti cretacei e i colli terziari, giace la vasta pianura già ricordata, nella quale, 

s& \xn substratum di argille plioceniche e, nella porzione meridionale, di marne 'gessose mio- 
ceniche, si sovrappongono materiali di sfacelo, provenienti dalle formazioni circostanti, con 
/orJ lembi di alluvioni antiche e recenti, dune litorali, depositi torbosi, ecc. 

Piccole eminenze terziarie, sono addossate alle falde orientali dei monti cretacei od emer- 
gono dal piano, come può vedersi dalla cartina geologica annessa a queste note (tav. II). 

La catena montuosa anzidetta è prevalentemente costituita da un anticlinale, il cui asse 
è orientato nel senso della maggior lunghezza dell'isola, con piccole pieghe accessorie in con- 
tinuazione della principale, massime verso NE. 
/ Il massiccio miocenico del Monte Scopòs presenta, nella sua parte più alta, un anticlinale 

mozzato, ai due lati del quale sono addossate a nord e a sud altre pieghe difficili ad inter- 
pretarsi per le contorsioni e gli spostamenti di cui sono affette, nonché per l'abrasione subita 
in tempi recenti, vale a dire al principio del postpliocene. 

I colli pliocenici sembrano formar parte di un gran piano inclinato da 8 SO a N NE, 
diviso, d^alla erosione in parecchi lembi. 

Mi propongo ora di esporre alcune notizie stratigrafiche e litologiche, descrivendo par- 
titamente le formazioni principali di ciascun sistema. 

Formazione cretacea. 

La formazione cretacea risulta essenzialmente di calcari di struttura e d'aspetto diversi, 
in generale bianchi o biancastri ed omogenei, contenenti scarsi fossili mal conservati. Da tale 

* Partsch J., Die Insci Zante (Doct. Peterinann's Mitteilungen, 37 Band, 1891). Gotha, 1891. 



formazione provengono i marmi bianchi, estratti in piccola quantità dalle vicinanze di Cata- 
atari e di Huaachi e adoperati per ubo decorativo. 

Lungo la strada fra Lagopodon e Ctiiliomenon, si può osservare nelle migliori oondizioQÌ 
la parte inferiore della eerie, la quale incomincia presso il primo dì questi due villaggi, a 
circa 60 metri sul livello marino, con calcare e calcescisto marnosi, azzurrastri, in strati lie- 
vemente pendenti verso rat. Segue dal basso all'alto un calcare scistoso, bianco, friabile, le cui 
falde portano scarse impronte di Chondrites. Si ajìpoggia in concordanza su questo un calcare 
bianco che contiene arnioni di piromaca più o meno fitti e voluminosi, in certi^ tratti appena 
groeai come noecìuole, in altri maggiori del pugno. Tali noduli sono quali giallastri, quali bruni 
od anche paonazzi ed hanno spesso struttura distintamente concentrica. Superiormente, il calcare 
^diventa marnoso, molle, giallastro, quindi cinereo traente all'azzurrognolo ed assume di poi 
apiccata scistosità. Piti in alto ancora, la roccia si fa bianca, tenace, compatta, conservando 
però quasi sempre la tessitura terrosa. Presso Ohilioraenon, si presenta di color bigio-fulvo 
chiarissimo, compatta, omogenea, a frattura concoide; mentre, 
ad un'altezza maggiore, è cristallina, cavernosa, ed otfre avanzi 
mal conservati di rudiste. Tali avanzi si fanno pid manifesti 
fra Chiliomenon e Luca, come pure fra Luca e Oxocora, ove 
le stratificazioni sono in certi tratti quasi orizzontali, e consi- 
ntono in numerosi fossili, bene spesso convertiti in calcite spa- 
tìca. Essi appartengono in gran parte, secondo la determina- " '** 

zione del dott. Di Stefano, paleontologo del II. UHìeio geologico, alla Uippitì-ites Huleatu, Defrance, 
o a specie atline. ' 

In gran parte di questo territorio il calcare cretaceo, bianco, omogeneo e ■ terroso nelle 
fratture fresche, si mostra logorato e solcato dalla erosione e di color cinereo per effetto dei 
licheni ond'è coperto. Reputo degna di nota la circostanza che i licheni esercitano sulla roccia //A- 

un'azione dissolvente particolare, praticando alla sua superfìcie minutissimi forellini più o meno 
fitti ed incisioni sottili, flessuose e diramate, paragonabili ai tratti coi quali si rappresentano 
i eorsi d'acqua sulle carte geografiche (Hg. 1). 

Nel tratto fra Plemonarion e il convento di San Giorgio, la parte superiore della serie è 
rappresentata da calcare cavernoso inquinato da ocra rossa, la quale penetra nei suoi anfratti 
e talvolta propriamente lo impregna, ocra subordinata alla terra ferruginosa che occupa estesi 
territori nella parte montuosa dell'isola. « 

Alla condizione cavernosa della roccia concorrono i fossili e principalmente le ippuriti, 
le quali, disciolte dagli agenti esterni, lasciano in loro vece piccole cavità. Le ippuriti sono 
comunissime nelle vicinanze dei convento di San Giorgio, ma sempre in pessimo stato di con-' 
servazione. 

Gli strati pendono verso ponente fra il convento di San Giorgio e Volimes, come fra To- 
limes e Ortoniés. Ivi la roccia è bene spesso tenace, omogenea e distintamente cristallina. Essa 
acclude presso quest'ultimo punto piccoli modelli di ActeoneUa e adunamentì flbroso-raggiati 
di aragonite. 

A Catastar! la parte inferiore della formazione si manifesta con calcari di aspetto svariato, 
dapprima bianchi e cavernosi, poi bigi e scagliosi, più innanzi verdastri e compatti. Local- 
mente, essi assumono anche i caratteri di marmo ceroide. CalcJtre cavernoso, simile a quello 
osservato nella parte alta dell' isola si osserva aopra Catastar!, al Monte Melissa, ed ivi, a circa 

' Raccolsi avanzi di nidiate e d'altri fossili indeterminabili anche alle falde del monte che limita a 
ponente la painde di Cherl. 



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un terzo della sua altitudine, si aprono parecchie grotticelle. Altre più estese si trovano nei 

territori di Langadachia e di Oxocora. Finalmente, si osservano al livello del mare lungo le 
rive scoscese e rupestri dell'estremità settentrionale dell'isola, presso il Capo Schinari e in 
parecchi punti del lidcToccidentale numerose cavità scavate indubbiamente dalle onde marine. 

Nella rupe che costituisce la piramide terminale del monte Scopòs spunta, secondo Coquand, 
un alfioramento di calcare bianco a Sphaerulites Sauvagesi, Hombre-Firmas, a guisa di dicco. 
Io vidi solo pochi massi isolati di calcare bianco cretaceo alle falde occidentali del monte. 

Sia per la similitudine dei calcari dominanti in Zante con quelli deirAcarnania e di Leu- 
cade, di cui è bene accertato il riferimento al cretaceo superiore da Bittner, Neumayr e Teller, 
sia per lo sviluppo in Morea della medesima formazione, riconosciuta cretacea da Philippson, 
sia infine pel ritrovamento nell'isola di numerose ippuriti riferibili secondo ogni probabilità 
ad una specie caratteristica del Turoniano superiore, stimo che a questo piano si debba attri- 
buire la massima parte delle assise che costituiscono la principale catena montuosa di Zante, 
senza escludere che sia presente in qualche punto anche il Senoniano o un altro piano più antico. 

Coquand scrive d'aver rinvenuto in posto, alla sommità dello Scopòs, il calcare nero, bitu- 
minoso, da me citato come elemento del conglomerato miocenico e giusta le sue osservazioni, 
essendo superiore ad un ammasso gessoso * dovrebbe ritenersi miocenico. D'altra parte, avverte 
che esso calcare è accompagnato da incrostazioni areolari {emroutement de calcaires cloisonnés\ 
somiglianti alle carniole keuperiane. Ora, siccome tali incrostazioni corrispondono pei loro ca- 
ratteri al cemento del conglomerato, suppongo che la roccia di cui si tratta appartenga ad una 
varietà assai grossolana di quest'ultimo e sia ad ogni modo più antica del miocene. 

Formazione eocenica. 

Le cognizioni intorno ai terreni pertinenti al sistema eocenico nell'isola di Zante riman- 
gono assai indeterminate ed io non sono in grado di porgere alcun dato sicuro a complemento 
di quanto osservarono i miei predecessori, non avendo rinvenuto fossili nella formazione di 
cui si tratta. 

Coquand, autore di uno studio sulle sorgenti di Cherì, avendo osservato fra Litachiàs e 
la palude già ricordata, calcari marnosi a pteropodi {Cleodora e Hyalea) e calcari nummulitici 
superiori alle rocce cretacee a ippuriti, inclina a ritenere gli uni e gli altri come pertinenti 
all' Eocene. Egli però avrebbe riconosciuto la formazione a deodara anche sul Monte Scopòs, 
presso la sorgente che alimenta le fontane di Zante, ove io non ravviso che depositi riferibili 
alla zona dei gessi e quindi al piano Messiniano. 

Immediatamente al di sopra dell'Abisso, * la medesima formazione, soggiunge Coquand, 
si vede coperta dai conglomerati i quali costituirebbero insieme alla panchina come un ter- 
mine del Pliocene. 

f L'autore precitato intende render conto dei rapporti reciproci fra le varie formazioni colla 
sezione seguente (fig. 2). 

Nel medesimo calcare grossolano che gli somministrò, come si vedrà in seguito, fossili 
indubbiamente pertinenti al Miocene superiore (Pecten latissimus, P. Holgeri, P. elegans, ecc.), 

' Si esprime testualmente cosi : 

« Nous avons vu que dans les environs d^Aolona les amas gypseux étaient noyés au milieu des ar- 
giles; à Zante au contraire ìls y alternent avec elles, et de plus on observe au dessus du dernier amas 
un calcaire noìr, fètide qui renferme par places des Paludines de grande taille ». 

' È designata sotto questo nome una piccola anfrattuosita naturale scavata nel conglomerato plioce- 
nico, entro la quale si perdono in parte le acque di un piccolo rivo. 









9 

Puchs raccolse presso il porto di Cherì nuramuliti che sembran riferibili alle specie laeviyata, 
Lam. e Lucasana, Defr., la prima propria al piano Parigino, la seconda al Parigino e al 
Bartòniano. 

Se si dà una tal commistione di fossili, le nummuliti sono certamente rimaneggiate e il 
calcare, insieme alle marne sottoposte, la cui facies e langhiana, deve attribuirsi al Miocene. 
In tal caso, non sarebbe esatta l'interpretazione della serie stratigrafica locale ammessa da 
Coquand, quale risulta dalla sezione riprodotta nella flg. 2. 

Fig. 2. 



e e B A 

A) Calcare a Nnramallti. — - B) Calcare argilloso a Jalee. — C) Argille subappennìne. — D) Arenario calcarifere (panchina). 

Quantunque mi manchino gli elementi per risolvere definitivamente il problema, reputo 
probabilissima T ipotesi che nel punto di cui si tratta apparisca dominante il Miocene riferibile 
a vari piani e il Nummulitico sia ridotto a massi isolati, residuo di lembi anticamente erosi, 
massi compresi in depositi posteriori. 

Strickland segnalò nel calcare della catena montuosa occidentale di Zante, presso Cata- 
stari, nummuliti associate al calcare ippuritico. Partsch, ft-a gli altri, accenna a nummuliti 
rinvenute sul colle ove sono situati i molini a vento di Cherì, a metri 263 sul livello marino. 
A me non riuscì d'osservare questo fatto, il quale, se veramente sussiste, si i)otrebbe spiegare 
col supposto che piccoli residui di calcare nummulitico rispettati dalla denudazione rimasero 
impriffionati nelle anfrattuosita deKsottostante calcare cretaceo. 

Se si trattasse di un vero miscuglio tra ippuriti e nummuliti, ne inferirei che le seconde 
allignassero nel mare cretaceo e non già che le prime continuassero a vivere fino al periodo 
eocenico, essendo risaputo che le rudiste ebbero vita ben più limitata delle nummuliti nella 
serie dei tempi. 

Gli autori che si occuparono del suolo di Zante, ricordano uno scisto siliceo bianco, tenero, 
friabile, conosciuto localmente sotto il nome di lastre da forno (perchè serve ad otturare le 
bocche dei forni), il quale riposa nei pressi di Fiditi e di Langadachia sul calcare cretaceo 
tipico e che talora sottostà ad assise di calcare cristallino e^iaspro rosso e nero, bituminoso. 
Tale scisto non, sfuggì all'attenzione di Davy, il quale ne istituì l'analisi chimica. ^ Esso è 
indubbiamente più recente del calcare ad ippuriti; appartiene cioè alla serie cretacea superiore 
alla terziaria inferiore, ma non saprei precisarne la posizione, essendo destituito di fossili. 
Per questa incertezza, ho omesso di distinguerlo nella cartina geologica posta a corredo di 
queste note (tav. II). 

Nel condurre sezioni tra il golfo di Corinto e il canale d'Atalantos, attraverso alla Beozia, 
Bittner segnalò in vari punti diaspri soprastanti agli scisti ed ai calcari della creta superiore 
e giacenti sotto la serpentina e la serie terziaria. * Teller osservò da canto suo neir isola di 
Eubea, corneana diasprigna, associata a pietre verdi, nella formazione cretacea, tanto al di sopra, 
quanto al di sotto del calcare a rudiste (orizzonte ad Hippurites cornurvaccinum). Nel primo 

' Mercati riferisce nel suo Saggio stanco, già citato, che il detto scisto contiene, secondo Davy : 45 di 
carbonato di calcio ; 46 di silice ; complessivamente 5 di carbonato di magnesio, di carbonato d'alluminio 
e di solfato di calcio; 8.5 d'acqua. 

* Denkschriften der K, Akad, der Wissefisch., Mathem. naturwiss. Klasse, vierzigster Band, p. 1. 
2 



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12 

Se invece di seguir la strada rotabile litorale^ si faccia Tascensione del Monte Scopòs pel 
loA-i^i fianco orientale, si calcano sempre le medesime rocce, specialmente le gessose, fra le quali è 
notevole una selenite spatica, tinta in nerastro da materie carboniose. 

L'alabastro gessoso si presenta anche alla parte superiore del monte in ampia massa che 
: hcJ^ corrisponde in parte ad un antico scoscendimento, e si vede anche da Zante per la sua bian- 
chezza, che contrasta colla tinta oscura delle altre rocce. Qui, come ìiella Maremma Toécana, 
la roccia non è stratificata, ma costituisce, entro sedimenti marnosi, amigdale assai voluminose, 
che sembrano dovute a concentrazione. È notevole su questo alabastro l'azione dissolvente 
delle acque di pioggia e di dilavamento, per la quale rimase in certi tratti della sua superficie 
coperto di solchi flessuosi, paralleli, assai prossimi l'uno all'altro, solchi di pochi millimetri 
di larghezza ed altrettanto profondi. In alcuni punti l'alabastro, inciso e bucherellato, ricorda '^ A^* 
l'aspetto d'una falda di neve, dopo la caduta di un acquazzone. Nella parte superiore del monte 
si trova un conglomerato in strati verticali, il quale ne costituisce la prominenza più alta, 
ben distinta anche da lontano per la sua forma caratteristica (fig. 3). Esso risulta di cogoli 
per lo più poco voluminosi e irregolari di calcare bianco e nero, di piromaca e di diaspro. 

Il calcare bianco è quello della formazione cretacea ; quanto al calcare nero, che è cristal- 
lino, compatto e fortemente bituminoso, potrebbe appartenere al sistema eocenico, molto svi- 
luppato nel vicino continente. Avendo io osservato nel cortile del convento, situato appiè della 
i pttmì'ft^t più alta punta del monte, alcuni lastroni del medesimo calcare compresi fra le pietre del pavi- 
mento, supposi che la roccia si trovasse in posto poco lungi ; ma non riuscii a rintracciarla. 
Seppi di poi, al mio ritorno, leggendo una nota sui giacimenti bituminiferi pubblicata da 
Coquand, che fu rinvenuta da questo geologo. 
% MtA^ — Le selci del conglomerato sembrano le stesse del calcare selcioso e i diaspri sono conformi 
a quelli di Fioliti. ^ m i > 

Questo conglomerato acquista in alcuni tratti straordinaria tenacità per la saldezza del 
suo cemento siliceo ed assume aspetti assai diversi secondo i punti. Ove il cemento scarseggia ♦^**'/'*^ 
e la roccia fu levigata dagli ageriti esterni, si mostra come un mosaico naturale; in altri 
punti, il cemento assai copioso rispetto ai cogoli, che forse furono in parte eliminati da azioni 
-^titrvfx.-^ idrotermali, diventa areolare o bolloso in guisa da somigliare ad una scoria. 

A Ipsolito, presso Calamachi, ove giunge al mare la massa miocenica del Monte Scopòs, 
gli strati diretti da NO a SE pendono a NE di circa 45^ Ivi si trovano, in basso, marne 
fogliettate, fragili; sopra queste, selenite in cristalli confusi, poi marne verdi, indi calcari mar- 
nosi. Notai nelle prime straterelli intersecati da un fitto reticolo nerastro (che si converte 
localmente in intricate arborescenze) dovuto, senza dubbio, a sottili fratture di ritiro occupate 
da materiale cementante. 

Verso SE, la costa è alta, scoscesa, profondamente corrosa e scavata dalle onde alla sua 
base, per cui in alcuni tratti strapiomba. ,gg^ 

Sulla spiaggetta d' Ipsolito si trovano fluitati, insieme a numerosi ciottoli di gesso cripto- 
cristallino nero, che ha l'aspetto di roccia vulcanica, molte piccole pomici che credo prove- 
nienti da altre plaghe lontane, forse dal gruppo di Santorino. 

Se da Ipsolito si risalgono i piccoli rilievi addossati al fianco occidentale del Monte Scopòs, 
s' incontrano, giacenti sulle marne e le arenarle friabili del Miocene, detriti di conglomerato e 
piccoli massi di calcare bianco, simile per l'aspetto a quello della formazione cretacea. Tali massi 
di calcare sono elementi di conglomerato di dimensioni eccezionali o pure rappresentano un 
residuo di qualche spuntone cretaceo ornai scomparso. Ad una certa distanza del Monte Scopòs, 
verso nord-ovest, emergono dalla pianura quaternaria o recente altri rilievi assai minori che 
risultano dalla medesima formazione miocenica. Uno di questi, che dirò di A. Lipio, dal nome 



13 

di una piccola cappella, è tagliato dalla via che mette da Zante a Calamachi e risulta di ar- 
gilla sabbiosa e biancastra, poco tenace e di marna indurita, con adunamenti di selenite in 
piccoli cristalli. Gli strati poco distinti, sono pendenti a mezzogiorno. 

A pochi passi di distanza ad ovest della chiesa di A. Lipio, notai sull'alto della collina, 
per la lunghezza di 30 a 40 metri, una fenditura verticale della larghezza di 4 a 10 centimetri 
diretta da ad E. Un po' a mezzogiorno, è da osservarsi una disposizione assai caratteristica 
del gesso cristallino. Esso forma sul fianco della collina come una piccola depressione imbu- ^^ ^ **^'*^ 
tiforme di 70 a 80 centimetri di diametro e a struttura concentrica, presentando nel centro 
come un foro che fosse otturato. E manifesta la identità di siffatta disposizione con quella 
del gesso termogene depositato all'orifìzio dei soffioni boraciferi del Volterrano. ^ 

Procedendo vereo occidente, si trovano altre piccole eminenze gessose, fra le quali hanno 
maggiore importanza le colline di Macrovuni e Mavromati. La prima, che si protrae fino al mare, 
costituendo il piccolo capo di Agio Sostis, risulta quasi esclusivamente di selenite pih o meno 
cristallina;' su di essa è fondata la villa del conte Lunzi, a Sarachina. La collina di Macro- 
vuni si continua, a (juanto pare, col rilievo di Castello, che limita a nord il piano acquitrinoso 
d'onde scaturiscono le sorgenti bituminifere di Cherì. Di questa collina, se ben m'appongo, 
dice T. Fuchs, che risulta" inferiormente di marne simili a quelle dello Zancleano di Messina, 
e superiormente di un calcare grossolano giallo. Nelle marne egli avrebbe trovato; Orbuline^ 
Qlobigerine, gusci di pteropodi e Pecten duodectmlamellatus ; nel calcare grossolano : Clypeaster 
ed altri echinidi. Gel lepore, Pecten latissimus^ P, Holgeri, P. elegans^ P. Malvinae, P. substriatm 
ed arcuatuSj oltre alle nummuliti precedentemente ricordate. Altri piccoli rilievi gessosi furono 
osservati a Luru, presso Romirion e dicesi anchje presso Agalàs, punti da me non visitati. 

Formazione pliocenica. 

Appartengono al tipo più comune del Pliocene, quale si manifesta in tutta Italia, con 
predominio di rocce argillose in basso ed arenacee in alto, i due gruppi di alte colline che 
sorgono lungo la costa orientale di Zante, a nord-òvest della città, e le piccole eminenze 
situate lungo la medesima riva, a mezzogiorno del Capo Burderi e il Capo Géraca. Vi si rife- 
risce poi, secondo ogni probabilità, la zona interrotta di argille e conglomerati che si trova 
lungo le falde orientali della catena montuosa di cui risulta l'ossatura dell'isola e principal- 
mente a Catastarion, Sculicadon, Lagopodon, Litachiàs. Lo stesso si dica dei piccoli rilievi 
argillosi che si levano dalla pianura ad Angericòn, ad A. Dimitrios e in altri punti. La pia- 
nura stessa deve avere in gran parte della sua estensione un sottosuolo pliocenico, coperto da 
sottili depositi più recenti. La collina che sorge a tergo della città si estende da SSO a NNE, 
presentando il suo punto culminante di circa 200 m. all'angolo SO della cittadella. Da quel 
punto essa va declinando fino al piccolo capo che sta di contro all' isolotto Trentanove, corri- 
spondendo la sua inclinazione a quella degli strati di cui risulta, i quali sono immersi a NNE , 
con inclinazione di 25** a 30^ Dalla parte opposta, cioè verso SSO, havvi un dirupo quasi a /^ / 
picco dovuto ad uno scoscendimento avvenuto, secondo gli storici durante il terremoto del 1514 
e al di là un nuovo rilievo argilloso un po' minore, il quale presenta strati corrispondenti a 

^ Nelle ylcinanze di Pomarance tali crateri gessosi, se cosi posso esprimermi, stanno ad indicare i 
panti in cui esistevano soffioni ora scomparsi. 

' Nello scoglio isoletta di Sostis, scrive il Mercati nel Saggio più innanzi citato, havvi un tufo 
bianco in cui si trovò « una grossa glossopetra, ossia dente di cagnea » ; si tratta probabilmente di un 
dente di Carcharodon. 



14 

quelli del primo di cui è indubbiamente la continuazione. Fra i due rilieyi i detriti loro caduti, 
sia per effetto delle pioggie, sia a causa dei terremoti, formarono altre minori collinette che 
assumono la forma di piccoli coni di deiezione. 

La coUina della cittadella risulta, alla parte inferiore, di argilla o marna e superiormente 
di calcare arenaceo e calcare grossolano (cavernoso a moMi travertino). L'argilla, almeno in 
alcuni punti, è tale che facilmente si ammollisce e si stempera coll'acqua. Siffatta proprietà 
spiega la ripidezza dei versanti di questa collina e i profondi solchi d'erosione da cui è incisa. 
Verso Crionerò, il calcare delle diverse varietà si fa ricco di limonitè e per ciò diventa piìi 
j^ti'M^ saldo e si distingue per la sua facies rubiginosal'**^^ 

A Zante, come in Italia^ le argille del Pliocene inferiore costituiscono ottimi materiali 
per fabbricare mattoni e ^oviglie comuni. 

Nella collina della cittadella, Fuchs segnalò : Cardium edule, Lin. ; Limopsis e Leda carat- 
teristiche del Pliocene. Da canto mio, raccolsi lungo la via di Crionerò la Nassa semistriata, 
Brocchi, ed un bel Zoophycos, neirargilla, e il Peden variiis^ nelle sabbie gialle cementate. ^ 
Nelle marne bigie furono rinvenuti un ossicino di Sepia prossima alla S. Craverii, Gastaldi, e 
molti piccoli ittioliti ben conservati. Un esemplare di tali fossili che recai da Zante, appar- 
tiene, secondo il prof. F. Bassani, il quale si compiacque di esaminarlo, ad una specie di Clupea. 
Altri ittioliti della medesima specie sonò conservati presso la biblioteca Foscoliana di Zante, 
per cura del sigi S. De Siasi. Finalmente, vidi in casa del conte Mercati una lastra di marna 
f^fUfiUtaM^ indurita, sulla quale si trova tutto un biSnco di 17 individui della stèssa Clupea. Questa 

lastra fu rinvenuta nella stessa città, presso la chiesa di Sant' Anna, nello scavare un pozzo. 

U calcare arenaceo è assai ricco di fossili; specialmente pettini e ostriche, di contro al- 
l' isolotto Trentanove. 

La collina sulla quale sono fondate, le tre frazioni di Geracarion merita pure particolar 
menzione perchè il Pliocene vi è più ricco di fossili che nelle altre parti dell' isola. Anche 
questa risulta alla base di argille e al di sopra calcare più o meno arenaceo. Appunto, esso 
calcare, nelle adiacenze di Geracarion alto, e segnatamente presso il camposanto del paese, si 
fa ricco di fossili marini, fra i quali abbondano; Vola maxima, Lin.; Peden opercularis^ Lin.; 
Arca diluviti Lam. ; Pedunculus spr^ Cardium sp., ecc. * 

Alla parte più elevata della formazione, che raggiunge alla sommità del rilievo m. 186 
yt/^t^^eM,9u^ gul livello marino, soitentra al calcare un conglomerato avellanario, a cogoletti di calcare 

bianco, che è forse l'equivalente di quello più sviluppato che si trova a Catastari, a Lagopodon, 
a Litachiàs, lungo il fianco orientale della catena montuosa già ricordata. 

Del lembo pliocenico segnalato all'estremità meridionale dell' ìsola, tra il Capo Burderi e 
il Capo Géraca, ho già fatto cenno per incidenza. Sono da osservarsi ancora in proposito, alla 
base di quest'ultimo capo, verso mezzogiorno, le strane incisioni praticate dalle acque di pioggia 

e di dilavamento nelle argille, per cui queste assunsero per piccolo tratto le forme di acutis- 

« 

sime creste e di guglie o piramidi non più alte di 5 o 6 metri. 

Poco lungi, il calcare, che riposa in potenti banchi quasi orizzontali sull'argilla, presenta 
ad un tempo tessitura arenacea, concrezionata e cavernosa, come di tratertino. Esso è escavato , 
in copia per servire a lavori edilizi, ma, per la sua eterogeneità e la proprietà di essere spesso 
terroso, mi pare poco proprio all'uso di materiale da costruzione. 

Sulla zona pliocenica che si trova lungo le falde orientali della principale catena ho poco 
da dire, essendo scarse le mie osservazioni in proposito. Essa consta, alla base, di argille, 

' Mi hanno assicurato che alla parte inferiore di Geracarion alto, ove cessa la vìa rotabile, si trovò 
nello scavare un pozzo, un lembo 'di conglomerato con Lucina, come quello di TragachL 



15 

marne, marne arenacee, che si confondono facilmente con quelle del Miocene superiore (non j^^^i 
posso accertare di averle correttamente distinte nel mio abbozzo di carta geologica) e in alto 
di un conglomerato, dotato di caratteri peculiari. Questo è costituito di grossi elementi irre- 
golari di calcare, saldati da un cemento rubiginoso, poco resistente e costituisce banchi pen- 
denti verso NE, con inclinazione di circa 35**, i quali occupano presso Litàchiàs una zona di 
quasi un chilometro di larghezza. In alcuni casi giace sul calcare cretaceo, in altri sulle 
argille plioceniche. Agevolmente eroso dai piccoli corsi d'acqua temporari che scendono dalle 
montagne, forma pittoreschi scoscendimenti. Tal condizione si verifica principalmente fra 
Litàchiàs e la palude di Cherì, in ispecie nel punto denominato TAbissa, piccola anfrattuosita 
situata nell'alveo di un burrone, enti*o la quale %\ raccolgono le acque dolci dei rilievi circostanti. 

Si vuole che 11 bacino in certi punti sia profondissimo, quando però lo visitai, le aperture 
che mettono alle parti più depresse della cavità erano ingombre di piante e dì detriti,, 
permodochè lo scandaglio non scendeva oltre due o tre metri dalla superficie. Nulla di strano 
d'altronde che al fondo del burrone corrisponda una soluzione di continuità praticata dalla 
erosione attraverso a tutta la spessezza del deposito pliocenico per parecchie diecine di metri 
fino al calcare sottoposto. In questo deposito io non incontrai fossili, ma altri mi disse di 
avervi osservato grossi pettini. 

Sia per la sua posizione rispetto alle rocce argillose del Pliocene inferiore, sia per la sua 
inclinazione sull'orizzonte, sia per l'analogia che presenta colla pax-te più alta della serie plio- 
cenica in alcuni territori italiani, credo di poterlo ascrivere al Pliocene superiore. Se così non 
fosse, dovrebbe risalire ad ogni modo al post-pliocene e non risulterebbe quindi meno legit- 
tima la mia conclusione in ordine ad una fase continentale o d'erosione succeduta a Zante ad 
una fase pliocenica schiettamente marittima e di sedimentazione. 

Formazione quaternaria e recente. 

Non mancano a Zante depositi posteriori al Pliocene, ma non è bene accertato il posto 
che debbono occupare nella sciala cronologica e quindi se alcuni di essi spettano, come pare, 
al Quaternario. Fuchs accenna in una sua sezione ad un diluvium somigliante a loess, senza 
però citar fossili di questa provenienza. Da canto mio, osservai nei pressi di Ortoniès, presso 



Oxocora, nella conca di Luca e altrove, distese di terra rossa, pur destituite di fossili, che 
hanno tutto 'l'aspetto di quelle attribuite altrove alla formazione quaternaria. Parte della pia- 
nura mediana dell'isola di Zante e dei litorali che si estendono ad oriente e a mezzogiorno 
dell'isola risultano di depositi recenti, formati dallo sfacelo dei colli e dei monti, da piccole 
alluvioni o da sabbie marine. Queste sabbie costituiscono di contro a Calamachi, e principal- 
mente lungo la riva fra i Capi Burderi e Cosoru, piccole dune. Presso la riva situata a mez- 
zogiorno di Batelli, in vicinanza del Capo Géraca, si trova un territorio pianeggiante, il quale 
risulta precipuamente di arena commista a ciottoli silicei e ad innumerevoli pisoliti limoni- __ , , . 
tiche e manganesifere. Siffatti materiali provengono tutti dallo sfacelo e dalla erosione dei 
prossimi colli pliocenici e miocenici. In questo territorio si trovano pure numerose selci 
scheggiate, cioè schegge informi, raschiatoi e coltellini, che credo dover ascrivere alla fase 
paleolitica, tanto pei tipi cui appartengono, quanto per la patina onde sono coperti. Si tratta però 
di manufatti riferibili ai tempi meno antichi di detta fase, che io denominai altra volta miolitici. 
E costituita analogamente la zona litorale compresa fra Ipsolito ed A. Sostis, senonchè vi 
prevalgono detriti provenienti da colline gessose. Anche presso l'ultimo punto trovai buon 
numero di selci scheggiate, fra le quali coltellini e raschiatoi, che accennano ad una stazione 
litica della stessa età di quella di Batelli. 



16 

Fuchs osserva che la pianura mediana di Zante, la quale divide i lembi pliocenici orientali 
dagli occidentali, sembra formata da uno scoscendimento. Risulta dalle mie osservazioni che 
essa è piuttosto la conseguenza di una ingente erosione. Infatti, mentre le marne azzurre, 
tanto sviluppate a levante dell'isola alla base della formazione pliocenica, accennano ad acque 
mediocremente profonde, le arenarie soprastanti e i conglomerati, quelli in ispecie di Geracarion, 
stanno a dimostrare che fra i primordi e le ultime fasi del deposito si era prodotto un note- 
vole sollevamento del fondo. Siffatta particolarità è ben più accentuata lungo il margine orientale 
della catena calcare cretacea, o principalmente a Catastari, a Litachiàs e fra questo punto e 
la palude di Cherì, ove al deposito pliocenico normale è sovrapposto, come dissi, un conglo- 
merato a grossi cogoli irregolari e a cemento ferruginoso, il quale ha i caratteri di formazione 
litorale ed anche localmente di deposito di acqua dolce. L'erosione di cui ravviso le tracce si 
produsse verosimilmente durante e dopo il deposito. dei conglomerati. 



Prospetto cronologico dei terreni di Zante, 

A guisa di riassunto delie osservazioni stratigrafiche suesposte, porgo qui appresso il 
quadro cronologico dei terreni segnalati in Zante: 

* 

Detriti di sfacelo delle colline plioceniche lutìgo la costa orientale 
Recente . . l ® nella pianura. Dune delPestremità meridionale. 

Alluvioni della pianura. 

Torbe della pianura di Cherì. 
Postpìiocene f Terre rosse di Oxocora, Luca, Ortoniès, ecc. 

Alluvioni antiche di Yasìlicò, Ipsolito, ecc. 

i Conglomerati e brecce di Litachiàs, Lagopodon, Catastari, ecc. 

Pliocene superiore / Conglomerato e calcare conchiglifero dì Geracarion. 

f Calcare fossilifero dello scoglio Trentanove. 

! Calcari concrezionati e arenacei di Crlonerò, del Capo Burderi, di 
Batelli, ecc. 
Marne e argille grigie e azzurre della collina della Cittadella, ecc. 

. ,,^ . . . ( Marne arenacee, marne fo£!:liettate, gessi, alabastri, mollasse, con- 

Mwcene superiore (Messtmano) . . . < , . V, ,, « . ,.;,.. ,. « 

( glomerati del Monte Scopòs, di A. Lipio, di Sarachma, eoe. 

,. . ^ . ( Conglomerato a Lucine dì Tragachi. 

Miocetie meato e mfertore ..../ ^" ^ ,.,. ^, » 

( ? Marne a Pteropodi di Cherì. 

_ . C ? Calcare nero del Monte Scopòs. 

Eocene superiore J « r»- . j r • a- a- u^-^r*- 

( ? Pietra da forni e diaspri di Fioliti. 

JSoeene medio | ? Calcari nnmmulitici dei colli di Cherì. 

Calcari terrosi della parte montuosa dell'isola 
Calcari a Ippuriti di Cherì, Mari^s, Luca, Oxocora, San Giorgio, 
Cretaceo superiore (TuroììiaHo) . , . / Ortoniès, Volimes. 

Calcari a SphoeruHtes del Monte Scopòs. 
? Calcari con selce di Lagopodon. 



17 



II. Di alcuni fenomeni qeodinahici osservati a Zante. 

Vtélcanismo, 

Prima di dar luogo ai capitoli di questa memoria specialmente consacrati ai terremoti in 
genere e in particolar modo a quelli verificatisi nell'isola durante Tanno 1893, capitoli 
dovuti al mio collaboratore ed a me, reputo opportuno di porgere alcune notizie concernenti 
del pari la dinamica interna, vale a dire i bradisismi e le manifestazioni idrotermali. 

Parecchi autori, che accennano alla costituzione fisica di Zante, la dicono vulcanica. 
Questa credenza ebbe origine non solo dai terremoti disastrosi subiti dair isola, ma ancora 
dalle circostanze che il Monte Scopòs è isolato dagli altri rilievi, di forma conica è si mostra 
in gran parte formato di rupi nere, le quali in alcuni tratti hanno tessitura cavernosa o 
scoriacea (flg. 3). 




Fig. 8. 

f) Conglomerato — g) Qbbso. 



Il Davy sarebbe stato il primo a dar credito a siffatta interpretazione nelle sue Notes 
and observations on the Jonian Islands. Da canto suo, il Mercati la ribadisce nel suo mano- 
scritto già citato, affermando che nel punto detto Crina una vena d'acqua reca ad intervalli 
piccole pomici. Aggiungerò, per conto mio, che raccolsi in copia sul lido di Vrondonero pic- 
cole pomici, tutte fluitate^ pomici, le quali per la propria leggerezza dipendente dal tessuto 
loro spugnoso, galleggiano sull'acqua. Tali rocce vulcaniche secondo il mio parere, sono 
estranee all'isola sulle cui spiagge furono sospinte dalle correnti e provengono dal gruppo di 
Santorino o dalle Isole Lipari. Dopo le pomici da me segnalate, altre, pur fluitate e che presentano 
gli stessi caratteri litologici delle prime, furono raccolte sulla spiaggia di Cilivì dal sig. Spirì- 
dione De Biasi, il quale me ne comunicò alcuni campioni. 

Tutte queste pomici appariscono meno bollose della varietà più comune fra le Eolie. Nelle 
fratture fresche sono bianche o biancastre e lasciano scorgere minutissimi elementi cristallini 
commisti alla pasta vetrosa; le cellule loro sono rade, minute e spesso attraversate da fila- 
menti vetrosi. Per quanto posso argomentarne dalle descrizioni, reputo che sieno analoghe a 
quelle eruttate dal vulcano di Santorino, colle quali non potei confrontarle. Se si consideri 
che nel Mediterraneo orientale dominano per lunghi periodi venti di levante e di mezzo- 
giorno, s' intenderà facilmente come corpi galleggianti possano essere trasportati dalle Cicladi 
alle Jonie, per opera della traversia. 

Ad ogni modo, è certo insussistente l'osservazione che simili pietre fossero espulse da acque 
sorgive. 

3 



18 



Bradisismi. 

Chi porti la sua attenzione sulla Carta geografica della penisola balcanica non può a meno 
di essere colpito dello straordinario sviluppo che vi assumono i litorali, sviluppo dovuto a com. 
plicate incisioni. Le isole che fanno corteggio a questa terra, massime ^verso levante, rendono 
più viva ancora V impressione. Si tratta di un paese profondamente frastagliato e direi quasi 
'"^sminuzzato. D'altra parte, si osserva che la penisola e le isole vicine sono eminentemente 
montuose. 

Catene altissime ed aspre costituiscono l'ossatura della Rumelia, estendendosi quali da 
NO a SE e da N a 8, quali da E ad 0. Alte montagne fiancheggiano le due rive dei golfi 
di Corinto e di Patrasso, mantenendosi parallele ad esse; altre ancora attraversano la Morea 
da NO a SE. In quasi tutte le isole esiste un asse montuoso coordinato a quello del continente 
più prossimo. Così, in Eubea e in Andros seguita il sistema del Geracovuni, a Cerigo TEpi- 
dauro; a Corfù si manifesta una evidente duplicatura della catena litorale dell'Epiro, mentre 
a Santa Maura, a Cefalonia e a Zante si diramano i monti deirAcarnania. 

Quasi tutti questi rilievi montuosi offrono pendenze ripidissime, specialmente vei*so il 
litorale più prossimo. D'altra parte, i canali e i golfi, che rendono così anfrattuoso il lido 
della Grecia, dividono in generale territori che hanno uguale costituzione geologica. Le due 
rive dei golfi di Patrasso e di Corinto sono geologicamente identiche. Corfù somiglia all'Epiro. 
Santa Maura e Cefalonia sono un frammento di Acarnania. Abbiamo veduto che Zante si col- 
é/'e^ lega a Cefalonia da un lato e alla estremità occidentale della Morea dall'altra. 

Dal complesso di tali considerazioni si deve concludere jphe la regione subì in tempi non 
lontani da noi una ingente depressione, per la quale un tratto esteso del continente che con- 
giungeva la penisola balcanica all'Asia Minore e comprendeva gli arcipelaghi delle Jonie, 
delle Cicladi meridionali e settentrionali, le Sporadi, le isole dell'Asia Minore e Candia, fu 
convertito in una serie di penisole, d' isole e d' isolotti, dalle coste profondamente incise. 

Il canale costituito dai golfi di Corinto e di Patrasso, e quello che separa l'isola d' Eubea 
dal continente, hanno infatti tutti i caratteri di antiche valli sommerse. 

Avvalorano l'ipotesi ora esposta notevoli particolarità* topografiche e idrografiche; per 
esempio: l'adergersi di alte vette a breve distanza dal litorale, come il Pantocratore di m. 914, 
a Corfù; lo Stavrotas, di m. 1128, a Santa Maura; il Monte Nero, di m. 1620, a Cefalonia; 
l'Erimanto, di 2224 metri, nell'Acaia; come pure il rapido declinare del fondo marino in 
baratri od abissi profondissimi, lungo le coste occidentali e meridionali della Morea e a mez- 
zogiorno di Candia. 

Nel golfo di Genova attestano il recente sprofondamento le valli torrenziali continuate 
nel fondo marino. In Grecia, l'esistenza di valli consimili sarà probabilmente accertata in 

avvenire da indagini idrografiche particolareggiate, che ora mancano. Se validi argomenti si 

« 

adducono in favore di una ipotetica Tyrrenia, credo che altrettanti se ne possono invocare 
per dimostrare la realtà di un'antica Balcania, E come alle oscillazioni della prima sembra 
eollegata la catena vulcanica italiana, che comprende il Monte Amiata, le emersioni trachi- 
tiche e i coni minori della Toscana, quelli del Lazio e della Sardegna, alla scomparsa della 
seconda non è forse estranea la catena vulcanica di Egina, Metana, Paros, Belopulo, Caravi, 
Falconerà, Antimilos, Milos, Chimolos, Policandro, Antiparos, Santorino e Cristiana. 

La sommersione avvenne indubbiamente dopo il deposito delle marne azzurre e delle 
sabbie gialle subappennine, perciocché si osserva una perfetta corrispondenza fra i giacimenti 
pliocenici di Zante e Cefalonia e quelli della costa occidentale e settentrionale della Morea; 



"i 



19 

ma con ciò non possiedo elementi sulficienti per precisarne la data. All'uopo forniranno certo 
elementi valevoli i conglomerati post-pliocenici tanto copiosi nelle regioni litorali del Pelopon- 
neso, della Rumelia meridionale e deirAcarnania. 

A tali considerazioni si connette strettamente lo studio dei bradisismi odierni. Ricorderò 
pertanto a questo proposito gli ediflzi sommersi, già da me indicati, ^ che si osservano in vari 
punti del golfo d'Arta, massime a Fidocastro. Citai pure ^ osservazioni di Boblaye, dalle quali 
risulterebbe che la Morea porta le traccio di uno ingente sollevamento; ma tali osservazioni 
si riferiscono ad un passato remotissimo, cioè agli ultimi tempi del Pliocene, e non sono punto /''"^ 
in contraddizione óon quelle qui addotte, le quali accennano ad un fenomeno indubbiamente 
posteriore. ^ 



Il direttore dello stabilimento termale di Caiafa riferì al dottor Agamennone che nel 



* La 



fondo della laguna comunicante col mare, che si estende parallelamente alla costa, dinanzi**^/ 
^'^j^^ a questo punto, si vede talvolta sott'acqua una antica via selciata e ciò sarebbe conforme alla 
tradizione d'una città sommersa a noi tramandata da Pausania. 

Sembra pure che l'isola di Santa Maura, o Leucade, fosse in tempi storici collegata al 
continente, mentre ora ne è divisa da uno stretto canale che in certi tratti non misura più 
di 3 piedi di profondità; ma non mi dissimulo che lievi mutamenti nelle condizioni altime- 
triche delle terre, in ispecie ove sono assai depresse e non rocciose, possono dipendere da 
fenomeni affatto diversi da quelli contemplati dalla dinamica interna. Certo è, tuttavolta, che 
nella zona marittima litorale, a NO dell'isola, si palesarono sensibili mutamenti di profondità, 
anche in questi ultimi tempi, talché dalle autorità competenti ne furono avvertiti per loro 
norma, i naviganti. 

Alla pagina 43 della sua pregiata illustrazione dell' isola di Corfù, * Partsch accenna alla 
opinione professata da alcuni, che il mare si sia necessariamente ritirato a Porto Spilea ed 
altrove, manifestando un lento sollevamento dell'isola. Ma egli soggiunge che 
nulla giustifica il supposto di oscillazioni dal suolo, verificatesi in tempi storici. 

Una tradizione popolare vuole che all'estremità meridionale di Cefalonia, nel 
punto denominato Cacava o Cacaba, ove sono bassifondi pericolosi per la navi- 
gazione, esista sott'acqua un intero villaggio; e per verità la tradizione è qui 
avvalorata dal fatto che bene spesso si estraggono da quelle acque anfore di 
fattura antica, cui aderiscono ostriche, serpule, vermeti, gorgonie, ed altre produ- 
zioni marine. Io stesso vidi a Zante parecchi di questi fittili, della cui provenienza 
non ho ragione di dubitare (fig. 4), 
/*» A siffatta tradizione accenna chiaramente Porcacchi in un'antica opera citata 

da WiebeL * Egli riferisce che quando le acque sono chiare e tranquille vedonsi „, . 

in mare, presso il Capo Scala, avanzi di una città sommersa. ^ Goodison • con- 
fermò il fatto, aggiungendo che i ruderi delle antiche costruzioni, ora situate al di sotto del 




f^tA hÌÌm^ 




^ Le oscillazioni lente del suolo o hradisisimi^ p. 276. Genova, 1883. 

■ Opera citata, p. 276. 

' Die Insel Korfh (Doct. Petermann's Mitteilungen, n. 88). Gotha, 1887. 

* Porcacchi da Castiglione T., Le isole pih famose del inondo descritte^ ecc. Venetia, 1590. 

* Il Porcacchi così si esprime in proposito: « Nella pertinentìa di Scala, alla punta, si veggono le 
vestigio d'una città antica tutta in mare, et fino d'oggi, quando il tempo è chiaro, et Tacqua trasparente, 
vi si vedono sotto case et strade, et verso terra vi ha ancora una parte di muraglia di detta città » 
{Le isole pih famose del mondo, ecc., p. 96). 

* Goodison W. A., Historical and topographical Essay upon the Islanda of Corfh, Leucadia, Cephalonia, 
Ithaca and Zante, London, 1822. 



r^e'j^^'^i 



VCHt 



Yi^t 



ca^ 



20 

livello marino, 8i trovano specialmente alla foce di un piccolo rivo che sbocca a nord del Capo 

Àtanaaios. Aneted ' cita dal canto suo, pavimenti in mosaico, resti di un tempio, cocci di terra 

cotta, bagni, tombe, ecc., sommerei. 

Teodosio Zìgoimilàs scrive nel suo Itinerario, il quale data dal XTl secolo, che, partendo da 

Rodi per Àttalia, approdò a Castel-Riso e poi passò per le isole Caceava, ove ai vedevano entro 
are, presso la spiaggia, case sommerse. Sono debitore di questa citazione al sig. S. De Biasi. 
Nella baia di Samos, o meglio Samì, di contro all'antica città, Qoodison ' avrebbe osser- 
, per un tratto di un centinaio di passi, antiche costruzioni, alla profondità dLlO a 12 piedi 
i il livello marino. Esse consistono principalmente in pietre squadrate, in mattoni romani 
ecialmente nei resti di una costruzione che servì forse ad uso di terme. Secondo la descri- 
ì di Samì data da Livio,' soggiunge Ansted, l'avvallamento deve essere avvenuto da oltre 
anni. "VViebel* 'porge in proposito ulteriori indicazioni bililiograliche e storiche senza 
rre osservazioni proprie. Debbo aggiungere che, avendo visitato Sami, colla scorta di 
ina coltissima e pratica del paese, in compagnia cioè del sig. Federico Carrer, nomarca 
étto) dì Cefalonia e Itnca, non mi riiisfì dì veder (jnelle rovine. 

Sulla spiaggia meridionale dell'isola d'Itaca si trovano rmleri d'una antica città denomi- 
Polis che gli abitanti dei vicini villaggi dicono sprofondati!. La credenza popolare non 
e infondata al sig. S. De Bissi, il quale nello scorso agosto visitava la località. 
Di contro all'antica Citerà, nell'isola di Cerigo, sarebbero pur visibili nei bassi fondi mar 
in tempo di calma, ruderi di antichi monumenti sommersi a piccola profondità,. Così 
e il Castellan in un'antica relazione dì viaggio. * Dopo di lui però il Kiemann, accuratia- 
nelle sue indagini, non riusci a rintracciare alcuna prova dì siffatta asserzione. * 
Fra le Cicladi, già notai indizi di recente sommersione nell'isola di Delos (ora Megali 
e in quella dì Argentarla o Argentiera presso Antimilo. * 

Aggiungerò ora che nell'isola di Sifnos (Siplieno), e propriamente a San Dimitri, sì os- 
ino gallerie e pozzi (praticati per ricerche minerarie) in comunicazione col mare, il quale 
ra il fondo loro, col suo livello medio, di circa 6 metri. L'ing. D. Levat, il quale visitò 
cavi, opina che dai tempi di rericle il livello rispettivo della terra emei-sa e del mare 
i, subito un mutamento non minore. 

Rispetto all'isola di Candia già ebbi a ricordare ' alcuni fatti osservati da Spratt, da Leycester, 
taulin e da me stesso, i quali accennano a sommersione verso occidente e ad immersione 
> oriente. 

Se ci facciamo ora a considerare in partìcolar model l' ìsola di Zante, osserviamo che presso 
lìesa della Madonna dì Fìscopianl, a mezzogiorno della città, havvi un antico ediflzìo, 
ora serve da molino da grano, situato sopra un suolo detritico, ad una ventina di passi 
liattente del mare e la cui ba.se è non più alta di 30 o 40 centimetri sul livello marino 
io (flg. 5). Siffatte condizioni topografiche accennano ad immersione recente, che può di- 
ere tuttavolta dalla erosione litorale, erosione attivissima all'estremità settentrionale del- 
la al Capo Schinari, e alla meridionale al così detto Yrondonero. 

' Ansted D. T., The Jonian Manda in the year 18G3. 

' WiEBEi, K. W., M. Die Insel Kepkaìonia un die Meermiìhleti mn At-ffOstoH. Hamburg, 1874. 

' "WiEBEL K. W., M. Die Insel Kephaìunta un die Meeimithlen ton Argosioìi. Hamburg, 1874. 

* Lelires sur la Morée et let iles de Cerigo, Ilijdra ed Zante. Paris, 1808. 
' Recherchea archéoìogiques aitr ìes (les Jonìennes. Paris, 1880. 

* Ibbel, Opera citata, p. 278. 
^ Idem, Ibidem. 



Durante una delle mie gite, osservai, presso Àrgassi, ruderi in parte Bommersi, ma non 
potei procurarmi in proposito alcuna spiegazione. Seppi piti tardi dal sig.. Hargarì che nella, 
proprietà del conte Macrì, ove ora si Tedono i resti di un ponticello fabbricato nel 1805 attra- - 
verso ad un piccolo rivo, il mare si avanzò di buon numero di metri e poco lungi invase un 
giardino difeso da un muro di cinta, di cui sono ancora visibili gli avanzi. Il sig. De Bia^ 
acquistò la persuasione che- il lido va lentamente indietreggiando fra i capi di Davia e di 
Crìonerò, come pure a settentrione di questo punto e di ciò fanno fede le memorie scritte e 
le testimonianze dei vecchi. Nel secolo xv lo scoglio Trentanuve pare fosse congiunto al Capo 
Acrotiri; ora ne è separato da un braccio di mare, la cui ampiezza crebbe visibilmente negli 
ultimi anni, mentre lo scoglio, battuto in breccia dai marosi, si fa sempre più angusto; per 
gli ultimi scoscendimenti sofferti, esso ha perduto la maggior parte del suo rivestimento 
erboso. Ma come distinguere in questi fenomeni la parte che spetta alla erosione, certamente 
preponderante, da quella che dipende da altre cause? 



Si vedrà da quanto esporrò intorno ai bacini bituminifert di Cherl che essi distano dal 
battente del mare di circa 180 metri. Orbene, mentre Erodoto li descrive in modo cosi efficace da 
non lasciar dubbio sulla loro identità, riferisce che sono lontani dal mare 4 stadi, i quali, secondo 
l'opinione di D'Anville, che assegna a questa misura un valore mìnimo di circa 148 metri, 
sarebbero equivalenti presso a poco a 592 metri. ' Si avrebbe pertanto in 40 secoli una retro- 
cessione del lido di ben 412 metri che raggiungerebbe i 460, se si ammettesse con Rennel 
che lo stadio di Erodoto uguaglia 160 metri. 

Anche il carattere della fauna malacotogica dell'isola di Zante, fauna che consta delle 
solite specie comuni all'intero bacino mediterraneo e di poche altre proprie alla Morea od 
anche promiscuamente a Zante e a Cefalonia, senza contare un solo tipo propriamente pecu- 
liare, è in perfetta armonia colla ipotesi che l'Arcipelago Jonico ripeta la sua origine da una 
recente depressione, per la quale sarebbe stato disgiunto dal continente più prossimo. 

Le osservazioni precedentemente esposte concordano nel dimostrare che si verifica a Zante 
un progressivo avanzamento del mare, a scapito della terra emersa, dai tempi storici più remoti 
fino ai giorni nostri. È questo un indizio di cui giova toner conto; ma è ben lungi dal por- 

' HuLTBCH F,, Qrieehische und RSmische Metrologie. Berlin, 188'2. 



22 

gere una prova decislTa di bradiBìamo discendente; tanto più che, essendo com,une alla massima 
parte del litorale del Mediterraneo, vien da taluno interpretato, non senza il sussidio di validi 
argomenti, come conseguenza dì nn lento e proj^esslvo sollevarBì del livello marino, dovuto 
a cause generali d'ordine astronomico. 

Fenomeni idrotermali. 

h importante fra i fenomeni idrotermali presentati dall'isola di Zante 
ni di bitume vischioso, o pissaafalto, già segnalato da Erodoto nel sc- 
into comprende parecchi laghi ; il pììi grande ha 70 piedi in ogni senso 
à. S'introduce in questo lago una pertica, all'estremità della quale è 

mirto; Bi ritira poi questo ramo con pece che ha odore di bitume. 
1 un fosso scavato presso il lago, e quando se ne è raccolta in quantità 
. fossa per porla in anfore. Tutto ciò che cade nel lago passa sotto terra 

tempo dopo nel mare, che è distante dal Iago presso a poco 4 stadi ». ' 
Grasset-Sainfc-Sauveur, Spallanzani, Lechevalier, il conte Marcellus, trat- 
itamente, nel loro scritti, delle polle bìtuminìfere di Zante; e quasi tutti 
sto. In una sua breve nota,' Virlet d'Aoust accenna alle osservazioni 
la cui risulterebbe che il petrolio si raccoglieva in parecchi bacini, il 
!va circa 50 piedi di circonferenza. Secondo il dottor Holland {Tranels 
nia, etc), il prodotto delle scaturigini era ai suoi tempi di circa 100 barili 
Disto a resina e a catrame, si adoperava a calafatare le navi. 

Erodoto, ridotti ora alla proporzione di minuscoli acquitrini, si trovano 
i di Cherl, alla parte meridionale di Zante, in un piccolo piano paludoso, 
I dal seno di Cherì) a levante, e da rilievi piti o meno alti in ogni altra 
«no costituiti, a nord, di calcare e marne miocenici, forse anche piti 

sud, dalle' falde cretacee della catena montuosa mediana, sulle quali ai 

depositi miocenici e pliocenici. Esso piano misura poco più di un chilo* 
hezza e circa 800 metri di larghezza e si converte, allorché durano a 
a palude, le cui acque mettono al mare per due canali artiflcial mente 
;anali, si osserva sotto copiosa vegetazione, un suolo nerastro, formato 
ualche punto di terra argillosa. 

ò Ja pianura nel 1867, vi trovò due pìccole depressioni di m. 1.50 dì 
i profondità, le cui pareti erano rivestite dì pietre senza cemento. 
1 vìsita, cioè il 24 marzo IS93, il principale dei due bacini aveva 4 metri 
eno di larghezza, con profondità di 40 a 47 centimetri, ed era ìncom- 

pietre. La sua distanza dal mare è appena di 180 m., e pur tenendo 
stensìone che indubbiamente raggiunse nei secoli trascorsi, non sareblie 
isizione che ora occupa rispetto alla costa senza ammettere uno sposta- 
ivo del mare e della terra emersa, avvenuto dai tempi di Erodoto in poi. 
a limpida, si vedevano scaturire dal fondo melmoso rade bolle di gas 
ri), striscioline dì nafta, che si espandevano alla superficie in macchie 

I. 195. 

720 metri. 

'U géologique de Franee, tome IV, p. 203. Paris, 1334. 



23 

irideecenti, e grumi di bitume nero e vischioso, o pissasfalto, che rimanevano aderenti. Talvolta 
si distaccava dal fondo qualche masserella bituminosa ed era convogliata lentamente dall'acqua 
che scorreva per piccolo canale verso il mare. Ove il bitume veniva tolto dalla mano deiruomo, 
si staccava naturalmente, tosto ricompariva dal fondo sotto forma di piccola vescica, la quale 
andava lentamente crescendo. 

Il secondo bacino, situato a breve distanza dal primo, verso il mare, mi parve più piccolo 
e meno ricco di bitume. Mentre Coquand aveva osseiTato il 12 settembre 1867 che la. tem- 
peratura della sorgente principale era di 14^ 20, notevolmente minore di quella dell'aria, io 
verificai che al fondo del bacino sopradescritto il termometro saliva a 18^ C, poco più che non 
nell'aria all'ombra, ed assai più che nell'acqua del vicino Abisso (alla profondità di 30 a 40 cen* 
timetri), la quale raggiungeva appena i 10^ 

Converrebbe che la temperatura delle scaturigini di Cherì fosse misurata più volte a brevi 
intervalli, massime durante i periodi sismici, per verificiire se le sue oscillazioni sono per avventura 
connesse ai terremoti, come succede in certe sorgenti termo-minerali. 

L'olio minerale fornito in piccola quantità da queste sorgenti è assai pesante e risulta di 
una mistura di petrolio verdastro e di bitume. Si possono separare l'uno dall'altro i due corpi, 
per decantazione, ma non completamente. Appunto per ciò, quest'ultimo si mantiene assai molle, 
malgrado lunga esposizione all'aria ed è poco atto agli usi cui si adibisce in altri paesi. Infatti, 
sperimentato per calafatare la carena delle navi, fece prova infelice. Di più, la sua proprietà 
di ritenere acqua tenacemente, ne rende anche malagevole la distillazione. L'applicazione mi- 
gliore di tal prodotto sembra sia stata di usufruttarlo per spalmare i fusti delle viti, onde 
preservarle e difenderle dagli insetti. 

Quanto all'acqua che riempie i Imcini, è, come dissi, poco fresca, ma limpida. Essa ha 
debole sapore salino e bituminoso, ed emana lieve odore di nafta. I pochi abitanti della piar 
nura l'adoperano comunemente come bevanda e per ogni altro uso domestico. In quest'acqua 
raccolsi, oltre ad alcune piante, due o tre specie di piccoli crostacei e i molluschi : Physa acuta^ 
Drap, (piccola varietà non osservata altrove), Planorbis subangulatus, PhiL, e Planorbis spu 
rorbis, Lin. 

Sulla terra torbosa della palude, Coquand osservò efflorescenze di sale marino, che sfug- 
girono alla mia attenzione. 

All'epoca in cui la scoperta di ricche scaturigini petroleifere negli Stati Uniti e nel Ca- 
nada aveva eccitato la fantasia degli speculatori, si formò una società per usufruttare il gia- 
cimento di Cherì, e fu tentata in esso qualche indagine per mezzo di fori artesiani. Uno di 
questi raggiunse la falda petroleifera a 48 metri, e penetrò a circa 150 metri di profondità. 
Da principio, si ottenne una mezza tonnellata di prodotto al giorno, ma ben presto scemò, e 
si ridusse a proporzioni minime; un altro foro fu praticato, a nord del primo, fino a 21 metri 
sotto il livello del suolo, e diede adito esso pure ad una sorgente petroleifera, la quale rimase 
esaurita in poche ore, dopo avere fornito 5000 litri di olio minerale. Entrambi sono situati 
presso gli antichi pozzi. Il primo foro attraversò per tutta la sua lunghezza marne ed argille 
azzurre, non saprei dire se plioceniche o mioceniche, e non fu proseguito, allorché la trivella 
incontrò un calcare nero bituminoso assai duro. 

A pochi passi a levante del maggior bacino bituminifero sopra descritto, vidi un tulK) di 
ghisa sporgente sul livello del suolo circa un metro, corrispondente ad uno dei due fori artesiani, 
e da questo tubo scaturiva a piccoli spruzzi, producendo particolare gorgoglìo, scarsa quan- 
tità d'acqua mista di nafta e di idrocarburo aeriforme. Un altro tubo consimile, poco lontano, 
che segna l'orifizio del secondo foro, non emetteva liquido, né gas. Mi assicurano che, oltre 
ai due summentovati, furono aperti nella pianura anche altri fori, ora obliterati. 



24 

Il bitume e il gas, non solo scaturiscono dal fondo dei due bacini già ricordati, ma da 
alcuni punti nelle loro adiacenze. Infatti, aTTìcinando a quei punti un corpo in ignizione, si 
leva tosto dal suolo una fiamma fuligginosa e crepitante. 

Nella baia di Cherì, alla distanza di circa un miglio da terra, e lungo le rive scoscese 
di Maratonisi, si manifesta pure il bitume, col suo odore, e, durante le calme, si osservano 
Un^ri i^iAaanan-ia Ai Qafts alla Buperficie del mare. 

iQtito distintamente odore bituminoso tra i dirupi gessosi di Vrondonero. 
piccola sorgente di pece si manifestò alle falde del monte soprastante a 
ndo il Saggio della città e isola di Zante, compilato dal conte Mercati, ma- 
nella Biblioteca Foscoliana di Zante. Giusta l'asserzione di alcuni Zantioti, 
hi accoglie acqua catramosa. 

qui di intervenire nella controversia relativa all'origine dei bitumi e dei 
ma, per quanto concerne il caso di Zante, non credo superfluo di esporre 

ro, come infondata, l'asserzione di Strickland, il quale considera tali idro- 
Ifestazioue di focolari vulcanici giacenti sotto le Isole Jonie, lo vedo nel 
lafta di Zante la conseguenza di un'attività idrotermica, ora sopita nell'isola, 
ìi energica, attività dalla quale indubbiamente dipendono certi ammassi 
Scopòs. Fu l'acqua ad alta temperatura l'agente che scompose nelle parti 
e sedimentare (mi mancano dati suthcienti per precisare il sistema e il 
inìci accumulati in gran copia, e trasportò alla superficie i prodotti della 
forma di carburi d'idrogeno aeriformi, liquidi e vischiosi. Fu l'acqua che 

rocciose di questi materiali, reudendole bituminose. A Zante, infatti, la 
le si accusa ad ogni pie sospinto, nei calcari fetidi della catena principale, 
gessi del Monte Scopòs, nei diaspri di FioHti, ecc. 

ecano idrocarburi stanno ad indicare, a parer mio, come quelle che portano 
)eratura (le quali mancano a Zante, ma sono comuni sul continente vicino, 
afa, Catacolo, Linzi, Cillene, Cunupelli), vie di comunicazione fra la parte 
Iella corteccia terrestre e la superficie. Mi propongo di esporre più innanzi 
quali ritengo che tali vie non sieno estranee alle agitazioni sismiche tanto 
e nei territori circonvicini. 

rici più remoti fino ad oggi è notevolmente scamato 11 prodotto delle scatu- 
irchè il giacimento sotterraneo che le alimenta a poco i)er volta si esauristie. 
aella città di Zante, si praticarono scavi per gettare le fondamenta dell'edi- 
ì r Ufficio telegrafico, si trovò bitume simile a quello di Cherì. In questo stesso 
n altro fosso scavato per ragioni edilizie in un punto poco lontano, cioè nella 
ì tergo del campanile d'Ognissanti, alla profondità di un solo metro, entro 
lai recenti, fu incontrata acqua con bitume, e si raccolsero pietre impregnate 
, Debbo le indicazioni suesposte ai signori Margari e De Siasi. 
) alle sorgenti bituminifere, si danno altre polle, più o meno mineralizzate, 
co abbondanti. Una grossa sorgeute, che scaturisce dalla falda meridionale del 
a portata, per mezzo di apposito acquedotto, fino alla città di Zante è sen- 
sa, di che si manifesta la causa nelle immani masse di gesso comprese tra 
monte. 

presso San Demetrio, nel territorio di Oeracàrion, si trovava un pozzo, ora 
iva acqua sulfurea. Oltre ad acido solfidrico, questa conteneva in soluzione: 
) di calcio, cloruro sodico, un alcali fisso, un po' d'azoto e d'anidride carbo- 



25 

nica e tracce di materia vegetale ; ciò secondo le osservazioni di Davy, il quale soggiunge che 
la gravità specifica di quest'acqua è uguale a 1.01 L 

A Tetartia, nel territorio di Geracàrion, è nota un'altra piccola sorgente solforosa e 
salina. 

A Pigadàchia si danno tre piccole polle solfuree: una nell'interno della chiesa di San 
Pantaleone, le altre fuori. 

' Nella stessa città di Zante, le acque d'un pozzo situato nella casa del dottore N. Minotto 
emanano a quando a quando odore di acido solfidrico. 

Fu segnalata una sorgente lievemente purgativa a Musachi ; ^ ed un'altra, che si trove- 
rebbe a nord-ovest dell'isola, è citata da Grasset Saint-Sauveur nel suo Voyage historiqm, 
littéraire et pittoresqm dans les Ues et possessions ci-devant vénitiennes du Levant (Paris, 
anno- Vili). Di questa soggiunge un commentatore che, quando fu coperta nel 1820 dal pa- 
drone del fondo, si produssero in quel territorio boati e scuotimenti del suolo, per modo che 
convenne ristabilirla nelle condizioni primitive. 

Acqua minerale non determinata esiste pure, a quanto mi riferisce il signor Margari, far- 
macista a Zante, fra Romìrion e Lagopòdon. 

Il signor Andrea Cordella, nella sua opera scritta in lingua greca: La Orecia esaminata 
geologicamente e litologicamente (Atene, 1878), dice che ad un metro sopra il livello del mare 
sgorga da una pietra fessa a Hilli, sotto il monastero di San Giovanni Prodromo, acqua che ha 
odore di idrogeno solforato ed una materia bianca e molle, formata di solfuro di magnesio e di 
calcio. Gli abitanti l'adoperano quale specifico nelle affezioni reumatiche. Essi usano stropic- 
ciare le parti inferme del paziente con questa materia a guisa di unguento. Il grasso di Scili- 
nari, così si chiama localmente, è bianco appena traente al gialliccio, nelle condizioni normali 
molle, vischioso, untuoso al tatto; emana odore sensibilissimo di acido solfidrico; è parzial- 
mente solubile nell'acqua e negli acidi. Col prosciugamento all'aria aperta e, meglio, col riscal- 
damento, perde la facoltà di svolgere acido solfidrico, e si fa concreto. Al cannello, sulla lamina 
di platino, brucia con fiamma azzurra, sviluppando anidride solforosa, e lascia da prima un 
residuo nero che sparisce continuando la calcinazione, poi un residuo fisso biancastro. 

Il dottore Gerolamo Cuneo, assistente presso la cattedra di chimica generale presso l'Uni- 
versità di Genova, il quale si è compiaciuto, a mia richiesta, di istituire alcune indagini chi- 
miche sul grasso di Schinari, mi comunica in proposito gli appunti seguenti: 

« Il liquido che bagna la materia solida ha reazione acida, derivante da un poco di acido 
solforico che fu constatato col cloruro di bario. 

«La sostanza solida trattata con acqua bollente si scioglie parzialmente e in pochissima 
quantità. La parte solida indisciolta conserva la sua plasticità: essiccata e riscaldata sulla lamina 
di platino, brucia con fiamma azzurrognola, mandando odore di anidride solforosa e lasciando 
un piccolo residuo solido infusibile. Trattato con acido nitrico concentrato, dà vapori rossi; con 
acido solforico concentrato, dà sviluppo di anidride solforosa e un leggiero annerimento del 
liquido; con acido solforico diluito non dà sviluppo di idrogeno solforato. 

« Una quantità di sostanza pesata, essiccata nel vuoto sopra l'acido solforico e trattata con 
solfuro di carbonio puro, si sciolse nella massima parte, lasciando un residuo insolubile amorfo 
di un colorito giallo sporco. La parte disciolta nel solfuro di carbonio era solfo. 

« Grammi 0.0465 di sostanza cedettero con questo trattamento gr. 0.032 di solfo corrispon- 
denti a solfo 68,81 7o- 

« Il residuo insolubile nel solfuro di carbonio trattato con acido nitrico diluito si scioglie 



1 i^ 



E probabilmente la stessa che mi si ò indicata come catramosa. 
4 



oluzìone fu riscontrata cou certezza la presenza della calce. In causa 
ile, non potè essere eseguita la ricerca della magnesia e neppure quella 
ito, alla fiamma si ebliero fugaci colorazioni che poìrehltero far sup- 
io e del potassio. 

izione acquosa pi-eparata direttamente col minerale si fecero vari saggi 
iza la presenza dell'acido solforico e della calce. Col nitrato d'argento 
n leggero precipitato liianco die inilirunisce alla luce e che, con molta 
ienza di acido cloridrico. 

e completi non ho potuto ottenere per la scarsità della sostanza: si 
i saggi, dedurre: 
de non è omogeneo, 
to principalmente da solfo. 

dei sali probabilmente di metalli alealiQO-terrosi e forse anclie alcalini 
loruri ». 
ilonia,' che ha comuni colla prima le principali condizioni tectoniche 

attività idrotermale sembra connessa a quella più intensa che si ma- 
iidentale della 3lorea, colle sorgenti calde e solforose dì Caiafa, Ca- 
unupelli, le quali accennano ad una frattura diretta da sud-est a nord- 
ite, frattura la cui continuazione in linea retta taglierebbe, da una 
itoli e Lixurì, e, dall'altra, attraverserebbe la Messenia fino al golfo 

I esaminò a Caiafa quelle acque termali e solfuree, provenienti dall' in- 
ii penetrano liberamente le acque d'una laguna. Proprio entro la 
ilta dalla miscela di quello termale con l'altro della laguna, raggiunge 
5° centigradi, il che fa giustamente ritenere che la temperatura delle 
elevata. L'acqua sviluppa acido solfidrico in copia, ed ablmndooa solfo 

le rocce dì incrostazioni stalattitiche. Poco lungi, sul versante opposto 
ìstano con altri stillicidi e polle, analoghi fenomeni idrotermali. 
I pliocenica soprastante al paese presenta, secondo lo stesso osserva- 
tro la quale, in varie piccole pozzanghere, fumano le acque mine- 
jolfidrico. Il suolo è coperto tutto all'intorno di efflorescenze saline. 

un importante stabilimento termale, le acque, copiose e salutari, sgor- 
ce l'Agamennone, in parecchie sorgenti, la cui portata complessiva 
al secondo. La temperatura di una tra queste è di 25''.3. 
roviaria di Manolada (lungo la linea che conduce a Patrasso) a Cu- 
3 osservazioni del mio collega, a circa un metro d'altitudine sopra 
iscono le acque sulfuree da sette polle. Una di esse, che fornisce da 
, ha la temperatura di 28°.25. Le acque emanano odore di acido sol- 
iperflcie loro una schiuma lattiginosa, dovuta alla separazione del 

poi sulle rocce bagnate dalle sorgenti. 

ì presso Linzi e a Vroehiza, nelle vicinanze di Pirgos, ai segni dcl- 
ssocia la presenza del petrolio.' 
esempio tipico della composizione d'una sorgente minerale della re- 

rovano, a mìa cognizione, che sorgenti solfuree a bassa temperatura. Visitai, 
leusa e dì Cludio, entrambe povere d'acqua, cho sgorgano da <lepositi argil- 
i Lixuri. 



27 

gione di cui tengo discorso, reco in appendice l'analisi chimica inedita dell'acqua dei bagni 
di Cillene, presso Clarenza (punto del litorale situato di contro a Zante), analisi condotta da 
R. Fresenius, e della quale ebbi comunicazione per cortesia dell'ingegnere Charles Maréchal. 

Si tratta di acqua solfurea e salina, ricca di acido solfidrico ^e di cloruro sodico. Il suo 
peso specifico è 1.00114; la sua temperatura supera appena 25^ centigradi. 

Prescindendo qui dai fenomeni d'emanazione e termici, che accompagnano o immedia- 
tamente precedono le oscillazioni sismiche nel territorio di cui tengo discorso, giova registrare 
un fatto notevolissimo avvenuto molti anni addietro, ma bene accertato, fatto strettamente 
connesso ai fenomeni idrotermici, e che sta ad attestare l'aprirsi di comunicazioni temporarie 
fra il fondo marino e le regioni profonde e calde in cui si elaborano le acque termali. 

Il 29 novembre 1843, tre anni dopo uno dei terremoti più memorabili sofferti da Zante, 
mentre la nave Alessandro, capitano Pomoni, veleggiava presso le isole Strofadi, a 37** 9' di 
latitudine nord e a 20^ 45' di longitudine est (Grèenwich), cioè alla distanza di 30' dal caj o di Cherì 
e di 15' dal capo Strofadi, l'equipaggio avvertì in mare uno strano ribollimento; intanto, dal- 
l'acqua torbida e calda, si sollevavano vapori con forte odore di bitume. Calato lo scandaglio 
in quel punto, non si trovò fondo a quindici o sedici passi, e perciò si reputò inutile ogni 
altra indagine concernente la profondità. 

Ricavai questa notizia da un manoscritto inedito del conte Paolo Mercati, manoscritto 
che potei consultare per cortese condiscendenza de' suoi eredi. 



CAPO II. 
Cronistoria sismica di Zante. 



INTRODUZIONE. 

può essere completo lo stuilio sopni un ilato ten-emoto, se volgeuiio 
ssati, DoiL si tenga uuutb anclie dei feuomcDì sismit;!, tramandati dalla 
h-e volte !a stessa area. 

del passato può tornare di grande utilità in simil genere di studi, 
) da un attento esame dei nuovi fenomeni che si vanno svolgendo 
per questo che noi al)biamo ritenuto opportuno far precedere la rela- 
lo sismico ueir isola di Zante da una rivista compendiosa di quanto 
3nza intorno ai fenomeni sismici conosciuti, die dai tempi più remoti 
' isola. 

aliano prendere in esame i terremoti risentiti in una data località, oc- 
)ne importantissima circa la loro provenienza. A tal proposito lo stesso 
era in seguito, assai fjiustameute distingue in due specie i terremoti 
li chiama indìtjenf, e ((uelli che si risentono per coiitìeusum e che hanno 
lair isola. ' Se non si tenga conto di questa capitale distinzione, si può 
i in errore nel trarre deduzioni, basate sul complesso di tutte le scosse 
ìrvenute a nostra conoscenza. 

3, che io ho rivolta speciale attenzione nel ricercare, fin dove mi è 
'enieuza delle scosse risentite in Zante, ponendole a riscontro con 
Ti cataloghi da me compulsati; e confesso che tale ricerca ha richiesto 
sostato non poca fatica. Il lavoro è stato lungo, in special modo nel ri- 
a Grecia e della Turchia, pei quali non si hanno cataloghi completi; 
iccoglierli presso vari autori e poi ordinarli cronologicamente per potere 

itta distinzione è stata riconosciuta recentemente dal prof. G. Mercalli nella sua 
e e sismiche sulle isole di Ponza », {Atti drifa S. Arx. ti. ne. fi-i. e mat. di Nai>otÌ, 
nfatti egli, creando opportunamente due nuovi vocaboli, chiama coreiitocetitricì 
iria, vale a dire quelli che hanno un'origine interna alta regione considerata, e 
*, ossia provenienti da altri centri sismici estranei alla medesima. Però, siccome 
ono un po' troppo lunghe, io proporrei di semplificarle alquanto, sopprimendo 
n affatto indispensabile; in quanto che trattandosi dì due aggettivi che quali- 
lata contrada, ogni equivoco è rimosso. Cosi nel corso del presente lavoro, io 
itocetttrici od egocentrici i terremoti dì Zante, a seconda che appartengano 



29 

eseguire Tanzidetto riscontro. Ho avuto così occasione di passare in rassegna un grande 
numero di terremoti, ma che non ho creduto tutti dover riportare, non essendo il mio scopo quello 
di fare una cronologia dei terremoti della regione turco-ellenica. Oltre la Memoria dei Barbiani, 
che tratta in special modo dei terremoti di Zante, ho utilizzato il catalogo dello Schmidt dei 
terremoti greci, dai tempi più antichi fino a tutto il 1873, ma la cui importanza comincia 
solo dal 1859; indi la Memoria del Perrey peri terremoti turco-ellenici, la quale dal 306 dopo 
Cristo giunge fino al 1850, l'appendice compresa; poi le numerose Note dello stesso autore 
sopra i terremoti di tutto il globo dal 1843 al 1871; in seguito il catalogo del Fuchs, che 
cpmprende l'intervallo 1865-1885; e finalmente per i terremoti più recenti, il catalogo dello 
Zois, che si estende dal 1867 al 1893, le liste riportate dal Coryllos, dal Mitzopulos, dal Phi- 
lippson per gli ultimi anni, e quelle avute manoscritte dal Margari e dal De-Biasi. — Per i ter- 
remoti italiani poi ho consultato principalmente la Memoria del Perrey sopra i medesimi, la 
quale arriva fino al 1847, l'appendice compresa; la Cronologìa del Mercalli che giunge al- 
l'anno 1881; il catalogo del Fuchs, che, come ho già detto, comprende il ventennio 1865-1883; 
e per i terremoti più recenti i cataloghi del De Rossi, che si estendono dal 1873 fino al principio 
del 1887; ed. infine per gli ultimi anni l'elenco delle scosse pubblicate nel Bollettino mensuale 
Ui Moncalieri, e le notizie pubblicate nei Bollettini, e nei Supplementi agli stessi, dall' Ufficio 
centrale di meteorologia e geodinamica in Roma. 

Le fonti, a cui io ho attinte le notizie, sono diverse; e per risparmiare in seguito continue 
e lunghe citazioni, riporterò qui appresso una volta per sempre, quelle che avrò occasione di 
ripetere spesso, limitandomi a porre nel corpo del catalogo soltanto il nome dell'autore in fine di 
ogni notizia. Anzi per quegli autori, di cui avrò occasione di ripetere assai spesso il nome, come 
Barbiani, Ftichs, Maryari, Perrey, Schmidt e ZoiSy mi limiterò a scrivere soltanto le lettere 
iniziali, ossia rispettivamente B., P., M., P., S., Z. — Nell'attingere nei cataloghi dello S., del P. 
e del B., ho creduto opportuno, col solo intento di rendere meno voluminosa la cronistoria 
sismica di Zante, di omettere tutte le citazioni di libri e di altri autori in quelli contenuti, 
e di fare inoltre un riassunto, il più breve possibile, delle relazioni dei vari terremoti, trala- 
sciando qualsiasi notizia che non avesse attinenza colla sismologia, o che non servisse a rischia- 
rare in qualche modo i recenti fenomeni geodinamici di Zante, o non fosse di qualche utilità 
per lo studio dei terremoti italiani. 

Il mio catalogo si estenderà dai tempi più remoti fino ad oggi, e sarà diviso in tre parti. 
La 1* conterrà tutti i terremoti risentiti a Zante fino al maggio 1825, sia 6*;?tocf?n/nc/, sia 6\so- 
cmtrid. ^ La 2* parte si estenderà dal 1 826 a tutto il 1863: essa conterrà soltanto i terremoti 
esocentrid di Zante, e per eccezione alcune poche scosse non registrate dal Barbiani e quella 
disastrosa del 1840 col centro proprio in Zante, avendo questa uno speciale interesse ad 
essere bene conosciuta nelle sue particolarità. Per tutti gli altri numerosissimi terremoti 
(circa 1600) compresi nell'anzidetto intervallo di tempo, rimando alla Memoria dei Barbiani. 
Nella 3'' parte finalmente riporterò tutti i terremoti risentiti a Zante nel trentennio 1864-1893 
tanto entocentrici, quanto esoceiitrici. Ho creduto poi utile nel mio catalogo di accennare anche 

m 

a quei terremoti, che con maggiore o minore probabilità si propagarono da altri centri sismici 
fino a Zante, quantunque non si abbiano notizie positive intorno a quest'isola. In special 
modo poi, ho frequentemente citati, benché di passaggio, i terremoti provenienti dai distretti 
sismici più vicini, per far vedere la facilità con cui si poterono risentire in Zante frequentis- 
sime scosse esocentriche. Alcune notizie da me attinte presso i vari autori o sono incomplete 
presentano qualche incertezza; e non sempre sono riuscito a far la luce necessaria col porre 

* Vedi la nota nella pagina precedente. 



30 

a riscontro le diverse relazioni. Tengo inoltre a dichiarare che il mio catalogo non pub avere 
lo ,>™i-»=„ ^i ™,.,^™ ^«™..ir.f« "otendo in esso mancare molle notizie di teiremoU, per non 
ire tanti altri libri, specie se scritti in lingua greca. Ma io non 
! in Grecia si vorrà dare importanza agli studi sismici, e si 
riche fruttuose, al pari di quanto si va facendo in Italia, 
avuto costantemente di mira il rendere un servigio anche a 
dio dei terremoti in Italia, accennando a t|uei fenomeni sismici 
, anche se del>olmente, in Italia, in ispecie nella parte merì- 
ilia, non omettendo neppure quelli che quantunque non avver- 
) qualche influenza sopra gli strumenti piti o meno delicati 
:i. ' Poiché Zante, al pari delle altre isole Jonie, rappresenta il 
il posserlere un catalogo di tutte le scosse risentite in queste 
sima nel ricercare la connessione tra i terremoti italiani con 
Qifesto non essersi potuti propagare fino in Italia quei terremoti 
a farsi avvertire nelle isole Jonie. Tra i terremoti che si 
o alcuni dell'Epiro, deir.\ll>ania e della bassa Dalmazia; per 
ggiungere anche quelli che scoppiati con grande violenza io 
lentirsi anche in Italia e nelle isole Jonie. Il punto più set- 
da me preso in considerazione, è Ragusa ; ma sarebbe da de- 
e ricerca anche al resto della Dalmazia, facendo con ciò un 
:i terremoti della nostra costa adriatica. 

)ari della Russia e di poclii altri Stati al nord della Grecia, 
■ma Gregoriana del lalendario; perciò ivi le date si trovano 
secondo i vari secoli a venire dal 15S2 ftno ad oggi. Ciò costi- 
errore per le date dei terremoti, sorgendo sjkìsso il dubbio 
stile vecchio o nuovo, specialmente per la fine del secolo xvii, 
seguenza s'incontra non di rado una grande difficoltà a sta- 
, furono contemporanee con altre in Grecia. Per i terremoti 
ite le stesse date originali, le quali, tranne forse qualche ecce- 
ente tutte al calendario antico. Dal 1825 in poi ho adottato 
}me appunto ha fatto il Barbìani padre nel suo elenco di ter- 
tto anno, e come hanno fatto lo Sclimidt, il Perrey ed il 
1S25, a rimuovere qualsiasi equivmro, ho creduto opportuno 
abbreviazioni s. v. e s. n., per indicare se la medesima sia 
miow. * 

cui sono espresse le ore delle singole scosse di terremoto, lio 
ale esse furono originariamente determinate, facendo notare 
% Grecia sia difficile il sapere in che modo gli orologi siano 
informazioni da me a|)positamente assunte su i luoghi, mi è 

n. locale, determinato in quell'Osservatorio. Gli orologi della 

li in Italia e perfino qualche scossa sensibile, ritenute fin qui isotate 

dall' Oriente. 

il dominio veneto, era maggiormente in uso lo stile vecchio. In Creta 
rante la dominazione dei Veneziani, si usava per lo pib Vnnìio veneta, 
osi, pei terremoti avvenuti nei mesi di gennaio e febbraio è facile com- 
nto pii*) che nelle date si usava raramente di aggiungere more veneto. 



31 

linea ferroviaria Catacolo-Pirgos-Patrasso-Corinto-Atene vanno indietro di 5 minuti al t. m. di 
Atene, almeno da qualche anno, come ho appreso personalmente airOsservatorio di Atene. 

Per i terremoti registrati dal dott. Coryllos a Patrasso dal 1882 al 1892, le ore si dicono 
espresse in t. m. di Atene; ma io ho ragione di credere che, almeno per gli ultimi anni, le 
ore siano pure espresse in tempo feiToviario. Tanto a Corfìi quanto a Zante è adottato il t. m. 
locale; ed anche lo ore delle scosse da noi osservate durante il nostro soggiorno in quest'ultima 
isola si riferiscono a tal tempo. 



? 



Elenco degli autori citati nella cronistoria sismica di Zante. 

D.-G. e B.-A. Barbiani, Mémoire sur ies tremhìements de terre dans Vile de Zante, avec une introducimi 
par M, AJexis Perrey. * (Mém. de TAc. de Dijon, XI, 1863). 

Alexis Peerey, Mémoire sur Ies tremblenients de terre ressetitis dans la péninsule turco-hellénique et en 
Syrie. (Acad. R. de Belgique. T. XXIII des mém. cour., ecc). 

Id., Mémoire sur Ies tremhìements de terre de la péninsule italique, (Ac. R. de Belgique. Extr. du T. XXII 
des mém. couronnés et mém. des sav. étrangers). 

Id., Notes sur Ies tretnblements de terre dal 1843 al 1871, pubblicate anno per anno in diversi periodici 
scientifici, specialmente dalPAccad. R. del Belgio. ^ 

D/ J. F. Julius Schm[DT, Studien iiber Erdòében. Leipzig, 1875. 

Prof. D.' C. W. C. FucHs, Statistik der Erdhehen von 1865-1885. (Sitzungsberichte der K. Akad. der 
Wissenschaften. Mat.-Nat. Classe, XCII. Band. Ili Heft., 1885), 

■^Leonida C. Zois, I terremoti di Zante, (Nel periodico di Zante «Le Muse», scritto in greco. Anno I, 1893, 
p. 163, 177, 193, 210). 

Id., lì terremoto del 19 (31) gennaio 1893. (Ibidem, p. 241 e 257). 

Id., Il terremoto del 5 (17) aprile 1893. (Ibidem, p. 273). 

Prof. D." C. MiTzopuLOS, Die Erdhehen in Griechenland und der Tiirkei im Jahre 1889. (Mitteilungen del 
D." A. Petermann. Voi. 36, 1890, p. 56). 

Id., Die Erdhehen in Griechenland und der Tiirkei im Jahre 1890. (Ibidem, voi. 37, 1891, p. 51). 

Id., Die Erdhebefi in Griechenland und der Tiirkei im Jahre 1891. (Ibidem, voi. 38, 1892, p. 265). 

Id., Das grosse Erdhehen auf der Insel Zante im Jahre 1893, (Ibidem, voi. 39, 1893, p. 166). 

'^— D.' A. Philippson, Uher die jiingsten Erdhehen in GHechenland, (Ibidem, voi. 35, 1889, p. 251). 

- Id., Das Erdhehen in Griechenland am 25, August 1889, (Ibidem, p. 290), 

Id., Die Erdhehen von Zante, (Ibidem, voi. 39, 1893, p. 215). 

Id., Verhandlungen der Gesellschaft fiir Erdkunde. Berlin, 1893. 

D.*" R. HoERXES, Erdhehenkunde. Die Erscheinungen und Ursach^n der Erdhehen, die Methoden ihrer Beohachtung. 
Leipzig, 1893. 

Nicolò Catramii?, arcivescovo di Zante, Miscellanee filologiche di Zante, — È un volume in lìngua greca 
di 488 pagine, stampato nel 1880 in Zante. 

X. P. KoRTLLos, Undecennali meteorologiche osservazioni in Patrasso, 1882-1892. — È un opuscolo di 
36 pagine, scritto in greco, stampato nel 1893 in Patrasso. 

Id., Meteorologiche osservazioni in Patrasso nelVanno 1893, pure in greco. 

, ^^C. Messala, Narrazione del terremoto di Zante, Malta, 1841. 

1 W. G. Forster, The Recent Earthquakes in Zante. (The Mediterr. Naturalìst, voi. II, aprile 1893, p. 347-354, 

\^ ' Malta). 

Alcuni brevi articoli sopra i terremoti di Zante si trovano nella Nature, periodico inglese, voi. XLVII, 

' Poiché in questa memoria sono assai numerose le notizie, aggiunte dallo stesso Perrey, così nel corso del 
mio catalogo porrò il nome del medesimo o dei Barbiani, a seconda che le varie notizie siano dovute al primo o 
agli ultimi. 

^ Non ho potuto consultare direttamente gli anni 1*^52, 1848, 1866, 1867, 1871, perchè non ò ancora com- 
pleta la serie esistente in Roma; per gli ultimi tre anni però ha supplito il catalogo del Fucha e dello Schmidt, 
che si sono giovati di quello del Perrey. 



',, 394, 585, 620; noll'ultimo articolo viene riportato un lungo brano dell'opa- 

feiwmeni vtiìeanki. (Parte HI dell'opera «Geologia d'Italia»). 
1*10 del vulcanismo itnìintio, pubblicato in Roma dal 1874 al 1890. 
i dell' ArcijMÌago greco studiala in Italia. (Atti delt'Acc. Pont, dei Nuovi 

1» marzo 1893). 
)'}' lantani fatte dai tromometri. Appendice alla nota precedente. (Ibidem, 

(, Uber die Aufseichmmy der Fememrhingtn eoa Erdbeben. (Hitteil. del 
1893, IX, p. 201). 

Ielle notizie intorno alle scosse risentite a Zante, a cominciare dalla fine di 
la cortesia ed allo zelo del farmacista signor Dionigi Margari, il quale, degno 
principiò, dietro nostro consiglio, a tenere un esatto e regolare registro dei 
ranno ancora svolgendo in quell'isola. K parimenti di molte altre notizie 
ìpiridione De Siasi, prefetto della Biblioteca Foscoliana comunale di Zante. 



Dti avvenuti^ o probabilmente risentiti, a Zante 

DAI TEMPI Plt REMOTI FINO AL 19 QEKHAIO 1825. 

terremoto nel Peloponneso, specialmente nella ralle ieWEui-ota e nel Taigeie. 
piedi sole cinque case. Presso gli antichi se ne fa spesso menzione. S.^ 
. Alcune città marittime furono inondate, e nella Lneride si formò l'isola 
i di un istmo. B. 

) Kleone nel Peloponne^io. S. 

sparla con la distruzione di Kox Mn-opicn. S, 

Argo» e l'egea. S. 
terremoto neìVAcaia con la rovina di Helica e Bura, Strabone dice di queste 
■vero, la prima entro una voragine, la seconda sotto le onde. Questa asser- 
, viene interamente confermata considerando quelle località. Anche 10 navi 
ndo alcuni avvenne d'inverno, secondo altri d'estate, il che è pifi probabile. 8. 

pel quale Aìgion ' (Vostìzza) nelt'Acaia fu molto rovinata e Cihyra in Asia 

emoto a Creta e nel Mar Egeo. A mezzodì si sentì il rombo del terremoto, e il 
r stadi; da ciò si ritenne che una nuova isola fosse sorta fra Thera e Creta. S. * 
,nde terremoto in Oriente ed in Italia. Fu disastroso in ^/fssanr/ri'a d'Egitto; 
e l'isola di Creta, la Sicilia, Benevento, Verona, Bergamo v: fors' anche Trevi. 
e da altri riferito al 369. Uercalli. 

B avvenne di buon mattino, con uragano e movimento violento nel mare. A 
3S0, una nave fu gettata lontano dentro terra; ed Alessandria fu inondata 
poi annualmente una commemorazione del fenomeno. Egli aggiunge che la 
svenimento ricorda molto l'altro seguito nel 24 agosto 358. 
le nell'isola di Creta rimasero distrutte 10 città. 



reetito dallo Nature, au i recenti terremoti di Zant», sono pure riportati nel giornale 
Borie), 1893, p. 320, 415, 451, e tom. XXV, p. 127, 159. Due nitri artìcoli, analoghi 
ìli. mens. di Monralieri, goz. 2% toI. XIII, p. 71 e 108. Torino 1893. 
'autore si trovano citati parecchi altri antichi terremoti greci avanti l'era volgare. 
7/1 antichi lerrftnoti, riordinale cronologieamenle, ecc., per cura del sacerdote don Gio- 
notizie in proposito ; ma quivi riesce difficile il poter stabilire le date esatte, essendo 
del monda, punto questo di partenza assai controverso presso i vari sloricl. 
l'antico nome di questa località, 
reta vedi la Slalhliea dell' igola di Creta di Nicolò StAritiCHi, scritta in greco 



33 

S76 Terremoto, specialmente nel Peloponneso. S. 

440 Grande terremoto a Costantinopoli, il quale, secondo Raglivi, venne sentito anche in Italia e par- 
ticolarmente neir Umbria. Mercalli. 

551 luglio 7 9. Terremoto terribile in Palestina, Arabia, Mesopotamia, Siria e Fenicia, risentito in 
tutta la Grecia, secondo Sigonio, e soltanto nella Beozia e neìVAcaia, secondo Frystchius. P. * 

Questo grandioso terremoto scosse le stesse regioni visitate recentemente da quelli più deboli 
del 12 ottobre 1856 e l*" agosto 1870; ma esso fu senza paragone più violento e presentò due mas- 
simi, Tuno in Siria, T altro nella Beozia e Focide. In Grecia, Arabia, Siria, Mesopotamia, rima- 
sero distratte molte città, come Patrasso, Naupacto (oggi Lepanto), Corinto, Corona, Cheronea, e in 
Asia Berytos (oggi Beirut) e Sidon (oggi Saida), ecc. Sembra probabile che si tratti di due distinti 
terremoti con diverso epicentro, avvenuti il 7 e 9 luglio; e dalla posizione delle località rovinate 
neirAcaia, nel golfo di Crissa, e nella Beozia fino ad Eubea, si rileva la violenza del terremoto 
e la notevole profondità del suo focolare. Poiché T agitazione del mare è soltanto menzionata per 
r Euripo settentrionale e per il golfo Maliaco, così lo S. è inclinato a porre Tepicentro il più lon- 
tano possibile verso est. Secondo Procopio, in molti luoghi si formarono, e poi si richiusero subito, 
larghe spaccature nel suolo ; in altri esse rimasero aperte, così che gli abitanti non potevano più 
comunicare tra loro a meno di fare dei lunghi giri. Di più, nello stretto di mare, che si trova fra 
la Tessaglia e la Beozia, avvenne repentinamente un'inondazione del mare presso le città chia- 
mate Echinaeon e Skarphia in Beozia; di guisa che in un momento rimasero abbattute* Passò un 
certo tempo prima che le acque si ritirassero dalla terraferma; e frattanto, essendo rimasto scoperto il 
fondo marino, gli abitanti poterono a piedi raggiungere le isole che si trovano in questo stretto di 
mare. Quando le acque ritornarono nella loro posizione ordinaria, lasciarono molti pesci in terraferma. 
Nella contrada, che poi fu chiamata Terra Spaccata, per le fenditure che si ebbero nel suolo, 
il terremoto fu di strepitosa forza e fece un maggior numero di vittime che altrove, per il fatto 
che ivi si trovava convenuta molta gente in occasione di una festa. 

Secondo Fallmerayer, Connto fu rovinato e perirono gli abitanti, gli argini di Isthmos caddero, e 
a Patrasso rimasero uccise 4000 persone. Quest'autore ricorda in special modo la catastrofe nel- 
TAcaia, sicché vi può esser compreso anche il distretto di Aigion (Vostizza). S. 

Questo terremoto è assai probabilmente quello stesso della Grecia, riferito dal Perrey al 552, 
pel quale molte città, come Naupacto, Petra (forse Patrae, cioè Patrasso), Corona, ecc., rimasero 
distrutte; e forse è quello stesso che atterrò il tempio di Giove in Olimpia, Un impiegato del museo, 
che mi accompagnò nella visita che io feci alle celebri rovine dì questa località, mi disse che la 
caduta di quel tempio rimonta al 558. Nella Guida della Grecia del Joanne, T avvenimento si ri- 
porta infatti verso la metà del vi secolo. Le colonne del tempio di Giove erano alte circa 10 metri 
e del diametro di m. 2.20, ciascuna composta di più pezzi, varianti da m. 0.60 ad un metro d'al- 
tezza. II tempio, di forma rettangolare, era orientato coi due lati maggiori in direzione £-W, ed io 
ho notato che la maggior parte delle colonne sono cadute in direzione da N verso S. Fa maraviglia 
il vedere a terra quelle enormi colonne ancora nella stessa posizione in cui originariamente caddero. 

OOS dicembre 22. Violento terremoto a Corfh durante un eclisse totale di sole. Secondo la leggenda di 
San Nicone, è probabile che nello stesso tempo fosse scossa anche tutta la Laconia. S. ' 
Il De Biasi dice che fu avvertito in Cefalonia ed in altri luoghi. 

' Intendi Perrey. 

' Lo ScAPiNi, testé citato, riporta, nei primi dioci secoli dopo Cristo, numerose notizie di terremoti in Oriente ; 
ma quelle che possono intereflsarci più da vicino, e che di sopra non siano state già citate, sono le seguenti: 
105 - In Grecia caddero, per i terremoti, le città di Oponzio ed Orita, 
521 - Corinto fu sì danneggiata che T imperatore Giustino ne ordinò il restauro. 

797 - Farono costernate dal terremoto le isole di Candia e di Sicilia, e la metropoli di Costantinopoli. 
908 - La Grecia provò i rigori del terremoto. 
920 - Il terremoto maltrattò la Grecia. 
988 - L' isola dì Candia sperimentò i terremoti. 
954 - Rovinarono molte città nella Grecia. 

5 



34 

1160 frhiiifiio 4 o -i. Terremoto spaventoso in Sinìia, che rovinò Catania e parecchie altre città e fece 
15000 vittime. Si osservarono delle circostante tutte affatto simili a quelle del famow terremoto 
delle Calabrie del 1783, Secondo il Doglioni, nel 11C6 vi fu un terremoto in Gtfcia ed in Sicilia, 
che dixtruNse Catania: assai probabilmente 6 lo stesso terremoto del 1169. P, — Nel Mfmoiie mir 
leu UfinblftHfMls de terre dan.t le bassin da Nhin, dello stesso autore, si trova che il 2Ì> giu- 
gno IITO vi fu in Siria un terremoto disa.stro'W, durato 15 e, secondo altri, 25 giorni, il quale 

le siasi esteso assai lontano: poiché si cita ancora la Sicilia, dove peri molta gente, 

a, l'Alemagna e la Svizzera, in cui apportò qualche danno. Si dice anche che il movi- 

estese fino alle coste dell'Africa. 

ile dire se si tratti di un unico fenomeno o di parecchi terremoti, realmente avvenuti in 

mattina. Terremoto, che cagionò grandi rovine in EgìUo {Alessandria), nel Peloponneso, 
Acri), nelle diverse isole del Mediterraneo, Candia, Sodi, ecc.; si estese a tutto il litto- 
;olfo Adriatico fino a Venezia. 

I un'altra fonte, ma che riporta però l'anno 1303, un gran terremoto rovìnt» Candia, 
isaiidria, ecc.; fn risentito leggermente a l'nie:ia, ma fece assai danni nelle JJarrlie. Al- 
gnano questo terremoto al 1302 ed altri al 1304, e dicono che scosse tutto il golfo 
P. 

Grande terremoto napoletano. Le prime scosse, che furono le più violenti, avvennero tra 
ed 1 1 italiane del 5 dicembre. Sì ebbero gravi danni a Xapol», in Teri-a di Ijaroro. nel 
in parte di Basilitata e di PagHa. Il terremoto fu pure disastroso a Brindisi, fu molto 
'eitsina, ma meno nelle Calabrie: fu seutito anche a Homo, Fire»:^, Bologna, yennia e 
Hercalti. 

MOirc sur Irs Iremfilemenh de terre dans le basinn du Hhin, del Perrey, si dice che il 5, 
licerobre 1456 si ebbero violenti sco^-^e in tutto il reame di Napoli, dove rimasero uccise 
'sone. Sembra che queste scosse siansì eslese (ino nel bacino del Reno. Ad Ancona il 
levò ad una straordinaria altCEUi ed una montagna franò nel lago di Qarda. A questa 
anna e tutto il cantone di Vaud furono violentemente scossi. 

ibilc che le scosse più forti si propaga.-^ -<ero, benché affievolite, anche nelle i*ole Jonie. 
della primavera. Molli e gravi terremoti in Santa ilanra, Crfnltinio. Znnte ed in molte 
• adiacenti, con molti danni e vittime. 

la di Cefalonia una pìccola città rovinò quasi completamente. Le scO'i~e si ripeterono 
tennero per più mesi in continuo allarme gli abitanti. B. ' 

ile il poter dire con «ìcurena se il centro di scuotimento sia rimasto sempre il mede- 
suddetti terremoti: ma anche ammettendo una pluralità di centri, parrebbe che avesse 
maggior veemenza quello di Cefalonia. 
*. Terremoto grande e disastroso in Xanl'. Z. ' 

imin riporta in quest'anno un terremoto fortissimo, che danneggiò non poco l'i.sola di 
1 soggiunge che non si sa se fosse quello stesso che nel 150^ devastò l'isola di Creta. 

I dupo l'anno UXIO Mao qntlle che sefoono: 

Itati fifl terremoto) i b>^i di E/i'jtto, eome i fiumi Pin'o. hn.ìote. ed un altro n«l monte C-irtoi ; 

o nnoTÌ laghi e nuovi 6ninì, ecc. 

in Griiia. 

in firiri.ì. 

in molli laoghi d-IU r.r,.- .,. 



85 

come risulta da una annotazione di un codice esistente nel collegio inglese di Santa Trinità, dove 
è detto che il 29 maggio avvenne un terremoto che rovinò il castello e la metà della città. 

Secondo il Perrey, il 29 maggio di quest'anno vi furono scosse disastrose neir Arcipelago; le isole 
di Creta^ Paroa, Naxos, Scio soffersero assai. 
I 1514 aprile 16. Gran terremoto a Zante, per il quale crollarono molte case nella parte superiore ed 
inferiore della città, e si ebbero molte vittime. Secondo i dati più certi, una parte della città di 
Zante si estendeva anticamente dalla chiesa SanV Elia fino alla piattaforma della sovrastante for- 
tezza; di modo che questo terremoto spaccò dalFalto al basso il monte della Fortezza e ne separò 
la collina attuale Sant^Elia, seppellendo questa parte della città. B. 

15-12 iecemhre 10, ore 23. Terremoto assai disastroso in Sicilia, il quale si risenti anche in* altre parti 
d^ Italia ed in Turchia. Soffrirono assai Catania, Siracusa, Girgenti, Nicosia, Caltagirofiey ecc. Fu 
molto forte anche alF isola di Favignana, meno a Palermo, Trapani ed altrove in Val di Mazzera, e 
si sentì anche in Calabria. Mercalli. 

Il P. riporta questo terremoto sotto la data del 12 dicembre. 

1554 luglio 7. Terremoto fortissimo che causò immensi danni, e ridusse in rovina molte case della città 
di Zante e gran parte delle muraglie della sovrastante fortezza. B. 

Nello stesso giorno, a 40 passi da Zara, precipitò in mare un monte, P. 

155G decemhre 16. Terremoto disastroso a Zante « il quale oltre che a tetra twim gran parte delle loro 
\ abitazioni (cioè degli Zantiotti) et il resto fracassò, ha quello che peggio è, gettate per la maggior 

parte le muraglie di detta sua città (Zante), et poi quasi tutto il resto risentite et aperte^ in modo 
che da molte bande, dove che quelle son cadute a terra, si può entrare et uscire senza difficoltà. ... ». 
Questa notizia si trova in una lettera diretta alla Repubblica Veneta, in data 26 settembre 1557, 
dove si chiede « che dette muraglie Steno restaurate, et in modo tale, seretiissimo Principe, che non 
venghino pih detti sìwi fedelissimi a temere che terremoto le rovini, ciò è coti il farle fabricar con calcina 
et non con fango di terra^ come è stato fatto ultimamente che non il terremoto, ma la sola pioggia sarebbe 
atta a disfarle. ...^ {(). N. Sathas, Documents inMits relatifs à Vhistoire ds la Grece au mogen^dge; 
tome V. Paris, 1883, pag. 118). Di questo terremoto non parla il Barbiani, ed io debbo la cogni- 
zione del medesimo al signor De Biasi. 

15SO Grande terremoto nelle Isole Jonie, in Marea e in Rumelia ; Saloìia, Galaxeidion (Galaxidi); Lidorichi, 
EpactoSf Agia Sotira, Calopetritza, Vunachora, Penteornia, ecc., furono danneggiate. La scossa fu 
simile a quelle del 1817, 1861, 1870, ma più debole. S. 
1 1503 maggio. Terremoto terribile a Zante, pel quale crollarono molti edilizi e furono danneggiate ed at- 
terrate in più punti le mura della città e della fortezza. B. 

Dal documento, ove si accenna a questo fatto, risulta che le mura erano costruite con creta, tanto 
che si temette, dopo il terremoto, che sopraggiungendo le pioggie, l' acqua passando attraverso le 
spaccature, potesse rovinare le mura fin dalle fondamenta. 

1503 Terremoto forte, riportato nel catalogo dello Zois, oltre quello del 1592. 

lOOl settembre 8 (s. n.). 1-2 a. Famoso terremoto, pel quale tutta T Europa e TAsia riportarono non 
meno danni che spavento. Non si possiede citazione alcuna relativa air Italia, alla Grecia ed alla 
Turchia. P. 

Lo stesso autore (Mémoire sur les tremblements de tetTe dans le bassin du Rhin) dice che questo 
terremoto fu risentito in Austria, Baviera, ecc. Nella Svizzera (senza parlare del bacino del Rodano, 
che fu scosso in tuUa la sua estensione) il movimento fu assai grande, tanto che si ebbero delle 
rovine a Zurigo. Fu sentito ad Haguenau, Strasburgo, Spira, Francoforte, nel Wurtemherg e nel- 
V Assia. A Gotha fu rovesciato un campanile. 

1612 maggio 16. Gran terremoto a Santa Maura. Principiò alle 8 a. di giovedì 16 maggio e durò 50-60 
giorni e notti. S. 

Trovo nel Perrey che nel 1612 si risentirono delle scosse disastrose nelP isola di Candia ed in 
parecchi punti del Mediterraneo {Mémoire sur les tremblements de terre dans le bassin du Bhin). 
618 ottobre 2. Altro grande terremoto a Santa Maura, Avvenne di venerdì, circa le 9 a. S. 



noti fortisRimi a Zante, ohe durarono un mezzo quarto d'ora. B. (Vedi 
Biasi, terremoti in quest'anno anche a Costantinopoli sa in Oriente. 

/f a. Grande e disastro^to terremoto a Santa Maura, che secondo Sathaa Tu 

3, ed abbattè moltissime case e chiese; tuttavia sembra che nessuna per- 

), quanto nell'altro. Avvenne di sabato. 8. 

emoto disastroso nelle Puglie e nella Capitanata. Rovinarono interamente, 

lerosi villaggi. Le scosse si sentirono leggiere a Napoli. Il mare si ritirò 

ice del Fortore e San Nicanrlro e poi ti gettò sulta terra; si disseccarono 
lanciarono fuori le loro acque. Le scosse si succedettero fortissime per 

frequentemente per molto tempo; tra esse furono ancora disastrose quelle 

lettembre. Bi ebbero più di 4000 vittime. Mercalii. 
stesso terremoto sotto l'anno 1626, quantunque collo stesso mese, giorno 

i^iunge che si estese fino a Ragusa, Costantinopoli e Smirne e che peri- 

> terremoto a Zante. il 30 settembre di questo stesso anno avvenne un 
/ ma resta ignoto se fosse contemporaneo a quello di Zanto. Catramiti, 
smoto a Santa Mhurn, Itaca e Cefaloiiia. Caddero numerose case ed alberi 

Questo fu il quarto grande terremoto a cominciare dal 1612. S. 
ìrremoto nell'isola di Zante; caddero molte case con morte di molte per- 
ii) di San Sosti, rovinarono alcune alte montagne, si apri in pib luoghi 

fiamme; ed il mare grandemente gonfiò con grandissiino spavento dì 

ì di San Sosti, che cadde in mare, formò un isolotto che ancora esiste 

B. 
-remoto ò confuso con quello del 1622. 

isimo terremoto a Zante nell'ultimo giorno di settembre, pel f|ualo cad- 
tto le rovine restarono morte alcune centinaia di portone. P. 

anche Cefaìonia fu in questo giorno funestata da forti scuotimenti. Lo 
rofe di Cefaìonia avvenne di venerdì 30 settembre (s. v.) circa la moz- 
vi rimasero uccise 540 persone. ' 

a Zante, piii crudele di quello del giorno innanzi e piti disastroso, 
peccatore nella terra; ne seguitarono da tredici altri, sicché restò deso- 
i abitanti ed abitazioni. P. 

. L'isola di Zatite fu scossa dal famoso terremoto delle Calabrie che si 
. B. 

gravemente danneggiati 200 paesi e furono da 9000 a 12,000 le vìt- 
innero a Nicasfio, Sani' Enf ernia, Martoruno, Mileto, ecc. Il paese di San- 
j con tutti gli abitanti, ed al suo posto si formò un lago. A Sciijiiano 

si formò una voragine che mandava fiamme con forte odore di zolfo; 
dalla spiaggia por due miglia', a Messina crollò la chiesa principale, 
ito si ripetè nelle istesse località colpite da un altro violentissimo Ìl 
iìto il 5 novembre 1659. Mercalii. 

ata del 14 gennaio, nel codice di San Giovanni Precursore, cho conser- 
I Episcopio a Zante, si trova il seguente passo: « Ed è ben necessario 
'acciano... preghiere al Signore, perchè ci liberi per sempre dalle scosse 
) mese sì verificane con grande danno e pericolo della vita, come più 

FOCO il giorno 9. 

duB giornali di Cefaìonia, i quali nel 1867 pubblicarono la deacrizione del (er- 
iche Cerotto Abbniio, * Intorno il gran terremoto di Cefaìonia nell'anno 1637 » 
re. Paris, 1880, tomo I), in greco. 



37 

I e più volte abbiamo visto ». È riportato dal De Biasi nel giornale di Zante Nuova Era, scrìtto in 
' greco, del 14 dicembre 1891. 
1B4:0 principio di aprile. Forte terremoto a Costantinopoli^ dove 136 navi furono gettate sulla spiaggia. 
Esso si estese fino all'Alta Italia, e cagionò specialmente disastri a Livorno» P. 

A Livorno il terremoto avvenne alle ore 22 */, del 5 aprile (s. n ) e fu rovinoso ; ma è proba- 
bile che qui si tratti di un fenomeno diverso da quello dì Oriente. 
1050 setteìnbre. Gran terremoto con rovina di molte case a Zante. Catrami n. 
105S agosto. Terremoto violento neir isola di Cefalonia; due località furono completamente rovinate. P. 

Secondo lo Scapini, varie scosse per diversi giorni infierirono in quest* isola. 
lOOO. 11 terremoto a Cefalonia fece crollare molte case. P. 

lOGl* Forte terremoto alle isole Strofadi o Strirali, al sud di Zante. Crollò una parte della torre del 
Monastero. — Debbo questa notizia, al pari di alcune altre che seguiranno, alla cortesia del dottore 
A. Gaeta Foscardi di Zante, il quale dietro mio desiderio le ha ottenute dall'attuale abate Cirillo di 
quel monastero. Lo stesso abate poi fa osservare, in seguito alla propria esperienza e dei com- 
pagni, che ogni qualvolta si ebbe un terremoto locale alle Strofadi fu preceduto da tuono o mug- 
gito. Ma quando i terremoti sono di altra provenienza, si sentono le scosse soltanto, come si ò 
osservato anche durante il periodo sismico di Zante del 1893. 
1004r prima del 24 marzo. Terremoti formidabili a Zante, che danneggiarono e distrussero una parte 
delle mura della sovrastante fortezza. B. — Il De Biasi dice che furono avvertiti anche nel Pelopon- 
neso e d a Creta. 

Nicolò Tommaseo riporta due poesie in latino di Stay, nell'una delle quali si deplora il terre- 
moto di liagnsa avvenuto nel 1664, ^ « circa il quale anno tremò di moti sotterranei anche 
Zante ». Catramin. 

Nello stesso anno Pisola di Candia fu afflitta dal terremoto; e due anni prima, cioè nel 1662, 
ve ne era stato uno rovinoso. P. 
ICMO novembre. Scosse a Corfh ed a Porto. P. 

Secondo lo stesso autore, si ebbe in questo mese un terremoto nel T Assiria, pel quale rovinarono 
cinque città e 50 villaggi {Afém. sur les tremhl. de terre dans le hassin du Hhin). 
Lo S. pone un forte terremoto in Dahnazin nel dicembre di questo stesso anno. 
lOGT aprile 6 (s. n.) 7 a. Terremoto disastroso a Hagiisa, dove perirono 5000 uomini. Venezia fu forte- 
mente scossa; la piccola isola Mozzo fu interamente devastata; Castel Novo, Budua, Cattaro rima- 
sero assai danneggiati. Questo terremoto fu risentito fino a Costantinopoli e Smirne. P. 

Probabilmente questo stesso terremoto rovinò anche V isola di Cefalonia, poiché nel catalogo del 
Fuchs trovo che la medesima soffri in quest'anno per un grande terremoto. 
» novembre. Violentissimo terremoto a Smirne, che si estese fino a Costantinopoli ed a Venezia, P. 
16T3 maggio 7 (s. v.?) Terremoto a Candia ed a Zante. P. 

16T6 fine d*aprile, dopo il 23 (s. v.?) Forte terreipoto a Zante, pel quale i mobìli si urtarono tra loro e 
si produssero parecchie lesioni nei muri. Il signor Giorgio Wheler, al quale si dove questa notizia, 
risentì egli stesso la scossa e ne rimase profondamente impressionato, mentre egli dico che gli 
abitanti sono così abituati ai terremoti che non vi fecero caso. Aggiunge inoltre che la città è ben 
costruita con pietra da taglio; ma gli edifici sono assai poco alti a causa dei frequenti terremoti i 
quali avvengono quasi tutti gli anni, una o due volte per settimana in primavera, e scuotono siffatta- 
mente le case, che i muri sono tutti fessurati. P. 
10S5 decembre 20 (v. s.?). Terremoto a Zante, non conosciuto dal Barbiani. S, 

10S8 giugno 5 (s. n.) ore 21. Terremoto disastroso in Campania ed in Basilicata con 20,000 morti. Cer- 
retto ed alcuni paesi vicini furono quasi interamente distrutti. Ivi si aprì un monte, un altro si 
spaccò a Vico, a 17 miglia da Napoli; ed a NE di Benevento si aprì una fenditura lunga 2 miglia, 
larga 3 piedi e di smisurata profondità. Questo terremoto si sentì anche in Romagna, nel Veneto ed 
a Smirne. — Altre scosse disastrose, specialmente per Napoli, avvennero l'indomani alle ore 9 ita- 

^ Si tratta probabilmente del terremoto di Ragusa del 1667, come appresso. 



liane; e poi replicarono per 2 meiti, in generale con poca forza. — Nel gennaio dello steimo arno 

un violentissimo terremoto aveva atterrata l'islicci in Basilicata, Tacendo 2000 vittime. Hercalli. 

10O3 gennaio 9, ore 4 it., e gennaio 11, ore 20.45 (n. n.). Grande terremoto kìcuIo, forse il più micidiale 

(li tutti i terremoti italiani. Le xcoxse furono ondulatorie nel giorno 9, .lussultorìe nell'I], della 

durata dì 4 minuti, disastrosiasiroe in tutta la Sicilia, ed in upecial modo nella parte orientale. 

Rovinarono, pii'i o meno interamente, 49 città, molti villaggi, 972 tra chiese e conventi, e vi furono 

circa 93,000 vittime. Solo a Caiania perirono 15,000 perHone. Patirono anche moltinsimo Itiìfrmo, 

parte della Cnìahria; minori danni a Milazzo, Trapani ed in generale in Val di Min- 

Tremoto del 9 scosse con gran violenza V Ìsola Lipari, senza arrecarvi danni ; quello del- 

inoso anche a MaìUt. Contemporaneamente al terremoto siculo vennero scense la Srizzera, 

la Germania, VOlanda e l' Inghilterra. — L'attività dell' Ktna aumentò nel giorno 9 e non 

rombi spaventosi. 11 mare presso Augusta, nel momento delle maggiori scosse, si ritira 

già per 40 passi; ed a .V<i^ fremeva orrendamente tempestoso. Da una spaccatura 

lift pianura di Catania, a circa 4 miglia dal mare, uscì acqua salata, e grandi massi di 

irono dalle montagne. In molti luoghi, mura altissime saltarono a pìi'i di due passi dai 

lenti, gli uomini furono Klialzati duo piedi da terra, ecc., ecc. — Fino alia metà di luglio 

ripeterono più o meno seiisiliili i|ua e là in tutta la Sicilia. Mercallì. 
e che le scosse piii potenti non siansi propagate fino alle isole Jonie. 
■remoto in Sicilia e nell'Arcipelago. Neil' isola di Nfgroponle fu rovesciato un bastione. P. 
Fortissimo terremoto a Zanle, riportato dal Catramin. Rovinarono case, campanili e 
morti e non pochi feriti, 
sera dell'//) e 5.30 a. del 12). Due fortissime scosse a Santa Maura, Corfù e Cefahiiia. 
molte rovine; ed in Amaxieìn (Santa Maura) e Contro rimasero uccise 16 persone. [1 ter- 
S molti giorni. S. 

imbre 1704 al gennaio dell'anno successivo, scosse di terremoto nell'isola di Santa Maura, 
irono molti danni. Il Baglivi non segnala che l'ultima settimana di gennaio. Queste 
(trose non si propagarono fino a Zante? P. 
anno lo Zois pone una scossa sensibile a Zanfr. 

rte terremoto a Zanle, il <[uale arrecò molti danni, in occasione dell'eruzione sottomarina 
IO, quando emerso l'isolettii « Caimeut » (Nca Caimeni) .secondo che dice il Rarbiani 
dito giornale. Catramin. 

Altro terremoto a Zanle, però meno rovinoso del precedente. Catramin. 
0.30 a. Fortissimo terremoto a Zanle; parecchi edifìr.i crollarono e perirono due 

Terremoto disastroso a Patrntno. B. 

Terribile terremoto nell'isola di Cefuloiiia, pel quale crollarono 2H0 case; la terra s'aprì 

areno delle sorgenti d'acqua calda. Oli abitanti passarono due mesi accampati nei giar- 

715 i Turchi s'impadronirono della Morea e dell'isola di Santa Maura, avvenimento 

la terremoti che annunziavano la collera celeste. ìì. 

lile, dice il Perrey, che l' isola di Zante abbia risentita (]unlcuna. di queste forti e 

Forte terremoto nella Morea ; la città di l'airamio soffri assai. P. 
rremoto nella Marea. S. — Non è forse lo stesso precedente? 

Terremoto a Zanle, che lo Zois dice ricordato, al pari di quello del 1810, dal conte 
Illa. 

8 p. Grande terremoto a Santa Maura. La città Aniaxichi soffri (]uestA volta meno di 
miliani, Agion l'etros. 8. 

7 p. Violentissimo terremoto a Zante, che per tradizione è sopravvissuto nella memoria 
nti, quantunque non se ne conoscano ì particolari. B. — Il De Biasi dice che le scosse 
IO per mesi. 

6 p. Terremoto a.Mai grande a Sonia Maura, durato per diverse ore senza danni, il 



39 

quale fu forte anche in Arta e nella Morea, Questo terremoto fu anche più forte per ÀrgosUìli e 
Lixuì'L Non si ebbero però molti casi di morte. Si deve ammettere ohe anche per Zante si tratti 
del 9 febbraio e non deirs. S. 

1T28 febbraio 11), 4.30 o 5 a. Terremoto di.sastroso a Sania Maura, grandissimo a Cefalmtia e Zante. 
I Dappertutto gravi danni, specialmente a Cefalonia, ad Erissos nella parte settentrionale, ed a 
' Paìichi nella parte occidentale; ma più forte fu il terremoto della sera del giorno 9. S. 

llTST* Altro forte terremoto a Zante, riportato dal Catramin e dallo Zois, oltre quelli del 1723 e 1729. 

1T30 giugno 27), ^ 2 a. Terremoto a Zante sì terrìbile che a memoria d^uomo non se ne ricorda un 
altro simile. La terra muggì per più di mezz'ora, ed i muggiti si prolungavano dalla parte di sud ; 
crollarono molte case nella città e nei villaggi, e diversi massi precipitarono dalle montagne in 
mare. Seguirono tante scosse durante le 24 ore che non si potè contarle; esse continuarono 
durante otto giorni ed una notte, e furono innumerevoli. B. 

1T32* Scossa assai viva a CorfUy accompagnata da gran rumore dalla parte del Forte, ove il mare 
parve gonfiarsi. B. — Il Perrey aggiunge non esser detto che fosse avvertita a Zante. 

In questo stesso anno, ad ore 13 ^/a ^^^ ^9 novembre (s. n.), avvenne un disastroso terremoto 
in Italia, il quale colpi la Terra di Lavoro, la provincia di Molise, la Capitanata, la Basilicata, 
la Calabria, il Principato Citra, e più ancora il Principato Ultra. Ariano e Bovino rovinarono quasi 
interamente con la morte di circa 310 persane; a iVripo/t perirono solo 4 persone. In tutto si nume- 
rarono 1940 morti e 1455 feriti. Mercalli. 

IT30. Scosse nelle isole di Cipro e di Cefalonia, ma più deboli in quest'ultima. B. 

Queste scosse, dice il Perrey, furono simultanee e si estesero fino a Zante? — Il Saint-Sauveur dice, 
che risola di Cefalonia risente assai spesso forti terremoti. Nel 1736, 1743 e 1752 questi produs- 
sero danni considerevoli, specialmente nella parte settentrionale dell'isola. Si notò che accostandosi 
ai pozzi, si sentivano esalazioni forti di solfo. {Voyage historique, ìittéraire et pitioresque dans les isles 
et possesaions ci-devant Venitiennes du levant, savoir: Corfoit,.,., Cephaìonie, Zante,,,,. par André- 

« 

Grassbt Saint-Sauvkur, pag. 36). 

1T48 febbraio 13-14), Mn. Terremoto a Zante, pel quale crollarono due campanili e diverse case, tanto 
in città quanto nei villaggi, rimanendo molte persone morte sotto le rovine. B. — Il De Biasi dice 
che fu avvertito anche nelle altre isole Jonie, e che si trova pure nel catalogo del Chioti, 
stampato nella « Chipseli », 1886, nel quale questo terremoto si dice avvenuto alle ore 2 Vs del 14, 
e si aggiunge che. si ebbero circa 120 morti e altrettanti feriti, e che per tutto un anno tremò la 
terra. — Trovo nel Mercalli che in quest'anno vi fu un terremoto rovinoso a Matta. 

1T43 febbraio 9, ore 12. Terremoto forte, durato per alcuni minuti secondi, che produsse disastri nella 
parte settentrionale dell'isola (di Zante V). Z. 

Secondo il P., si ebbe in quest'anno a Cefalonia un terremoto assai forte che produsse rovine 
nel nord dell'isola (di Cefalonia?); ed inoltre al principio di marzo avvennero violentissime scosse, 
con case crollate, in provincia di Otranto, specialmente a Nardo, 

Dal modo in cui si esprime il Saint-Sauveur (vedi anno 1736) sembrerebbe che i danni si produ- 
cessero nel nord dell'isola dì Cefalonia e non di Zante. — In questo stesso annoio Schmidt pone un 
terremoto a Corfti, pel quale rovinarono il palazzo del provveditore e quello del vescovo. * 

1T40 gennaio 25, all'alba. In occasione della festa di San Gregorio Teologo, giorno di sabato, comincia- 
rono spaventevoli terremoti, dalle ore 9 del venerdì fino al vespero del Santo; e terminarono alle 
ore 9 di notte nel tempo del mattutino. Lo scuotimento divenne poi così debole, che si sentivano 
soltanto i rombi ad intervalli di un pater noster. Le scosse incominciarono di nuovo alle ore 9 e 
si verificarono quotidianamente ; e ciò per molti giorni fino a una settimana, forse più e non meno. Z. ^ 



* Il Catramin e lo Zois riportano il giorno 29 giugno. Secondo la fonte, da cui ha attinto il Barbiani, il ter- 
remoto avvenne di venerdì. 

' Secondo il P., si ebbero scoBse di terremoto con danni a Corfù nel 1745, e l'isola di Zante non u raenEionata. 
^ Tale notizia fu già pubblicata dal De Biasi nella Nuova Era, 1891. 



40, 

1T4$ inaggio 14 (s. v.?) ore 21. Disastrosa scossa a Vosliiza (A.igion), accompagnata da grande maremoto. 
Intorno ad essa il signor De Biaxi pubblicò g\k un Bunto in lingua greca nella rivista ateniese 
« Parnaso » (tomo XIV, n. 1) di una relazione ohe trovasi nell'archivio della cattedrale cattolica di 
San Marco a Zante, e che, trasmessami gentilmente dal medesimo signore, io credo utile riprodurre 
qui testualmente. 

" Lettera scritta dal console Lappo al N. H. provveditore del Zante. „ 

so in Vostizza degno di memoria mi spinge rassegnare all'È. V. con questa 
sue prodigiose conseguenze. Martedì scorso su li 14 del corrente alle ore 21 
erremoto che (jui a Patrasso per la misericordia dell'Altissimo apportò poco o 
uo sforzo e la sua maggior forza È stata in Vostizza, città di questo Regno 
camino da questa verso la parte del Golfo di Lepanto. La città è situata piut^ 
aleggiata verso il mare in maestro da una terra montuosa che per l'eminenza 
ne del paese. Formano il porto due punte In maestro a Levante distanti una 
t incirca ed eravi in mezzo la riva del detto porto la dogana, magazzeni, un 
misurata grandezza e rinomatissimo per la sua estensione; a piedi del quale vi 
acqua dolce riddotta da una fabbrica in sei fontane. — Fattosi sentire colà il 
irincipio mediocre, diede campo agli spaventati abitanti sortire dalle loro case 
alle corti e strade aperte. Scuotendosi in seguito sempre pìi) vigorosamente la 
;gìor parte delle case, chiese, torri, senza troppo danno delle persone, dall'an- 
I di esser per avanti sortiti tutti dalle loro abitazioni. — Orrìbile & stato quello 
lei porto, ove si trovarono approdati aiicìii e barche con due feliicche napoli- 
il terremoto, placido all'ultimo grado il mare ritrossi addietro dal suo letto 
estensione, lasciando il fondo del porto, nudo di acqua con inaspettato terrore 
vicini al lido, i quali as.seriscono, che il fondo stesso cesse a formarsi un abisso, 
istanza t'acqua, sì alzò In un subito formandosi in un onda tanto eminente da 
ita del porto che copriva le montagne dell'opposta vicina Romelia. Inanimossi 
so la città gittossi, altre due volte ritrocesse e ritornò sempre più sollevata, a 
ma machina d'acqua ascose il platano tutto ed andò ad estinguersi alla cima 
re la Città. Fu della divina Onnipotenza non aver sorpassato Ìl monte che altrì- 
cata e portata seco la città intera con tutti gli abitanti, come fece delli ma- 
con le mercanzie, dogana, case, fontane e platano, del quale uno solo tronco 
osi delle altre vestiggie e minima reliqua. Estesasi ancora l'onda per la cam- 
le ed ìttgojò armenti e te persone che ha trovato sin ove è arrivata. Seco assorbì 
feluche con la gente, previ quelli che trovatisi per sorte in qualche distanza 
<ero a fuggire alla venuta del primo colpo, cosi fecero quelli della città fug- 
ìrso le montagne, supponendosi seguitati dall'acqua in qualunque semita in cui 
>er loro salvezza. Miracolo fu quello che sollevando il paron di feluca napoli- 
ira il platano lo condusse e lo lasciò nella cima del monte. — Rltrocesso poi il 
roprio centro, lasciò per la terra pesci d'ogni qualità. Maravigliosa cosa è che 
etto è accaduto in un sol momento. Gli abitanti di Vostizza sono dispersi per 
■ti ed hanno intieramente abbandonato il paese per la continuazione di sco.sse 
;avia frequenti si fanno sentire. — Per quanto si traspira è accaduta qualche stra- 
Itre parti del golfo di Lepanto nella Kumelia n motivo del detto terremoto per 
zion d'acque e per la distripazione che fece nelle campagne >. 
7 maggio 1748 *. 

isi ha trovato recentemente nell'archivio che questo ste.sso terremoto fu inteso 
debolissimo, e che il provveditore di questa città pregava con un ordine di 
ìa Vostizza venivano a Zante. 



41 

ITSO giugno 7 (a, v.?). Violento terremoto in Marea, specialmente neir isola di Cerigo, la cui città fu 
subissata con più di 2000 morti. Nello stesso anno terremoto nella Ruraelia che rovinò Filippo- 
poli. P. — 11 terremoto della Morea avvenne, secondo altri, il 7 luglio. De Biasi. 
1T5S maggio. Scosse a Zante ^e ad Andrinopoli (Adriauopoli) B. 

principio di giugno. Terremoto a Zante^ che durò due minuti e causò qualche danno. Lo stesso 
anno a Cefalonia forti scosse, che von Hoff ritiene simultanee a quelle di Zante. B. (Vedi anche 
Tanno 17^6). — Il terremoto di Zante fu avvertito anche ad Itaca, De Biasi. 
1T54 giugno 12 (s. v.?). Violentissimo terremoto in Morea ed a Mefelino, che si estese in Sicilia e nella 

Italia centrale. P. 
1T50 febbraio 13 (s. v.?). Una fortissima scossa a Corfìt. B. 

In questo mese, senza indicazione di giorno, due scosse considerevoli a Malta. P. 
» ottobre 20 (s. v.?). Scosse violenti in Morea, specialmente nei golfi di Lepanto e di Corinto, risen- 
tite in Sicilia. Dicesi che delle nuove isole apparvero nell'arcipelago greco. P. 

Ed altrove lo stesso autore dice che in questo giorno vi fu in Sicilia un terremoto dei più vio- 
lenti, risentito anche in Morea. 
ITST agosto 6 (s. n.). Terremoto a Milano ed a Siracusa. Secondo alcuni, vuoisi che la metà di questa 
ultima città sia stata distrutta con la morte di 10 mila persone. P. 

Lo stesso autore {Mém. sur les tremblements de terre dans le bassin du Rhin), dice che il 
6 agosto vi fu una scossa a Basilea^ ed aggiunge che nel medesimo giorno avvenne uno spaven- 
tevole terremoto in Sicilia, dove la metà della città di Siracusa crollò, uccidendo 12 mila persone, 
e si risentirono delle scosse anche a Milano. 

Non è improbabile che l'eco di questo terremoto giungesse fino alle isole Jonie. 
IT02 aprile 9. Grande terremoto a Santa Maura, senza danni. S. 
ITOG luglio 11) 5 a. Grande terremoto a Zante ed a Cefalonia, il quale gettò giù un gran numero di 
case. Il 20 maggio vi era stato un ciclone. S. — Secondo De Biasi, fu sentito anche ad Itaca. 

Probabilmente si tratta dello stesso terremoto qui appresso riportato, la cui data, forse riferita 
al nuovo calendario, è causa della discordanza. 

li*glio 24 (s. V. ?). Una violenta scossa a Cefalonia, che durò tre minuti, e fu seguita da tre altre 
meno considerevoli nello stesso giorno. La terra continuò a tremare di tempo in tempo durante 
50 giorni, ed il 18 ottobre non era ancora interamente tranquilla. Crollò un gran numero di case, 
e la maggior parte delle altre furono gravemente danneggiate; circa 20 vittime. — A Zante alla 
fine di luglio (il 24?) si avverti una forte scossa, e si ebbero sei repliche, ma con meno violenza, 
nello spazio di 24 ore. B. e P. — Questa scossa non si trova nello S. 
ITBT luglio 11) 6 p. Violenta scossa, per la quale tutta Cefalonia fu conquassata, ad eccezione di 
Argosioli, e dei villaggi; crollarono tutte le case di Lixuri, e perirono 50 persone. I terremoti 
.non cessarono in tutte le isole, e tutta la popolazione dormiva air aperto. — Questa scossa ar- 
.' recò danni e fece vittime anche a Zante, ed era stata preceduta per circa un mese da piccole 
/ scosse quasi giornaliere. Le scosse si ripeterono poi ogni giorno per più di due mesi. Tutte le case 
della città furono danneggiate, e parecchie crollarono; anche i campanili furono danneggiati.* B. 
Lo S. dice che la data si riferisce airantico stile, ed aggiunge che a Palichi (Cefalonia) tutto fn 
completamente distrutto, e che questa sciagura rassomiglia affatto a quella sopraggiunta un se- 
colo dopo. — Trovo nel catalogo del Mercalli che il 14-15 luglio (s. n.) di questo stesso anno vi fu 
un terremoto disastroso in Calabria Citra, specie a Cosenza, Luzzi e Sant'Agata, con repliche fino 
al 18; e nel 14-15 vi fu terremoto anche in Terra d'Otranto, a Gallipoli. 
» J fine di luglio. Violenti scosse nell'isola di Cefalonia. La campagna ha sofferto assai, e la metà della 
j città è stata distrutta; 253 vittime ed un numero ancor più considerevole di feriti* Queste scosse 

* Una descrizione più particolareggiata intorno ^ questo ed al seguente terremoto si trova nelP illustrazione 
zantiota la Chipseli, scritta in lingua greca (anno 1887, pag. 38), dove il De Biasi riporta alcuni documenti ine- 
diti, nei quali indubbiamente ha attinto anche il Barbiani. 

6 



ì> 



42 

si SODO comunicate all'isola di Santa Maura, che è Htata gravemente danneggiata, come pure quella 
à^ Argos. Il Ca$<tillon riferisce Tavvenimento al 27 luglio 

Secondo il Barbiani, all'alba del 24 luglio (s. v.), si ebbe a Zante un terremoto più forte di 
quello dell' li luglio, ma più breve, il quale gettò a terra la croce di due chiene e parecchie pietre 
dalle case. I terremoti continuarono fino al H settembre, ricominciarono dopo ottobre e continua- 
rono durante l' inverno e l'estate. Lo S. non fa menzione di questo terremoto. ' 
[ ITOO ottobre 1°). 2 a. Grande terremoto a Santa Maura nella notte dal 30 settembre ^1 1° ottobre. S. 
li riporta soltanto che verso la fine di quest'anno a Santa Maura un violento terre- 
) 700 case, seppellendo nelle rovine la maggior parte degli abitanti. Tutta l'isola sof- 

irno di domenica. Terremoto n) grande alle i^ole Sirofiuli, che la terra tremava come 
d'albero, e la torre del monastero cadde in rovina. D.' A. Gaeta Foscardi. (Vedi 

violenta a Uagma. Circa la stessa epoca, una terza parte della città 
distrutta da un terremoto. P. — A Santa Maura caddero case e chiese. De Biasi. 
! a. Gran terremoto a Zaiite, secondo lo Zois. — In un documento inedito, pubblicato 
nel giornale la « Chlpseli * sopra citato, è detto che alle ore 2 dì notte del 9 di- 
i un gran terremoto, il quale incusse spavento. 

Terremoto a Zaiik, Cefaloiiia, Santa Maura. Nella fortezza di Santa Maura morirono 
G molte altre rimasero ferite. Lo stesso giorno terremoto a Venezia e Padova. P. 
I.) dello stesso mese, alle 7. IO p., avvenne una disastrosissima scossa nelle Calabrie col 
istmo tra ì golfi di Squillace e Santa Eufemia. Verso sud, Messina e Reggio ebbero 
rno. La scossa si senti fortemente anche in Basilicata, nel Principato Cifra, a Napoli, 
Bari e di Otranto ed in tutta la Sicilia. Pub essere egli mai che questa scossa non si 
to nelle isole Jonie? 

perù il notare come anche nelle due non meno disastrose scosse del 5 e 7 febbraio 
nelle Calabrie, ma con il centro di scuotimento più a sud, non si faccia menzione 
località della Grecia. Eppure, secondo alcune relazioni di questi famosi terremoti 
le scosse si sarebbero propagate fino alle isole Lipari, a Roma, nelle Romague, e sì 
ìli anche all' Osservatorio di Milano, col perturbare alcune osservazioni astronomiche. 
,g. 145 dell'opera di Saint-Sauveur, citata di sopra nell'anno 1736, vi è un passo da 
le il movimento sismico si propagò effettivamente dall'Italia alla Grecia. Infatti vi si 
I osservato che tutte le scosse che hanno danneggiato Lisbona ed ultimamente la Co- 
tate intese alla stessa ora in tutte le isole, ma specialmente a Zante... *. 
setletnbre. Parecchie forti scosse a Cefalonia, con molti danni. Furono risentite, ma 
a Sanlu Maura ed Argos. — Non si fa da von Hoff menzione dell'isola di Zante. P. 
bre di quest'anno lo Zois pone per Zante un terremoto sensibile. 
3 p. Violenta scossa a Patrasso, che rovinò la città e la fortezza, 
il giorno seguente, una seconda scossa fece crollare tutte le chiese ed una parte della 
irono 38 cristiani e non si conosce il numero dei turchi morti. — Si ebbe anche un ter- 
lite, ma non cosi forte; fu di lunga durata, ma non arrecò danni.' B. 
io. Scosse si forti a Coi-fh che una gran parte della città fu distrutta, con 126 morti 
di feriti ancor più considerevole. L'isola di Corfh e A'Argos subirono anche gravi 
ii fa menzione di Zante. P. 

riportati dal H. parrebbe che effettivamente nel luglio 18GT si foesero avute due distinte scosse 
i Btrsno che le date di entrambe coincidano con quelle di due altre scosse puro del luglio 

erta il 20 marx». 

ai trovano nel documento inedito, pubblicalo dal Do Bissi nel giornale la Ckijineli sopra 



43 

1T8T dicembre 20-21 (». v.) notte. Una TÌvissima scossa a Zanie, la quale fu ondulatoria, proveniente da 

ponente; nessun edifizio fu danneggiato. P. 
1T8S gennaio 20, Una forte scossa a Zante, secondo von Hoff. Non è forse la stessa precedente? P. 
ITOl ottobre 22). 9 p. * Scossa disastrosa a Zante, Cominciò con morimenti uguali, la cui direzione 
sembrava S-N, ma che in realtà erano di sussulto; la durata si può calcolare un mezzo minuto e 
non un minuto e mezzo, a dire di alcuni. Circa la violenza, a giudicare dagli effetti prodotti, 
t si può con certezza concludere che questo terremoto è stato il più forte di questo secolo ed alla 

fine del secolo precedente. La scossa fu risentita in tutta Pisola, ma non produsse da per tutto gli 
stessi disastri; cosi le abitazioni situate sulla montagna od ai suoi piedi non soffrirono punto od 
assai poco, mentre quelle nella pianura o sulle colline, specie le colline che formano una catena 
al nord-est deirisola e che volgono a mezzogiorno, riportarono danni assai più gravi. A Bocàìi, 
borgata situata su queste colline, i mulini a vento furono distrutti; e la Fortezza che domina la 
città, divenne un mucchio di rovine ; poiché non solo le case dei particolari, ma anche le chiese 
greche e latine, i conventi, i depositi di munizione, le prigioni ed altre costruzioni solide furono 
interamente conquassati, come pure i muri di cìnta delle fortificazioni. Il villaggio Gaitani, situato 
sotto la Fortezza, divenne un mucchio di pietre. — In città molti muri crollati, e quasi tutti crepac- 
ciati od inclinati; i tetti delle case interamente conquassati, la maggior parte dei camini caduti e 
quasi tutte le chiese greche danneggiate. 

Il conte di Scilla, a cui si debbono le precedenti notizie, nota assai giustamente che non bisogna 
attribuire a questo terremoto tutti i guasti già causati dai terremoti anteriori del 1742 e 1767; 
poiché in allora le case furono soltanto racconciate, riempiendo e ricoprendo le fenditure. Fa inoltre 
osservare che, salvo qualche eccezione, gli edifìci poco solidi o difettosi nella costruzione furono 
interamente distrutti, e che, in generale, quelli colle fondamenta sopra un terreno sodo resistet- 
tero meglio. I morti sul colpo furono 22 ed i feriti più di 70. 

Secondo un altro relatore, il signor De Saint-Sauveur, la scossa fu immediata e verticale, seguita 
da un'ondulazione SE-NW vivissima, e durò alcuni minuti. Anch'egli fa osservare che non fu risen- 
tita colla stessa forza in tutta IMsola. Cosi tutta la parte occidentale dell' isola non riportò alcun 
danno, mentre tutte le abitazioni costruite sopra le elevazioni ad est; ed in particolar modo la 
Fortezza, furono subissate ; sei villaggi situati ai piedi di queste montagne furono quasi interamente 
distrutti. Dei pilastri quadrati, sostenenti un tetto sporgente, girarono soltanto sul loro asse ; in più 
punti, in riva al mare, il terreno si aprì. 

Nei primi 8 o 10 giorni si ebbero più scosse al giorno, che però fortunatamente non arrecarono 
alle case, cosi malmenate dalla prima commozione, tutto quel danno che si poteva temere. Le scosse 
continuarono per più di sei settimane, ma non forti. Esse furono vivissime nel piano, ove si trovano 
le sorgenti di catrame; ed i villaggi circonvicini ebbero singolarmente a soffrirne. La più grande scossa 
si è fatta sentire in tutta la sua forza a Gastroni (Gastuni ?) piccola città della Morea, e su tutte 
le coste di questa penisola dirimpetto all'isola di Zante, cagionandovi danni assai considerevoli. 

Tra le repliche è da menzionarne una notevole, avvenuta la notte dal 5 al 6 novembre, secondo 
; il De Saint-Sauveur, e nella notte del 10, stando al conte di Scilla. Questa scossa fu poco intensa 

! nell'isola, ma fece tal rumore in mare che la gente delle navi nel porto credette che la città 

i 

)^ fosse stata interamente distrutta; e fu si vivamente sentita a bordo di un vascello da guerra vene- 

\ ziano, che si trovava allora di stazione a Zante, che fu inviato tosto un ufficiale a terra per infor- 

\ marsi dello stato della città. B. 

Il Mercalli riporta che in questo mese si ebbero parecchie scosse rovinose (?) in Sicilia, Calabria 



ed in Turchia, 

1S03 ottobre 26 (s. v. V). Mg. Terremoto a Costantitwpoli ; una parte della città fu distrutta. Le scosse, 
continuate per più di 20 minuti, si estesero nella Bumelia, nella Valachia e fino a Pietroburgo ed 

' Lo Zois riporta erroneamente le ore 3 a.; e cosi pure il Mitzopulos, basandosi sul primo. L'aver poi scambiato 
tre ore di notte (9 p.) con 3 a. deve aver fatto posticipare il terremoto di un giorno, ponendolo al 23 ottobre. 



I 



44 

a Mosca, ed a sud fino alle isole Jonie. Si fa menziotie di Itaca come limite meridionale in cui fu 

risentito questo terremoto. Ma i] suolo di Zante cosi ttoggetto alle commozioni sotterranee, restò 

calmo durante queste scosse che durarono pib di 20 minuti ? P. 

lAAJ. nitinun 7.fi is D 9\ Mn. Due scosse fortissime, a breve di^itanza tra loro, nella Marea e segnata- 

illa qual città crollò un gran numero di case con molte vittime. La porzione 

;gi circostanti, situati lungo la costa, furono quasi interamente distrutti. Alle 

cossa produ.sse altri danni specialmente a Patrasso. 

no risentite fortemente anche a Santa Maura ed a Zante, nelle quali due isole si 
10 i terremoti furono frequenti. A Zante la 1* scossa avvenne a Mn. precisa, 
one negli abitanti. La 'ì" scossa, che segui quasi immediatamente e durò più 
;ora pÌCi forte, poioliò si staccarono dei plafonds, s' aprirono porte e finestre ed 
iciati in tutte le camere. La scossa delle ore 3 a. fu assai meno intensa e 

|). Terremoto a Ctiìamata nella Messenìa. Alle 3 a. del 29 maggio (s, n.) due 
Marea; ed il 30 maggio terremoto a l'iilrasso, certamente quello stesso pre- 

evar del sole. Quattro forti scosse in otto minuti alla Canea nell'isola di Candia. 
;he furono risentito in Sicilia, e che in questo stesso anno si ebbe un terremoto 

he il giorno 3 luglio (s. n.) si senti una scossa di terremoto non solamente da 
anche in Baranello nel contado di Molise, e da molti in provincia di Bari; 
no, al levar del sole, ed a ciel sereno, avvenne, secondo la Gazzetta Ligure, 
eir isola di Candia. Nella città di Canea caddero 15 case e 3 campanili, e molti 
leggiati colla morte di 30 persone. A Retimo e nei villaggi circostanti la rovina 

iorno, secondo il Mercalli, vì fu una lieve scossa aW Etna. 
erte scossa a Miiaca presso Olimpia. S. 

notte. Terremoto a Corfù con scosse sì forti che hanno svegliata ed allarmata 
Lo stesso fenomeno si ripetè l'indomani ed il giorno seguent^. Parecchie case 
«una crollata. P. 

:osia violenta a Zaiite, ma senza danni. Lungo la riva meridionale del pìccolo 
irmò una spaccatura larga due pollici, dalla quale usciva un vapore esalante 

0. 55 p. Scossa a Xajmli dì circa un minuto. Alla stessa ora se ne ebbe una 
spaventevole, che fece passare agli abitanti la notte all'aperto. Alle 10. 15 p. 
che a Trieste. Lo stesso giorno (l'ora non è indicata) avvenne a Malta la più 
siasi mai risentita colà, durata due minuti, seguita l'indomani da due altre 
incora che nella notte dal 16 al 17 VElna produsse un rombo fortissimo seguito 
di cui uno fu risentito a Malia, in Africa ed anche nell'isola di Cipro. — Circa 
ttà di Candia fu rovinata da un terremoto e perirono 2000 persone.. P. 
ital. Una scossa fortissima a Zante che non trovo riportata né dal Perrey, ne 
:ome viene descritta in un manoscritto che conservasi nella biblioteca Fusco- 
notte venerdì, li 21 giugno 1810, alle ore sei è mezza italiche, si senti una 
, che parve durata quasi per mezzo Pater noater. Il suo moto parve venire 
ossa semiforte intermittente e con muggito. Il suo effetto ne fu lo smuovere 
menti di case e di precipitare alquante tegole dalle linee dei grondali. Alla 
Giorgio, si diroccarono tre case, fabbricate con pietra e creta, a Santa Trinità 
;essa sorte altre due. Dopo venti minuti del primo si senti un secondo terremoto 

e' 26 luglio del corrente ohho 180i. Napoli, 1806, p. 35. 



45 

«con muggito e con qualche scossa. Dopo un quarto d^ora sì fé' sentire un terzo dell' istesso valore; 
« come pure a mezzo giorno un quarto, ancor questo di poco conto, e con muggito. Alquanti cam- 
« panili tanto a torre quanto piramidali soffrirono delle fessure e screpoli. Nel precedente di questo 
« giorno era il primo della luna e la sera antecedente al terremoto si viddero dei lampi verso ovest 
« nord est. Avanti il mezzo giorno, dopo il terremoto, si osservarono delle nubi di color bianco 
« nericcio provenienti dall'est all'ovest. Questo è il dettaglio del teri'emoto successo in oggi ». 

Nello Zois trovo che il terremoto fu terribile, rovinò motte case tanto in città, quanto nei villaggi, 
e fu susseguito da altri 15 piccoli. 

Esso si trova contato tra i 10 piìi memorabili, avvenuti a Zante, nel Saggio storico-statMiico della 
città ed isola di Zante compilato dal Co. Paolo Mercati nell'anno 1811; e probabilmente è quello 
stesso che nel Perrey si trova riportato, sotto il nome di von Hoff, nell'estate del 1811. Infatti 
nel manoscritto del Saggio storico suddetto del Mercati, conservato pure nella biblioteca Foscoliana di 
Zante, sono stati di poi aggiunti i terremoti del 1820 e 1840, e sarebbe assai difficile che fosse stato 
dimenticato quello del 1811. 

Von Hoff compara questo terremoto a quelli del 1752, 1787 e 1820 ed aggiunge che i danni, da 
esso arrecati, non sono ancora dimenticati. Lo scosse erano ond., e furono quotidiane per 30 o 40 
giorni. Non sempre furono risentite sulle coste vicine. Lo S. riporta le stesse notìzie di von Ifoff. 

18U estate. Vedi il terremoto precedente. 

181T gennaio T, Mg. Terremoto in mare presso Zante, S. 

» agosto 28), 8 a. Scosse in Aforea, annunciate da una detonazione e da rumori sotterranei. La città 
dì Vostizza (Aigion) fu distrutta in 17 minuti in mezzo al conflitto di venti opposti; le acque del mare 
si scaldarono a tal grado nelle vicinanze, che dei pescatori si scottarono immergendovi le mani. 
Il terremoto fu sensibilissimo a Connto, ma ebbe un carattere d'intensità notevole a Patrasso e 
fino neW Elide, Le scosse continuarono per otto giorni. P. 

1818 febbraio 20 (s. n.). 7. 10 p. Grande terremoto in Calabria, Sicilia e Malta, Si ebbero danni con vit- 
time nella zona orientale della Sicilia, specialmente a Catania. P. 

Verso il 1818, secondo Ansted, furono registrate a Cef aionia ed a Zante tutte le sensibili scosse 
per pia di due anni. Se ne contarono trenta a Cefalonia ben constatate; ma nessuna, sebbene 
presso a poco avvenuta nello stesso tempo, ebbe coincidenza esatta con quelle di Zante (Nature, 
giornale inglese, voi. XLVII, 1893, p. 394-395). 

1810 settembre 4 (s. v.?). 9 p. Due violenti scosse a Corpi, per le quali suonarouj tutte le campane della 

città. Non è detto che fossero risentite a Zante. P. 
i 1830 febbraio 21y matt. Una scossa così violenta a Santa Maura che una parte della fortezza, le chiese e 
quasi tutte le case costruite in pietra crollarono. La piazza, situata nel mezzo della città, s'abbassò 
sensibilmente. Questa scossa è stata la più forte che siasi risentita tra tante altre; dappoiché il 
suolo di quest'isola è stato in continua oscillazione dal 15 febbraio fino in aprile. Si dice che una 
nuova ìsola ' sìa sorta dal mare nelle vicinanze di S. Maura. Ignoro, soggiunge il P., se queste scosse 
siansi estese fino a Zante. Queste notizie il P. l'ha desunte da Arago, e dice che nel Giortmle di 
fisica, chimica, ecc., di Pavia, T. Ili, decade II, p. 144, si trova una « Lettera sui terremoti di S. Maura 
nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 1820 », che però egli non ha potuto consultare. Trattandosi 
di un giornale non così facile a procurarsi, stimo utile riportare il brano della lettera sopradetta 
che si riferisce ai fenomeni sismici di Santa Maura, e che completa le poche notizie dell'Arago: 

« Articolo di lettera scritta dall'isola di Santa Maura il 28 marzo 1820 intorno ai terremoti ai quali 
« soggiacque quell'isola nei tre mesi ora scorsi dì Gennaio, Febbraio e Marzo ». 

«Dal 31 dello scorso Gennaio fino a questo giorno l'isola non ha quasi cessato di tremare a 
« causa degli spaventosi terremoti che la minacciano ora con maggiore ed ora con minore forza. 

* Anche Io 8., citando il terremoto di S. Maura del 21 febbraio 1820, dice che sorse risola rocciosa Lander- 
dales rock, su di che è da consultarsi Topera di Wibbel, Kefalonia und die Meermiihlen von ArgostoU, Hamburg, 1870. 



« Non 9Ì può fissare )a direzione dalla quale vengono, poiché ora ci assalgono da an lato ed ora 
« da un altro e ciò vale pure per lo ore nello quali li sentiamo tanto di giorno che di notte. Dopo 
• ci6 lascio di scrìvervi quale possa essere la nostra situazione, poiché facilmente potete imroaginar- 
«vela; tengo piuttosto a farvi conoscere che dacché siamo in questa funesta situazione abbiamo 
■ provato 430 scosse, fra le quali 6 ne distinguiamo per la loro durata e per le rovine ehe ci fecero 
« più particolarmente l'ultima di esse come quella che Rnl di devastare la città ed i suoi din- 

I maniera che correvamo sliìgottitì per le vie incerti del nostro line gridando misericordia 

ilo. 

nemorabile giornata di questo avvenimento fu la mattina del IT Marzo alle ore U nella 

li sentì prima di ogni altra cosa un muto suono che veniva dalla parte di ponente accom- 

da lampi, pioggia e vento, nonché da una sollevazione delle acque del mare che ad un 
allagarono la città ed i piani lungo la riva. Al momento che questo terribile annunzio 
comando manifestossì il portentoso terremoto che sprofondò all' istante una parte della for- 
ituata sull'istmo con quanto entro a quella parte si trovava, atterrò in più luoghi l'esteso 
:he attraversava la laguna, sfondò la piazza centrale della città, diroccò la maggior parte 
hiese e delle case, rovesciò tutti i camini ed i campanili, rovinò cantine, archi, acquedotti 
e fabbriche di tal natura, riempì tutte le vie di rottami e non lasciò ninna delle fabbriche 

1 senza grave danno o almeno con il loro tetto per ripararsi dalle dirottissime pÌoggÌe che 
lagnano le fatali scosse. 

a qui peraltro a narrarvi che in mezzo a tante rovine non è perito un solo individuo e 
siamo debitori allo spavento prodotto dalle prime scosse che ci obbligò per tempo ad abbai- 
la città ed a rìfugiarci nelle vicine campagne ove tuttora siamo. 

le immense perdite che abbiamo fatto havvi quella degli olii cagionata dallo spezzamento 
li che lì contenevano, in maniera che ne risente vivamente la parte più attiva del nostro 

Bene — Si ricorda ai nostri lettori che anche il Vesuvio in questo intervallo dì tempo 

maggiori agitazioni ». 

Terremoti nelVAicadia, riportati dallo Schmidt. Secondo relazioni di persone, colle quali 

S. ebbe occasione di parlare nel 1861 ad Ahnistheiui e filina, risulta che ivi si sentirono 
orti terremoti in autunno, prima dell'insurrezione contro i Turchi. La rupe, presso la chiesa 
ithena, che minacciava una parte del villaggio, perdette già nel 1820 una discreta porzione. 

29 (s. n.?J. 3.45 a.' Disastroso terremoto a Zunte. Fu preceduto da orribile rombo e 
tre scosse; la I' parve verticale, la 2* produsse un movimento ond". S-N, la 3' la più 
si manifestò per un movimento di rotazione; la durata complessiva fu di 15'-16' secondo 
i 30' ed anche piò secondo altri. Crollarono completamente un'ottantina dì case, circa 800 
ravemente conquassate, e le altre danneggiate in modo da non potere essere abitate senza 
stauri; riportarono lievi danni soltanto le case di costruzione recente e solida. Ma si noti 
ise crollate o le più danneggiate erano per la massima parte su terreno poco sodo e 

con terra argillosa e già sconnesse dai precedenti terremoti. Si ebbero solo sei morti ed 
tina di feriti; e ciò devesi al fatto, che il 29 ricorrendo la festa del patrono San Dionigi, 
te della popolazione si trovava raccolta nelle chiese, e queste non crollarono. La scossa 
;ò in tutta l'isola, e fu risentita fortemente da tutti ì legni nel porto; si sollevarono le 

mare. Una ftave, a 20 miglia dalle isole Strofadi, ossia a 50 miglia a) sud di Zante, 
le 3. 45 a. una scossa, preceduta da sordo rumore assai forte. 

alche giorno l'atmosfera era orrìbilmente turbata, e tutto il cielo coperto da nubi che 
no essere in un'attività elettrica continua. Nella notte 28-211 il tempo peggiorò, con vento 
ì frequenti lampi. Verso lifn. un sordo rumore sotterraneo; dopo le 2 a. il vento divenne 

poco prima del terremoto si ebbe un colpo dì vento di straordinaria violenza, seguito da 

il Mitzopulos riportano la data del IT dicembre (forgo s. v.), e quest'ultimo pone l'ora 3.1^ a,, 
ad errore di traBcrìzione o di stampa. 



47 

calma subitanea. Nel rimanente corso della notte, sul far del giorno ed a mezzo del mattino furono 
sentite altre 6-7 scosse, ma lievi e brevissime. Verso le 11 a. se ne ebbe una sensibilissima e poco 
dopo scoppiò un violento temporale che durò 15 ore di seguito. Intanto seguirono altre e frequenti 
scosse durante il giorno, sul far della sera e nel corso della notte 29-30, in cui si ebbe un vero 
diluvio che inondò la città ed arrecò molti danni ; due persone annegarono. Indi le scosse, non 
molto forti ma frequenti, continuarono fino al 6 gennaio 1821. * — Il P. aggiunge che questo 
terremoto del 29 dicembre fu sentito anche nella Morea e nelle isole Jonie. Il De Biasi dice che 
fu forte a Cefalonia, e che il Senza pone nel 1820 un terremoto a Corpi. 

1881 gennaio 6 (s. v. V). 8 p. Una forte scossa a Zante, ma che sembrò debole in confronto delP anzi- 
detta: fu preceduta da rombo fragoroso e fu di brevissima e lieve concussione verticale; poi produsse 
un notevole ondeggiamento N-S per oltre 20'. La sua azione è stata più forte ad ovest della città 
e nel resto deir isola, dove fece grandi danni; ma non mancò di essere dannosa anche alla città 
a causa del conquassamento generale già prodotto da quella più forte precedente. Le scosse hanno 
continuato in seguito per più giorni ancora, ma di poca o ninna rilevanza. Vedi la nota al dicem- 
bre 1820. 

Secondo Arago, questa scossa avvenne alle 6. 45 p. Delle scosse, egli dice, produssero gravi danni 
nella maggior parte dei villaggi che circondano la città di Zante. Questo terremoto e quelli del 
mese di dicembre hanno distrutta quasi completamente la città di Lala in Morea. Un gran numero 
di persone perì sotto le rovine. P. — Il De Biasi riferisce che il Benza pone nel 1821 una forte 
scossa a Corfh, 

1832 In questo medesimo anno, dice il Capocci, ^ il terremoto afflisse le isole Jonie e la Siria. 

18S3 febbraio 21)^ giorno àeW Ascensione, Il De Biasi, appoggiandosi al Benza, dice che un disastroso 
terremoto nell'Epiro distrusse 2000 case e danneggiò maggiormente Sajada, rimpetto a Corfù. 
A Corfù per tre giorni continuarono le scosse. Aggiunge che il 19 giugno crollò per terremoto 
la fortezza di Suli, e che il 20 luglio seguì altra disastrosa scossa in Epiro, avvertita pure a 
Corfh (Vedi Partsch, Die Insel Korfu — Petermann's Mitteil., 1887). 

1831: febbraio 21 (s. v. ?). 8 p. Una violenta scossa a Santa Maura ; molte fabbriche danneggiate. Nello stesso 
giorno di febbraio, ma del 1823, è riportato da Keferstein un terremoto come avvenuto in questa 
isola; ma si tratta probabilmente di un equivoco con quello del 21 febbraio 1820 o con questo 
del 1824. P. — Secondo il De Biasi, questa scossa fu avvertita in molte parti della Grecia. 

1835 gennaio 19 (s. v?.). 11 a.-Mg. Disastroso terremoto nell' isola di Santa Maura, per il quale la città e 
la maggior parte dei villaggi rimasero distrutti. In città si ebbero 24 morti e 34 nei villaggi, e un 
più grande numero di persone gravemente ferite. Lo stesso giorno alle 11.45 a. avvenne una forte 
scorsa anche a Pretesa neir Epiro, che abbattè qualche casa. Il terremoto non si è fatto sentire 
che sulle coste. P. — Il De Biasi dice che la data è in stile europeo, e che la scossa fu pure 
avvertita a Corfìt, al dire di Davi/, 

Nel Diziofiario d^ Erudizione del Moroni (T. CHI, p. 410) si dice che il terremoto del 1825 fece 
in Zante moltissime rovine; ma è strano come di ciò non si faccia menzione nella Memoria del 
Barbiani. Forse è stato confuso il 1825 con il 1820. 

* Le notizie di questo terremoto e del successivo sono il sunto di due estese relazioni^ che si trovano nella 
Memoria del Perrey sopra i terremoti di Zante, Tuna del conte Mercati, Taltra attribuita dal Perrey al Barbiani 
padre. Quest^ultìma è stata da me trovata identica a quella manoscritta, conservata nella Biblioteca Foscoliana di 
Zante, il cui autore, a parere dello stesso bibliotecario signor De Biasi, è Gaetano Grassetti di Roma, che a Zante 
insegnava letteratura italiana e latina e poi fu professore nelF Università di Corfù. 

• € Catalogo dei terremoti avvenuti nella parte continentale del Regno di Napoli ». {Atti del B, htituto d^ inro- 
raggiamentù alle scienze naturali, voi. IX, p. 360). 



Terremoti esocentrici di Zante 
I liei catalogo di D.-G. Bìrbiìki dal muggio 1825 a tutto il ISr.H. ' 

otenta scossa a Pretesa nell' Epiro ; la città sofferse molto. P, 

IO. alle 11.30 (sic) fortisaimo terremoto a Zanfe senza danni. B. 

ie scosse nella provincia d' Otranto in Italia. P. 

si ebbero nel settembre tre scosse a Zanle^ l'una alle 11 a. del 13, l'altra alle 

'ultima alle 0. 45 p. del 2S. 

ell'anno, violenti scosse di terremoto a NaraHno (Néokastron) nella Messenia. 

géol. de France, seduta del 23 febbr. 1885). 

il mese più ricco di scosse a Zante fu in quest'anno il settembre con quattro 

il novembre e nel dicembre non se ne ebbe alcuna. 

e terremoto ad Olimpia, Ladon e nella valle dell'AIfeo. Si riaprirono i catavolra 

tturati fin dal 1822. S. 

I in questo giorno a Zante alcnna scossa. 

La più forte scossa a Cefaìonia di cui si avesse memoria. P. ' 

ne ad ArgosioH una scossa assai forte alle 2. 30 p., a lui stesso ivi raccontata 

;iunge che alle 4 p. si ebbe un forte terremoto anche a Patrasso. 

si ebbero in questo giorno a Zante due scosse E-W, l'una alle 3. 45 p. assai pro- 

S'danni, l'altra cinque minuti dopo. 

) p. Terremoto in Atene. — A Zante alle 8. 35 p, S. 

3 8. 35 p. a Zante una lieve scossa ond., che non arrecò danni. 

a. Terremoto assai forte a Pirgoa in Marea, con spaccature nel suolo e cadute 
grinion ia Rumelia. Lo S., nel cui catalogo trovo questa notizia, ih la data 
ede sia espressa nel nuovo calendario. 

porta che al mattino del 3 agosto (forse s. v.) avvennero diverse forti scosse a 
ausarono qualche danno. Nello stesso tempo si rìsent\ qualche leggero movimento 
.ionia ed in diversi punti della Marea. 



■ di 

le di riportare alm 



a avendo riprodotto 1' ! 



> elenco del BarbU 



1841 
1S42 



ho trovate registrate nello Schmidt otto b 



ì dal medesimo r 



1854 
1855 



> nel catalogo del 



,9.45 a. del 2G dicembre, delle quali le due prime Botto il nome dello stesao Barbìanì. 

ir 8; 2 p. del 10; notte 10-11 marzo; notte 12 aprile e 8.30 p. del 16 agosto. Queste sono 

il D.' B. Schmidt, 

leHt'anno, le date eono sempre eapreaae nel nuovo calendario. 

e che il Ifl giugno sì ebbero nell'isola di Cefalmtia forti scosse che abbatterono qualche 

ente ni tratta dello stesso terremoto del b giugno, e si è Incorso in qualche equivoco di 

ndario greco a quello europeo. 



49 

Secondo il B., si ebbero a Zante, pure il giorno 3 agosto, quattro scosse alle 8. 50 a., due altre 
alle 8.52 ed altre tre alle 9 a., tutte in direzione WSW-ENE; deboli guasti. 
183S gennaio 23), 10. 30 a. Una scossa E-W a ZanU riportata dal B., il quale aggiunge che nello stesso 
giorno avvenne un terremoto a Bukarest. 

Lo S. dice che in questo giorno si ebbe un grande terremoto a Siehenhiirgeìi ; e nella importante 
pubblicazione * intorno al medesimo, sì trovano molti esempi di spaccature nel suolo e di coni di 
sabbia (Sandkegel), i quali mostrano grande somiglianza con i fenomeni osservati presso Vostizza 
(Aigion) nel terremoto del 1861. Aggiunge che il Kàmtz dà l'ora 9. 45. 

Intorno a questo terremoto il P. ha riportate speciali notizie nel suo lavoro Documents sur 
les tretnhìements de terre dans le Bassin du Danube, lavoro eh' io non ho potuto consultare. 
Però, in una nota alla sopra riferita notizia del B., il P. dice che le scosse cominciarono alle 
8. 31 p. del 23 e si rinnovarono ogni giorno fino al 26. Di più trovo nella Memoria del P. sopra 
ì terremoti turco-ellenici, che il 23 si ebbe una scossa a Costantinopoli alle 9. 35 p. Da tutto ciò 
parrebbe che la scossa risentita a Zante non avesse alcuna relazione col terremoto di Bukarest. 

In quanto all' Italia, trovo nel Colla che nel giorno 23 l'ago di declinazione dell' Osservatorio 
astronomico di Milano avverti con prolungate oscillazioni verticali un contemporaneo violentissimo 
terremoto, succeduto nella Transilvania, nella Moldavia e nella Russia. 
1S30 gennaio 17) 4. 45 a. Scossa indicata in Italia dall'ago magnetico dell' Osservatorio di Milano, Nella 
notte violenti commozioni a Salonicco; crollarono diverse case che minacciavano rovina. P. 

Nel B. non si trova per Zante alcuna scossa corrispondente. 
1S40 aprile 5). 6 a. Forte terremoto in Atene. S. 

In questo giorno il B. pone 5 scosse a Zante, di cui una alle 6 a. 
)► giugno 11). Terremoto in Atene. S. 

Alle 3. 15 a. dello stesso giorno il B. registra una scossa per Zante. 
» ottóbre 30). 9. 29 a. Scossa disastrosa a Zante, consistente in alcune ondulazioni S-N, terminate con 
un moto suss., della complessiva durata di 4'-5^ Secondo ogni probabilità esse cominciarono dalla 
parte sud dell'isola e non furono ugualmente forti dapertutto. La città ed i villaggi situati ai piedi 
delle montagne furono maggiormente colpiti; case crollate, altre smantellate, tutte le altre, com- 
prese le chiese, ridotte in stato da dover essere riparate. La fortezza subì danni immensi, talchò 
la guarnigione si dovè attendare. Dei massi enormi si staccarono dalle alture e caddero nel piano, 
dei rami d'albero toccarono terra da un'altezza di 2 o 3 piedi, e le bestie da soma allargarono le 
gambe per non cadere. La violenza del movimento non si rallentò che attraverso le paontagne, dopo 
aver percorso uno spazio di 12 miglia in linea retta. In un certo punto dell' isola la scossa è stata 
appena risentita; ma il rumore da cui fu preceduta, fu inteso dovunque. In campagna 1300 case 
crollate e 1500 piii o meno danneggiate; in città ne crollarono una quarantina, e 500 più o meno 
soffersero. Si ebbero 12 morti e gran numero di aborti. Nella notte precedente al terremoto, nei 
villaggi e nel piano di Oberi, ove stanno le sorgenti di catrame, si sentirono come colpi di can- 
none, tirati da lontano. 

In quanto alle repliche, se ne contarono 25 nello stesso giorno del terremoto, e 45 nel giorno 
seguente. Ed il Barbiani, da cui sono attinte queste notizie, aggiunge che la frequenza delle scosse, 
specie nei primi giorni, era tale che gli fu impossibile redigerne una tabella oraria. Nel successivo 
mese di novembre, egli contò ben 164 scosse. 

Questa scossa del 1840 essendo l'ultima disastrosa a Zante, avanti l'attuale periodo sismico, credo 
utile riportare, a complemento delle notizie del Barbiani, anche alcune altre estratte da una descri- 
zione che ne ha fatta un testimonio, oculare, il signor conte 0. Messala. 

Alle 9. 40 a., con un tempo splendido, ad un tratto la terra tremò per 8-10 secondi con orribile 
rombo. Le scosse furono tre forti, ma corte, suss. la 1^, ond. la 2* e vorticosa la 3^; solo alle ultime 

* D.' G. ScHNELER, Bericht an das fiirstl. Wall. h. Minist, d. Linertt, iihev die Erdspalten und sonstigen Wir- 
kungen de» Erdbehena am 11/23 Januar 1838 etc. — Bukarest, 1838. 

7 



50 

due si ebbero daaiii. Il terremoto non sì senA colla stessa forza in tutte le parti, « neppure gene- 
ralmente in tutta l'isola. 

Sembra che cominciasse dal sud, dal villaggio Cheiì, si estendesse lun^ la catena delle nos- 
tagne, che s'innalzano quasi nel mezzo dell'isola, e decrescesse di forea ad OttoniH. I Tillaggi che 
riportarono gravi danni furono Fioliti, Bujafo, Maeherado, Muaaeki, Sarachinado, S. Chirico, S. De- 
metrio. Di ScriUeadoti non rimase che un informe ammas^ di ruderi. Invece la parte occidentale e 
settentrionale dell'isola sofferse poco o punto. Tari pozzi traboccarono abbondevolmente, quantunque 
qualcuno di essi fosse da lunga pezza secco; ed il torrente, che lambisce l'estremità meridionale 
della città, si gonfiò anch'esso, ed alcuni luoghi in campagna vennero inondati da correnti d'acqua 
scesa improvvisamente. Si ebbero esempi di notevole proiezione; cosi una croce staccatasi dalla cima 
di un campanUe restò infissa in un muro lontano un venti passi, ed un comìgnolo sbalzò intero dal 
tetto, su cui s'innalzava, e andò a cadere sopra un altro tetto non tanto vicino. 
Questo celebre terremoto è descritto anche da Ànsted D. T. ' 
1S40 dicembre 31. Scossa violenta a Firgos nella Morea ed a Smirne. P. 

In questo giorno Ìl Barbiani pone una scossa alle ore 7 p. in Zaiite. 
1841 settembre 20. Scossa di terremoto a Nauplia. F. 

In questo giorno il Barbiani riporta per Zante una scossa alte ore 9 p. 
» dicitóre 31).* 10 a. Violenta scossa a Pirgos che durò da 4 a 5 secondi. Fino all'indomani nuUtioa 
diverse altre scosse che sembravano venire da Zante: la popolazione passò la notte all'aperto. P. 
In questo giorno il Barbiani riporta per Zanle due scosse, l'una alle 10 p., l'altra alle 11 p. Vi 
^ è qualche equivoco nell'indicazione dell'ora? 

1.S43 febbraio 3). Violenti scosse a Pirgos durante una parte del giorno e della notte. P. 
» marzo 24-25, notte. Terremoti locali in diversi punti della Oreàa. P. 

Il Barbiani pone una scossa a Zante alle 6. 25 a. del 25. 
» aprile 18). 9. 40 a. Scossa a Patraaao senza danni, che ha dorato due minuti e mezzo. In Atene 
(10.6 a.) è stata meno violenta. A 6.17 p. altra scossa meno forte a Patrasso che ha dorato due 
minuti e tre quarti. Simultaneamente una scossa a Caìamaia e ad Andrussa con case e chiese 
danneggiate; net territorio di Maina vi furono anche delle vittime. Si risentirono queste scosse 
nella catena del Taigete; esse non durarono che 25 a 30 secondi a Sparla. 11 6 e 7 aprile .si erano 
avute già altre scosse a Calamata ed in diverse altre località. P. e C. R., 3CIV, p. 72a. 

n Barbiani riporta per Zante nel giorno 18 una debole scossa alle 9. 46 a. e la dice lunga, della 
durata da 12 a 15 secondi. 

In occasione di questo terremoto, gli aghi magnetici dell'Osservatorio di Monaco in Baviera subi- 
rono una speciale perturbazione (Lamont, Ann. fur Mei. und Erdmag., 1842, II, p. 18S); e cosi pure 
a Parma ia perturbato straordinariamente l'ago magnetico di declinazione, come riferisce il Colla.* 
» aprile 25). 3. 55 a. Una scossa violenta a Patrasim che ha durato un minuto e mezzo. P. 
Alle 5 a. una scossa a Comuni nelI'Elide. S. 

Il Barbiani riporta per Zante una scossa ^V-E alle 3. 55 p. del 23. Si tratta forse di un doppio 
equivoco di data ? 
> giugno 24). Terremoto si grande alle isole Strofadi che tutte le celle del monastero rovinarono, 
come pnre una parte della torre. Dott. A. 6. F. Vedi l'anno 1661. 

Nel catalogo del Barbiani trovo nel giugno di quest'anno quattro scosse, di cui due al giorno 12, 
una al 13 e l'ultima al 19. La data della scossa delle Strofadi corrispondendo appunto al 12 giugno, 



■ The Jonian Islandg in the year 1863, a p. 415-419. 

■ Questo terremoto non è quello stesso dell'anno precedente ? Trovo nel Perrej che quello del 31 dicembre 1640 
o nella Gazzetta Piemontese del 26 gennaio 1841 e confermato dal Lamont; l'altro del 31 dicembre 1841 h 
.to nel Monitttir Unìrersel del 7 febbraio 1848. 

t Agitazioni straordinarie dell'ago magnetico di declinasione osserTste nella ducale specola di Parma nel 
18 di aprile 1842» {fìaxzelta Frir. di Hilano, 5 luglio 1842). 



51 

in stile greco, si può credere che per equivoco anche le date del Barbiani non siano state espresse 
nel naoTO stile? 

II 12 Inglio (4. 20 p.) si ebbe un lieTe terremoto a Calamata ed a Sparta, preceduto da gran 
rumore aereo. P. 
1843 settembre 12, Forte scossa a Patrasso e ad Atene, P. 

Secondo il Barbiani, si ebbero scosse a Zante alle 7 e 9. 30 a. del 13. 
1S48 setteìnhre 14), 4. 57 p. Violenta scossa a Ragusa, seguita da altre dieci almeno, nelle 24 ore. Dicesi 
che siano state meno forti a Ragusa Vecchia, ma più riolente ad Ombla nelF isola di Giuppana e 
specialmente neW Erzegovina. Questo terremoto è stato risentito nelV isola di Curzola, fortissimo a 
Spaiato, Fort-Opiis, Slana e Cattaro, A Ragusa si ebbe qualche muro lesionato e « quelques mu- 
railles un peu affai-^sées ». Dal 14 al 29 si ebbero in questa città e sulla costa dalmata lieri scosse 
ogni giorno; si citano particolarmente quelle del 15, 18, 21, 23, 24, 25 e 26. P. 

Il Barbiani riporta per Zante due sole scosse in quésto mese, Tuna alle 5. 45 a. del 23, Taltra 
alle 3. 55 p. del 26. Quesf ultima la dice lunga ma debole, in direzione S-N, ed aggiunge che alle 
3. 57 p. dello stesso giorno 26 yì fu un terremoto a Ragusa che cagionò molti danni. 

Evidentemente il terremoto, al quale accenna il Barbiani, non può essere che quello sopra ripor- 
tato, e probabilmente vi è un equivoco di data; tanto più che qui si tratta di una differenza di 
12 giorni, quanti appunto ne occorrono per ridurre il calendario greco a quello europeo. 
» ottobre 18, Scossa a Rodi di 30 secondi, che fu più violenta alP isola di Kalki (Calchis, forse per Eubea?) 
dove crollarono delle case ed una montagna franò. L'isola di Cheìris (?) perdette 600 abitanti. P. e C, R,, 
XVIII, p. 400. — Secondo il Barbiani, si ebbe in questo stesso giorno a Zante una scossa alle 8 a. 
1S44 marzo 2). 1. 34 a. Forte terremoto ondulatorio a Ragusa di 3 secondi; a 2. 10 a. scossa più breve, ed 
altra verso le 4 a. con rumore sotterraneo prolungato. Dopo il terremoto del 14 settembre 1843, le scosse 
furono frequentissime negli ultimi tre mesi dello stesso anno, e durante i primi tre dell'anno 1844. P. 

Alle 2. 10 a. dì questo stesso giorno una scossa a Zante, B. 
» giugno 23), 10 a. Scossa a Patrasso moderatamente forte. S. — In questo stesso giorno si ebbe a Zante 

una scossa alle 9. 45 a. che il Barbiani dice lunga, ma debole, ed in direzione da W ad E. 
» agosto 30). 5. 30 p. Forte scossa a Corfit. P. 
ISHK agosto 10, Scossa fortissima a Matera e Tolve in Basilicata e in parecchie località della provincia 
di Bari, particolarmente nel distretto à^Altamura, a Gioia, Gravina e Cassano, A Matera quAlche 
casa fu danneggiata. P. 

Il Barbiani riporta per Zante una séossa alle 9. 15 a. e la dice lunga, ma debole, ed in dire- 
zione E-W. Egli pure aggiunge che nello stesso giorno vi fu scossa a Bari. 
1846 marzo 28), 4.43 p. Forte scossa a Malta ed all'isola Gozzo, seguita qualche minuto dopo da altra 
più violenta e più lunga, per la quale suonarono le campane; delle persone caddero, altre provarono 
il mal di mare, e le case private e gli edifici pubblici riportarono danni. Più di cento case furono 
lesionate a Candia ed una ventina alla Canea, In Siqilia si risentirono pure due scosse, a Catania 
e specialmente a Noto. Anche a Reggio Calabria il terremoto fu forte e risultò di due scosse, la 1* 
lieve, la 2* più intensa. A Napoli e Lecce furono leggiere, la 1* verticale, la 2* ondulatoria. Furono 
risentite anche a Zante, Corfh, Metelino ed a Rodi. Ad Alessandria d^ Egitto si avvertirono due scosse, 
a 5. 45 anche a 6. 5. P. 

Secondo il Barbiani, si ebbero a Zante due scosse in questo giorno, l'una a Mg. debolissima durata 
50 secondi, l'altra a 4.52 p. Anche egli aggiunge che alle 4. 42 p. vi fu terremoto a Malta, Catania, 
Candia, Smirne, Metelino, Alessandria d^ Egitto ed a Rodi, Questo terremoto è stato studiato dallo S. 
il quale ne pone l'epicentro a Cafidia e dà la curva del limite estremo, a cui giunse movimento. ^ 
» giugno 10), 4 a. e 8 p. Due terremoti a Calamata nella Morea, l'uno alle 4 a., l'altro alle 8 p. 
In questo giorno si ebbero cinque scosse a Zante: a 4.30, 5.30, 6 a.; 4.15, 9.30 p. B. 

* Anche rHoernes parla di questo terremoto a p. 193, togliendo a prestito le notizie dallo S. e riproducendo 
la curva anzidetta. 



Secondo il Perrey, dal giorno 8 al 16 giugno faronvì numerose scosse nella Messenia; si citano 
quelle del giorno IO a Metelino ed a Calamala, dove furono quotidiane fino al 20, in cui si ebbe 
„- „u-„ t»..A.»^i^ T ^ g^ riporta alquante notizie su questo breve periodo sismico della Mesaenia. 

I giugno ¥i avvennero delle acosse, ed il giorno 9 specialmente a Caìamata. 

na scossa a Caìamata ed ivi stesso ed in altre località una 2* forte alle 8 p. 

scossa a Metelino. 

luto dei più violenti nella Menneiiiti. Le scosse si succedettero senza interru- 

. Si ebbero una trentina di morti colla rovina dì 2500 case tra le diverse 

colpiti da questo flngello. P. 

, ebbe in questo stesso giorno a Zartte una scossa alle 6 a.; aecondo lo 
forte a Smirne alle i. 50 a. ed un'altra nella Measetiia senza indicazione 

9 notizie parrebbe risultare che la scossa delle 4 a. dell' 11, data dal Perrey, 

1 stessa della mattina del giorno precedente. 

16-17. Quattro scosse a Patrasso, di cui ognuna durò circa 1 secondo. P, 

arbiani, due scosse ad un'ora d'intervallo, l'una a 0. 30, l'altra ad 1.30 a. 

ossa sensibilissima a Cosenza, Hogìiano ed altre località della Calabria Gite- 

r Zante una scorsa ad 1.20 a. e dice cbe presso a poco alla stessa ora 
Cosenza. 

remoto a Patrasso ed a Zante. B, 
ìosse a Corfù. — Nella mattina del 13 due scosse a Zante, l'una a ore 2, 

tà delia città di Berah (Berat?) nell'Epiro, come pure la fortezza, furono 
.to (C. R., LXXIV, p. 928). 

opuìo presso Pirgos in Morea, tra il 13 agosto ed il IO settembre. S. 
rse vi potrebbe corrispondere a Zante, è quella delle 1. 30 a. del 5 settembre. 

Ito con danni a Vostizza (Aìgion) nella Morea (nel golfo di Lepanto), e alla 

Zante. B. 

oso terremoto nell'Albania. Le città di Vaìona e di Etbassan con parecchi 
mente distrutti. Beral, a 40 km. da Valona, offri l' ìmagìne della distruzione ; 
ro sepolti sotto lo rovine de) forte. I giornali portano il numero dei morti 
tato sentito a Giaiwiim, Deìvino, Durazzo, Tirana, Sagusa; ed al di là della 
acedonia, fino a Moiiasfir. 

Taratilo, Bari, Barletla, Catiosa, ecc., forte scossa ond, W-E di 6 secondi. 

lieve scossa ond. verso le 7. 30 a. e furono notate perturbazioni raagne- 

la scossa per Zante alle 6 a., ed aggiunge che in queato giorno vi fu terre- 
glia. 
: scossa a Patrasso. S. — In i|uosto giorno nessuna scossa a Hanlc, stando 

a a Delfo, con caduta di massi dai monti. S. 

> giorno il Barbiani pone una scossa a Zante. 

[ore 5. 15 ìtal.). Una forte scossa ond. poi suss. di 3 secondi in provincia 

*. 30 p, (ore 3. 40 ital.) si ebbero due scosse ond. a Qosenza. Mercalli. 

si trova per Zanle una scos.sa alle 10. 30 p. nel catalogo del Barbiani. 

bolla d'aria fatte ad Audaux nel dipartimento dei Bassi-Pirenei, dall' 1 1 al 16 ottobre 
, dice d'Abbadie, cho vi b stato risentito, quantunque debolmente, come eco Ion- 
ie città di Baat e Valona in Albania. {C. E., XXXIV, 16&2, p. 712, e CI, p. 630). 



53 

1858 luglio 25), 10.5 a. Forte scossa a Caiiaro in Dalmazia, e nello stesso giorno alle 10. 17 a. scossa 
lenta e prolungata a Ragusa, P. 

Il Barbiani riporta per Zante una scossa alle 11 a., ed aggiunge che alle 10. 3 a. vi fu terre- 
moto a Cattaro. 
» agosto 18), 11.30 a. Terremoto disastroso nella Beozia, col centro proprio in Tebe^ dove si ebbero 
12 morti e tutte le case si resero inabitabili. Si ebbero danni anche ad AtalanUy a Caìcide, al Pireo, e 
minori ad Atene. Era stato preceduto ^mezz* ora prima da una scossa fortissima, e fu susseguito da 
molte repliche di varia intensità e con rombo, non solo nello stesso giorno e nella notte seguente, 
ma ancora per molti giorni appresso. P. ' . 

Il Barbiani riporta per Zante una scossa alle 11.30 a., ed aggiunge che alle 11 a. si ebbe terre- 
moto in Atene, alle 11.50 a. un altro terremoto a Tebe, e che le scosse si ripeterono fino alle 4 p. 
Tra le innumerevoli scosse risentite nella Beozia e nellM^^ica dopo il 18 agosto, si citano come più 
forti quelle del pomeriggio del 28, dal 31 al V settembre, del 16, e poi quelle nuovamente rovinose 
della notte dal 29 al 30 settembre. Per quest* ultimo terremoto si ebbero nuovi danni con vittime 
a Calcide, ed a Tebe rimase distrutto quel poco che era rimasto dopo la catastrofe del 18 agosto. 
Il grande lago Kopats interamente disparve. Ad Atetie sì ebbero tre scosse e cioè a 11.37, 11.46 e 
11.50 p. del 29 settembre, di cui la prima fu la più forte. P. 

Una lunga descrizione di questo terremoto si trova nello Schmidt, il quale riporta inoltre la curva 
del limite estremo a cui giunsero le onde sismiche, ed aggiunge F elenco di tutte le repliche fino a 
tutto dicembre 1853. Nessuna di queste repliche, per quanto forti, si trova in corrispondenza con 
le scosse registrate dal Barbiani per Zante. In quanto al giorno 18 agosto, lo Schmidt pone una 
scossa nella Beozia e néìV Attica alle 5 a., una forte scossa a Tebe alle 10.20 a., ed il grande terremoto 
che distrusse Tebe alle 10.30 a., mentre Torà per Atette è 10.54 a. 
» dicembre 11). 4.30 a. Fortissima scossa ondulatoria a Castelnuovo di Cattaro in Dalmazia, preceduta 
da rombo, per la quale rimasero lesionati parecchi muri. Si ebbe pure qualche danno a Baossia, 
Bianca ed all'antico Combur, Lo stesso dì, verso le 3.30 p., forte scossa ondulatoria SE-NW ad 
Urbino, Questi terremoti sono essi differenti ? Il terremoto di Ragusa, scrive il Serpieri, ha percorso 
più di 300 miglia. P. 

Per il giorno 11, il Barbiani registra una scossa per Zante alle ore 5 p. Si tratta forse di un 
equivoco? 
18S5 novembre S). 7.30 a. Lieve scossa ondulatoria E-W di 3' a Malta, seguita qualche minuto dopo da 
altra più forte; qualche casa ne fu lesionata, p. — Il Barbiani pone una scossa a Zante alle 8.15 a., 
ed aggiunge che alle 7.50 a. vi fu terremoto a Malta. 
ISSO ottobre 12, circa 2 ^;/, a. Grandissimo terremoto che ha percorso il Mediterraneo quasi in tutta la 
sua lunghezza, cagionando gravi danni. Fu disastroso a Candia (3 a.), a Rodi (2.40) e a molte altre 
isole dell'Arcipelago. Si ebbero rovine anche a Tiberiade, ed il terremoto fu risentito più o meno 
fortemente a Smirne (2.45), Macri, BeiìtU (3.15), Jaffa (3.15), Gerusale^nme, Alessandria d^Egiito 
(3 a.) e al Cairo, A Sira (2.35) si ebbero pure violenti oscillazioni; e il movimento sismico si pro- 
pagò fortemente anche a Giannina, CorfU, Prevesa, Valoìia, Ragusa, Monastir, o più lieve a Zara, Spn- 
latro e Curzola, Verso occidente poi questo stesso terremoto arrecò gravi danni a Malta (2.11), e si 
estese a gran parte d' Italia. Produsse qualche danno in Sicilia, fece suonare le campane a Napoli 
(2 a.) e fu segnalato anche a Castellammare, Bari, Avellino, Ancona (2.10) e Parma (2 a.), nella quale 
ultima località fu indicato dalPago magnetico. P. — Il De Biasi dice che questo terremoto è de- 
scritto da Staurachì, e che a Candia furono distrutte 6512 e danneggiate 11,317 case, rimasero 
uccise 538 persone e 637 gravemente ferite. 

Per Zante il Barbiani pone una scossa alle 2.22 a., le cui oscillazioni durarono 25 secondi, ed 

s 

' Una descrizione abbastanza estesa di questo terremoto si trova in una lettera di Qàudry, pubblicata nei C. R., 
XLII, pag. 24, in cui, tra le altre cose, si dice che il movimento si è propagato ad occidente fino a Patrasso, e ad 
oriente fino a Brussa in Asia. 



aggiunge le Beguenti particolariti tolte dai giornali di qael tempo : « A CorfU (2.20) la scossa durò 
70 secondi; a Santa Maura ed a Vahna avvenne alle 2.10; a Pretesa alle 2; a Rodi (2.52) durò da 
40 a 90 secondi con un gran vento e grandi rovine, 1000 raorti e 2000 feriti. Alla Canea (Candìa) 
la località Ki»samo si sprofondò e fu convertita in un lago che esalava odore di zolfo. Nell'isola di 
Seorvanto CTollKono 8000 case e perirono 20 persone. Nell'isola dì Kaso tre villaggi distrutti; a 

aeteUoriao lievi danni. A Smirne (2.45) la scossa darò 90 secondi; a Damasco avvenne 

Alessandria d'Egitto alle 2; al Cairo (3.7) durò 90 secondi. A MaJta 22 scosse con danni, 

a Jaffa il terremoto avvenne alle 3.15 ». — Lo Schraidt, che ha studiato assai questo ter- 

'ta numerofii.ssime notizie, tra cui quella che la scossa fu segnalata anche a Urbino ed a 
2 a., e fino a Chaì.ibery (1.30 a.), Mouliers (1.30 a.), Zittau (1.51 a.). Egli pone l'epi- 

ire tra Candia, Cipro e l' Egitto, e riporta la curva del limite estremo a cui giunse il 

inche l'Hoernes parla a lungo di questo terremoto a pag. 193, citando spesso Io Schmidt, 

stessa curva del limite di propagazione. 

50 (»ie). Lieve scossa a Valotia, sentita più fortemente a Corfìi. P. 

■remoto in Arcadia tra il 6 ed il 21 febbraio. 8. 

i ebbero due scosse IMI ed il 12 dello stesso mese, riportate dal 8. 

)i elle il disastroso terremoto di Corinto delle 11 a. del 21 febbraio (descritto a lungo 

It) il quale scosse qnasi tutta la Morea e si estese fino a Gastuni, dì contro all' isola dì 

lia stato quivi risentito.' 

) giorno il Barbiani riporta una sola scossa alle 4 p. 

46 a. Terribile scossa a Vaìona (Albania) che abbattè molte case in città e nei villaggi 

•iato, Dremades, Peluri, ecc. 

^stro crollarono un centinaio dì case con qualche vìttima; Ìl tf-rremoto fu fortissimo 

veaa ed a Giannina (9,30 a.). P. ' 

stesso giorno ìl Barbiani riporta per Zante una scossa alle 9.30 a.; aggiunge ohe vi fu 

Corpi, Chiwarra, Aryirocastro e tìardieki (Epiro), e che ad eccezione di Corfù, le altre 

10 danneggiate. 
Perrey, alle 9.30 a., ma del giorno 10, una forte scossa ondulatoria di 6 secondi a Lecce, 

■anlo, Teramo e Bari, per la quale rimase lesionata la chiesa episcopale di Brindisi. Non 

le di un equivoco di un giorno nella data, potendo il terremoto ìn Italia essere quello 

Ibania e dell'Epiro? 

e ne! Perrey che nel giorno 20 settembre dì questo stesso anno eranvi state tre scosse 

5.30, 5.45, 7.5 p., assai probabilmente pure ìn connessione con un terremoto avvenuto 

IO nell'Epiro, ' Infatti, verso le 5 p, vi fu una scossa violenta a Giannina, risentita anche 

il», Arto, Prevesa e forse anche a Vahna. 

il r gennaio del successivo anno 1859, verso le 3.5 p., sì ebbe a Giannina una scossa 

&NW preceduta da rombo, la quale fu risentita in tutto l'Epiro meridionale, princi- 
Artn ed a Preresa. Ed il 13 marzo dello stesso anno vi fu a l'alona alle 11.6 a. un forte 

dulatorio; e circa la stessa ora (11.15 a.) sì sentì una debole scossa 3-N a Giannina, la 
forte a Corfii. 

otte. Terremoto a Caìamachi sull'ìtsmo. S. 

p. di questo stesso giorno ìl Barbiani registra una scossa per Zante. 

irca 11.45 a.' Disastrosissima scossa nell' isola d' /mt*x)» (Lembro), preceduta da molte 

r, in una lettera inserita nei C. R., LXII, pag. I0S2, che i terremoti piii violenti ohe hanno 

leso, quali qjelli dal 1850 e 1HB2| sono stati appena risentiti ad Argo. 

MHiDT, senza indicHziono di giorno, ohe in questa meno si ebbero Torti o continui terremoti a 

lì abitanti s'accamparono all'aperto. 

imbre da ÌSg. fino alle ore T p. si era avuto gik un disostroBO terremoto nella stessa città. 

I, Berìchl ilber das Erdbeben in Epiriis ini Herbft. 1858. Mitteilungen del Petermann, 1859, p. 117. 

orta l'ora 4 a. 



55 

altre fino dalla sera precedente, di cui due rovinose, T una verso le 11.5, TaUra verso le 11.20 a. 
dello stesso giorno. 

Tutte e tre si estesero a grandi distanze. Si ebbero danni più o meno lievi nelle isole Limno, 
* Samotracia e Tenedo, Furono esse intese più o meno fortemente ad Enos, Meteìifw, Brusaa, Sminte, 
Costantinopoli, Detnotica, AndrinopoH (Adrianopoli ). La più forte fu segnalata anche a Filippopoli, 
Salonicco, Sofia ed Atene, P. 

Sembra che questo terremoto non giungesse sensibile nelle isole Jonie, poiché il Barbiani riporta 
per questo giorno una scossa avvenuta a Zanie aìÌQ 3.15 p., ed aggiunge soltanto che vi fu terre- 
moto nell'isola d'Jmbros. 

Lo Bchmidt parla piuttosto brevemente di questo terremoto. 
IMO settetnbre 5, notte. Forte terremoto a Vostizza (Aigion) nelFAcaia. S. 

Alle 8.15 p. una scossa a Zante, secondo il B. 
1S60 febbraio f). 6.1 a. Una scossa di 10-20 secondi ad Atene e sull't^^mo di Corinto, Era la quinta o 
la sesta scossa dopo quella sentita nelle stesse località alle 9.40 p. del 16 luglio del 1859. P. 
Secondo lo Schmidt, fu forte a Missolungi, sensibile in Atetie, e fu segnalata anche al Pireo, Tripolitza 
(Tripolis), Calamachi e Calamata circa le 6 a. 

Nel catalogo del Barbiani si trova, nel 1*" febbraio per Zante, una scossa alle 5.33 a. 
ISOl aprile 21, sera. Terremoto ad Aigion (Vostizza). P. 

Alle 9.B4 p. una scossa a Zante, stando al Barbiani. 
» giugno 1^, Terremoto a Gastuni e Leihaena (Lechenà) neir Elide. P. 

Nello stesso giorno scossa a Zante alle Ila. B. 

Stando allo Schmidt, la scossa avvenne a Gastuni alle 10.3 a., a Lechaena (Lechenà) nel- 
l'Elide alle 10.15 a.; mentre a 2afiftf si ebbero due scosse, Tuna debole alle 10 a., l'altra alle 11. 
L' indomani mattina altra scossa a Gastuni e Lechenà, 
> giugno 4, Terremoto ad Elia nell'Acarnania. t*. 

In questo giorno si trova una scossa a Ztmte alle 10.5 a., di 28 secondi, nell'elenco del Barbiani. 

Secondo Schmidt, si ebbe in questo giorno alle 9.30 a. una lieve scossa a Missolungi; alle 9.44 a. 

una lieve scossa a Lechenà e Gastuni, seguita da ondulazione con gran rombo; alle 10.5 a. una 

scossa moderata a Zante; alle 10.30 a. una scossa ondulatoria a Tripolitza (Tripolis). Nel pomeriggio 

altre scosse a Gastuni e Lechenà, nella quale ultima località seguitarono per altri giorni di seguito. 

» ottóbre r). 5.50 a. Una scossa a Napoli (Nauplia?), S. 

Alle 4.45 a. il Barbiani pone una scossa a Zante, 
» dicembre 26), 8.30 a. Grande terremoto in tutta la Grecia, terribile per Aigion (Vostizza). A Cala- 
machi le scosse furono spaventevoli; a Corinto il terremoto fu violento con molte case danneg- 
giate. Il piano tra Vostizza e Corinto fu devastato; il mare s'innalzò a 30 piedi sopra il suo 
livello ordinario; detonazioni e scosse nei giorni successivi. P. 

Nello stesso giorno il Barbiani riporta per Zante una scossa alle 8.20 a. ed aggiunge che alle 
9 a. fuTvi terremoto a Vostizza, Galaxidi ed in parecchie altre città e borgate della Morea con 
grandi danni, 11 morti e 126 feriti. Lo Schmidt ' riferisce invece yer Zante tre scosse, alle ore 
8.10, 8.17, 8.20, e fa uno studio profondo sopra questo importante terremoto, del quaile riporta 
la curva del limite estremo di propagazione. 

Lo stesso giorno alle 8 a., Lamont, a Monaco di Baviera, notò un' agitazione insolita negli stru- 
menti magnetici di quell'Osservatorio (Pogg. Ann, der Physik, voi. 115, 1862, p. 176). 
» dicembre 26, circa 10 a. Terremoto a Skyros (Sciro) nelle Sporadi, a Calamachi (10.4 a.), a Tripoli 
(Tripolitza) (10.10 a.), ed a Zante alle 9.45 a. S. 



* Questo terremoto è stato pure descritto dallo S. in una Nota nei C, R., LTV, p. 669. Egli aggiunge che 
durante un suo viaggio in Grecia nel 1862, le scosse non erano rare; egli le ha quasi sempre osservate a Corinto^ 
Vostizza, Qalaxidi e Delfo, 

L'HoERHES, traendo le notizie dallo S., parla di questo terremoto nel suo lavoro a p. 100, 101, 102, 103, 137. 



56 

1S03' f«N>raio 22). 7.22 a. Terremoto a Falofio (Albania); nello stesso giorno si ebbe una scossa assai 
violenta a Corfù. P. 

Lo Schraidt dice forte la scossa a Corfù, e pone quella di Vaìona alle 7.20 a. 
> marzo H). 7.45 a. Forte scos.sa ad Argualoìi nell' isola di Cefalonia, preceduta nei giorni innanzi da 
venti forti e da pioggia ; fu la prima di altre che immediatamente seguirono. P. 

Lo Schmidt riporta per Zioiie. una scossa alle 7.30 a. e conferma che alle 7.45 vi fu in Argosloìi 
una scossa assai forte. 
» mai-zn Idi. 2 p. Forte scossa ad Argosloìi, intesa alla stessa ora anche a Zante, doro se n'ebbe un'altra 
ccessiva. Altra forte scossa avvenne ad Argosloìi alle 10 p. del 13. S. 
ÌO a. Scossa fortissima nell'isola di Cefaìonia, tale, che da molto tempo non ne era 
ma simile nelle 'sole Jonie. Ad Argosloìi poche case non riportarono gravi danni, ma 
ani furono minori. 

\& si senti anche a Corpi, sebbene con assai meno violenza e con pochissimi danni. 
Maura, che soffrono ordinariamente di queste violente commozioni, ne furono esenti 
ome se queste vibrazioni sotterranee avesser cangiata la loro linea di abituale direzione 
delle isole Jonie. 

la avvenne durante una violenta tempesta; fu rapida e verticale ed accompagnata da 
ite voi e. P. 

B., avvenne a Zante una scossa S-N alle 3.45 a. del 14. Stando allo S., a Zanle si ebbe 
gguardevole alle 3.30 a., ed alla stessa ora anche ad Argosloìi, ma quivi pericolosa, 
, a Corfù ed a Santa Maura alle 3 a., ma meno forte, 
te. Una scossa a Zante non registrata dal Barbiani. S. 

ÌO p. Terremoto a Calumata e ad Olimpia nella Morea; ed alle 4.45 p. dello stesso 
ossa S-N a Zante. B. 
dice che la scoHsa fu forte a Caìamata, Sparta, AndHt^ena, Olimpia, Dimitzana, Zocha, 

.30 a. Forte scossa ondulatoria dì pib seoondi nell'isola di Cefalonia, meno violenta 
14 marzo. Alla stessa ora che ad Argostoìi, s'intese una forte scossa anche a Lisruri. 

state frequentissime a Cefaìonia durante la primavera; si è osservato che esse sono 

o seguite da i venti di K o di NK. Cosi alle 2 a. del 3 aprile vi era stata una 
vegliò le persone, ed altra poco dopo; il tempo era calmo, ma la mattina innanzi 
ma grande tempesta con vento da NE. Altre scosse l'S maggio, verso la Un. dal 

6.30 a. dell' Il ed un'altra dozzina Sno alle 9 a. dello stesso giorno, nella notte dall' 11 
1, del 12 ed alle 2 a. del 13. P. — Lo Schmidt pone una forte scossa ad ArgosioH ed 

5.15 a., ed altra debole alle 5.45 a. 

riporta per Zante una scossa SN alle 5.35 a. del giorno 11. 

p. Forte scossa a Tripolis (TripoUtza), alle 9.40 p. a Sparia, alle 7.15 p. a Creta. S. 
, dello stesso giorno il Barbiani pone una debole, ma prolungata scossa SN, a Zante 

e aggiunge che alle 7.15 p. fuvvì terremoto SN alla C%i«ea in Candia. 

a. Terremoto nel Peloponneso e aeW Arcijìelago. Ad Atene (6.57.30 a.) fu ondulatorio 

a Tripolis (7 a.) molto forte; a Calumata e ad Argosloìi tre scosse durante il giorno; 

a.), a Milos, Antimilos, Siphnos (Sifanto), Pholegandros (6,45 a.) a Sanlorino (7 a.). Dicesi 
nteso anche a Creta ed a Malta. S. — In questo giorno sì trova nel Barbiani, alle 
cossa SN per Zanle. 

Dssa ad Argosloìi, secondo il Perrey ; ed una scossa a Zante, alle 3.5 p., dello stesso 
) al Barbiani. 

scossa ad Argostoìi, riportata dal Perrey ; ed una alle 3.30 p. dello stesso giorno a 
y il Barbiani. 



57 

1802 agosto 16), 8.30 p. Scossa assai forte a Zante, omessa nel catalogo del Barbiani. S. 

)» » 30. Una scossa ad ArgostoH; altre ne avvennero nella notte dairil al 12, nella mattina 

del 12 agosto, il 26 e 27 settembre ed il 16 ottobre. P. — Alle 11.29 a. del 30 agosto una scossa 
S-N a Zante. B. 

180S aprile 22), 10.30 p. Terremoto estremamente disastroso a Rodi; nella città e nei sobborghi tutte le case 
più meno soffersero. Neil* interno deir isolai danni furono anche maggiori; sopra 44 villaggi, che 
possiede risola, 13 furono interamente distrutti. Neir isola Cos il movimento fu pure disastroso, 
e rovinò qualche casa nelF ìsola KhaìhH; ma Simi non sofferse. A Scio si ebbe una scossa assai 
forte alle 10.30 p. ; a Smirne (10.2 -25) fu forte in direzione £-W con mobili rovesciati, risentita 
anche ad Atdin ed a Nazli. J\ terremoto si è risentito anche a Beirut, a Gallipoli, ai Dardanelli 
(10 p.), a Costantinopoli (11 p.) lieve, a Candia, a Mersine, e fors^anche a.d Alessandria d'Egitto, Secondo 
un giornale di Z^nte, fu risentito fino al Cairo ed a Gerusalemme verso est, e fino a Malta verso 
ovest. Secondò un giornale di Alessandria d'Egitto, si sarebbe inteso anche a Tripoli ed a Tangeri. P. 
Il Barbiani pone in questo stesso giorno una lieve scossa a Zante alle 9 p., proveniente da est. 
» novembre 21), 5.p. Debole scossa a Patrasso durata 2 secondi. S. — Alle 4.10 p. una scossa leggera 
N-S a Zante, annotata dal Barbiani. 



Terremoti risentiti a Zante nel trentennio 1864-1893 

CON LA INDICAZIONE, P£R TALUNI DI ESSI, DELLA PROVENIENZA DA ALTRI CENTRI SISMICI. * 

1864 marzo 15), 2.55 p. Scossa SW-SE (sic). P. 
» » 20). 8.15 a. Scossa S-N. P. 

» » 30). 7.15 a. Scossa E-W. P. 

» aprile 11). 1.30 a. Scossa da SE. P. 
» » 12). 10.10 p. Scossa NE-NW (sic). P. 

» » 13). 4 p. Scossa NE-NW (sic). P. 

» maggio 15), 0.45 p. Scossa S-N. P. 
5» settembì'e 29). 6.15 a. Scossa S-N. P. 
» ottobre 5). 4.5 p. Scossa S-N. P. 
» > . 9). 5.30 p. Scossa S-N. Il giorno avanti vi fu un grande terremoto a Calamata, dopo il 

quale il tempo divenne piovoso. P. — Lo Schmidt riporta Torà 10 p. per la scossa di Calatnata 

del giorno 8. 
» ottobre 29), 2 p. Scossa SE-N (sic). P. 
» novembre 8). 2.30 p. Scossa S-N. P. 
» » 15). 0.7 p. Scossa E-W. P. 

» » 26), 8 p. Scossa S-N. P. 

> decembre 6). 7.15 p. Scossa verticale ed ondulatoria N-S. P. — Il giorno appresso vi fu una scossa 

debole con rombo ad ArgostoH. S. 
1S65 gennaio 1-14), Numerose scosse nell' isola di Cefalonia. F. ' 

» febbraio 21). 9.30 a. Scossa S-N. F. — In questo mese lo Schmidt riporta parecchie scosse come 

avvenute ad ArgostoH. 
» marzo 4). 9 a. Altra scossa. F. — Lo Schmidt pone una scossa ad ArgostoH alle 0.10 a. 

* Per guadagnare spazio, si sottintende sempre che le seguenti notizie si riferiscano a Zante, quando non si 
faccia menzione esplicita di altre località. 
' Intendi Fcciis. 
Lo Schmidt dice forti le due scosse delle 5.57 p. del l"* gennaio; e ne pone un^ altra alle ore 6.86 p. del 26. 

8 



a. Scossa ^N. P. 

Schmidt riporta una diecina di scosse per Corfìi. 
I a. Scossa 8-N abbastanza forte. F. 
'onvi parecchie forti scosse a Calumala (Hcssenia). 

oto durò 10 giorni e talmente forte che la popolazione si accampò all'aperto. S. 
I a. Altra forte scossa S-N. F. 

isole Jonie, in ÌRpecial modo Zntilp, e poi la parte occidentale del Pelo/Mtineso^ 
t continue scosse. F. 

p. Scossa S-N. F, 

p. Scossa S-N. — Due giorni innanzi, un terremoto ad Argoatoli a Cefalonia. F. 

p. (?). Due forti scosse a Vaio in Tessaglia verso il tramonto del sole, le quali 

Euhea furono risentite. F. e P. 
a una scossa a Kumi alle 6.30 p., a KurbaUi (7.15 p.), ^ Attfie (7.18 p.). ' 

a. Altra scossa. F. 
6 p. Scossa. F. 
', p. Scossa. P. 
i. Scossa. F, 

iorno 29 lo Schmidt riporta un forte terremoto a Corfìi. 
I. Scossa. F. 

a. Scossa S-N. — Alle 3.40 a. dello stesso giorno lieve scossa a Smirne. F. 
lello stesso giorno si e' be un terremoto attaù forte a Samoa con danni. S. 
loesa 8-N. F. 

< 4 a. e qualche minuto, una breve ma violenta scossa a Malta, preceduta 
i scosse pili leggiere. Da sei settimane se ne sentivano di tempo in tempo. 

I. Scossa. F. 

la questa scossa al giorno 18 alte 2 p. Alle ore 10 (sic) di questo stesso giorno 

•ofadi un tuono sotto le fondamenta del Monastero, il quale soffri grandissimi 

si trovava l'attuale abate. — Dottor A, Oaeta-Foscardi. (Vedi l'anno I66I). 
Scossa. F. 

i. Leggera scossa. — Nella notte precedente si ebbe una violentissima scossa 
|uesto giorno il terremoto vi si ripetè con maggior forza. F. 
'arecchie forti scosse a Patrasso e a Tripolilza (Tripoli»), dove causarono diversi 
ate fino alla frontiera di Argos ed in Cimio (Cythium); molto deboli furono a 
1 maremoto, furono avvertite presso Cerigo. F. ' 

Tre forti scosse. — Alle 2.55 p. altra debole, 
i molto forte a Sanforino. F. 

iossa abbastanza forte. — Dal 28 febbraio al 1" marzo forti scosse nei dintorni 
5gi soffersero fortemente con 275 case crollate, 9 morti e 90 fé iti. AJle 8 p. 
devote terremoto in Albania.' Avvennero venti scosse con rumori sotterranei, 
ili furono più forti a Valona, Smelina e Velica, dove rovinarono delle case. Nel- 
lo a Btitrinto, ed a Chrfìt fu soltanto debole. Valoiia, fin dai tempi remoti, si 
)lare sismico. Dal 3 al 16 marzo avvennero scosse ogni giorno; dal 10 al 20 
>sse, e di nuovo molte altre il 26 e 27 maggio. F. 



re 4 p., vi fu un terremoto ondulatorio W-E a Calamaro. F. 

a estesa di questo terremoto ai trova nei C. Jt., XLIV, pag. 1093. Altri dati e 

»l)o Schmidt, dove risulta che la scossa fu intesa anche a Santa Maura, CalavriU 

si, il terremoto fu pure avvertito a Cefalonia. 

LIV, pag. 1094; ed ivi sì dice che fu sentito anche a Corfìi. 



59 

ISOO luglio 28), 6.54 a. Lunga e continua scossa che si ripetè alle 5 p. 

In questo stesso giorno e nel precedente, terremoto a Cefalonia. F. 

Nel giorno 28 lo Schmidt pone alle 6.43 a. un forte terremoto, di 2 secondi e con piccolo rombo, 
a Pessàdes (Cefalonia), e dice che alle 6.33 p. del giorno precedente oravi stata altra scossa nella 
stessa località ad Argostoli; alle 11.30 p. delPS luglio una forte a PatraSòO. 
» agosto 26), 5 a. Scossa. — Nei giorni 2, 6, 13, 18 agosto continua il terremoto a Cefalonia, dove 
nei tre mesi precedenti erano state già intese dieci forti scosse. F. 
. Pia particolareggiate notizie si trovano nello Schmidt. 
'^ settembre 14-15 ^ notte. Due scosse. — Il 18 settembre terremoto a Cefalonia, F. 

Lo Schmidt riporta per Argostoli un forte terremoto con rombo alle 9.50 p. del 19. 

> ottobre 3), 5 p. Forte scossa a Zante e Cefalottia, abbastanza lunga. F. 

Lo Schmidt assegna una forte scossa con rombo ad Argostoli alle 5.44 p., e ne enumera parecchie 

altre di varia intensità, avvenute fino alla mattina del giorno 6. 
» ottobre 6), 7.15 a. Lunga scossa. — In questo stesso giorno terremoto a Cefalonia ad ora sconosciuta, 

e così pure nei due giorni precedenti. F. 

Secondo lo Schmidt, ad Argostoli la scossa avvenne alle 7.22 a. e fu moderata, seguita da altra 

consimile alle 10.30 a. 
» ottobre 28). 1.4 p. Lieve scossa con rombo. F. — Quattro giorni prima, secondo lo Schmidt, si ebbero 

due scosse a Calamata all'I e alle 7 p., ed una forte a Patrasso e ad Aigion (Vostizza) alle 11 p. 
» dicembre 1). 8.50 p. Scossa. S. 
» » 2), 2.30 p. Scossa. S. 

» > 9). 9.50 a. Terremoto. S. 

» » 22), 5 a. Scossa. F. 

» » 23), 10.5 p. Scossa. S. 

» » 24), 1.45 a. Scossa. S. 

180T gennaio 1), 7.20 p. Terremoto. S. 
» » 15), 8.40 a. Terremoto. S. 

» febbraio 4), 6.15 a. Forte terremoto di quasi 12 secondi, il quale cagionò pochi danni. Al capo 

Schinari, dirimpetto a Cefalonia, caddero alcune case. Z. ' e F. — Lo S. dà Torà 6.20 a. 
Numerosi dati intorno a questo terremoto si trovano nel catalogo dello Schmidt, dove sembra 

risultare che il movimento >si estese anche a Valona, Elbassan, Durazzo, Otranto, Messina, e forse fino 

a Salonicco, a Costantinopoli ed a Malta. 

Lo Schmidt ha pubblicato una lunga monografia sopra questo terremoto, nella quale riporta anche 

la curva del limite estremo di propagazione. L'Hoernes dice che questo terremoto fu interamente 

simile, per i suoi effetti, a quello che un secolo innanzi aveva già funestata l'isola di Cefalonia; ed 

aggiunge, togliendo la notizia dallo Schmidt, che in Zante cadde presso il mare una piccola casa 

rovinaticela. Riporta ancora la curva dallo Schmidt. 

> febbraio 4), 7 a. * Altra scossa abbastanza forte, non però come la precedente. Non mancarono altre 
scosse, così numerose che in tutto il giorno si può dire che l'isola fosse in perpetuo movimento. Z. 

Secondo il Fuchs, questa scossa avvenne alle 7.30, e fu pia breve ma più forte della prima. 
Tanto questa, quanto la precedente scossa a Zante, furono disastrose a Cefalonia, specialmente 
, a Lixuri e nei circostanti villaggi, dove si ebbero numerose vittime. In Argostoli le rovine furono 
minori, ed in tutta l'isola furono risparmiati soltanto quattro o cinque villaggi. 

* Questa è la prima notizia riportata dallo Zois nella parte del suo catalogo, che si può dire far seguito al 
catalogo del Barbiani. Egli dice che le notizie da lui raccolte sono quelle cadute sotto i suoi occhi nello spogliare 
diversi scritti, libri e giornali. 

Aggiunge poi che in un giornale di Zante, uscito colia data del 24 agosto 1886, si riportava la notizia che in 
quest'isola dal 1864 fino al 1886 erano già avvenuti 640 terremoti. 

^ Il Mitzopulos riporta soltanto la prima scossa delle 6.15 a., e, certamente per equivoco, pone il terremoto 
disastroso di Cefalonia al 7 febbraio. 



À Lixuri si era già avuta nna scossa leggera alte 9 p. del giorno precedente, e si sentivano già 
da lungo tempo sotterranee detonazioni, come cannonate. ' 

Le scosse furono fortissime anche nelle vicine isole di Ilaca e Santa Maura, e produssero danni 
specialmente nei villaggi dirimpetto a Gefalonìa. Anche sulla terraferma il movimento sismico fu 
as.iai pronunciato, tanto che in Missolungi rovinò una casa, e si estese a grandi distanze fino ad 
Agrafa, ueirAcarnania, a Lamia, Atene, Tripolitza (Tripolis) ed anche a Carfìt, 

)sto stesso giorno, 4 febbraio, vi fu un debole terremoto a Locorolotido (Bari) * allo 5.30 a., 
mento E-W a Bologna alle 5.45 a., un debole terremoto ond. a Cosenza alle 6.30 a. e final- 
n terremoto ond. a Cafania e ad Acireale alle 6 b., consistente in tre scosse, e seguito 
la tre deboli scuotimenti alle 7 a. F. 

probabilmente questi piccoli movimenti risentiti in Italia sono l'eco della 1* o della 2' di- 
scossa di Cefalonia. 

4). 11 a. Scossa assai forte ad ArgoaloU ed a Zante. S. 
4). 0.24 p., 1.0, 1.8,2.5, altre scosse. F. 

hmidt riporta alle 0.30 p. una scos.sa a Zante, ed alle 0.20 p. una scossa a Carfìi. 
i scosse, come pure quelle dei giorni successivi, si debbono molto probabilmente ritenere 
tssione con i movimenti sismici a Cefaìoiiia, ì quali, secondo riferisce il Fuchs, perdurarono 
ungo tempo. Da principio si contavano da 80 a 100 scosse al giorno, in seguito una ven- 
alla fine dì marzo circa cinque. Dal 4 al 12 febbraio le acosse si estendevano anche nelle 
ine; nel restante del mese la maggior parte si sentivano soltanto a Cefalonia, e special- 

4-5, notte. Hanno avuto luogo altre pìccole scosse. Z. 

5). 6.20 a. Forte scossa, contemporanea ad altra a Cefalonia; in tutto il giorno ne av- 
altre più piccole. In questo giorno vi fu anche un forte terremoto a Patrasso, dove le scosse 

ono fino al 21 febbraio. Z. e F. 

> a. del 5 lo S. pone una forte scossa ad Argosfoli, e alla stessa ora ad Alene e Giannina; 

) a. Corfìt; quindi alle 7.30 a. altra scossa ad ArgostoH ed a Zante. 
S), 11. 10 a. Scossa a Zante ed in altre località. À Cefalonia seguirono molte altre scosse 

ni successivi 6 e 7. S. 

8). In Argoatoli si ebbero, entro tre ore, cinque scosse, ed esse furono anche forti e fre- 

nella notte veniente, mentre a Zante furono soltanto deboli. F. ~ Lo S. pone due forti 
Cefalonia alle 3 e 3,15 a. di questo giorno, ed aggiunge che ne avvennero di forti e fre- 

lei giorni 9 e 10. 
10). l. 30 a. Continuo terremoto, seguito da tremito del suolo. — Ad 1.30 p. del giorno pre- 
scossa abbastanza lunga e forte in Argostoìi; ed alle 9 a. del 10, forte terremoto a Cefa- 
più tardi due altre scosse molto forti. In 24 ore avvennero 87 scosse. F. 
11). 1. 20 a. Scossa forte a Zante, ed all'I p, assai forte ad Argostoìi. Dì giorno molte 

, Cefalonia. S. 

' 12). 3-55 a., 8.30 a. Duo forti scosse, o nell'intermezzo un lieve scuotimento. 

3 a Cefalonia esse furono forti in modo speciale in questo giorno. F. 
pone 4.30 a. per Zanle e 4 a. per Argostoìi, dove si ebbero otto scosse a cominciare dal- 

; ed aggiunge che alle 3 a. vi fu in Atene una scossa vivace. 
14). 1. 55 p. Forte, lungo e continuo terremoto, seguito da incessante tremito fino allo 4.30, 

ivvenne una forte scossa. 

iorno 16 terremoto a TripuUtza (Tripolis). Nel villaggio Thecié, presso Patrasso, dlcesi che 



imntio particolsroggiata di questo terremoto e «Istn dal KuugiiÉ nei ('. R., T.XVf, I86H, p. 82B e <itjl ; 
notare che egli lo ponga sotto ta data dvll'll febbraio, vale a dire una settimana dopo quella data dal 
tiniìdt e dagli altri. 
dt riporta un scossa a Bari alle 6 a. 



61 

sotto V impulso di vivaci urti balzarono delle pietre da terra. In questo giorno le scosse furono 

assai sensibili a Cefalonia, Itaca e Santa Maura. F. 
Lo S. dice semplicemente che nei giorni 13, 14, 15 e 16 vi fu terremoto a Cefalonia. 
1807 febbraio 19). 6.50 e 7.20 a. Forti scosse. F. — Lo S. riporta per Zante Fora 7.5 a. ed aggiunge 

che a Cefalonia si ebbero frequenti scosse il 17 e poi il 18 ed il 19. 
» febbraio 20). 6. 45 a. Altra scossa. — A Cefalonia, negli ultimi giorni, scosse numerose ma deboli, 

e continui rombi, spesso come cannonate, assai distinti a Lixuri e nei dintorni. F. 
» febbraio 22). 9. 50 a. e 9 p. Scosse. F. — Lo S. pone per Zante Torà 8.45 p. e riporta frequenti 

scosse di varia intensità, avvenute a Cefaloìiia dal 20 marzo fino alla fine del mese. 
T^ marzo 1). 6. 20 a. Terremoto. — Il 28 febbraio seguitarono i terremoti a Cefalonia, specialmente a 

Lixuri. Il 3 marzo (8 p.) lieve terremoto a CorfÌ4;ed a Cefalonia scosse senza interruzione. F. 
Lo S. pone una scossa, senza data, a Cefalonia il giorno l^ 
» marzo 2). 1. 45 a. Scossa a Zante e nello stesso giorno a Cefalonia, dove se ne ebbero pure nei 

giorni 3, 4, 5 e 6. S. 
» marzo 8). 1. 30 a. Terremoto. F. — Lo S. riporta invece Torà 5.30 a. 
» » 10). 6. 15 a. e 1. 15 p. Terremoto. F. 

Lo S. enumera parecchie scosse, anche forti, a Cefalonia dairil al 16. 
» marzo 17). 3. 40 a. Scossa. ^— Nello stesso giorno, a ora ignota, a Cefalonia; ed altre quivi il 18. S. 
» » id).* 7. 20 p. Terremoto. F. — Lo S. riporta invece l'ora 7.15 p. e dice che nello stesso 

giorno si ebbe terremoto anche a Cefalonia, 
» marzo 20). 0.30 e 1.40 a. Due scosse. — Nello stesso giorno terremoto a Cefalonia, S. 
» > 21). 6 p. Forte scossa. — Nello stesso giorno anche a Cefalonia. S. 

» » 22). 9. 50 a. Terremoto. F. — In questo giorno lo S. pone senza data una scossa a Cefalonia, 

dove le scosse, ripetendosi quasi ogni giorno, seguitarono fino alla fine del mese. 
» 'aprile 1). 4. 37 p. Scossa. •— A Cefalonia dal 1** al 14 aprile avvennero piii di 50 scosse, la maggior 

parte con rombo; il 6 fuvvene una fortissima. F. 
» aprile .9).' 1.30 a. Scossa. F. — Alle 1.15 a. scossa ad Argostoli, secondo lo S., nel cui catalogo 

si trovano enumerate tutte le frequentissime scosse avvenute a Cefalonia. 
» aprile 14). 4. 15 p. Scossa ond. di 4 secondi. S. 

» » 18). 11.39 p. Sensibile scossa di 3 secondi. — Alle 11 p. forte scossa a Missolumji. S. 

y> » 27). 1 e 6. 45 a. Due scosse. — In questo giorno terremoto anche a Cefalonia, S. 

* . fnaggio 1). 4. 5 p. Breve ma forte scossa. 

A Cefalonia oravi stata una scossa straordinariamente forte il 14 aprile, seguita da altre più 
deboli; e da questo giorno fino alla, metà di maggio non vi fu giorno ne notte senza scosso. A 
Corfìi vi fu un lieve terremoto alle 8.25 del 15 aprile, ed una scossa alle 6.10 p. del 24 aprile. F. 
5» maggio 8). Mg. Forte scossa. S. 
» » 21). 5. 50 a. Sensibile scossa di 24 secondi. — Si ebbe terremoto anche ad Itaca. ' 

Alle 4.22 p. avvenne una scossa di 25 secondi, con rombo, ad Argostoli, S. 
» maggio 21). 5. 53 p. Alcune successive oscillazioni con rombo. 

Alle 5.25 p. era avvenuto un forte terremoto a Cefalonia, per il quale tanto in Argostoli quanto 
in Lixuri alcune case rimasero danneggiate. Alle 5.45 p. fu segnalato un terremoto anche a Corfìi. F. 
Lo Schmidt invece riporta una forte scossa di 10 secondi per Zante alle 6.45 p., e di 25 secondi 
per Argostoli alle 6 p.; aggiunge che nella sera fuvvi terremoto a Darà (Arcadia) e che si senti- 
rono quattro detonazioni ad Argostoli alle 11.20 p. 

* maggio 22). 5.30 (?) a. Scossa. — Ad Argostoli si ebbero una scossa alle 2.22 a., due detonazioni 
alle 3.30 a., 9.10 p. ed altra scossa alle 11.35 p. di questo giorno; e poi di nuovo facesse il 25 e 26. S. 

* Airi a. dello sfcosso giorno, setto lievi scosso a Corfù ed altra alle 10.30 a. — Alle 4.45 a. del 21 altra lieve 
scossa. F. 

* Alle 8.15 a. di questo giorno scossa a CorfU, secondo il F.; e allo 8.15 a. lieve scorsa a Giannina, secondo lo 8. 
' II Fuchs pone una forte scossa di 15 secondi ad Itaca il 25 invece del 21. 



. 20 a. ScoMa. 

li in questo giorno due detonazioni alla sera, e sconxe nei gìorui precedenti. S. 

3. 15 a. e 11.45 p. Due scosse. — A.à ArgostoU due forti scosse alle 3.15 e 4.25 a. S. 

5. 15 a. Una scossa. S. 

5.25 a. e 2 p. Due scosse. — Il 15 ed il 19 due scosse ad Argosloli. S. 

6. 30 a. Una scossa. S. 

5 p. Una scossa. — Il 9, 10 e 11 scosse ad Argosfoli. S. 

7. 30 a. Una scossa. S. 
2 a. Altra scossa. 

p. Scossa ad Argosloli, dove se ne ebbero altre con detonazioni il giorno seguente. 6. 
9. 45 p. Una scossa. S. 
1. 50 p. Forte scossa. F. — Lo 8. riporta per Argosloli tre scosse: moderata (7.51 p.), 

moderata (8.15 p.); ed enumera altre scosse per i due giorni precedenti. 
3. 50 a. Una scossa. S. 

5. 10 a. Una scossa. F. 

I. 30 a. Una scossa. F. — Stando allo S., avvenne alle 1.20 a. e fu abbastanza forte. 
1.40 a. Una scossa. S. 

6. 30 a. Una scossa. 9. e F. 
6. 50 a. Una scossa. S. 
5.15 a. Una .scossa. F. 

Q. 50 p. Una scossa. — Alle 10. 45 ]). dello stesso giorno, a Samo (Cefalonia), fortis- 
on rombo. — Scosse ad Argosloli il 6 e il 7 settembre; ed a Calavrita, nel Pelopon- 
l il 18 settembre. S. 

5. 20 p. Scossa. — Tra le ore 5 e 6 p. vi fu un grande terremoto nelle isole Jonie e 
leridionale, specialmente nella Messettìa e nella Laconia. Sì formarono ampie spaccature 
fii, e lo scuotimento si risenti a Cefaìonia, Saitla Maura, Corfìi, Patrasso, Tripolitza 
ne. Canea nell'isola di Candia, Cerigo e Malta. F. 

tesso giorno trovo nel catalogo del Mercalli una scossa a Malta alle 5.25 p., una 
■ina tra le 5 e le 6 (a. ovv. p.?), due scos.se a Loeorotoiido (Bari) alle 4.15 e alle 5 

e finalmente una lieve scossa a Najtoti. Più particolareggiate notizie si trovano nello 
lale riporta per Zanie l'ora 4.30 p. (?), e dice che alle 5 p. fu sentita una scossa a 
Ile 5:30 p. a Messina. 

5, 3, 5. 15, 5. 15 (sic), 5. 45, 6. 45 a. Scosse. — Verso le 5 a. si ebbe un altro grande 
le isole Jotiie, analogo al precedente e risultante di parecchie scosse. Sembra che sia 
I sulla terraferma, a FiliaMi, Calamala, Sparta; e fu segnalato anche a C'erigo, Canea, 
ipolis), Natiplia, Alette, Calcide, Patrasso e Corfii. Sulla costa il mare die indietro, spe- 
7orfli, Zanle, Kauplia e Candia, in taluni punti fino a 30 metri, e nel suo ritorno 
ra, per cui fìiizio (Gijthion) nella Laconia fu distrutto. A Cerigo le scosse durarono 
, Tripoìitin fino al 28 settembre. 

nbre si ebbero scosse anche nelVlIaìùi meridionale, in Sicilia ed a Malta, probabil- 
lessione col precedente terremoto della Grecia. C'osi alle 3,54 a. vi fu un debole ter- 
Irenle (Catania), alle 4.50 a. una scossa a Cnsema, ed alle 7.9 altra sro,-t!<a ondula- 

fortc, in Acireale. SI ebbe pure una scossa a Lvcurotonilo (Bari) ed un forte terremoto 
per quest'ultime due località non si conosce rora..F. — Lo Schmidt riporta nume- 
K Zante si ebbero in quella mattina dieci scosse, tra cui le più notevoli queUe delle 5, 
ebbe una scossa a Brìiiilisi alle 5 e., a Messina alle 5.:ìO a., a Malfa alle 4.45 a. 
icl catalogo del Mercalli che in questo giorno vi fu una .scossa allo 'ò.'ÒO a. air();t- 

Vesiifio, due lievi di notte in Basilicata, ed una a Messina tra le 5 e 6 (a. ovv, p.?). 
: ha studiato anche questo terremoto e ritiene che abbia avuto press' a poco lo stesso 
Ilo del giorno precedente. Egli pone l'epicentro a 20° E. da Parigi ed alla latitudine 



63 

di 36°, vale a dire a ponente dellMsola di Candia ed al sud del Peloponneso. SUntrattiene molto 
sul movimento notevole dol mare causato dalla scossa del 20 settembre, il quale fu osservato fino 
sulle coste della Canea, delle deicidi, di Cotftì e della Sicilia, e produsse gravi danni nelle località 
più prossime alF epicentro, specialmente nei porti aperti al sud, come a Gizzio, Un riassunto di 
questo studio, insieme alla curva, che rappresenta il limite estremo a cui giunsero le onde sismiche, 
si trova nel lavoro deirHoernes a pag. 197. 

Le onde sismiche generate da questo terremoto si propagarono a distanze ben maggiori, in con- 
fronto dell'Italia, se il Wagner potè constatare il loro passaggio fino a Pulkowa, scorgendo forti 
oscillazioni in due livelli di queir Osservatorio astronomica verso le 6 a. Il Wagner aggiunge che 
un telegramma da Malta, riportato dai giornali, annunciava che colà si erano avute scosse di ter- 
remoto tra il 19 ed il 20 settembre, di cui P ultima alle 4.45 ant. (t. 1.) del 20. * 
180T settembre 20), 5. 30 p. Scossa. F. t- Lo Schmidt aggiunge che alla stessa ora vi fu terremoto ad 
ArgostoH, dove si sentì più tardi un rombo alle 6.10 p. 

» settembre 21), 11. 35 p. Scossa. — In questo stesso giorno, alle 9.40 a., 9.55 a., 10 p., scosse a Corfu. F. 
Le scosse di Corfh stanno assai probabilmente in relazione con altre avvenute a Giannina, riportate 
dallo Schmidt, il quale aggiunge che nella notte dal 21 al 22 si ebbero altre scosse nella detta 
località ed a Patrasso. 

» settembre 25). 2. 45 a. Terremoto a Zante, come pure a Calamata, in cui oravi stata altra scossa nel 
giorno precedente. F. — Lo Schmidt assegna a Zante Torà 2.30 a. 

» ottobre 2), 11 p. Una scossa. S. 

» » 4). 10. 10 a. Lieve scossa. — Alle 11 a. ne avvenne una anche a Calamata, Nella notte ve- 

niente terremoto nella Messenia e nella Laconia, per il quale il terreno si spaccò ed il mare entrò 
in movimento specialmente a Gizzio. F. — Lo Schmidt pone in questo giorno due scosse a Zante 
alle 9.45 e 9.50 a.; ed aggiunge che si ebbe una forte scossa ad ArgostoH alle 11.11 p. del 3, 
un^ altra simile alP 1.15 a. del 4 e più tardi una terza alle 4.45 a. 

» ottobre 8): 5. 30 a. Una scossa. — Ad ArgostoH s^ era avuta una scossa il giorno 5. S. 

» » 10).^ b p. Scossa con rombo, e dopo dieci minuti altro forte rombo. F. 

Lo Schmidt invece pone in questo giorno due forti scosse a Zante alle 4.45 p, e 4.55 p., e ne 
riporta due per ArgostoH alle 5.9 e alle 5.15, che probabilmente sono quelle stesse di Zante. 

» ottobre 11). 5. 15 a. Forte scossa con rombo; 5.25 debole; 9.15 a. e 7.30 p. due altre scosse. F. — 
Lo Schmidt pone una scossa assai forte a Zante alle 5 a. ed altra minore alle 5.10 a., aggiungendo 
che alle 5.24 a. se n^ ebbe una pure ad ArgostoH. 

» ottobre 12), 5 a. Una scossa. S. 

> 5> 13). 8.25 a. Terremoto con rombo. — Alle 3.45 a. del 17, terremoto a Carfìt. A Calamata 

continue scosse. F. — Lo Schmidt pone una scossa a Zante alle 8.10 a. del 13. 

» ottobre 21), d, 12 bl. Terremoto con rombo; fin dal giorno 20 frequenti rombi come cannonate, ma 
senza scosse. F. — Lo Schmidt dà Torà 9.10 a. per Zante, dove dice che la scossa fu abbastanza 
forte e con rombo. 

» ottobre 22), 7 e 9 a. Due scosse, di cui la seconda assai forte. — Alle 2, 4.10, 6.47, 9.12 a. avven 
nero quattro scosse ad ArgostoH ed una a Giannina alle 9.50 a. S. 

» ottobre 23), 8.45 a. Fortissimo terremoto preceduto da rombo ; numerosi muri rovinarono. A partire 
dal 19 settembre, questo fu il maggior movimento sismico. — Il giorno innanzi, alle 9 a., oravi stata 
una scossa suss. a Tripoliiza (Tripolis) e più scosse a Patrasso, F. — Lo Schmidt pone questa scossa di 
Zante alle 8.30 a. e la dice assai forte, con piccoli danni. Alle 9 a. una scossa anche ad ArgostoH. 

» ottóbre 24), 7. 45 a. Lieve terremoto cd!i forte rombo. F. — Lo Schmidt dà l'ora 7.35 a. 

» » 25). 6. 15 a. Lieve terremoto con forte rombo. F. 

* G. AoÀiiEVKOHB, Velocità di propagazione superfieiale dei due terrenwti della Grecia del 19 e 20 settembre 1867. 
(Rend. della B. Acc. dei Lincei, sor. 5% voi. Ili, V sem. 1894, p. 443. 

* Nella mattinata e nel pomeriggio scosse in Calcide ed alle stesae ore in Atene. F. 



64 

ISOT novembre 1). 9. 45 p. Rombo con tremito del auolo- F. — Lo Schmidt dà l'ora 9,50 p, per Zanle, 
e riporta una scossa per Argostoli alle 7,49 a. del 30 ottobre, 
» ttorenihre J4). 1 a. e 2,30 p. Due scosse. — Il giorno 9 eranvt state due flcosRe ad Argonloìi. S. 
. » ?.4), 11.40 p. Tremito del suolo con rombo. F. — Lo Schmidt dà invece l'ora 11 «, per 

Zanlf e riporta alcune scosse per Argostoìi nei giorni 20, 21, 23, 29 novembre. 

> dirembrf 3). 10. 10 a. Scossa preceduta da forte rombo. V. — Lo Schmidt dà l'ora 10.5 a. 
» » N). 3. 50 a. Forte scossa e rombo. F. 

Nello Schmidt trovo tre scosse ad Argostoli alle 2.20 a., 5.30 a., 6,15 a, 
» dicemìire 16). 12. 5 a. Forte rombo e poscia debole scossa. F. 

Nello Schmidt trovo una scossa ad ArgostoH all' 1 p. dello stesso giorno, una avvenuta due giorni 
innanzi, ed altre nei giorni 23 e 26 dicembre. 
ISOS gennaio. Nei giorni 13, 16, 28 e 24 parecchie scosse, anche forti, ad ArgoatoU, riportate dallo S. 
» febbraio. Nel giorni 1, à e 4, rombi ad ArgostoH e forte scossa alle 4 p. del T, S. 
» » 10). 11.30 p. Forte scossa di 5 secondi con rombo a Ptrgos, dove se n'ebbe nna minore 

alla Hn. da) IO atl'll, tre altre durante il giorno 11 e l'ultima suss. il 18, 

Ad Argoatoìi si ebbe una forte scossa nella notte dal 14 al 15 ed un'altra il giorno 26. S. 
Trovo nel Perrey che il. 14 febbraio vi fu terremoto anche a Malia, dove si ripetè lievemente 
nella notte dal 19 al 20, e che un'altra scossa avvenne B Cefaìotàa il 20 febbraio. 
» marzo 17). 0,30 a. Forte scossa ad ArgosloH, seguita da rombo. Fu assai forte anche a Santa Maura, 

Itaca e Corfìi, ma senza danni. 8. e P. 
s marzo 19). 0.20 a. Scossa abbastanza forte a Zante. — Alle 10,4 a. del 18 eravì stata una forte 
scossa ad ArgostoH, e allo 3.30 p. dello stesso giorno un forte terremoto a Vttlona. ^- A Corfh ne 
avvenne una la mattina del 20, e se ne ebbero delle altre ad ArgostoH, moderate o forti, nei 
giorni 22, 23, 27 e 29 marzo. S. e P. 
» apri/e 4). Vedi la nota al 12 luglio 1889. 

> » 18) 7. 20 a. Scossa abbastanza forte a Zanle; ed alle 7.10 a. una debole, ma di lunga durata, 
ad ArgostoH. S. 

• aprile 28). 6. 55 p. Una scossa. S, 

» » 29). 4 p. Una scossa, — All'I, 15 a, dell'indomani, forte scossa ad Argostoii. 8. 

» maggio 5). 6. 10 a. Una scossa. S, 
» .7). Una scossa. S 

• * 8). Una scossa. — Io questo giorno alle 7.30 p, terremoto a Giannina, e alle 6 p a Volo. S. 
» » 9). Una scossa, S. 

> » 10). 2,40 a. Una scossa. — Alle 11 a, del 23 maggio scossa ad Argostoii, ed alle 0.45 a, 
dell' 6 giugno altra forte nella stessa località, S. 

> » 20). 0. 30 a. Grande e pericolosa scossa ad ArgostoH, ed alla stessa ora piccola scossa a 
Giannina. S. 

Nel Perrey trovo che alle 0,20 a, di questo stesso giorno si ebbe nna lieve ma lunga scossa a 
Valona, dove se ne era avuta altra fortissima alle 7 a, del 14 agosto 
1S69 ' luglio 1.3). 7 p. Terremoto a Cefalonia, nel distretto di Samo. Il giorno 16 forte scossa a Patrasso. S, 
» dicembre 28). Terremoto sensibile. Z. 

Forse sta in relazione con una scossa disastrosa, avvenuta a Santa Maura, alle 5 a.; pib della 
metà della città fu distrutta e ai ebbero grandi guasti a Pretesa. 

Durante il giorno si ripeterono le scosse. A Valotia si ebbero, alle 5,10 a., tre scasse senza danni, 
:he a Corfù si ebbero, alle 5.30 a., tre scosse consecutive NW-SE, di cui la prima piii forte, 
to opposto s' intese il terremoto anche ad Otranto, ma senza danni notevoli. P. — Lo Schmidt 

ipiare da quest'anno noD bì trova piìi alcuna notizia di Zante nel catalogo dello Schmidt; e poichà 
IT3 sono tutt' altro che rare le scosse in Grecia, se ne deve probabilmente inrerire che per )' ultimo 
e) catalogo, le notizie di Zante fanno difetto per mancanza di corrispondenti. 



65 

dice che il terremoto ebbe l'epicentro nel nord dell'isola di Sau(a Maura e Cefalonia, La città 
principale, Aniaxichif fu quasi completamente distrutta Fino al 31 dicembre si numerarono 15 morti. 
In questo stesso giorno vi fu una scossa alle 4.55 a. a Monfeleatie di Calabria, ed alle 5.30 p. 
tre scosse siìVEtna F. 

Nel catalogo del Mercalli trovo una forte scossa ad Otranto alle 5 a. 
Nei giorni 29, 30 e 31, seguitarono le scosse a Santa Maura. S. 
ISTO gennaio 16). Principiarono le scosse che colpirono Santa Maura, parecchie altre isole ed una parte 
/della Grecia; e fino al 18 perdurarono con brevi interruzioni. Il villaggio Perotica fu distrutto. F. — 
j Ulteriori notizie si trovano nel giornale Les Mondes, 1870, p. 314, dove si dice che verso 0.15 (sic) 
I la città di Santa Maura fu pressoché distrutta da una scossa, sentita in tutte le Jonie. A Santa Maura 
Uè case furono tutte rovinate, ad eccezione di una ventina; pochi morti; pioggia torrenziale. 
» gutprro 24). circa 6 p. Estesissimo terremoto in Oriente. Si ebbe una forte scorsa a Smirne ed in 
altre località dell'Asia Minore; si cita Damasco (0.15 p.), la città di Zehedani e VAntilibano, cosi pure 
le isole di Cipro e di Candia, ma senz' indicazione di ore. Sembra che il centro di scuotimento 
sia stato nel Mar Rosso. Alle 5.53 p. debole scossa ai Dardanelli ; alle 5.54 p. forte scossa in Atene ; 
alle 0.25 p, tre scosse consecutive in Alessandria d'Egitto^ di cui la seconda, più forte, si estese 
anche ad Ismailia ed al Cairo. Nello stesso giorno e presso a poco alla stessa ora si ebbero scosse 
nel mezzogiorno d'Italia. P. -- 11 De Biasi pone due scosse a Corpi alle 5.30 p. 

Alle ore 1 e 5.15 p. si ebbero due scosse ondulatorie a Locorotondo (Bari), ed alle 4.30 e 5.15 p. 
pure due scosse a Bari, di cui la seconda specialmente, forte. L'ultima fu anche forte a Catanzaro, 
in direzione E-W, e debole a Reggio Calabria, ove avvenne alle 5.20 ed in direzione SW-NE. 
Alle p. fu pure segnalato un terremoto ondulatorio in Urbino, e nello stesso giorno, sen^a indi- 
cazione di ora, una scossa a Moncalieri. In Sicilia poi si ebbe una scossa forte ondulatoria a 
Messina alle 5 p., ed alle 5.30 tre scosse ondulatorie ad Acireale, Catania e Messina, di cui la più 
forte a Vizzini e Calta girone. F. 

Trovo poi nel catalogo del Mercalli che vi fu una lieve scossa sussultoria a Napoli, alle 5.10.22 se- 
condi p., seguita da altra lieve NW-SE. Lo Schmidt aggiunge che essa fu registrata dal sismo- 
grafo Palmieri. — Lo Schmidt riporta inoltre molte particolareggiate notizie sópra questo estesissimo 
terremoto e dà la curva dell'estremo limite di propagazione. Anche l'IIoernes, a pag. 147 e 198, 
parla di questo terremoto, citando lo Schmidt e riproducendone la curva suddetta. 
» agosto 1). 2. 30 a. Scossa debole, però abbastanza prolungSt^. Z. 

Questa scossa a Zante è certamente l'eco di uno spaventoso terremoto avvenuto alle 2.40 a. dello 
stesso giorno al nord della Grecia. La maggior intensità si ebbe nel golfo di Corinto, a Galaxidi, 
Amfissa, Distomo, Chriso, Kasiri (Delfo), Arachova, Antichyrra e Dubia; e quivi alla prima scossa 
sprofondarono le case mal costruite. Alle Termopili si formarono spaccature, da cui uscì fumo; 
in Chriso, ai piedi del Parnasso non rimase dritta alcuna casa e si ebbero undici vittime ; anche a 
Delfo grandi rovine. Il terremoto fu forte pure in Atene, Pireo, Lamia, Calcide e meno forte a Corinto, 
Aigion (Vostizza) e Patrasso. Alla prima scossa tennero dietro delle altre e numerosi rombi. Dalle 3.30 
a le 8 p. si contarono più di 100 forti se sse, e fino al 17 agosto più di 400. F. e P. •— Lo Schmidt 
parla a lungo di questo terremoto e dà la curva del limite estremo di propagazione. Aggiunge 
che circa le 0.30 p. del 31 luglio oravi stata un'altra scossa in quasi tutta la Grecia. Anche 
r Hoernes parla di questo terremoto, citando lo Schmidt in più punti del suo lavoro e cioè a 
pag. 90, 91, 203, 204, 207. 
» ottobre 4). 4. 55 p. Grande terremoto nella provincia di Cosenza, in Italia, col centro nella Sila, 
A nord si estese fino a Najjoli, a sud fino a Messina e Palermo. F. 

Vi è qualche probabilità che la scossa più violenta siasi propagata, benché lieve, fino alle Jonie. 
» ottobre 25). 7 p. Grandissimo ed esteso terremoto, con la rovina di Amfissa, nella Focide. Fu forte 
in Atene (0.50.54 p.) e si estese a Pretesa (0 p.), Missolungi (0 p.), Xirocìwri ed Atalante (7 p.), 
Calcide (7.15 p.), Curbatzi (7.30 p.), Giannina (7.40 p.). Ad Argostoli si senti alle 0.35 p. e moderata- 
mente a S. Maura alle 7.18 p. Alle 7 p. di questo stesso giorno una scossa a Cosetiza, in Italia. S. 



9 



È molto probabile die questa scorsa sia stata risentita anche a Zatile. 

ISTO wyremhre e dicembre. Numerose scosi^e a Patrasso, riportate nel catalogo dello Schmidt. Quivi sì 
trovano inoltre due scosse a Corfìi alle 6.20 a. del 13, una scossa ad Argostoìi alle 2.7 p. del 17 no- 
vembre, una scossa a Santa Maura alle 8 p. del 17 dice i bre ed un'altra alte 7 a. dpl 18, e final- 
mente una scossa sensibile ad ArgoMoìi alle 5.45 a. del 31 dicembre. S. 

1S7I> Sebbene per quest'anno non si trovi alcuna notizia sismica per Zaiite nello Schmidt e neppure 
nel Fuchs, pure è a ritenersi che non sianvi mancati i terremoti, come non sono mancati a Pa- 
troKso ed a Cefalonia. Vedi a questo proposito la nota all'anno 1869. Credo utile l'accennare bre- 
vemente alle scosse che si trovano nel catalogo dello Schintdt per queste due località: alle 10.50 a. 
del 20 gennaio, forte scossa ad Argottoìi; il 22 gennaio, 11, 19, 22 marzo, a 'Patrasso; dal 9 
al 18 aprile molte scosse a Corfìi; il 3 maggio a Patrasso, e quivi ste.sso un'altra scossa alle 4 a. 
del 4, mentre alle 3.45 a. di questo stesso giorno ne avvenne una forte a Caìdde; il 10 e 18 maggio 
altre due scosse a Patrasso; alle 10 p. del 25 maggio forte scossa a Pilaros (Cefalonìa), e quivi 
di nuovo alle 4 p. del 3 giugno; il 18, 21 e 22 giugno a Patrasso; alle 10 a. dell' Il luglio ad 
Argostoìi, mentre alle 10. 3C a. vi fu scossa anche a Calcide; alle 5 p. del 23 settembre grande 
e pericolosa terremoto, senza danni, ad Argostoìi, seguito da tre altre scusse minori, ed alle 5.30 p. 
due forti scosse a Pilaros (Cefalonia); alle 6 p. dello stesso giorno due altre deboli scosse ad Ar- 
gostoìi, ed un'altra moderata alle 10 a. del giorno appresso, 24 settembre; finalmente il 2 dicembre 
una scossa a Patrasso. 

1ST2. Neppure per quest'anno sì posseggono notizie sismiche per Zaiite. — Alle 10.30 p, del 12 gennaio 
una scossa a Patrasso; alla sera di questo giorno vi fu un terremoto abbastanza forte ad Amfissa, 
e nel medesimo giorno si dice che si sentisse una scossa a Corfù. Alle 2.50 p. del giorno se- 
guente, 13, altra a Patrasso, probabilmente in connessione con una notevole scossa ad Amfissa (2 p.) 
ed a Calcide (2.50 p.). Alle 7.20 p. del 18, scossa assai forte a Patrasso, ed altre quattro nella 
notte seguente; altra alle 4 a. del 21 nella stessa località, e nello stesso giorno scossa ad ..4tn^«sn, 
Alle 2 a. del 25, altra a Patrasso, come pure ad Alene e forte a T-^i>e. Altre scosse a Patrasso 
alle 8.45 a. del 31 gennaio ed alle 2 a. dell' 8 febbraio. Scossa a Giannina ed a Corfìi ' l'il feb- 
braio alle 10 p., il 13, 14 ed il 15 a Giannina e Corp,, ed alla sera del 19 a Corfi,. Alle 3 a. 
del 19 febbraio ed alle 7.30 a. del 3 marzo, nuovamente a Patrasso; all' 1 a. del 14, a Pilaros 
(Cefalonia); alle 2.23 a. del 19, forte e lunga scossa a Patrasso, e quivi altra debole alle 7.20 a. 
del i giugno; alle 11.30 p. altra lieve a Patrasso, forse in relazione con una forte a AW^acto (£>#- 
panto); ed alle 2.30 a. del giorno successivo altra a Patrasso, forse in connessione con una forte 
a Hanpacto o a Caìcide. A Mn. dal 27 al 28 giugno, una forte e lunga scossa a Calamafa (Messenia), 
e alle 5.5 p. del 12 settembre, terremoto a Pessades (Cefalonia). S. 

Non è improbabile che qualcuno dei precedenti terremoti sia.si risentito anche a Zante. 

1ST3 gennaio. Due scosse a Piìaros (Cefalonia), l' una moderata alle 9 a. del 4, l' altra forte alle 8.55 a. 
del 5. S, 
» marzo ^9) 1 p. Scossa lunga e con rombo nella Messenia. 

Il 15 marzo, all'I a. (?), eravi stata una scossa a Corfh, fofse in connessione con un terremoto 
a Volo, Calcide, Kumi ed Atene. S. 
» ottobre 25-2S. Mn. Scossa forte, per la quale molte case caddero, la maggior parte rimasero crol- 
lanti, ed anche le più solide riportarono non lievi danni. Il Ginnasio e la Scuola secondaria soffersero 
assai, e rimase danneggiato ai due angoli del lato ovest e alle due partì della cornice il teatro 
coronnale, da poco costruito. Fortunatamente non si ebbero vittime; soltanto due feriti al villaggio 
,ni. Z. — Secondo il signor W. G. Forster, il centro del terremoto fu a circa 8 miglia ad est 

R., LXXIV, pBg. 927, trovo che alle 10 p. dell' 11 febbraio si ebbe una violenta scossa sulla coBts 
rimpetto a Corfù, per la quale rimasero quasi completamente distrutti due villaggi, e ei ebbero qualche 
1 trentina dì feriti. Fu fortemente risentitn a Corfù. Questa prime scosaa fu seguita da altre 18 nello 

ore, ed il terremoto si rìpelb costantemente por più di una settimana. Tutto le scosse ernno precedute 
(terranei simili a scariche di artiglieria. 



67 

della città di Zante, come fa dimostrato da un tratto di cavo telegrafico, che rimase sepolto sotto 
una immensa frana nel fondo del mare. ^ Di più egli dice che questo fu V ultimo forte terremoto 
aTanti Fattuale periodo sismico del 1893; e sebbene fosse meno disastroso, pure ebbe precisamente 
lo stesso carattere per ciò che si riferisce alle numerose scosse che lo precederono e lo seguirono, 
ed ebbe origine presso a poco nello stesso centro. 

Secondo il Fuchs, pure alla stessa ora, vi fu terremoto in gran parte del Peloponneso; e sem- 
brerebbe che dovesse essere stato abbastanza violento sulla costa occidentale di fronte a Zante, poiché 
quando io Tho percorsa, ho trovata assai viva la memoria di esso nel villaggio Bartolomeo. Quivi 
mi fu riferito che allora cadde la chiesa e molte case furono danneggiate, come pure le mura del 
vicino Castel Toìnese presso Linzi. 

Ciò s^ accorda con quanto dice lo Schmidt nel suo catalogo, che cioè, alla Mn. dal 25 al 26 vi 

fu un grande pericoloso terremoto nel Peloponneso e nell'isola di Zante, con danni n^W Elide ed 

a Zante. Lo Schmidt aggiunge che alla Mo. del 25 si ebbe pure un forte terremoto a Calcide e 

più forte ancora nella Korinthia. — TI terremoto fu forte anche a Cefalonia, secondo il De Biasi. 

1ST3 oitobre 27-30. Continuo terremoto. F. 

Lo Schmidt dice che nei giorni 26, 27, 28, 29, 30 e 31 si ebbero scosse nel Peloponneso ed a 

Zante. — Secondo De Biasi, tre scosse a Cef aionia il 31 ottobre, ed altre tre il giorno appresso. 

» dicembre 18) 4.40 a. Debole scossa ad ArgosioH, forse in connessione con altra forte a Calcide 

(4.54 a.) ri.sentita lievemente anche ad Atei:e (4.55 a.). — Alle 4.15 a. del giorno precedente eravi 

stata altra debole scossa ad Argostoli. S. — Il 16-17 dicemore scosse a Cef aionia. De Biasi. 

1874 febbraio 15-22. Lievi scosse. F. 

18Y3 aprile 29. Terribile terremoto a Chiparissia, sulla costa occidentale del Peloponne.so. La chiesa 
crollò durante la messa e seppellì 47 persone sotto le sue rovine. F. — Il movimento sismico, benché 
debole, forse si propagò fino a Zante; e con grande probabilità ebbe lo stesso centro in mare al 
pari di tanti altri risentiti a Zante, e segnatamente di quello del 27 agosto 1886. 
» ottobre 15) 5.20 a. Scossa forte e di lunga durata senza danni. Z. 
ISTG marzo 13) 11 a. Scossa debole. Z. 

y> giugno 18-26. Forti scosse a Corinto dal 18 al .26, le quali anche in Atene, ad Ettbea^ a ^olo ed 
a Cef aionia furono intese. Sette villaggi presso Corinto furono assai danneggiati. Le scosse segui- 
tarono più deboli, ed il 9 luglio ne sopraggiunse una forte, per la quale molte case e rocce ro- 
vinarono. F. 
» agosto. Forte terremoto a Patrasso, per il quale più case crollarono. F. 
ISTT primi di ottobre, 5.20 a. Scossa forte e di lunga durata, ma senza danni. Z. 
ISTS' aprile 3, Mg. Scossa forte, seguita poco dopo da due altre più deboli. Z. 
» » 3-4y circa Mn. Altre tré deboli scosse. Z. 

» » 6, mattina di buon'ora. Altre tre scosse. Z. 

» » 19) 9.8 p. Forte terremoto a Costantinopoli, il quale danneggiò gravemente Ismidt e Brussa 

ed i villaggi vicini di Esmè e di Sapwulja, con vittime (Bollettino mensuale di Moncalieri, serie 1', 
voi. XIII, 1877-78, p. 66). Questo terremoto è riportato anche dal Fuchs. 

Alle 8.30 p. di questo stesso giorno il De Rossi registra un moto isolato straordinario nei tro- 
mometri di Foggia, Velletri, e fortissime agitazioni nei pendoli a Bologna. 
ISSO settembre 2. Forte e lungo terremoto a Calavrita (Elide). La zona di maggiore scuotimento va da 
sopra Leucosia attraverso il Peloponneso fino a Dura presso Tripolitza (Tripolis); ma la scossa fu 
abbastanza forte anche in Clitoria e Mapoca. lì fiume Strezona rimase completamente all'asciutto, 
ed il fiume Ladon, nella cui prossimità caddero grandi massi, cessò per 5 ore di scorrere e poscia 
ricomparve torbido. F. 

^ Di questo fenomeno e di altri consimili parla distesamente, alla fine del capo Y, il profesBor Issel. 
' In quest'anno soffri per un terremoto la Messenia, in ispecie Calamata, e si ruppe il cavo sottomarino tra 
Candia e Zante. 



68 

ISSI api-ile 3) 1.42 p. ' Terremoto terribile a Seiu. La prima scossa, con rombo apareiitoso, avvenne cosi 
bruscamente e con tale veemenza che la massima parte della città rovinò in pochi secondi, sep- 
pellendo centioaia di cadaveri. Quando quelli che erano riusciti a salvarsi ebbero appena raggiunte 
le piazze, sopraggiunse una seconda scossa ancor più violenta, che compi l'opera devastatrice. Il 
centro di scuotimento dev'essere stato presso AVitVa, sulla costa orientale; i villaggi ad ovest, sof- 
ti, ma non furono rovinati. In tutta l'isola crollarono H,000 case e si ebbero 
di 10,000 feriti sopra 70,000 abitanti. It movimento fu violento anche sulla costa 
dirimpetto all'isola. I danni furono assai notevoli nel porto di guerra Tschesiiv, 
tolti luoghi dei dintorni furono rovinati per metà e perirono circa 80 persone; 
in si ebbe alcun danno. ^ Non si ebbero più scosse fino al tramonto del sole, in 

e durarono tutta la notte con brevi intervalli. F. 

ido il De Rossi, si ebbero indicazioni nel microstsmoffrafo a Botna (1.45 p.) e nel 
lleiri (1.15 p.). ed a lioloijiia (1.30 p.). In quest'ultima città, inoltre, un pendolo 
b una traccia di 22 millimetri. ' 
.cossa debole. Z. 
:08sa forte. Z. 

) a. Estesissimo terremoto, che comprese nella sua area immensa la Stkztt-a, la 
intera l'Italia, comprese le isole di Sicilia. Lipari ed /scA/a. Dovunque la scossa 
si ebbero in verun luogo a deplorare danni. A Lecce fu sensibile, ondulatoria; a 
ino. Brindisi, Taranto forte, sussultoria, con rombo; ad Otranto e Leuca lieve; a 

1 lieve; a Tiriolo sensibile, ondulatoria; a Catamaro mediocre; a Catania e Mes- 
neo sensibile. De Eossi. — Non è improbabile che questo estesissimo terremoto 
mchè lieve, anche nelle Jonie. 

Scossa forte- Z. — Trovo nei De Rossi e nel Fuclis cho il 10 febbraio avvennero 
'yìico, ed una scos.sa del T" a Corinto (11.57 a,); il 16 due scosse del 3* ad Olimpia 
p. ; e finalmente, sulla fine dello stesso mese, scosse frequenti ed abbastanza forti 
^olia, presso il punto dell'eruzione sottomarina.' 
p. Scossa forte. Z. 

ita dall' HoERSEs a j>ag, 132; ma e curiuBO che questo autore ponga ìl terremoto nel 1H60 
Uri. 
che, stando ai giurnall, le prime scoase spaventose avvennero verso la ore 2 p. 
IleEri e 1.30 ài Bologna non sì possono nffatto prendere in constderazione, in quanto che 

istante in cui i tromometri furono per caso visti agitati, e non il principio del loro mo- 
ie della loro discordanza, non spiegabile colla dilTeronza dì distanza di queste due città 
aeilesime troppo alte per rispetto all'ora originale di Scio (probabilmente espressa in 
otta in t. m. di Roma divenln, in cifra rotonda, 0.47 p. — Invece assai strana risulta 
.1 De Rossi; la quale se si riferisse, come ^ presumibile, al principio doli' agitazione fwte 

lo stesso prof. i>e Kosai, indicherebbe un movimentu avvenuto nella nostra Cupitsle circa 

d'Oriente. Come spiegare allora cib che dice in proposito il De Rossi, vale a diro che 
:a di meridiano, l'agitazione romixcìb ciren 10 minuti dopo la scossn di Scio? Eppure t'in- 
na, ammesso che fosse realmente in connessione con la catastrofe di Scio, sarebbe etata 
non trascurabile; poiché, tenuto conto della ragguardevole distanza di Scio da Roma, si 

con qualche approssimazione, la velocità di prò paga /ione delle orde sismiche. — In Be- 
loni, mi sembra doversi accettare, con grande riserva, la velocità di chilom. 2.2 al so- 
li, forse basandosi sopra l'anzidetto intervallo di 10 min.uti del De Roshì, riporta nel suo 
'anioni prorenieiitì da centri sismici lontani, inserito in questo stesso volume. 
, verso Mn., gli abitanti di Ktiilia (forse Etolioo) risentirono un odore dei più disgustosi 

a città e durò fino al mattino. Nello stesso tempo si avverti un rumore pensibìlissimo, e 
sulla superfìcie del maro una quantità dì pesci tramortiti. Per maggiori notìzie ed alcune 

della Grecia vedi t'articolo ' Ph^nomi^nee volcaniques dana la mer ìunienne > nella yalure, 
to anche dal De Rossi nel suo Biillettino del Vulcanismo italiano, IX, 1H82, pag. 315. 



69 

1883 giugno 27) 11.25 a. Violenta scossa a Corfh, ed alle 11,18 a. una moderata a Darmstadt. 
Alle 3.20 a. del 6 luglio, Costantinopoli ed i suoi dintorni furono visitati da un terremoto * (Dal 
giornale inglese «Nature», voi. XXVIII, 1883, p. 306). 

» agosto 28) 3 a. Scossa forte. Z. 

» ottobre 15) 3.30 p. Spaventoso terremoto a Scio e sulla costa dell'Asia Minore. Tutti i villaggi della 
costa occidentale della penisola di Tschesme rovinarono. Fu inteso fino ad Atene ed ai Dardanelli, F. * 
Alle 3 p., poco dopo, si osservò un moto tromometrico isolato in Italia, a Velìetri^ Roma, 
San Giovanni in Galilea (Forlì), Perugia e Firenze, De Rossi. 

» novembre 14) 3.40 a. Forte scossa a Patrasso, tale che tutta la popolazione fuggì in istrada. F. 

1884 giugno 19) 6.15 a. Scossa forte, seguita da altre due di breve durata. Z. 
» settembre 27) 9.35 p. Scossa forte. Z. 

1885 gennaio 8. Scossa debole, ma lunga. Il 7 eravi stata grande burrasca nel porto. Z. 

» marzo 28) 8.20 p. Terremoto rovinoso a Calamata, Niszi, Megalopoli e dintorni, ove molte case e 
chiese crollarono, e si ebbero alcuni feriti. Fu sensibile in tutto il Peloponneso, nelle isole Jonie 
e nel golfo di Corinto. Forti scosse si ebbero a Patrasso; ma esse furono lievi al Pireo, a Corinto, 
Argos, Zante, Nauplia, Tripolitza (Tripolis) e Missolungi. L' indomani si ripeterono leggiere scosse in 
parecchi punti del Peloponneso; le popolazioni furono spaventate {Bollettino mensuale di Moncalieri, 
serie 2', voi. V, pag. 56), 

Secondo il Coryllos, il terremoto avvenne a Patrasso alle 8.20 p., e fu di gran durata. Anche 
in questa occasione,- come dirà a suo luogo il professore Issel, si ruppe il cavo sottomarino tra 
Zante e Candia presso risola della Sapienza. 

In questo stesso giorno il De Rossi riporta per Poma alle 7.54 p. una scossa ondulatoria di 1"*, 
una scossa per Velletri alle 8.44 p. ed infine una scossa di 3° per Acireale (Catania) alle 8.45 p. — 
Trovo poi, tra le notizie ancora inedite dell* Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica in Roma, 
che all'osservazione delle 9 p. il tromometro di Spinea di Mestre (Venezia) oscillava fortemente 
in direzione N-S. 
» agosto 2, Vedi la nota al 12 luglio 1889. 
1880 aprile 8) 8.20 p. Scossa assai forte, ma senza alcun danno. Da un mese circa, si udivano al vil- 
laggio di Cìterì continui rombi sotterranei. Z. 

Alla stessa ora si ebbe una piccola scossa a Patrasso, stando al Coryllos. 
» aprile 8, Altra scossa simile alla precedente. Z. 

» agosto 27) 11.32 p. Terremoto rovinoso che durò più di 32 secondi. La maggior parte delle case 
in città riportarono danni, e nella campagna molti abituri crollarono; ma fortunatamente non si 
ebbero a lamentare vittime. Z. 

Questo fu il contraccolpo di un disastrosissimo terremoto nella Messenia, specie a Filiatrò : il numero 
delle vittime fu considerevole. — Il 28 e 31 agosto, 2, 3, 4 e 5 sett. altre scosse più o meno forti. 
L'epicentro fu for.se in mare, poiché si ebbero gravi danni alle Strofadi e si spezzò in questi 
paraggi il cavo telegrafico tra Zante e Candia. In tutta l'isola di Zante è as.sai viva la memoria 
di questo terremoto, che ci è stato descritto dappertutto come ondulatorio e di gran durata. La sua 
potenza fu tale che non solo fu risentito in tutta la Grecia e nelle Cfcladi, ma anche in quasi 
tutto il regno d' Italia, a Malta, Trieste, Pola, Berna, Uskub, in Egitto, in Siria, ecc. ' 

^ Il Cancani, nel suo lavoro già citato sotto la data 3 aprile 1881, riferisce che le ondulazioni, prodotte dalla 
scossa di Costantinopoli, furono indicate dal tromometro di Bocca di Pupa (Roma). Siffatta correlazione a me sembra 
assai problematica, sia perchè Tagitazione in detto strumento seguì alle 8.14 a. (t. m. R.), vale a dire sei ore dopo 
il terremoto in -discorso, sìa perchè questo dovette essere di piccola estensione e moderata intensità. Di più, Io 
stesso tromometro subì alla sera un'altra straordinaria agitazione. Stando infine al De Rossi, se V intensità media 
tromometrica di Rocca di Papa fu notevole il 6, lo era stata ugualmente il giorno innanzi; e sopra ben venti tro- 
mometrì sparsi in tutta Italia, soltanto quello di Rocca di Papa mostrò T anzidetta perturbazione, forse dovuta a 
qualche causa locale. 

* Si trova descritto nel Bollettino mensuale di Moncalieriy serie 2', voi. Ili, pag. 168. 

^ C. /?., t. CHI, 2° sem. 1886, p. 492 e 563. — Ann. scient e ind. di Milano, anno XXIII, 1886, p. 449-452. 
Furono perturbati i magnetografi di Pola od un livello astronomico a Roma, 



70 

18S7 febbraio 24, mattina. Scossa in At^ne, senza danni, ed in alcune provincia. De Rossi. — Il Zenger 
(C. R.f t CIV, 1* sem. 1887, p. 959) dice solo che in* questo giorno vi fu terremoto in tutta la 
Grecia e precisamente air indomani del memorando terremoto ligure. Nel Bolì^tino inensuale di Mori' 
calieriy sotto il giorno 15-16 febbraio 1887, è detto quanto segue: «Si annunziano nuove scosse 
sulla costa orientale del Peloponneso nelle regioni già tormentate nella scorsa estate; ma senza 
disastri ». 

» marzo 3. Tre scosse del 7** a Caìamaia, stando al De Rossi, il quale aggiunge, sotto il 4 marzo, 
che da due giorni si avevano molte scosse nel Peloponneso, 
n De Biasi pone varie scosse a Candia in marzo. 

» maggio 3. Scosse violenti in vari punti del Peloponneso e della Grecia occidentale; nessun danno 
(Bollettino mensuale di Moncalieri), 

È probabile che si tratti delle stesse scosse riferite al B marzo. 

» giugno 7) 6 a. Scossa forte e lunga. Due giorni prima, si avvertirono pure alcune scosse forti. Z. — 
Secondo il Coryllos, a questa stessa ora, ma del 6 giugno, si ebbe una piccola scossa a Patrasso. 
Si tratta forse di un equivoco di data? 

» luglio 17) 9 a. Scossa assai sensibile. Z. 

Presso a poco alla stessa ora (9.5 a.) si ebbe una lieve scossa a Patrasso, secondo il Coryllos. 
Queste scosse sono certamente in relazione con un violento terremoto a Candia ed a Rodi alle 9.40 a. 
Alcune case rimasero danneggiate a Candia ed alla Canea; a Rodi furono lesionati alcuni camini 
ed il parapetto delle fortificazioni. La scossa fu leggera a Scio ed a Smirne. Avvenne una scossa 
anche a Lesaca ed Elizzonti {Bollettino mensuale di Moncalieri, serie 2', voi. VII, pag. 140). 

Questo terremoto, alle 8.45 a. (t. m. R.), fu segnalato in quasi tutta V Italia, e si può dire che, 
quantunque più debole, sia stato la ripetizione di quello del 27 agosto 1886. Dalle notizie conte- 
nute nel suddetto Bollettino, da quelle pubblicate nel supplemento al n. 202 del Bollettino meteo- 
rico delV Ufficio ceyitrale di Meteorologia in Roma del 21 luglio 1887, e da altre ancora inedite 
presso quest'Ufficio, risulta quanto appresso: Il terremoto fu avvertito in quasi tutta la Sicilia, 
con carattere sussultorio-ondulatorio e si compose di due scosse ben distinte a circa due minuti di 
distanza, di cui la seconda più forte. La massima intensità (4°) fu raggiunta lungo la zona orien- 
tale e non si ebbe alcun danno. A Patagonia (Catania) si arrestò qualche orologio. Il movimento 
andò sempre più affievolendosi nel risalire la penisola da sud verso nord; fu ovunque prevalente- 
mente ondulatorio e si effettuò pure in due riprese, ma con minore intervallo tra di loro. A Gioia 
del Colle (Altamura-Bari) si arrestò l'orologio del Municipio. Sembra che Ischia (Napoli) e Ceri- 
gnola (Foggia) costituiscano la maggior distanza a cui le onde sismiche si resero sensibili all'uomo; 
ma queste agirono sugli strumenti sismici della restante penisola fino a Venezia^ Moncaliei'i (Torino) 
e Possano (Cuneo). Il terremoto si senti lieve anche a Malta. 

» luglio 30) 6.45 p. Lieve scossa a Patrasso; altra alle 11 p. del 31, ed altre due alle 8.15 a. e 9.55 p. 
del 5 agosto. Coryllos. — Nel Bollettino mensuale di Moncalieri è detto che nel Peloponneso ed in Tes- 
saglia le scosse continuarono dopo il 30 luglio. 

» ottobre 4) 0.50 a. Tre forti scosse successive. Z. — Presso a poco alla stessa ora si ebbe un vio- 
lento terremoto ì^ Jfi^ùHon e Xylókastron (ad W di Corinto), dove furono rovinate numerose case. 
Verso est la scossa produsse lievi danni sull'istmo a Perachora e fu abbastanza forte a Megara, 
Atene e specialmente nel Pireo, dove alcuni edifici soffrirono danni. In Atene molte persone fug- 
girono in istrada e rimasero la notte all'aperto, poiché dopo la scossa più forte delle 0.55 a. ne 
avvennero delle altre. Verso ovest il terremoto fu sensibile fino a Patrasso^ ove ebbe una grande 
durata, come pure sull'intera costa settentrionale del golfo di Corinto, a Tebe, Lamia, Volo, e d'altra 
parto fino a Zante, Kalama (Calamata?) e Sira. — Philippson.* 

In questo giorno trovo, tra le notizie sismiche ancora inedite presso l' Ufficio centrale di Meteo- 
rologia e Geodinamica in Roma, che si ebbe a Spinea (Venezia) alle 0.10.4 a. (t. m. R.) una scossa 
ondulatoria E-W abbastanza forte, durata circa 8 secondi, segnata da tutti gli strumenti, ma non 
avvertita dalle persone. Da 1 ora alle 3 a. numerose tracce microsismografìche. 



k 



71 

ISSI autunno. Numerose scosse, perfino da 15 a 20 al giorno, a Vasilicò Baielli (presso la punta Géraca, 
nella parte SE delF isola di Zante), delle quali )a maggior parte non si sentirono in città. 

Tale notizia ò stata fornita dallo stesso proprietario, signor Batelli, di una villa nella suddetta 
località. 
1S88 aprile 13) 6.45 p. Scossa assai sensibile. Z. ' 

y> maggio 4) 10.49 a. Scossa forte con gran rombo. Era il venerdì santo, ed è curioso il notare che 
essa avvenne nel mentre in chiesa si leggeva il vangelo in quel punto che dice: «La terra si 
mosse ». Z. 
» higlio 11) 9 a. Scossa debole e di piccola durata. Z. — Alle 8.55 p. si ebbe a Patrasso, secondo il 
Coryllos, una scossa di grande durata. Inoltre, secondo il De Rosai, tra le 8.20 e le 9 p. si manifestò 
un'agitazione in tutta Vltalia, compresa la Sicilia, per un movimento che i registratori evidente- 
mente notarono dover essere cominciato intorno alle 8.20 p. (t. m. R.); ciò risulta dalle osserva- 
zioni di Aquila, Bontà, Foggia, Velletri, Spinea (Venezia), Firenze, Benevento e Mineo (Catania). 
» agosto 10, Scossa debole. Z. — Il De Biasi pone il 18 agosto una scossa a Candia. 
» setteìnhre 9) 5.10 p. Una scossa disastrosa coll'epicentro in Aigimi (Vostìzza). Quivi e nei villaggi circo- 
stanti della pianura rovinò gran numero di case. Il Philippson, che vi si recò dopo la catastrofe, riporta 
che, al dire degli abitanti, questo terremoto dev'essere stato più forte di quello celebre del 26 dicem- 
bre 1861, descritto da Schmidt, e che l'urto dev'essere venuto dal di sotto, poiché egli trovò i muri 
abbattuti l'uno sull'altro secondo diversissime direzioni. Fuori di questa cerchia strettamente limitata, 
non ebbero luogo altri danni; però il movimento fu sensibile su tutta la linea da Pirgos, oltre Patrasso, 
fino ad At^ne, ma molto poco nelle vicine montagne del Peloponneso. 

Secondo il Coryllos, la scossa fu grande a Patrasso (5.5 p.). In quest'occasione si spezzò il cavo 
sottomarino tra Patrasso e Corinto, quasi proprio dirimpetto a Yostizza. Una guardia, ad una lega 
ad W da Vostizza, in direzione verso Lepanto, vide il mare notevolmente intorbidato, mentre che 
l'acqua conservava il suo colore ordinario azzurro scuro in direzione opposta. A me è stato riferito da 
un capo stazione ferroviario, che Yostizza, il vicino villaggio di Temeni e la stazione ferroviaria, nella 
quale egli allora si trovava, rimasero quasi distrutti, e che una barca presso la spiaggia rimase 
prima a secco e poi ritornò a galla. 

È probabile che questo terremoto siasi risentito, benché lieve, anche a Zante, come appunto si 
verificò il 26 dicembre 1861. 
» novembre 25) 5 p. Forte scossa, ma senza danni. Z. 
ISSO marzo 26, mattina di buon'ora. Forte scossa. Z. 

» aprile' 2) 9 p. Forte scossa. Mitzopulos. — Alle 9.5 p. lieve a Patrasso, secondo il Coryllos. 
» . » 3, Parecchie scosse. 

Alle 9.46 p.; in Atene, una forte scossa SW-NE di 5 secondi. — Mitzopulos. 
Nel Bollettino mensuale di Moncalieri trovo quanto segue: 
« 3 aprile, * Nella sera forti scosse ad Atene; nessun danno. 
j^ » « 5 » I terremoti continuano a Zante e Megara; non sono segnalati danni ». 
» aprile 20) 9 p. Terremoto con forte rombo. Era la domenica di Pasqua. Z. 
» » 20-21, circa Mn. Due altre scosse meno forti. Z. 

» maggio 6) 11.5 p. Scossa con forte rombo. Z. 

» » 12) 9 a. Scossa forte con gran rombo; 9.10 a. altra scossa. Z. 

» » 12) 9.25 a. Altra scossa meno sensibile. Z. — Anche il Mitzopulos dice che alla fine d'aprile 

(s. V.) ossia ai primi di maggio (s, n.) si ebbero molte scosse a Zante. 
» giugno 11, Due scosse a Zante, non avviertite nel Peloponneso. — Mitzopulos. 

' Alla sera dello stesso giorno 3 aprile si ebbe una piccola pertarbazione nel pendolo orizzontale di Wilhelms- 
haven, e precisamente alle ore 8.18 p. (t. m. Gr.) corrispondenti a ore 9.52 e 55 secondi (t. m. A.). La concordanza 
di quest'ora con quella di Atene (9.46 p.), tenuto conto del tempo impiegato dalle onde sismiche per propagarsi 
dalla Qrecia in Germania, non rende improbabile che le indicazioni del pendolo orizzontale di Wilhelmshaven stiano 
in relazione col terremoto di Atene. 



72 

IMtO luglio 12) 3.15 a. Violento terremoto a M^emy o Wjertioje (nell'Asia centrale, nel Turkestan, ni sud 
del lago Baikliach) il quale durò 13 minutr senza interruzione e fu piuttosto ondulatorio.' 

* ayonln 2'i) 1.15 a. Scossa forte di poca durata, senza danni. Z. 

• » 'jiri) 9 ]). Forte srosna ondulatoria di grandissima durata. Si ebbero piccoli danni alle rase, e 
specialmente al teatro. Dopo questo terremoto avvenne un cambiamento atmosferico, per il quale si 
ebbe per molti giorni di seguito un tempo invernale. Z. — Secondo il Forster, la scossa fu a Zante 
di lunga durata ed avvenne alle 8.50 p. Essa fu il contraccolpo di un violento terremoto colf epi- 
centro nel golfo di Patrasso, dove, secondo il Coryllos, avvenne alle 9.10 p. ed apportò notevoli 

:ome pure nei dintorni, ma fortunatamente con poche vittime. Furono fortemente danneg- 
rillaggi l'IerM, Diakopìifo, Ak-rala, Agira, Pheììor, ìionahris, Beila, ecc. La scossa fu fortis- 
ihiì a Mismoluiigi ed ACioliko (Btolicò), dove caddero molte case; fu notevole in Corinto, Aigion 
a) e Caluma, e meno forte in Atene, dove avvenne alle 9.13. -~- Phìlippson. 

9 in questo terremoto ebbe a spezzar^^i, di faccia a Lepanto, il cavo sottomarino, che unisce 
> e Corinto, a causa di una frana sottomarina. 

terremotò si propagò verso occidente in Italia, ma con minore intensità di quello del 

1887. La regione in cu! il movimento (generalmente ondulatorio) fu pìii sensibile ò la 
-tentale della provincia di Lecce. 

'ce ed a Xnrdò la scossa fu avvertita generalmente, e nell'ultima località durò circa 25 se- 
feco suonare le campane del pubblico orologio. Fu pure bene avvertita sulla zona orientale 
ciìia. Fu segnalata anche in alcune località della Basilicata, e pare che Afelliiio e Pozzuoli 

1 fossero le località più distanti ove le onde .sismiche si resero sensibili all'uomo. Nella re- 
)enisola il terremoto fu indicato soltanto dagli sitrumentì sismici, più o meno delicati, come 
isservatort di Betm'etifo, Aquila, Rocca ili Papa, Tivoli (Roma), Firenze, Piacenza e Spinea 
*). Le notizie particolareggiate per l'Italia si trovano riunite nel supplemento al n. 259 del 
Meteorico dell' Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica in Roma del IG settembre 
;iportert) infine che le onde sismiche causate da questa scossa, si propagarono cosi lungi 
urbare fortemente, alle 7.37 p. (t. m. Gr.), il pendalo orizzontale installato a Potsdam ed un 
:)nsimiie a H'ilhelmsharen alle 7.32 p. (t. m. Or.). In quest'ultima località la perturbazione 

10 alle 9 p. 

izidette ore, ridotte al t. m. di Atene, diventano per Potsdam 9.11.55 p., e per Wìlhelms- 

1.6.55-10.34.55 p. 

e a Berlino, alle 7.38.24 p. (t. m. Gr.) corri.spondenti a 9.13.19 (t. m. A.), fu trovata già in 

one la bolla di un livello. — Rebeur-Paschwitz. 

25-2f>, notte. Forte terremoto nell'isola di Metelino e Kydonia (Asia Minore) che si risenti 

i Smirne. Si dice che il suo raggio fu assai grande e che l'epicentro giacque nello stretto 

vatorio di Piiiclowsk in Bubhìh, tanto il magnetografo quanto l'electrografo e i registratori delle cor- 
niostrarono, a 0.30 a. dello stesso giorno, oacillazioni caratteri stiche per più di 10 minuti. (Wild, 
;lio 1889, pag. 164). Straordinarie perturbazioni si ebbero pure alle 10.23 p. (t. m. Qr.) dell'I! luglio 
zontali Al Potidam e Wilhelmìhortn. Anche a Berlino fu constatato il passaggio delle onde Hiemiche, 
zioni straordinarie in un livello di quell'Osservatoriti astronomico, Io quali cominciarono alle 11.27 p. 

ler quanto io sappia, soltanto all' Osserva torio di Spinea dì Meeire (Venezia) fu registrata da due 
scossa alle 11.15.27 p. {t. m. R.) corrispondente presso a poco all'ora di Potsdam. In Francia furono 
gnetografi, e l'intensità della perturbazione diminuì dal uord al sud, ni arca tis si ni a a Parigi, affievo- 
iiilea, appena sensibile a Perpignaiio. Non furono ìnduenzati i magaetograR di Nizza e Clermonl-Fer- 
lerra indicarono la scossa i magnetografi di Keic e non quelli dì Greenwich. (Houreacx, C. R., t. CIX, 
g. 272». 

iportare come un altro terremoto avvenuto nel Turkestan il 4 aprile 1868 arrivò a perturbare un 
vatorio aslronomioo di Piilkown; e più recentemente il 2 agosto 1S85, ai riscontrarono oscillazioni 
i livelli dogli strumenti meridiani di Berlino, Brealau e Kdiiigaìierg in occasione di altro t 
nell'Asia centrale. 



73 

di mare tra Metelino e Kydonia, Alcuni villaggi furono affatto distrutti; ed in uno di es.si (Chidera) 
morirono 37 persone. In questa notte si contarono in tutto 27 scosse, l^ quali erano affatto verti- 
cali ed accompagnate da rombi sotterranei. — Mitzopulos. 

Nel Boìleiiino menauaìe di Moncalieri si trovano queste altre notizie: nella notte dal 25 al 26 ot- 
tobre scossa violenta a GaUipoìi, preceduta da rombo e da forte agitazione del mare; gravi danni 
negli edifici e nelle persone. Dicesi che nella vicina isola di Metelino sianvi state da 150 a 200 
vittime. 

Nel supplemento al n. 306 del Bollettino Meteorico deìV Ufficio Centrale di Meteorologia e Geo- 
dinamica in Roma, del 2 novembre 1889, trovo la seguente notizia, che forse sta in relazione col 
predetto terremoto: « Spinea (Venezia), 25 ottobre - 11.40.22 p. (t. m. R.) debole scossa ondulatoria 
£-W, non avvertita dalle persone, ma registrata dai soli strumenti sismografici; nella notte si eb- 
bero numerose tracce microsismografiche ». 

Nei C, R.j T. CIX, ottobre 1889, pag. 660, trovo, inoltre, una nota di Mascart, ove si dice che il 
forte terremoto di Gallipoli nello stretto dei Dardanelli avvenne alle 2 a., del 26 ottobre e che 
alle 11.35 p. del 25 i registratori magnetici del Pare Saint-Maur, presso Parigi, indicarono ano- 
malie particolari, analoghe a quelle già constatate in occasione di terremoti lontani. 
188© novembre 7. Alcune scosse sensibili. Z. 

» » ^^ mattina di buon^ora. Scossa forte e di gran durata. Z. 

» » 10) 2.30 e 4 a. Due scosse sensibili. Z. 

» dicembre 11) 5 p. Scossa debole e breve. Z. 
1800 gennaio ^1) 4.58 a. Scossa forte Z. — Secondo il Mitzopulos si ebbe una forte scossa con rombo 
sotterraneo, che svegliò gli abitanti, alle 5 a., ma del giorno 12. Probabilmente si è qui in pre- 
senza di un equivoco di data. 
> maggio 14) 11.10 p. Una breve e forte scossa a Cnlamata, dove eravi stata altra scossa, ma lieve 

il 23 aprile alle 5.20 a. Mitzopulos. 
» giugno 27. Scossa forte, ma di breve durata. Z. 
» y> 29) 11 p. Forte scossa senza danni. Mitzopulos. 

Forse questa scossa è quella stessa riportata dallo Zois due giorni innanzi. 
» luglio 25) 1 a. Una forte scossa spaventò gli abitanti delP isola di Zante. Mitzopulos. 

Lo Zois pone questa scossa alle 1.15 a. e la dice forte e di sufficiente durata. 
x> agosto 3. S' intese a Zante un tremito del suolo. In questo giorno si ebbero due forti scosse a Kar- 

vasaray Tuna alle 4.50 a., T altra alle. 5.30 a. Mitzopulos. 
» settembre 19) 7.30 p. Scossa forte con rombo. Z. 

Il Mitzopulos la dice lieve W-E, pure con rombo sotterraneo, e dice che avvenne di sera. 
» ottobre 15, circa Mn. Tre successive e deboli scosse. Z. ** 

» novembre 4) 4.45 a. Scossa forte, ma senza danni. Z. 
1891 gennaio 22) 3 a. e 7 a. Due scosse sensibili. Z. — Il 5 eravi stato gran terremoto in Tessaglia. 
» aprile 22) 8.45 p. Scossa sensibile e di grande durata. Z. 

Presso a poco alla stessa ora (8.50 p.) si ebbe una forte scossa W-E a Gastuni. (Elide), che pro- 
babilmente è quella stessa di Zante. Il 13 aprile alle 4.30 a. eravi stata una forte e breve scossa 
a Pirgos proveniente da SW, che risvegliò gli abitanti. Mitzopulos. 
» aprile 23) 1.30 p. Altra scossa simile a quella del giorno precedente. Da circa una diecina di giorni 
indietro, si udivano pure alcune altre scosse, ma appena sensibili. Z. 

In questo stesso giorno il Mitzopulos pone una scossa alle 7.30 p. e la dice forte e della stessa 
direzione S-N di quella del giorno precedente. Io ritengo che si tratti di un semplice errore di 
trascrizione o di stampa, essendosi scritto o stampato 7.30 invece di 1.30. 

Secondo il Mitzopulos alle 1.50 p. di questo giorno si ebbe una lieve scossa a Gastuni, la quale 
è probabilmente quella di Zante. 
» maggio 28) 3.30 p. Scossa forte. Z. 

Il Mitzopulos la dice avvenuta nel pomeriggio senza indicazione di ora. 
10 



74 

ISOl maggio 2S) 10.45 p. Altra scossa sensibile. Z. — Il Mititopulos la dice avvenuta di Nera, e riferisce 
che il 13 luglio vi fu una forte scossa ad Argosloli, ma senza danni. 
» giugno 27) 3.45 p. Ferie scossa con rombo a fren-xit nell'Epiro. Molte case rimasero danneggiate, 
ma senza vittime, e la gente fu costretta a pernottare all'aperto. 

Alle 4.5 p. dello stesso giorno si ebbe unn scossa a Zorer^n, sul continente, dirimpetto all'isola di 
Santa Maura; ed il Mitzopiilos, a cui dobbiamo queste notizie, crede che si tratti dello stesso terre- 
moto che colpi Prevesa, la dilFeienza delle ore stando dentro il limite dell'errore possibile. 

" ' se con questo stesso terremoto dell'Epiro stanno in relazione due seos.sette indicate dagli 
chi sismici in Sicilia. ' 

a Mìneo (Catania), circa le 3.30 p., si scaricarono due sismo.scopt per scosse ondulatorie; ed 
metro, che poco prima segnava mezzo grado, pas.sò ad oltre 5 gradi. Ed a l'aìagonia (Catania) 
p. (t. m. R.)i si scaricarono ugualmente dei sisraoacopi; ed il tromoraetro, che prima era 
Tmo, oscillò di 6,8 in direzione NE-SW. ' 

■e 1) 5.30 p. Scossa forte e di lunga durata. Z. — Ritengo assai probabile che questa scossa 
elftzione con altra risentita lievemente sulla zona orientale della Sicilia, e con alcune indicazioni 
tali in taluni Osservatori della penL-ola italiana. Lo località della Sicilia sono Mineo (5.5 p.) 
li (5.16 p.) in provincia di Catania; Siracusa (5.12 p.) e Lentini (Siracusa) (5.1 p.). Nel 
ite la scos.sa fu segnalata dai soli strumenti sismici, più o meno delicati, a Beueteuto (5 p.), 
[Venezia) (5.3.8 p.) e Fos$ano (Cuneo) (5.8 p.). Notizie più particolareggiate sono contenute 
plemento al n. 305 del BoìIeUiiio Meleùrico tldì'Vfpcio cititink di Xfiteoroìogia e Geoàinatniea 
ì del 1° novembre 1801. 

■e 14) Il p. Una forte scossa, e dopo un quarto d'ora una seconda che spaventò gli abitanti, 
za scossa svegliò quelli che ancora dormivano, e suscitò gran panico, in guisa che dappertutto 
irono le campane per chiamare la gente in chiesa e calmare la collera divina, mediante pre- 
Mitz. — Secondo lo Zois, invece, avvennero tre scosse il giorno 20, l'una forte alle 11 p., 
i meno forte alle 11.15 p. ed una terza appena sensibile alcuni minuti dopo la precedente, 
i dell'identità delle ore, dello stesso numero di scosse, degli stessi intervalli che le separano, 
non potersi porre in dubbio che le scosse cui accenna lo ZoÌs, siano (juelle stesse riportate 
EOpulos. Si tratta evidentemente di un equivoco di data, che è quasi di un' intera settimana. 
■e 25) 6 a. Forte scossa. Z. — È riportata anche dal Mitzopulos, il quale la dice fortissima ed 
tutta risola, ma senza danni. Il medesimo riferisce ancoraché in questo giorno si ebbero 
oli scosse in .-l^rtfiion, 1' una di seguito all'altra, le quali impaurirono gli abitanti. 
e 29) 3 a. Scossa forte. Z. — Il Mitzopulos la dice assai forte, ma non dà l'ora. 
■e 21) 4 a. Scossa forte. Z. — In questo giorno si ebbero parecchie scosse b Patrasso, spe- 
te alle 3.45 a. in cui una violenta sco.ssa, accompagnata da .spaventoso rombo, svegliò la 
one: il tempo era bello come in primavera. Secondo i dispacci telegrafici questa scossa fu 
;a anche a Tripoììtzu (Tripoli.s) ed in altre città del Peìnjtoimrm. — Mitzopulos. 

17) 2.30 a. Scossa sensibile. Z. 
2.10 vi fu una scossa ondulatoria a l'alrasso, leggera ma lunga. Coryllos. ' 
17) 10 a. Scossa forte. Z. 

28) 0.45 a. Scossa forte. Prima e dopo questo giorno avvennero altre scosse sensibili. Z. 
3) 6.20 a. Scossa forte e di bastante durata. Z. 
14. In questo giorno trovo nel BoUeftim metiauah ài Moncaiieri (serie 2', voi. XII, 1892, 

itiiEJe per l'Italia, anoora inedite, sono possedute dall'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geadina- 

catalogo del Mìtzopuloe che nella prima metà di gennaio vi fu un periodo «iinico in Tessaglia. 
lossM fu quella delle 10.40 a. del .*>, la quale ipaventù gli abitanti di Larisxa; ed un'altra estrema- 
la avvenne allo U.15 a. del 9, senza contarne alcune altre pure forti. Questa seconda scossa si esleee 
glia e fino anche a .'!aìo:iÌeeo ed all'isola Sco/ielo (Skopelos); alcuni fabliricatì furono danneggiati 
lero giù come pioggia. Si ebbero danni anche ad Agla ed a Ttjrnnros. 



75 

p. 144) che furono avvertito scosse in diverse località della Grecia; a Tebe due case rimasero di- 
strutte e gli abitanti si accamparono all'aria aperta.^ 
1802 agosto 16, Circa dodici scosse durante il giorno, puramente locali e tutte E-W. Dopo tre giorni di 
assoluta tranquillità le scosse ricominciarono, e sebbene fossero mere pulsazioni, pure furono abba- 
stanza pronunciate. Forster. — Tutti a Zante sono d'accordo nel dire che coli' agosto di quest'anno 
cominciò un periodo sismico attivissimo, tanto che una famiglia che si trovava quivi a TÌlleggiare, fini 
per andar via.' Il movimento dovette estendersi a tutta l'isola, se a Volimes hanno dichiarato che 
anche ivi dal mese di agosto cominciarono a spesseggiare le scosse ondulatorie e sussultorie, piccole 
ed anche sensibili, senza però provocare timore. Anche a Catacoìo si ebbe una sensibile scossa tra 
le ore 5 e le 8 p. del 14 o 15 agosto, che probabilmente sarà stato il 16. 

» agosto 21, mattina. Scossa forte, e più tardi alle 11 a. altra consimile. Z. ^ 

» » 27, Mn. Scossa forte con panico negli abitanti. Z. — Essa si estese a tutta l'isola e dovette 

essere abbastanza sensibile, se a Volimes cagionò un po' di timore. Al vicino convento di -S'ali Giorgio 
la dissero lieve ed ondulatoria; ma a Macherado fece impressione in mezzo a tante altre scosse 
minori. Secondo il Forster, dopo questa scossa la terra sembrò sempre scuotersi fino al 3 set- 
tembre. 

» settembre 3) 2 a. Scossa forte con gran rombo, seguita da altre nella mattina e nel resto della gior- 
nata, tra le quali più sentite furono quelle delle ore 3 e ore 6 a. ' Con cielo sereno si sentirono dei tuoni, 
probabilmente uscenti dal fondo del mare. La direzione delle scosse, segnata dal sismometro del 
signor Forster, fu S-N. Z. 

Questa scossa fu pure risentita a Macherado ed al convento di San Giorgio, 

» setteìnbre 6) 10.10 p. Forte scossa con altra sensibile verso le 11 p. Z. 

» » 8) 2 p. Forte scossa. Z. 

» » 9y mattina. Debole scossa. ^Z. 

» » 14) 2 a. Forte scossa, seguita da altre 15 deboli fino al tramonto del sole. Z. 

» » 26-27, notte. Alcune scosse deboli con rombo. Z. 

» » 27-28, Mn. Scossa forte. Z. 

» » 30) 1 p. Forte scossa con rombo, seguita da altre sensibili. Z. 

» ottobre 4) 2 a. Scossa forte. Z. 

Il Coryllos riporta per Patrasso una debole scossa ondulatoria alle 2.5 a., ma del giorno 2. 

» ottobre 7) 10 p. Scossa forte. Z. 

» » 9) * 2 p. Scossa forte. Z. 

» » 13) 11 a. Scossa sensibile. Z. 

» » 14) 7.45 a. Scossa sensibile. Z. — Alle 8 a. di questo stesso giorno il Coryllos riporta per 

Patrasso una debole scossa ondulatoria. 

Von Rebeur-Paschwitz riferisce che alle 7 a. di questo stesso giorno si ebbe una forte scossa a 
Bukarest, Galatz e 5o/?a, e che il pendolo orizzontale, installato a Strasburgo, rimase perturbato dalle 
ore 5.35 a. alle 6.18 a. (t. m. 1.) corrispondenti in cifra tonda all'intervallo 6.39-7.22 a. (t. m. A.). Alle 
5.55 a. (t. m. K.) vi ò stato anche in Italia all'Osservatorio geodinamico del collegio alla Querce un 

' Probabilmente avrà voluto alludere a tali scosse il Dkl Viscio {Bollettino cit., stessa pagina) quando, riportando 
per il giorno 16, alle 4.27 p., due acosi^e fortigsìme per Vico Garyanico (Foggia), aggiunge che le medesime furono 
avvertite in (rrecia con maggiore intensità e con qualche danno agli edifizi. Invece, le Bcosse risentite a Vico Garganìco 
Hono senza dubbio in connesBione con un forte terremoto, che circa le 4 p. (t. m. K.) colpi l'intera provincia di 
Foggia e si estese ad una parte delle limitrofe provincie dì Bari e Potenza. 

^ Il De Bia9Ì assicura che le scosse, notate a Zante da questo mese fino alla 1* catastrofe del 31 gennaio 1893, 
si devono ritenere come le più sensibili, mentre di tante altre minori non si tenne conto. Egli stesso molte volte, 
nello spazio di un'ora, avvertì più di 20 scossette con boati ; ed un giorno trovandosi a Laganà, seduto sulla spiaggia 
dalle ore 4 allo 6 p., sentì moltissimi rombi, simili a tuoni lontani, non sempce seguiti da scossette. Un contadino, 
che 11 si trovava, disse che spesso udivansi rombi senza scosse, massime a Litachià ed a Cher), 

^ Il Mitzopulos pone inesattamente queste due scosse nel pomeriggio. 

* Il Mitzopulos, per equivoco, riferisce qaosta scossa al giorno 8 (s. n.). 



mìco indicato chiaramente da entrambi i tromonietri, l'antico lungo tre metri, ed il nor- 
m. 1.5. L'ora corririponde abbastanza bene con quella di Strasburgo. 
2.45 a. Scossa sensibile. Z. 

1 p. e 19) 11.30 H. Due sensibilissime scosse ondulatorie intese dal Margari a Vaniìkli 
ISO la punta Oeraca. Fecero impressione anche a Zatile, poiché egli, tornato in città, ne 
[formato. 

eur-Paschwitz riporta che nel pomerìggio del giorno 18 si ebbero due piccolissime per- 
lai pntdolo orizzoHluìe installato a Xicoiii'fir, l'una alle l..")4, l'altra alle 3 p. (t. ni. 1.) 
ntì rispettivamente a 1.21 e 2.27 p. (t. m. A). Nell'apparecchio con.^mile di l'uludam 
r'vò nulla. 

1, Mn. Scossa forte. 2,. 
3 p. Scossa sensibile. 

;te seguente tempo burrascoso con pioggia e vento impetuoso. Z. 
C a. Scossa non forte, ma lunga. Z. 
9 a. Scossa sensibile. Z. 

3.30 a. Sccssa sensibile. Z, — In ottoiiro non mancarono delle sco.sso anche a Miirheraih ; 
le sere si dormi quivi perfino all'aperto. 
) 3.20 a. Due scosse forti, di cui l'ultima s.'gu\ta da gran rombo. Z. 

5) 5 p. Scossa forte. ?.. 

8) ♦ a. Scossa sensibile; 6 a. ' forte; 5.5 p, sensibile. Z. 

9) 5.15 a. Scossa sensibile. Z. 

1) 7.45 p. ' Scossa debole. Z. 

2) 4.15 p. Due acosse sensibili. Z. 

6) 5.45 a. Scossa sensibile. Z. 
I 9.30 «. Scossa forte. Z. 

() 5.45 H. Scossa debole, ma di bastante durata; 6.5 a. appena sensibile; 10 a. debole; 

lile; 2.30 p. sensibile; 8 p. debole. Z. 

5) 8. 5 a. Scossa forte. Z. 

W) 9 p.' Altra consimile. Z. 

9) 2.30 e 4.30 p. Due scosse forti, dì cui l'ultima più intensa. Z. 

0) 2.30 p. Due scosse sensibili; T.30 p. altra sensibile. Z. ' 
i) 2 a. e 2.30 p. Due scosse sensibili. Z. 

2) 5.45 p. Scossa sensibile. Z. 

1) 2 p. Scossa sensibile. Z. 

mattina. Scossa debole./- 2) Debole. ^.V) 6 a. Debole./- 4) 8.30 a. Debole; 7.45 p. 
8,30 p. forte.y ff) 9 a. forte. / 7) Forte./ 9) Debole, y 11) Sensibile. ^ KÌ-17, notte. 
sca, che cagionò molti danni al molo ed ai bastimenti nel porto. Z. Sì tratta dì un forte 
on pioggia e fulmini, e dì una burrasca straordinaria, tanto che il mare invase la ptazxa 
Iella città e dannoggti) la banchina del porto. -^2'/) 8.20 a. Sensìbile scossa xussultoria 
largar!, stando seduto; 3 p. e 10 p. due sensibili. ^2.9) In tutta la giornata due sensibili.^ 
. Fort*;. ^ 29) 5 a- Scossa appena sensibile. Tempo bellissimo e freddo. Z. ^ 30) 4 p. Sen- 

nella località Calamachi, presso Zante, avvertita dal Margnrt, stando in campagna; nello 
egli vide da una casupola uscir della gente spaventata, -^^0) 8.30 p. circa. Sen.sibi- 

pone inesattamente 5 a, 

pone per equivoco S.15 p. 

pone inesattamente 9.5 h. 

vvonne un dtsastraso terremoto nel Behichiatan, specialmente a Saii:al. A QnttUi la bcohsh fu 
irl B SItalahtigh un orologio a penilulo al arresti) alle 5.40 a. (tempo dì Madras), t'na descrizione 

si trova nel giomnle inglese Nat.ire, voi. XLVlll, 10 agosto 1«!I3, pag. 34S. 
Ile onde siamiche, da esso generale, fu registrato dal pendolo orizzontale di Nicotaìew o Straiòui'i/o. 
■Pabchwitz, Ei-dheben in BeìudichUlnn mi Dee. ISVJ. * Astr. Naeh. » n. 3234, p. 335. 



77 

lissima scossa sassultoria avirerdta dal Margari e da molti altri. Secondo il Forster, avvenne alle 9 p., 
fu breve e brusca, come prodotta da una massa cadente, e fu preceduta da un rombo assai distinto; 
dopo questa scossa egli notò una serie di piccoli increspamenti nel mare, precedentemente affatto 
tranquillo, e che poi ritornò perfettamente calmo. La scossa delle 8.30 p. dovette essere di piccola 
estensione, perchè avendone fatta speciale domanda ad Oxocora se n^ebbe risposta negativa; e 
cosi pure a Catacoìo, In nessuna località ci fu spontaneamente riferito che alla vigilia della prima 
grande scossa se n« fosse risentita taluna benché lieve. Però mi fu riferito a Bartolomeo (a^ NW di 
Pirgos) che non mancarono delle scosse negli ultimi giorni di gennaio, e che esse consistevano in 
una specie di rumore e di un colpo da sottoterra, y- 30) 11 p. Un'altra scossa, probabilmente lie- 
vissima, essendo stata riferita da una sola persona. -^ SI) 5.20 a. circa. Una scossa a tonfo, seguita 
da altra più lieve, la quale tuttavolta fece suonare i campanelli. Fu sentita in casa del signor For- 
ster, e più precisamente precedette di 13 minuti la scossa disastrosa che segue: 
1S03 gennaio 31) 5.30 a. circa. Disastrosissima scossa, intorno a cui riferirà ampiamente appresso il pro- 
fessor Issel, per ciò che riguarda gli effetti prodotti neir isola stessa di Zante. Io riporterò qui alcune 
brevi notizie, che porgono un'idea dell' estensione dell'area scossa e della decrescenza dell'intensità 

■ 

del moto colla distanza. 

A Limi, dirimpetto a Zante sul continente, soffrì lievemente qualcuno dei vari fabbricati che costi- 
tuiscono quel grandioso stabilimento termale, che era quasi ultimato. A Cìarenza, presso Linzi, la 
scossa fu ondulatoria e con rombo, producendo piccole fessure alla stazione ferroviaria ed anche alle 
case del villaggio, fondate su terreno argilloso-sabbioso. Un po' addentro nella terraferma, la scossa 
fu predominantemente ondulatoria e preceduta da rombo a Bartolomeo, dove parve venire da \V. Si 
provò un gran panico e si ebbero piccole fessure tanto al paese quanto alla stazione ferroviaria; ma 
convien riflettere che anche qui il suolo è argilloso-sabbioso, e che la maggior parte delle case sono 
in pessimo stato, costruite in grossi mattoni crudi di creta impastata con paglia. La nuova chiesa, 
quasi ultimata, ben costruita in mattoni ed in pietre squadrate, non ha punto sofferto, nonostante 
l'altezza da 15 a 20 metri, compresa la cupola.* Anche a CahassUa la scossa fu ondulatoria, ed una 
persona in piedi poco mancò che non cadesse; pur tuttavìa rimase intatta quella stazione ferro- 
viaria. A Catacoìo la scossa cominciò bruscamente ondulatoria, indi diminuì per ripigliare più forte. 
Durò 10 secondi, ed è opinione che essa, al pari delle successive, provenisse da \V e senza rombo, 
al contrario di Zante. Le case, generalmente di un sol piano e munite di catene, rimasero in buona 
parte lievemente lesionate; ma bisogna notare che le fonda/ioni sono tutto sopra un terreno di 
riporto, che fece avanzare alquanto la spiaggia, tanto che scavando per pochi metri si trova l'acqua. 
Un grande opificio a quattro piani, ad uso molino, non ha sensibilmente sofferto, e neppure l'annesso 
camino, alto da 20 a 25 metri, già caduto per la scossa nel 1886, e da due anni ristaurato e munito 
di catene al pari dell'intero fabbricato. A Pirgos, poco lungi dalla costa, il terremoto fu sì forte 
che molti uscirono di casa. Esso, al pari dei successivi, fu ondulatorio, senza rombo, ed in direzione 
di Zante. Di parecchi orologiari interpellati, uno solo disse essersi arrestato un orologio a corto 
pendolo. Molte fessure nelle case, ma quasi tutte rimontano al 1886. Ad Agnìinizza si ebbe puro 
qualche lesione. Nel villaggio Tarla la scossa fu ondulatoria e .sconquassò lievemente le baracche di 
legno dei vicini bagni di Caiafa, A Mitmlrisa, presso Crestcna, il terremoto fu assai forte, e cadde il 
secondo piano di una casa. A Chiparissia, ancor più a sud sulla costa, la gente si spaventò ed i più 
paurosi abbandonarono le case. Negli alberghi presso le rovine di Olimpia furono svegliati quanti 
dormivano e così pure nel vicino villaggio di Druva ; ma nessuno uscì di casa. Nelle isole Sfrofadi 
la scossa fu potente, ma senza danni. Ad Argostoli (Cefalonia), secondo notizie raccolte ivi dal profes- 
sore Issel, il moto ondulatorio di 10 secondi fu assai forte e produsse lievi screpolature negli edifici; 
ma la popolazione non abbandonò le abitazioni. Invece a Sayrw la scossa fu avvertita debolmente. E 
importante far rilevare che in nessuna di tutte le località, finora accennate, suonarono le campane, 
caddero soprammobili e verificaronsi frane nei monti. Alla parte SW della Morea il terremoto si 
intese con certezza, ma s'ignora con quale intensità, a Filiatrà, Navarino e Calamata. Si può quindi 
argomentare che non solo il movimento si estese a tutta la Messenia, ma vi si risentì con discreta 




78 

forza, tranne in qualche località. Cosi, ad esempio, ad Andrizena, che si trova in mezzo ad alte mon- 
tagne, la scossa non fu avvertita punto o assai leggermente. Anche a Mavromafi (P antica Messene) 
il moto fu debole. — Venendo alla parte NW e N della Morea, il terremoto fu sentito bene a Mano- 
loda, ma meno ai vicini bagni termali di Cunupelli in riva al mare. A Patrasso fu altresì abbastanza 
forte, ed arrestò un orologio a corto pendolo: secondo if dottor Coryllos fu ondulatorio, lungo, 
ma senza danni, ed in direzione di Zante. Ad Aigion (Yostizza) fu sensibilissimo. A Caìavriia 
fu ondulatorio, ma non arrecò spavento. Mancano notizie per la restante Morea; solo mi è stato assi- 
curato che il terremoto s'intese a Tripoliiza (Tripolis) nell'Arcadia e passò inosservato 'tìoiV ArgoHde, — 
Nelle isole di Itaca e Santa Maura la scossa raggiunse forse il grado IV-V ed ebbe simile intensità 
nella piccola città di Astaco sulla costa dell'Acarnania. A Corfh fu ondulatoria e lieve, ma lunga e a 
tre riprese, avvertita da diverse persone. Ancora più a N manca qualsiasi notizia; ma a me consta che 
non fu avvertita la benché menoma scossa a Valona nell'Albania. Sembra però che il terremoto, 
sebbene lievissimo, sia stato segnalato ad Atene ed alla vicina Fahro; e di ciò non è a farsi mara- 
viglia se in direzione opposta vediamo il moto riuscire sensibile all'uomo fino a Catania, in Sicilia, e 
forse anche a Malfa. A maggior distanza le onde sismiche agirono soltanto sugli strumenti sismici in 
Italia, come a Mineo (Catania), Benevento e Roma (Collegio Romano); ' e più lungi ancora riuscirono 
a perturbare il pendolo orizzontale del dottor E. von Rebeur-Paschwitz, installato a Nicolaiew in Russia, 
ed a Strasburgo in Germania. 
1S03 gennaio SI) 6.50 ayf 3 py'e 6.30 p^fre scosse molto forti, e negli intervalli piccole e continue 
scosse. Z. ' 

Tutti sono d'accordo sul gran numero di scosse di carattere ondulatorio che seguirono la prima ter- 
ribile della mattina; esse continuarono in tutto il giorno e nella notte veniente. Secondo il Forster, 
se ne contarono alcune centi naia, di cui talune allarmanti. Sembra che alcune tra esse siansi prò- 
pagate a qualche distanza, poiché anche ad Oxocora se ne sentirono due piccole nella mattinata, una 
verso Mg. abbastanza forte da far suonare le campanelle delle pecore entro le abitazioni, ed altre 
lievi nel pomeriggio, in cui piovve un poco. * Anche a Limi, dirimpetto a Zante, si risentì, verso 
le 8 a., una forte scossa sussultoria e brevissima; ed in questa località, per molti giorni di seguito, 
non mancarono piccole scosse, in ispecie di mattina e di sera. 

Febbraio T) 2 a. circa. Un'altra violenta scossa, però meno disastrosa di quella del giorno prece- 
dente. Essa si estese parimenti a quasi tutte le località, già riportate per quella della mattina ante- 
cedente, e quasi dappertutto fu meno intensa; il che forse spiega la mancanza questa volta di qual- 
siasi notizia per qualche punto della Grecia, per la stessa Atene, per Malta e per Benevento. ' Fanno 
però notevole eccezione Argostoli e Corfù, dove questa scossa si dice più intensa della precedente, 
tanto che a Corfù ne fu perfino svegliata qualche persona. Tale eccezione ha riscontro altresì in 
alcuni luoghi della stessa isola di Zante, nella quale si notò inoltre la saliente particolarità dell'es- 
sere stato il movimento quasi esclusivamente ovunque ondulatorio. — Anche in questo giorno si ebbero 
innumerevoli scosse. Ad Oxocora se ne intese una ondulatoria e rapidissima verso le 7.30 a., mentre 
si celebrava la messa; le lampade della chiesa oscillarono assai e si ebbe un po' di paura. 

2) 1 p, circa. Un'altra fortissima scossa, meno intensa di quella del giorno 1", intorno alla quale 
sarà pure riferito in seguito dal professore Issel. Anche fuori dell'isola di Zante il movimento fu meno 
pronunciato, tanto che per questa scossa si hanno poche notizie. Questa volta le onde sismiche non 
si resero sensibili a Catania, ed il loro passaggio non fu registrato dagli strumenti sismici di alcun 
osservatorio italiano, né dal pendolo orizzontale di Nicolaiew e Strasburgo. Rimane anche dubbio se 
la scossa sia stata avvertita fino a Corfù; ma sembra che sia stata segnalata ad Astaco, nell'Acarnania 
di faccia ad Itaca, poiché il signor De Biasi fu quivi assicurato che si risentirono tutte le scosse 

' Supplemento 85" al n. 121 del HoilettÌHO Meteorico deirf.Yficio centrale di Metcoroloffiu e GeodinanticOf in UoniA^ 
del r maggio 189:^. 

^ Per lo spazio di venti giorni circR, una persona malata, ad Oxocora^ risentì sempre piccole scoese, anche à^» 
4 a 5 per notte; in seguito le scosse divennero più rare. 

^ Le notizie per Tltalia trovansì nello stesso supplemento 85% testé citato. 




79 



\ 



principali di Zante. Non sì sa nulla per Cefalonia; ma è certo che la scossa fu avvertita a Patrasso 
e tanto più in tutte le località a minor distanza da Zante, in ispecie sulla costa occidentale della 
Morea. — 5.30 p. e 11.58 p. Due forti scosse. In tutta la giornata ne avvennero più di dieci; nel 
pomeriggio il tempo divenne piovoso. - ìi) In tutto il giorno continue scosse. — 4) 6 p. Forte. — 
5) Da Mn. fino alle 5.30 a. tre forti; 6.20 e 10.30 a. altre due forti. — 6) 9.2 p. Forte scossa; nella 
notte veniente gran burrasca nel porto. — 7) 5.48 a. Forte. Z. -- Secondo il Coryllos, alle 5.50 a. di 
questo stesso giorno avvenne una piccola scossa ondulatoria a Patrasso, A Corfh poi, per 5 giorni di 
seguito, dal 3 al 7, si ebbero altre scosse e più di una al giorno, specie di notte, ma tutte ondulatorie 
e debolissime. — 8) 3.32 p. * Forte scossa; continui rombi sotterranei. Z. L'avverti alle 3.10 p. anche 
il Margari stando in campagna presso la città; intese dapprima un rumore e vide poi la gente farsi il 
segno della croce. — 9) Due sole forti ed alcune piccole. Z. Verso le 7 p. (t. m. R.) di questo stesso 
giorno avvenne un disastroso terremoto nelP isola di Samotracia, il quale si risenti fortemente anche 
a Costantinopoli, Per quante ricerche io abbia fatte personalmente a Corfù, Zante, Pirgos, Patrasso ed 
Atene, non mi è riuscito di trovare persona che avvertisse questo terremoto in Grecia. * Pur tuttavia 
le onde sismiche da esso prodotte giunsero fino in Italia, e furono indicate dagli strumenti sismici più 
delicati degli osservatori di Benevento^ Rocca di Papa (Roma), Borna, Padova e Spinea (Venezia). Notizie 
particolareggiate potranno trovarsi nel supplemento 85** al n. 121 del Bollettino Meteorico deW Ufficio 
centrale di Meteorologia e Geodinamica, in Roma, del V maggio 1893. Questo terremoto fu anche regi- 
strato dal pendolo orizzontale a Strasburgo ed a Nicolaiew, come pure dagli apparecchi magnetici di 
Potsdam. — 10) 6.28 a. Forte. — 13) 3 a. Sensibile. — 14) 7 a. Sensibile. — 15) 3 a. Sensibile; 0.30 p. 
forte; 4 p. forte e di bastante durata; nella sera altre due sensibili. Z. — Secondo il Coryllos, si 
ebbe, il" giorno 17 ' alle 4.10 a., una lieve scossa ondulatoria brevissima. — 18) 9.15 p. Debole. — 
20) la. e 11 a. Due appena sensibili; 9.5 p. sensibile. — 21) 6.45 a. e 11 a. Due forti. — 22) 3 a. 
e 3.30 a. Due sensibili; 5.20 forte; 5.45 sensibile; 6.30 due appena sensibili; 3.15 p. sensibile. Z. — 
In questo giorno si ebbero ripetute scosse a Sparta, Calamata e Zante (Bollettino mensuale di Moncalieri, 
serie 2", voi. XIII, 1893, pag. 71, in un articolo dal titolo: « Terremoto di Zante »). — 2S) 2-5 a. Tre 
sensibili; 1.50 p., 2.45, 9 altre tre sensibili. — 24) 1 a., 11.30 a., 3 p. Tre sensibili; 8.20 e 11.2,0. 
Due forti. — 25) 3.52 a. Sensibile; 4 a. forte. — 26) 9.8 a. e 11.15 p. Due forti. — 27) 2.30 a. e 
9.40 a. Due sensibili, di cui l'ultima ondulatoria. — 28) 8.15 a. Forte. Z. 
1893 marzo 1**) 1 a. Forte; 6 e 6.50 a. due sensibili; Mg. e 9.45 p. due forti; 10 p. debole. Z. In questo 
giorno, nella località Curvttli dirimpetto a Litachià, si sentirono molti rombi a poca distanza tra loro 
e susseguiti da lievi scosse. — 2) 0.10 a., 3 e 3.45 a. Tre forti, e negli intervalli alcune sensibili; 5.57 
forte e di gran durata; 8.30 forte; 2.15 p. forte e di gran durata; 4.25 forte con tempo nuvoloso; il suolo 
era continuamente in moto e si sentirono più di altre 50 scosse lievi.* — 4) Prima dell'alba due 
deboli scosse; 5.10 p. forte con rombi continui. In questo giorno poca pioggia. — 5) 11.5 a. e 0.10 p. 
Due forti; 1.22 debole; 10.10 sensibile e di gran durata; 11.59 debole. — 6*) 5.20 a. Forte; 8.45 debole; 
7.25 p. sensibile. Tempo nuvoloso. — 7) 7.45 a. e 9.25 p. Due deboli. Cominciò a piovere alle 9.20 p. — 
8) 8.10 p. Debole; 9.10 debole e di gran durata. — 9) 2 a,. Debole. — 10) 9.5 p. Forte a due riprese; 
9.25 debole; 10.8 sensibile; 10.10 debole. — 12) 2 a. Scossa debole. — 18) 7.10 a. Debole; 8.45 p. forte 



/ 



..•J 



* Il MitzopuloB pone per equivoco 3.32 a. 

' Ciò dimoBtra IMnsussistenza della notizia riportata dal De Rosbì che cioè: € A Zante si ebbero allora (in coin- 
cidenza col terremoto di Samotracia) nuovi disastri presso il capo Keren con la formazione di voragini che ingoia- 
rono cinque villaggi ». Quest^ ultima circostanza poi non si è verificata neppure in minor grado in occasione delle 
più forti scosse di Zante! 

' Il Mitzopulos riferisce inesattamente questa scossa al 15. 

* Alle 2.50 p. di questo stesso giorno lieve scossa a Corfù. — Verso la Mn. poi dal 2 al 3 marzo si ebbe una 
scossa a Costantinopoli, probabilmente in relazione con un forte terremoto ad AUppo in Siria; e pure circa la Mn. ai 
ebbero indicazioni strumentali air Osservatorio geodinamico di Rocca di Papa presso Roma, air Osservatorio del Col- 
legio Romano in Roma, e caratteristiche perturbazioni magnetiche a Potsdam (V. il supplemento 86" al Bollettino 
Meteorico delV Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica, in Roma, del 1'' giugno 1893, n. 152). Verso la Mn. 
dal 2 al 3 marzo si ebbero forti perturbazioni anche nel pendolo orizzontale di Strasburgo. 



71 



^ 



a due riprese e con rombo. — J4) Fino al mattino ali^une sensibili; 7.55 p. forte con gran rombo. — 
IH) Di buon mnttiuo e 5.55 a. due sensibili; 6.30 a. debole. — 16) Di buon mattino una debole. — 
17) 8.30 n. Forte; 10.20 forte NE-9W eon rombo; 11.5 a. debole. — J«) (!.25 a. Seasibile; 11.5 
forte; 1 p. forte o ondulatoria; 5.55 e 7.10 due forti. Z. ^ In <)uesto giorno, al convento di San Giorgio 
pre.'oio Volime.s, si xentl yetao le 11.30 a. una lieve scossa con ronilio, seguita dopo 10 minuti da un 
altro rombo. — HI) G.IO a. Scossa forte a due ripre^te con gran rombo. Z. — 7 30 a. sen.sibìlÌMsima 
Kussultoria, come una cannonata, intesa da tutti. De Biasi. — Lo Zois la dice forte e avvenuta alle 7.35 a. 
11.49 Scossa indicata da uij sismoscopio. ' — HO) 2.44 a. Scossa indicata dal aìsmoscopìo; 5.59 a. 
scossa indicata dal sismoscopio ed intesa da parecchi. A me fece l'impressione come di tonfo pro- 
dotto dalla caduta di un grosso pe.so. 
3 mano 20) 6.33.20 p. Fortissima .scossa ondulatoria di 25-30 secondi, sentita da me e dal prof Issel, 
stando al primo piano d'una ca.sa già malconcia per le scosse precedenti. Fu dapprima piìi o meno lieve 
per circa 10 secondi; dopo breve pausa, quando sembrava finita, ripigliò assai forte per 8-10 secondi, 
tanto che incusse gran spavento in tutti; indi decrebbe sempre più e terminò insensibilmente. L'ora 
fu da me ricavata dal sismoscopio, pronto per caso a funzionare in quel pomeriggio, ed è precisa, 
se era esatto il tempo che mi fu subito gentilmente fornito dal signor Forster, direttore dell'ufficio 
telegrafico della E. T. C. In città cadde qualche casa già assai danneggiata dalle forti scosse ante- 
riori. — Ecco le notizie raccolto in vari villaggi dell'isola durante l'escursione che vi facemmo 
pochi giorni dopo. A Cìier) la scos,=ia fu nettamente ondulatoria. A Maeherado fu ondulatoria e lunga, 
e per intensità poco inferiore a quelle del 1* e 2 febbraio; cadde un'altra casa. A Chiìiomenon fu 
forte, ma senza .spavento. Ad Oxocora fu di grande durata o cosi intensa, che si temè per Zante; 
cominciò sussultoria, poi divenne ondulatoria; furon visti agitarsi i rami di un pergolato. Al con- 
vento fiati Giorgio, presso Volimes, fu ondulatoria, di poco inferiore alla grande sco.ssa del 31 gen- 
naio e eausò spavento; anche qui si temè per Zante. A Voìiniex fu sussultoria e con rombo, e sembrò 
anche più forte di quella del 31 gennaio. Ad Argosloìi (Cefalonia), come fu riferito al professor Issel, 
la scossa fu ondulatoria di 20 secondi, ma non pare che fosse più intensa di quella del 31 gennaio. 
A Ciiliirolo, nel continente quasi dirimpetto a Zante, si arrestò l'orologio a pendolo della stazione 
ferroviaria. Mentre in questa località ù opinione generale che tutte le scosse precedenti fossero venute 
da ponente, questa del 20 marzo sembrò a taluno giungere dal sud. A Pirgos si arrestò il regolatore 
di un orologiaio, mentre ciò non era mai accaduto per le forti scosse anteriori di Zante, neppure 
pressagli altri orologiai della cittA. Nel villaggio Z>f-»r<i, presso le rovine di Olimpia, fu questa l'ultima 
scossa dopo le tre grandi di i^ante, .seguite alla lor volta per una ventina di giorni da molte altre mi* 
nori a Diitra, anche da due a tre al giorno. A Patrasso, secondo il Coryllos, la scossa fu ondulatoria 
e lunga, ed avvenne alle 6.30 p. In città pare che non arrecasse spavento; ma rai ò stato riferito 
che alla stazione ferroviaria di Acaia, presso Patrasso, fu forte e fece traballare gli oggetti sopra i 
tavoli. — Questa scossa si propagò fino alla costa orientale della Sicilia. Cosi a Mitteo (Catania) fu sus- 
' sultorìa, piuttosto sensibile, avvertita da persone e indicata da vari sismoscopi. A Catania fu registrata 
dal solo sismometrografo Brassart a registrazione continua (Vedi il supplemento 86° al n. 152 del 
Bollettino Meteorico tleì/'Vfficio centrale di Meteorologia e Geodinamica m Carnei Aa\ 1° giugno 1893). 
Anche i p/'itdoii orizzontali di Strasburgo e Nìcolaieir furono lievemente perturbati. 

20) 10.22 p. Sco.ssa indicata dal sismoscopio ed avvertita da parecchi; a me parve come quella 
delle 5,59 a., ma un poco più intensa. — 21) 6.49 a. Si scaricò il sismoscopio, che durante l'intera 
notte era rimasto in quiete; 8.30 a. circa, un sacerdote di Maeherado senti in chiesa una sensibi- 
lissima scos.sa e vide oscillare fortemente le lampade. Circa la stessa ora, una scossa a Chiliomenon. — 

icopio, Ih sern stessa (19 marzo) del nostro arrivo a Znnte, era stato da me collocato ella meglio 
la dormire in locanda, allo scopo di sperimentarlo soltanto nel cuor delta notte, quando non si 
e il passaggio dei carri nelle adiacenti strade ed i rumori della casa. Ho sorvegliato il suddetto 
e quattro notti consecutive, avendovi dovuto rinunciare In seguito per varie ragioni, 
'opio è quello stesso a nfeni, di cui fa cenno il prof. Orablovitz nella I* pagina della sua Nota 
:o di Monte Saraceno (Montesantangelo) nell'estate del 1893» inserita in questo stesso volume. 



81 

1L5 a. Ondulatoria con suono di campanelli, avvertita da molti. De Biasi. Fu probabilmente intesa 
anche a Macherado. — 11,21 a. Forte e brevissima avvertita da me e dal professor Lssel, al pianter- 
reno di una casa. Sembrò prodotta come dalla caduta di un grosso peso. In città fu intesa quasi da 
tutti e fu ritenuta sussultoria. Lo Zois la dice forte e con rombo e la pone alle 11.19 a. Anche a 
Cherì fu paragonata ad un tonfo, e fu avvertita pure a Macherado. A Catacolo fu forte ed intesa 
da tutti, prima ondulatoria e poi sussultoria. Sembra non sia stata risentita a Cefalonia. — 6.15 p. 
Lieve, avvertita dal professor Issel, e anche da altri. Fu segnalata anche a Macherado ed a Oxocora, 
In quest'ultima località fu ondulatoria e dopo breve pausa terminò con un colpo sussultorio; da 
"• questo giorno poi avvennero altre piccole scosse. 

1S03 marzo 21) 8.23 p. Piccola, avvertita dal professor Issel. — 9.23 p. Sensibile e breve, a guisa 
di tonfo, seguita da ondulazione, avvertita da noi e da molti altri. Lo Zois riporta l'ora 9.19 p. — 
22) 0.45 e 1.11 a. Due scosse, indicate dal sismoscapio. Nella località Caìamachi, presso Zante, 
Su sentita una piccola scossa dopo la Mn. dal 21 al 22, preceduta da rumore; rombi continui 
in tutta la notte. — 4.43 a. Scossa indicata dal sismoscopio ed avvertita da me e dal profes- 
sore Issel. Fu ondulatoria di circa 10 secondi forse in direzione NNW-SSE ed abbastanza sen- 
sibile. A Caìamachi ne fu sentita una sul far del giorno, e lo Zois ne pone una sensibile 
alle 2 a. — 7.6 a. Consimile alla precedente, ma meno intensa e più breve. Lo Zois ne pone 
una sensibile alle^ 7.15 a. — 11.59 a. Rombo, come un colpo di cannone lontano, sentito in aperta 
campagna a Caìamachi dal professor Issel e da altri. — 5.42 p. Sensibile ondulatoria di 15 secondi, 
preceduta da rombo, avvertita dal signor Margari e da altri, non da noi che in quel momento cam- 
minavamo per istrada. Però poco tempo dopo abbiamo visto oscillare ancora una piccola campana, 
alla quale eran rivolti gli occhi di molti spettatori. Lo Zois riporta la stessa ora' e chiama forte la 
scossa. — 6.57 p. Lieve, sentita da me ed indicata dal sismoscopio. — 8.4 p. Altra sentita da me e 
da altri, ed indicata dal sismoscopio. Fu forse ondulatoria di 4-5 secondi ed abbastanza sensibile. 
Lo Zois la dice debole e la pone alle 8 p. — 10.57 p. Si scaricò il sismoscopio. — 28) 1.38 a. 
e 2.45 a. Si scaricò il sismoscopio. — 5.58 a. Si scaricò il sismoscopio. * Lo Zois riporta una 
scossa debole per le 6 a. — 7.52 a. Lieve, sentita dal professor Issel insieme ad alcuni rombi 
nella mattina, simili a quelli del Vesuvio. Il De Biasi, stando in istrada, udì due rombi alle 7.35 a. 
— 10.7.55 p. Principio di scossa ondulatoria, la quale, lieve da principio, andò gradatamente 
crescendo, e poi man mano decrebbe colla fine a 10.8.10. A mio parere, questa scossa vjene 
appresso, per intensità, a quella delle 6 \\ circa del giorno 20.' — 10.8.45 p. Altra scossa, 
cominciata con un colpo sussultorio forte e poi seguitata ondulatoria; a me parve piil breve e 
meno intensa della precedente. Lo Zois pone due scosse deboli alle 10.5 p. ed il Margari ne notò 
due, una alle 10.5, l'altra alle 10.7. Verso le 10 p. fu avvertita anche a Cherì una sensibile 
scossa ondulatoria. — 10.31 p. Altra scossa ondulatoria di 3-4 secondi che mi parve più lieve della 
precedente. Il Margari riporta l'ora 10.30. Durante il giorno 23 s'intesero parecchie scosse nei 
casolari sul Monte Scopòs. — 24) 4.34 a. Sensibile scossa ondulatoria cominciata forte e poi sempre 
più decrescente, da me stimata della durata di 6 secondi. Il Margari segnò l'ora 4.35. A Litachià 
nella notte dal 23 al 24 furono intese delle scosse e dei rombi. A Cfìerì furono avvertite piccole 
scosse nella notte e sul far del giorno; esse, insieme ai rombi, sembravano venire da est. — 5.1 a. 
Altra scossa ondulatoria di 2-3 secondi più lieve della precedente. Lo Zois la dice lieve ed avvenuta 
alle 5 a. — 9.22 a. Scossa registrata all' Ufficio della Eastern Telegraph Company. Il Margari dà 
l' ora 9.20. Verso le 8 a. una scossa a Cherì e verso le 9 a. una scossa risentita da contadini sul 
-y -^ Monte Scojms. — 10.12 a. circa. Scossa ondulatoria intesa in aperta campagna da vari contadini nel 

[^ territorio di Cherì, nel punto denominato Abisso. Noi, che ci trovavamo in questa località, non la 

^ Dopo questa scossa, il sismoscopio non è stato più sorvegliato per ragioni che è inutile dire. 

* Probabilmente questa Bcossa sta in relazione con lievi perturbazioni, registrate dai pendoli orizzontali di Stra- 
sburgo e Nicolaiew. Nella prima località il principio della perturbazione avvenne alle ore 9.14.24 p., e la fine alle 
9.42 (fc. m. I.), corrispondenti alle 10.18.20 e 10.46 p. (t. m. A.). Nella seconda località il principio si ebbe alle 
ore 10.48 p. e la fine alle 11.27 (t. m. I.) che corrispondono alle 10.15 p. e 10.54 (t. m. A.). 

11 



ir-^~~^ 



82 



sentimmo, perchè in cammino ; ma rilevammo subito V ora, qualche minuto dopo la scossa, appena 
ne fummo avvisati. — 10.28 a. Altra scossa registrata nello stesso Ufficio della E. T. C. Il Margari notò 
l'ora 10.34. — 4.45 p. Scossa intesa dal nostro vetturino seduto in terra presso le sorgenti del 
catrame, nel territorio di Chef), da noi in questo giorno visitate. — 9 p. circa. Due lievi scosse 
consecutive, avvertite presso una famiglia. 
1893 marzo 25) 8.48 a. Notata dal Margari. ~ 9.30 a. Lieve. Z. — 6.29 p. Notata dal Margari. — 
Verso le 6 p. scossa a Volimes. — 7.23 p. Lieve ondulatoria di 4-5 secondi, avvertita da me, 
dal professor Issel e da altri. — 25-20) notte. Lieve ondulatoria da me avvertita ad ora ignota. 
In questa notte fu sentita una scossa anche nel villaggio Plemonarion. * — 26) 8.43 a. Lieve scossa 
ondulatoria avvertita da me e da altri. — 2.56 p. Lieve scossa avvertita dal professor Issel. — 
4.45 p. Lieve scossa sussultoria-ondulatoria, avvertita da me e da altri in città, e dal professor Issel 
in aperta campagna (villa del Sindaco). — 27) 6.20 a. Lieve scossa. Z. Verso le 6 a. s' intese una 
scossa anche nel villaggio di San Demetrio, dove tutti i giorni si avevano scosse ondulatorie sempre 
più piccole; e circa la stessa ora una scossa sussultoria al convento di San Giorgio presso Volimes. 
Air alba, un piccolo rombo senza scossa ad Oxocora. — 0.47 p. Lieve ad Orfonih, avvertita colà dal 
professor Issel. Alle 2.10 p. un rombo in lontananza. -- 6.30 p. Una piccola sussultoria al convento 
di San Giorgio, presso Volimes, che fece alquanto oscillare le lampade in chiesa. La stessa sera, circa 
due ore dopo Tavemaria, una scossa a Marih, — 27-28) circa Mn. Piccola ' ondulatoria ad Oxocora, 
intesa da molti. . — 28) di buon'ora. Lieve a Zante. Z. Probabilmente questa stessa scossa si estese a 
gran parte dell'isola. Infatti, in quella notte si ebbe una scossa a Macherado; una a Chiìiomenon verso 
le 3 a. che fece tremare le porte ; una suH' alba a Mariès, che sembrò piccola ; ed una sensibile verso 
le 5 a. a Luca, con replica poco dopo. — 7 a. Piccola ad Oxo^'ora, che fece appena oscillare le lam- 
pade in chiesa. — 7 p. Una a Zante, per la quale si spaventò una famiglia. M. — 29) 0.2 a. Una 
scossa, come un colpo leggero, preceduta da due deboli ondulazioni, alla distanza di circa un minuto, 
da me avvertita pernottando ad Oxocora, — 1.58 a. Altra, quasi istantanea, più sensibile della pre- 
cedente, avvertita da me e da altri pure ad Oxocora. Questa si risentì probabilmente anche a Mache- 
rado ed a Chiìiomenon, poiché nella prima località si di.sse avvenuta dopo la Mn., e nella seconda 
tre ore innanzi V alba. — 5 a. Consimile alla precedente, ma seguita dopo qualche minuto da lieve 
trepidazione, avvertita da me e da altri ad Oxocora, A Macherado ne avvenne un' altra verso l'alba. ' 
30) 3.47 a. Lieve ondulatoria, da me avvertita. — 5.24 a. Altra più sensibile, dapprima come un 
tonfo, poi lievemente ondulatoria; fu avvertita anche dal professor Issel. Secondo il Margari, ne 
avvenne una alle 4.45 a.; e lo Zois dice che se n'ebbe una lievissima di buon'ora. —7 10.44 a. 
Avvertita dal professor Issel e da altri ; cominciò con un leggero scricchiolio e terminò con ondula- 
zioni rapide e brusche. — 2.10 p. Lieve, riportata dal Margari e dallo Zois. A Vasilicò Batelli, presso 
la punta Geraca, fu intesa una scossa dopo il Mg. — 6.30 p. Lieve. M. — 11.55 p. Lieve, avvertita 
dal professor Issel. — 31) 4.50 a. Sensibile ondulatoria di 4-5 secondi, cominciata bruscamente, av- 
vertita da me, dal professor Issel e da altri. Verso le 3 a. una piccola, anche nella località Vasilicò 
Batelli. ' — 10.20 a. Forte. Z. — 11.34 a. Lieve ondulatoria, che cominciata lievemente, è andata cre- 
scendo, e poi ha diminuito gradatamente. Fu da noi stessi sentita nella località Vasilicò Batelli. — 
1 p. Sentita da varie persone della stessa famiglia. M. — 6.10 p. Lieve, a guisa di tonfo, avvertita da 
me. — 9-9.30 p. Scossa a Limi, sul continente dirimpetto a Zante; quivi le scosse consistevano in un 
primo colpo sussul torio seguito da ondulazione. 



^ Alle ore 0.25 a. del giorno 26 forte scoBsa ondulatoria NW-SE di 10 Becondi in Atene, preceduta da forti 
rombi, e seguita dopo circa tre minuti primi da altra lievissima vorticosa. Questo terremoto ò probabilmente in 
connessione con una forte scossa, pure con replica, a Corinto verso la Mn., per la quale rimase fessurata quella 
stazione ferroviaria, come ebbe a dichiararmi lo stesso capo stazione, circa 25 giorni dopo Tavvenimento, in occa- 
sione del mio passaggio per questa città. Anche questa scossa, probabilmente coir epicentro nel golfo di Corinto, 
sta in connessione con una piccolissima perturbazione riscontrata alle ore 11.33 p. del 25 (t. m. 1.) ossia alle ore 0.38 a. 
del 26 (t. m. A.) nel pendolo orizzontale di Strasburgo. Anche in quello di Nicolaiew si riscontrò una perturbazione 
alquanto notevole neir intervallo 1-2 a. del 26 (t. m. 1.) corrispondente perciò air intervallo 0.27-1.27 a. (t. m. A.). 

* In questo giorno terminò la nostra escursione nelF interno dell* isola, ed alla sera si fece ritorno a Zante. 

' Alle 8.5 a. di questo stesso giorno, il Coryllos pone una piccola scossa a Patrasso, 



1S03 aprile 1) 5 a. Liere, riportata d^l Margari, mentre, secondo lo Zois, ne avvennero due lievi di 
buon'ora. - 9.5 a. LievisHima, avvertita dal professor Issel. — 5.45 p. Lieve, preceduta da rombo, 
avvertita da parecchi. M. — Terso le 6.3*1 p. dello stesso giorno una lieve a Bartolomeo, a NW di Pirgos, , 
sul continente. — 2) 5.20 a. e 2.30 p. Due scosse. M. — 11.20 p. Sensibile, sentita dal professor Issel 
e da altri. Lo Zoìs ne pone una lieve alte 1 0.4S p. — Il .58 p. Lieve scossa registrata dallo Zois. II 
Margari dà l'ora 11.50 p. — 3) 0.20 a. Scossetta avvertita dal professor Issel. — 1.15, 2.50, 4.46, 
10.20, 11,20 a. Cinque scosse.' M.— Lo Zois ne registra una lieve soltanto alle 4 a. — 5) 5 a. Una 
scossa. M. — Verso le 5.30 a. Lieve a Lixiiri, avvertita dal professor Issel; e verso le 9.30 a. una 
scossetta ad Argoaioìt, come venne riferito allo stesso. — 11.35 p. Una scossa. — S) 1.45, 2.50, 4 a. 
Tre scosse. M. — 9.2 a. Sensibilissima, prima sussultoria, poi ondulatoria, preceduta da gran rombo, 
come colpo di cannone. M. e Z. — 9.10 a. Lieve. Z. Il Margari dà l'ora 9.8 a. — 7) 2 a. Lieve. Z. 
e M. — 8.12 a. Lieve, con forte boato. Z. L'ora del Margari è 8.5 a. — 5 p. Forte. Z. e M. — 
8) 1 a. Una scossa. M. — Xella stessa notte, poco dopo Mn., il capitano di porto di Calacoìo, mi riferì 
di averne intesa una lieve ondulatoria — 3) 0.30 a. Lieve, ma di lunga durata. Z. e M. — 0.45 a. 
Altra lieve. Z. Il Margari dà l'ora 0.33 a. — 2.40 p. Una scossa. M. 

0) 10.20 p. Un' altra scossa registrata dal Margari, ma che dovette essere lieve e non sentita da 
tutti. Era il giorno della Pastjua greca. — Fu invece fortissima a Pirgos, dove io mi trovavo fin dal 
2 aprile, e fu da me avvertita ancora sveglio in letto. Principiò con un vivo e caratteristico tremito, 
come prodotto da pesante carro cbe corresse nella sottostante via, tanto ohe io non pensai affatto al 
terremoto; dopo 4-3 secondi segui una forte ondulazione, che si protra.sse per circa altri IO secondi 
e, per intensità, non mi parve inferiore a quella della scos.sa del 20 marzo, da me sentita a Zante. 
Subito dopo la scossa, cominciò un forte abbaiar di cani; ed i cittadini, come d'abitudine, comincia- 
rono ad esplodere colpi d'armi da fuoco, od a scendere in istrada. A dire di molti, questa scossa fu 
meno intensa di quella risentita a l'irgos il 31 gennaio, che riuscì fatale a Zante, ma piò forte di 
quelle del 1° e 2 febbraio, rovinose per Zante. L'indomani mattina recatomi all'ufficio telegrafico, 
quivi seppi che la scossa era stata forte a Calaiiiala, ma appena sentita a Zante. Confrontato il 
mio cronometro da tasca con quello dell' Ufficio telegrafico, mi risultò per il principio della 
scossa 10.26 p. (t. m. A.). Poco dop> partii per Catacolo, per confrontare il mio cronometro con 
l'orologio dell'ufficio della E. T. C, regolato invece sul t. ra. di Zante; da questo confronto mi 
risultò per il principio della scossa 10.16 p, (t. m, Z.), ossia, in cifra rotonda, 10.27 p. (t. m. A.).' 
Il capitano di porto di Catacolo mi riferi che 2-3 secondi prima della scossa senti il suo cane abbaiare, 
poi un gran rumore, come di ferrovia, indi un'oscillazione SSE-NNW assai viva della casa, che, 
secondo lui, superò quella sperimentata in occasione di tutti ì precedenti terremoti di Zante. Da 
informazioni da me stesso a.ssunte il giorno dopo nelle stazioni ferroviarie di Amalia e di MunolaJa, 
lungo la linea da Pirgos a Patrasso, risultò che nella prima località la scossa fu ondulatoria e non 
molto forte, e sembra non sia stata avvertita nella seconda. A Patrasso la scossa dovette essere lie- 
vi.ssima, ed avvertita da pochi, come risultò da mie informazioni in questa città. In Atene, seppi dal 
professor Mitzopulos che avvenne una scossa la sera della Pasqua greca (appunto il 9 aprile), per 
la quale caddero dei calcinacci dal soffitto dui Museo di geologia; ma questa scossa non fu confer- 
mata da molti da me interpellati. Da notizie avute dall'Osservatorio di Atene, risulta che in questo 
giorno vi fu terremoto anche a Trip-ìilza (Tripolis) alle 10.25 p. (t. m. A.?). — Verso le 10.30 p. (t. m. B.) 
dello .stesso giorno, vale a dire circa tre quarti d'ora dopo la suddetta scossa in Grecia, se ne ebbe 
una in Italia, in provincia di /.eor, forse del grado III-IV della scala convenzionale Ite 5oss(-J''ore/. 

10) 2, 5.20 a., -2.20 p. Tre scosse. M. — 11) 1,45 a. Forte, secondo lo Zois. Il Margari dà l'ora "^ 
],47 a. — 2.5 a. Sensibilissima ondulatoria. M. — 3 p. Lieve, t!. — 12) 1.35 a. Piccola, secondo il 



' Il Mitzopulos riporta sultautu le tre prime scobbu. 

^ Il direttore dell' Ufficio di Catacolo lesse sull'orologio l'ora 10.17, e mi riferì che avendo telegrafato subito a 
Zante, temendo che quivi bÌ fosse rinnovata una catastrofe, ebbe per risposta di non essersi colà intesa scossa 
alcuna. Allo stesso il terremoto parve oudulatorio, a due riprese, ■ preceduto da rumore. 




84 

professor lasel. — 11.30 p. * Una scossa, secondo il Margarì. Lo Zois ne riporta una lieve nel giorno. — 
13) 0.3. a. Forte di 10 secondi, secondo il prof. Issel, e riportata anche dal Margari. — 14) 4.30 a. Una 
scossa. M. — Lo Zois ne dice avvenuta una lieve nel giorno. — 15) 2.30 p. Una scossa. M. — 
Una lieve nel giorno, secondo lo Zois. — 1^ 10.47 p. * Un forte sussulto di brevissima durata. M. 
Lo Zois pone una forte scossa alle 10.45 p. — 16-17), Tre lievi durante la notte. Z. — Alla sta- 
/ zione ferroviaria di Corinto seppi che quivi era stata intesa una scossa piuttosto debole alle 4 a. ; 
I in Atene, il ministro italiano, conte Fé d^Ostiani, disse di averne avvertita una verso le 3 a ; ed a 
Patrasso qualcuno risenti una scossa alle 6.30 a. 
1893 aprile 17) 7.4 a. Principio di disastrosissima scossa, la cui violenza fu maggiore di quella del 31 gen- 
naio. Secondo il De Biasi, si ebbero danni grandissimi anclie nella parte settentrionale delFisola, giacche 
rovinarono quasi interamente gli stessi luoghi già danneggiati precedentemente ed altri. Per ciò che 
concerne l'isola di Zante rimando al capitolo sjpeciale scritto in seguito dal prof. Issel. — Il movimento fu 
avvertito con panico, ma senza guasti, nella vicina Cefalofiia e in tutta la costa occidentale della Morea. 
Nelle isole d'' Itaca, ^ di Santa Maura e ad Astaco (piccola città delFEtolia ed Acarnania, sulla costa di 
faccia ad Itaca) il terremoto fu ben risentito, e così pure alle isole Strofadi, dove però non si ebbero 
danni. A Corfh^ fu lieve, ondulatorio, ma lungo e ben distinto. Sul continente poi fu abbastanza sensibile 
a Patrasso, Secondo il console italiano, quivi residente, la scossa fu prima ondulatoria per pochi secondi, 
poi sopraggiunse un movimento rotatorio e infine si avvertirono due o tre altre oscillazioni forti seguite 
da altre sempre più deboli. Cadde qualche calcinaccio dai cornicioni delle case, ma la popolazione non si 
spaventò; a suo giudizio fu più forte della scossa del 31 gennaio, e ciò mi è stato confermato anche 
da altri. Secondo il dottor Coryllos, la scossa fu ondulatoria E-W di 45 secondi. AW Hotel Patras 
mi riferirono che un lampadario a gas, sospeso al soffitto mediante un tubo di ferro lungo circa tre 
metri, entrò in notevole oscillazione, con un'ampiezza massima di 15-20 centimetri. Alla stazione fer- 
roviaria di Aigion (Yostizza) la scossa fu ondulatoria di lunga durata e preceduta da rumore. U caposta- 
zione di Corinto mi riferì che la scossa cominciò bruscamente, durò 6-7 secondi e fu preceduta da forte 
rombo; aggiunse inoltre che da parecchi giorni si sentivano delle piccole scosse. In Atene la scossa 
fu avvertita con certezza da qualche persona, ma non da me e dal professor Issel e da molti altri, 
interpellati in proposito. — In Valona (Albania) non fu menomamente risentita; invece fu avvertita 
da diverse persone a Catania, ed indicata dagli strumenti sismici in molti osservatori italiani, come 
Mineo, Benevento^ Ceccano (Roma), Rocca di Papa (Roma), Roma, Firenze e Padova, Circa la stessa ora 
si ebbero pure caratteristiche perturbazioni magnetiche a Potsdam. Per maggiori particolarità è da 
consultarsi il supplemento 87** al n. 166 del Bollettino Meteorico dell' Ufficio centrale di Meteorologia 
e Geodinamica, in Roma, del 15 giugno 1893. Il passaggio delle onde sismiche, prodotte da questo 
terremoto, fu registrato lievemente dal pendolo orizzontale di Strasburgo e fortemente da quello di 
Nicolaieu\ 

17) 7.7, 7.9, 7.10, 7.12, 7.14 a. Scossette avvertite dal De Biasi, mentre durava fatica a cam- 
minare, sia per la via tutta piena di pietre, sìa per la polvere che accecava. Il Margari pone 
una scossa alle 7.15 a. — 7.18, 7.20, 7.25, 7.29, 7.30, 7.32, 7.34, 7.36 a. Scossette ondulatorie 
e con rombo, avvertite in sua casa dal De Biasi. — 7.42 a. Altra scossa, secondo il De Biasi. Secondo 
il Margari una alle 7.43 a. — 7.46, 7.48, 7.50, 7.51, 7.53 a. Scossette avvertite dal De Biasi sulla 
banchina del porto. — 8.44, 10, 10.5, 10.8 a. Scossette registrate dal Margari. — 10.9, 10.13 (10.12 
Margari), 10.15, 10.20, 10.24, 10.30, 10.45 (10.44 Margari), 10.47 (10.46 Margari), 11, 11.5 (11.4 
Margari), 1.1.15 a. Scossette avvertite dal De Biasi al ca^nposanto: in quel silenzioso recinto la 
terra si sentiva in un continuo tremito leggero, ed i boati spesseggiavano ora lievi, ora sensibili. — 
0.16 (0.15 Margari), 0.28 (Q.27 Margari), 0.30, 0.35, 0.45 p. Altre avvertite dal De Biasi in sua 
casa. — 0.54, 6.40 (6.45 De Biasi), 7.24, 8.50, 9.20, 9.41, 10.30,' 11, 11.35 p. registrate dal Mar- 

* Il Mitzopulos la- pone di mattina. 

* Il Mitzopulos riporta l'ora 10.17 p. 

' Il De Biasi ebbe assicurazione che quivi il maro era molto sollevato durante il terremoto. 

* Oltre questa scossa, il Mitzopulos ne pone un'altra alle 10.37 p. 



85 

gari. — 18) 0.15, 1.5, 1.20, 2.10, 2.55, 4.40,» 5.30, 6, 6.50, 7.20, 9.56, 10.4, 11.51 a.; 0.15, 4.20, 
6.20, 8.24, 9.51, 10.33, 10.56, 10.58 p. Scosse. M. — A Mg. di questo stesso giorno s'intese una lieve 
scossa a CorfU, — 19) 0.36 a. Scossa ondulato) ia di 18 secondi sensibilissima. M. Lo Zois la dice for- 
tissima, avvenuta alle 0.30 a.; ed aggiunge che durante questa notte, come pure in quella prece- 
dente dal 17 al 18 si sentirono continui boati. Questa stessa si propagò probabilmente fino a Pa- 
frasso, poiché quivi il Coryllos ne registrò una lieve ondulatoria a 0.30 a. del 19. — 0.38 e 0.40 a. 
Dae altre scosse. M. — Riporta il Mitzopulos che dopo queste due se n'ebbero altre piccole, bene avver- 
tite nella quiete della notte. — 3 a. Forte. Z.^ — 4.5, 4.10, 9.23, 11.40 a. Quattro scosse. M. Le 
ultime due lo Zois le dice forti e le pone alle ore rispettive 9.30 e 11.42 a. — 0.20, 1.20, 6.11, 8.25, 
10.6, 11.10 p. Sei scosse. M. — Secondo il Mitzopulos si ebbero altre piccole scosse tra quelle delle 
6.11 e 8.25 p. Durante il giorno alcuni .sensibili rombi, di cui pii^ forte quello delle 10.5 p. senza 
scossa. Z. -— 20) 0.20 a. Sensibilissima di 15 secondi prima ondulatoria, poi sussultorìa. M. — A 0.35 a. 
ne avvenne una ondulatoria breve a Corfù, e un'altra consimile a 0.12 a. del giorno seguente 21. — 
9.54, 11 a., 8.20 p. Tre scosse. M. — Il Mitzopulos riporta che si ebbero molti lievi scuotimenti tra le 
9.54 ella. Durante il giorno avvennero alcune scosse sensibili. Z. — 21) 6.11 e 6.14 a. Due .scosse. M. 
Alle 6 a. Forte, con boato. Z. — 8.38 a. Scossa assai forte, .secondo lo Zois; posta alle 8.40 a. dal 
Margari. — 0.7 e 1.15 p. Due scosse. M. — 2.45 p. (2.53 Margari), 3.19 (3.26 Margari), 3.30 (3.34 
Margari), 3.55, 9.30 p. (9.36 Margari). Forti, di cui l'ultima con boato. Nel giorno, circa altre 10 
minori. Z. — 22) 0.20, 4.10, 4.14, 4.20, 7.50,8.17 a. Sei scosse. M. — Nella notte 21-22 alcune sen- 
sibili, di cui più forte quella delle 4.10 a. Z. — 10.20 a. (10.6 Margari) 4.20 p. (4.24 Margari) 
forti. Z. — 4.34 p., 4.50, 5.38, 6.20. Cinque scosse. M. — Una forte a 6 p. Z. — 9.40 p. (9.51 Margari) 
forte con boato, e subito dopo alcune altre lievi. Z. — Il Margari ne registra ancora una alle 10.2 p. — _ 



23) 0.15, 0.20, 6.10, 7 a. Quattro scosse. M. — Secondo lo Zois, ne avvennero alcune lievi durante 
la notte e fino a Mg. -^ 0.40 p. (0.35 Margari), 5, 7.30 (7.30 Margari). Tre lievi. Z. — 8.55 p. 
Altra scossa. M. — 24) 9.10 p. e 9.25. Due scosse. M. — Lo Zois conferma che la notte 23-24 trascorse 
senza scosse e che dalle 8 alle 10 p. del 24 ne avvennero quattro lievi. — 25)^ 4 a. Lieve. Z. — 0.15 p. 
Una scossa. M. V 20) 5.30 (5.32 Margari), 5.40 (5.37 Margari), 9 a. (8.25 Margari). Tre forti, di 
cui la prima con rombo. Z. — 11 a., 0.10, 7.32 p. Altre tre. M. — 2f^)^ 4.15 e 10.10 a. Due, se- 
condo il Margari, mentre lo Zois riporta un rombo alle 4 a. Nella notte 27-28 una lieve ondula- 
toria a Patrasso ad 1.40 a. ed altra consimile, ma a due riprese, a Corfìi, alle 2.5 a. — 2i)) 3.50 a. 
Una scos.sa. M. * — 1 p. (1 Margari), 3.5 (3.9 Margari), 4.10. Tre lievi. Z. -- 80) 7.10 a. Una scossa, 
secondo Margari, posta dal Mitzopulos alle 7.2 a. — 2.45 p. (2.52 Margari). Forte con rombo, 3.20 
(3.20 Margari) forte. Z. — 5.32 p. Sensibilissima ondulatoria. M. Lo Zois la dice assai forte con gran 
rumore, e dà l'ora 5.30 p. — 5.35 p. (5.40 Margari) e 6.33 (6.31 Margari). Due lievi. Z. 
1893 maggio 1°) 1 a. e 2.15 p. Due scosse. M. - 3.10 p. (3.15 Margari). Forte, seguita da alcune altre 
appena sensibili. Z. — 3.17, 3.20, 8.33 p. Altre tre. M. — 2) 4.45 a. Una scossa. M. Fino alle 4 a. 
due assai .sensibili. Z. — 5.7 a. Sensibilissima sussultoria e brevissima. M. Lo Zois la pone a 5.5 a., 
e la dice forte, preceduta da boato. — 9.47 a. Altra, riportata dal Mitzopulos. — 3) 1.25 p. Una 
scossa, secondo il Mitzopulos. - 3.17 p. Una scossa. M. — 3.22 p. (3.15 Zois). Rombo fortissimo con 
debole scossa; 4.20 (4.7 Mitzopulos), 8.20 p. due scosse. M.* — ^) 9 p. (8.32 Margari). Lieve scossa. Z. — 
10 p. (9.45 Zois). Gran rombo con lievissima scossa; 11.45 altra scossa. — o) 0.55 a. Una scos.sa. M. — 
8 a. (8.24 Margari). Forte, con intenso rombo. Z. — 1.57, 5.20 p. Altre due. — 0) 0.15 (0.35 
Mitzopulos), 1.35 a., 4.40 p. Tre scosse. M. 6 p. De Biasì. — 8.30 p. (8.20 Margari). Lieve, con 
forte rombo. Z. — 7) 0.46, 3.5, 7.30, 9.50 a. (9.33 lieve, Zois), 9.20, 11.12 p. Sei scos.se. — 8) 5.27 a. 
Una scossa. — 1.12 p. (1.20 Zois). Debole, preceduta da rombo; 1.42, 11.40 p. Due altre. — 

' Il Mitzopulos riporta 4.20 a. 

' Il Mitzopulos riporta in questo giorno una sola bcossa alle 11.30 p., che diro forte e con rombo. 

' Il Mitzopulos riporta in questo giorno una sola scossa alle 11.32 p. 

* Alle 5.15 a. piccola scossa a PatrossOj stando al Coryllos. 

^ In questo giorno diverse scosso ad Agalàj non avvertite a Zante, — De Hiasi. 



v \ 



86 

9) 3.50 a. Una scossa. M. — 3.28 p. Lieve. Z. — 10) 0.40 a. Una scossa. M. — 3.50 a. Lieve. Z. — 
7.45 a., 1.30, 3.3 p. Tre scosse; 10.30 debole preceduta da rombo. M. Lo Zois pone un forte 
rombo ade 10.30 p. — 11) 5.3 p. Debole preceduta da rombo; 7.50 debole, preceduta da forte 
rombo. M. Lo Zois alle 7.30 ne pone una forte con fortissimo boato. — 12) mattina. Una lieve. Z. — 
13) 1.20, 5.30 a. Due deboli precedute da forte rombo. M. — Di buon'ora una lieve. Z. — 1.30 p. Lieve, 
preceduta da debole rombo. — 14) 2.5 p. Una scossa. — 15) 7.12 a. Forte, preceduta da lieve 
rombo. M. Lo Zois ne pone una lieve alle 7.38 a. — 16) di buon'ora (5.15 a. Margari). Lieve. Z. — 
6.35 p. Ondulatoria sensibilissima. — 17) 4.30, 4.35, 4.42 p. Tre deboli. M. — 18) 7.54 a. Lieve. 
Fino a Mg. alcuni boati. — 2.30 p. (2 Margari). Lieve, con boato; 2.35 forte beato. Z. — 3, 3.36, 
4 p. Altre tre lievi, precedute da rombo. — 19) 0.24 a. Forte, ondulatoria di 12 secondi, prece- 
duta da rombo. M. Lo Zois ne pone a 0.30 a. una lieve con fortissimo rombo, ed aggiunge cbe si 
sentirono alcuni boati fino alla nìattina. — 0.35, 0.40, 1.2, 1.45, 3.25 a., 9 p. Sei lievi, di cui le 
ultime due precedute da rombo. — 20) 0.15 (0.16 Zois), 1.24 (1.25 Zois), 2.30, 5.2, 5.59 a. (6 Zois), 
6 p. Sei lievi, di cui le prime quattro precedute da rombo. M. — Secondo il De Biasi, si sentì verso 
Mg. nel villaggio di Agaìh una sensibile scossa, non avvertita a Zante. — 21) 11.5 p. Lieve scossa. M. 
Verso sera una lieve. Z. — 23) 1.5 a. Sensibilissima ondulatoria di 9 secondi, preceduta da rombo. M. — 
Lo Zois ne pone ad 1 a. una lieve con fortissimo rombo. — 11.16 p. Lieve, preceduta dà rombo. M. 
Alle 11.12 p. un forte boato. Z.' — 24) * 5.55 a. una scossa. — 25) 0.39 a. Forte scossa di 13 secondi, pre- 
ceduta da rombo; dapprima fu ondulatoria, verso la metà sussultoria e infine di nuovo ondulatoria. — 
0.44 a. Debole sussultoria e brevissima. M. — 1.36 a. Lieve, di lunga durata e con boato. Z. — 2.9 p. Debole 
sussultoria. M. — 26) 5.15 a. (5.45 Margari). Lieve con boato. Z. — 27) 0.34 e 0.48 a. Due lievi. M. 
Forte boato a 1.20 a. Z. — 28) 0.47 e 5.45 a. Due lievi. M. Lo Zois ne pone una lieve con rombo 
alle 5.35 a. — 11.18 a., 2.55, 3.5, 9.25, 11.45 p. Cinque lievi, di cui le due ultime precedute da 
rombo. — 29) 2.18 a. (2.22 De Biasi) Lieve sussultoria, preceduta da rombo; 4.20 a. Lieve. — 30) 0.15 a. 
Sensibile ondulatoria; 0.39, 0.47, 9.45 a. Tre lievi. M. ' — 31) Nessuna scossa a Zante, mentre se 
ne ebbero tre lievi h Patrasso alle 5, 5.10, 5.40 a., stando al Coryllos. 
1893 giugno T), Nessuna scossa a Zante ; invece una lieve a Patrasso alle 3.15 a. — 2) 1,40 a. Sensibile 
ondulatoria di 10 secondi, preceduta da rombo; 1.43 lieve. M. — Secondo il De Biasi, tra le 2 e le 4 a. 
si ebbero sensibili scosse nel villaggio Agalà. — 11.10 a. e 6.30 p. Due lievi. — 7.4 p. Debole sus- 
sultoria. — 3) 1.30 a. Lieve; 6 a. lieve ondulatoria; 6.31 a. lieve ondulatoria di 5 secondi; 7.45 e 8.10 
lievi, precedute da rombo; 8.35 e 10.10 a. due deboli. — 5) 0.20 e 4 a. Lievi, precedute da rombo; 
1.45 p. lieve ondulatoria. — 6) 1.35 a. Lieve, preceduta da rombo; 7.45 a. lieve ondul. — 7) 4.10 a. 
Lieve ondulatoria; 9.7 lieve di 7 secondi; 10.17 e 11.50 a. deboli; 6.55 p. lieve sussultoria, preceduta 
da rombo; 11.10 p. debole. — <S) 2.46 a. Lieve ondulatoria, preceduta da rombo; 2.52 a. lieve. — 9) 1.5, 
6.11, 6.45, Ila. lievi; 0.11 p. forte sussult. di 11 secondi, preceduta da forte rombo, con caduta di muri 
già crollanti, e dell'angolo SW del"\ìornicione del campanile di Ognissanti; 0.13, 0.15, 0.18 p. lievi 
ondulatorie; 0.21 .sensibile ondulatoria di 7 secondi, preceduta da rombo; 0.35 lieve di 7 secondi, 
preceduta da rombo; 0.39 debole, preceduta da rombo; 0.46 debole ondulatoria di 5 secondi, prece- 
duta da rombo; 0.56 debolo ondulatoria a due riprese, con pausa di 2 secondi; 1.4 e 1.16 deboli pre- 
cedute da rombo; 1.25 lieve ondulatoria di 4 secondi; 1.50 e 2.35 deboli, precedute da rombo; 2.45 
.sensibile, 3.44 debole, 4 sensibile, 4.44, 7.30, 8.45, 8.50, 8.58 p. deboli, tutte precedute da rombo. M. 

y 4 ' Circa un'ora prima avvennero scosse rovinose a Tehej risentite lievemente anche a Larissa e Tnpolitsn (Tripoli»). 
i ^ Alle 10.4. 45 p. fortissimo terremoto ondulatorio W-K di 10 secondi in Atene. Anche la sera innanzi, alle 9.6 p., si 
\ era sentito in Atene un terremoto ondulatorio WNW-PjSE di G secondi, ma un po' meno intenso del precedente, pure 

in relazione con una scossa rovinosa a Tebe^ che ai estese leggermente a quasi tutta la Tessaglia. 

' In questo giorno si ebbe in Atene una terza scossa fortissima alle ore O.B p.; ed alla stessa ora una scossa 
disastrosa nella Beozia, che distrusse completamente alcuni villaggi, ed abbatte a Tebe 100 case con un morto e 
parecchi feriti. Da informazioni, assunte in persona dal signor De Biasi nelle isole d'Itaca e Santa Maura^ risulta che 
quivi si avvertirono le scosse disastrose di Tebe. 

' In questo giorno si ebbe in Ateney alle 6.20 a., una scossa assai forte, e così pure al PireOj la quale distrusse 
altre case a Tebe. Il 28 si era avuta in Atene un^altra scossa ondulatoria E-W, ma lieve e breve, alle 3.27 p. 



y 



87 

Anche il De Biasi riporta per questo giorno una venticinquina di scosse, le cui ore però, tranne 
per le prime tre e le ultime quattro, sono costantemente più basse di 5-6 minuti dì quelle date dal 
Margari. — 10) 2.40 a. Debole, preceduta da rombo; 3.58 a. sensibile ondulatoria di 5 secondi; 1.10 p. 
debole ondulatoria di 5 secondi; 3.29 e 8.40 pJ deboli, precedute da rombo. Durante questo giorno, 
molte scosse e molti rombi a Xerocasfeìo ad 8 chilometri dalla città di Zante. ' — 11) 4.40 a. Debole 
sussultoria, preceduta da rombo; 11.54 a. e 2.30 p. deboli; 5.32 p. debole, preceduta da rombo. — 
12) 7.45 e 10.30 p. Lieve ondulatoria. — 13) 4.15 a. Lieve ondulatoria, e 4.10 p. lieve sus- 
sultoria. — 14)^ 4.10 e 11 a. Lievi sussultorie. — 7;>) 1.30 e 6 p. Due deboli. ^ --. 16) C.IG o. 
e 9.20 p. Due lievi. — 17) 6.30, 9.50, 10.5, 10.35 a., 1.25 p. Deboli scosse; 5.51,6.30 e 7.27 p. 
lievi, precedute da forte rombo; 9.30 e 9.36 p. deboli. — 18) 4.25 e 9.50 a. Deboli; 4.55 p. debole, 
preceduta da rombo. — 19) 1.23 a. Lieve. Durante tutto questo giorno ad Argasai (a 5 chilo- 
metri dalla città di Zante ed a NW del monte Scopòs) si udirono moltissimi rombi. — 20) Ila. 
Debole; 6.40 e 7 p. due lievi precedute da rombo; 9.58 p. mediocre scossa ondulatoria di 5 secondi, 
preceduta da forte rombo simile al rumore di molti carri. M, — Secondo il De Biasi, tutto il giorno 
rombi ad Argassi. — 21) 1.24 a. Debole ondulatoria; 9.30 p. debole sussultoria, preceduta da 
rombo. — 22) 11.17 a. Sensibile ondulatoria di 6 secondi, preceduta da rombo; 11.25 a. e 1.50 p. due 
deboli; 4.30 p. lieve, preceduta da rombo. — 23) 1.40 a. Debole; 2.10 p. e 2.40 deboli, precedute da 
rombo. — 24) 1.35, 10.20, 10.35 a., 2.30, 9.45, 9.50 p. Deboli, precedute da rombo. — 25) 3.27 a. 
Debole, preceduta da rombo; 10.50 a. lieve ondulatoria. — 27) 7.25 p. Debole; 10.16 p. lieve, prece- 
duta da rombo. — 28) 3.40 a. Debole sussultoria brevissima, con forte rombo. — 29) 10.25 a. Lieve; 
5.35 p. lieve ondulatoria; 6.15 p. lieve, preceduta da rombo. — 30) Ila. Sensibile ondulatoria. M. 
In tutto il mese di giugno non si ebbe alcuna scossa a Catacolo, come risulta da informazioni, avute 
dall'Osservatorio di Atene. 
1803 luglio 1°) 6.10 e 6.30 p. Lievi, precedute da rombo. — 2) 8.55 a. e 2.6 p. Lievi, precedute da rombo. — 
3)* 6.10 a. Lieve sussultoria, preceduta da rombo. — 4) 8.12 a. Lieve ondulatoria. — 5) 0.25 a. 
Lieve ondulatoria; 2.30 a. e 11.20 p. due lievi, precedute da rombo. — 6) 0.12, 1.10, 2 a. Tre lievi; 
9.15 a. lieve sussultoria: 9.17 a. lieve ondulatoria. — 7) 0.11 a. Lieve ondulatoria; 8.15 a. sensibile 
sussultoria; 9.37 a. e 4.55 p. due lievi, precedute da rombo. — 8) 11.15 p. Lieve scossa. — 10) 10.15 
e 10.45 a. Due sensibili, precedute da rombo; ma T ultima piii forte. -- 13) 1.56 a. Lieve, preceduta 
da rombo; 5.15 a. sensibile sussultoria-ondulatoria ; 5.18 a. lieve ondulatòria. — 14) 2.30, 6.13 a., 
2, 5.15 p. Quattro lievi, di cui Tultiraa ondulatoria; 8 p. lieve sussultoria. — 15) 5.20 a., 5.30 p. Due 
lièvi; 10.50 lieve preceduta da rombo; 10.52 lieve ondulatoria. — 16) 0.17 e 2.5 a. Due lievi ondu- 
latorie. — 18) 1.45 p. Lieve scossa ondulatoria. — 19) 7.40 p. Lieve scossa ondulatoria. — 20) 0.20 a. 
Lieve; 7.40 p. sensibile ondulatoria. — 22) 2.50 a. Sensibile ondulatoria; 6.55 lieve di 5 secondi; 
7.2 lieve, preceduta da rombo; 10.30 sensibile, preceduta da rombo; 1.33 p. mediocre sussultoria- 
ondulatoria di 5 secondi, preceduta da rombo. — 23) 4 e 5.20 a. Due lievi ond.; 7.20 p. lieve, prece- 

^ Alle 8.46 p. si ebbe in Atene una scossa ondulatoria W-E, di circa 2 secondi, assai forte. 

' Verso le 7 ^j^ a. (t. m. R.) di questo stesso giorno si ebbe un terremoto rovinoso neir^tVo, il quale fu risen- 
tito fortemente a Valona ed a Corfù, lieve a Preveaa ed a Santa Maura, e passò inosservato a Scutari, Cettignef Itaca 
e Zante. Ad occidente si propagò neiritalia, dove fu abbastanza sensibile in alcune località della provincia di Lecc« 
e fu risentito dalle persone fino a Bari. In Otranto si arrestò perfino un orologio e suonò la campana della piazza. 
Il passaggio delle onde sismiche fu poi registrato in molti Osservatori italiani, quali Mineo (Sicilia), Aqtdlaj Rocca 
di Papa (Roma), Romay Firenze^ Padova^ Spitiea (Venezia) e Pavia. Le notizie particolareggiate sono contenute nel 
supplemento dV al n. -227 del Bollettino Meteorico deW Ufficio centrale di Meteorologia e Geodiììamica, in Roma, del 
15 agosto 1898. 

' Alle 8.55 p. del 15 lieve scossa a PatrassOy forte ad Atene (8.56) e fortissima ad Amfisaa e Calcide, 

* Circa le 11 a. (t. m. R.) di questo stesso giorno si ebbe una sensibile scossa a Corfii ed a Fa/o;m (Albania) ; 
ma sebbene in entrambe queste località non fosse neppure generalmente avvertita, pure fu indicata in Italia dagli 
strumenti sismici più delicati degli Osservatori di Rocca di Papa (Roma), Roma^ San Luca (Bologna) e Padova. Mag- 
giori notizie si trovano nel supplemento 91* al n. 227 del Bollettino Meteorico delV Ufficio centrale di Meteorologia 
« Geodinamica, in Roma, del 15 agosto 1893. 



88 






duta da rombo/Nella notte seguente molte scosse e moltissimi rombi ad Argassi. — 24) 0.45 e 2.5 a. Due 
lievi precedute da rombo ; 5.48 p. lieve ondulatoria. — 25) H.30 a. Lieve scossa ondulatoria. — 26) 2.25 
e 6 p. Due lievi scosse ondulatorie. — 27) 0.14 p. Sensibile ondulatoria, preceduta da rombo; 1.10 e 
6.40 due lievi sussuUorie-ondulatorie. — 28) 2 e 9.29 p. Due lievi scosse ondulatorie. — 29) Ila. 
Lieve scossa. — 30) 5.58 p. Lieve scossa. — 31) 1.50 a. e 4 p. Due lievi, precedute da forte rombo. M. 
1803 agosto 2) 8.59 p. e 10.2. Due scosse lievi. — 4) 1.20, 3.45, 3.47 a. Tre lievi con rombo, forte nelle 
due ultime; 5.40 a., 8.20, 8.29 p. tre lievi; 8.54 e 9.25 due lievi sussultorie. M. 

4) 10 p. Scossa forte, sussultoria nel principio, e ondulatoria per gli altri due terzi, della durata 
complessiva di 17 secondi; la provenienza fu da BW. Suonarono le campane e caddero dei muri già 
crollanti. Questa Scossa fu sentita quasi colla stessa forza anche a Cefalotiia, Pirgos, Caiacolo, ed in 
gran parte della costa occidentale del Peloponneso, però senza danni. Sembra che la scossa sia stata 
più sensibile alle isole Strofadi, dove fu preceduta da fortissimo rombo sotterraneo, ed i pochi abi- 
tanti della torre uscirono air aperto spaventati, sentendo lo scricchiolio delle travi ed il cadere di 
calcinacci. LMndomani furono osservate piccole fessure lungo il tratto, dove un muro vecchio si 
congiungeva ad un altro recentemente costruito. Questa scossa f t alle Strofadi più intensa di quelle 
ivi risentite il 31 gennaio ed il 17 aprile, e che furono invece disastrose per Zante. M. — Secondo il 
Coryllos, questa scossa fu risentita, quantunque lievissima, anche a Patrasso alle 10 p. precise (t. m. A.) 
e fu ondulatoria. Secondo informazioni avute gentilmente dall' Osservatorio di Atene, in questo stesso 
- giorno, alle 9.55 p., si avvertì a Delfo una debolissima scossa ondulatoria. — Il De Biasi, trovandosi in 

g questo giorno in Itacaj sentì la scossa circa le 10 p. e la dice forte e proveniente da SW o WSW. 

I Fu prima sussultoria e poi subito si cangiò in ondulatoria, della durata complessiva di 15 secondi, 

\ ed a due riprese, con una pausa di un secondo. Fu sentita da tutta la popolazione con panico; e 

persone presso il mare intesero un piccolo boato e videro le acque sollevarsi alquanto. Dopo 2-3 mi- 
nuti primi, si ebbero due altre scosse, ma lievissime. Il De Biasi, essendosi recato in seguito anche 
nell'isola di Santa Maura e ad Astaco^ dirimpetto ad Itaca, seppe che la scossa del 4 agosto anche 
quivi era stata sensibile e lunga. Egli crede che il centro di questa scossa sia stato press o le Stro fa dL 
poiché soltanto ivi si verificarono piccoli danni e non se n'ebbero affatto altrove. A Zante il regolatore di 
una bottega d'orologeria si arrestò alle 10 p. ; un altro, in una bottega diversa, si fermò alle 10.10 p.; 
qualche persona afferma che la scossa avvenne un po' prima delle 10 p., ma la generalità degli abitanti 
dice che avvenne alle 10 p. — Le onde sismiche, generate da questo terremoto, giunsero fino in Italia; 
ma si resero sensibili soltanto agli strumenti più delicati a Mineo (Catania), Benevento, Velìetri e 
Roma (Collegio Romano). Notizie più particolareggiate trovansi nel supplemento 93° al n. 274 del 
Bollettino Meteorico delV Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica, in Roma, del 1* ottobre 1893. 
^^"T7^.55 p., 3.50, 5.15. Tre lievi scosse, di cui la prima ed ultima sussultorie, la seconda ondula- 
toria. — 9) 0.23 p. Debole ; 4.9 mediocre ondulatoria. M. Quest' ultima dev' essere in relazione con 
una scossa ondulatoria N-S fortissima, ma brevissima, avvenuta a Catacolo alle 4.20 p., ora probabil- 
mente espressa in tempo ferroviario, e perciò corrispondente a 4.25 (t. m. A.) ed a 4.13.40 (t. m. Z.). 

10) 11.50 p. Debole, seguita da rombo. M. — Alle 5 a. di questo stesso giorno il signor De Biasi sentì 
una leggera scossa a Santa Maura, ed ebbe assicurazione da quegli abitanti che le scosse di tempo in 
tempo non mancano. Anche ad Astaco non sono rari i terremoti ; ma la popolazione non se ne dà 
pensiero. Allo 8.40 a. di questo giorno si ebbe una piccola scossa ondulatoria di 2 secondi a Patrasso, 

11) 1.51 a. Sensibile sussultoria, preceduta da rombo; 3 a. altra debole. — 13) 3.45 e 6.50 p. Due 
lievi, di cui l'ultima preceduta da fortissimo rombo. — 14) 2.15 p. Debole. — 15) 5.58 a. Lieve on- 
dulatoria. — 17) 10.40 p. Lieve sussultoria. — 18) 10.25 p. Lieve sussultoria; 10.59 altra sensibile 
sussultoria-ondulatoria di 6 secondi, preceduta da rombo. — 19) 4 a. Debole, preceduta da rombo. 
Nel villaggio Macherado, lontano 10 chilometri dalla città, durante la notte dal 18 al 19 si senti- 
rono moltissimi rombi. — 3.21 p. Lieve ondulatoria. M. — 21) 10 a. Registrata dal De Biasi. — 
22) 7 ed 8.55 a. Due scosse, precedute da rombo, di cui l'ultima sensibile ondul. M. — 23) 1 a. Scossa 
notata dal De Biasi. — 24) 4 a. Lieve; 10.4 p. altra sensibile ondulatoria di 12 secondi, preceduta 
da rumore simile a quello prodotto da più carrozze. M. — 25) 2.30 a. Notata dal De Biasi. — 10.35 a. 



/ 

i 



80 



vX^ 



Lieve ondulatoria; 3.53 p. sensibile, durata B secondi e preceduta da rombo; 6.45 lieve. — 2(ì) 1.35 a 
(1.38 De Biasi) sussuUoria. M. — 4.34 a. Registrata dal De Biasi. — 5.30 a. Lieve. — 7.41 a. Me- 
diocre ondulatoria di 8 secondi, preceduta da rumore simile a quello prodotto da più carrozze. M. — 
n De Biasi la dice sensibile e la pone alle 7.40 a. — 8 e 10.44 a. (10.45 De Biasi). Due deboli; 0.9 p. 
(0.6 De Biasi) lieve ondulatoria, preceduta da rombo; 1 (1.2 De Biasi), 3.16 (3.15 De Biasi) due altre 
deboli. Durante l' intera giornata si sentirono molte scosse e molti rombi sotterranei verso la parte 
meridionale dell'isola, e cioè a Eoido, Agrilià, Laganà, Lino, Caìamachi, ecc. — 27) 1.30 a. Lieve 
ondulatoria, preceduta da rombo; 4.30 lieve sussuUoria; 6.55 a. lieve sussultoria-ondulatoria. — 
28) 0.52 p. (12.50 p. De Biasi) Lieve sussultoria-ondulatoria. — 6.54 p. Forte nel villaggio Cai- 
lipadOy distante 8 chilometri e mezzo da Zante, preceduta da rombo. — 29) 8.40 p. Lieve sussultoria- 
ondulatoria; 9.2 e 10.3 due altre deboli, precedute da rombo. — 30) 3.45 a. Lieve. M. — 0.50 p. Altra 
scossa. — 31), Rombi dopo la Mn, dal 30 al 31. De Biasi. 
1803 settembre 1°) 4.45 a. Lieve, preceduta da rombo; 4.52 sensibile, preceduta da rombo; 4.55, 11.27, 
1.48 p., 4.30 altre quattro lievi scosse. — 2) 1.40 a. Lieve scossa, preceduta da forte rombo ; 3.35 a. lieve 
sussuUoria. — 4) 1.30 p. lieve scossa a Patrasso, registrata dal Coryllos. — 5) 6.18 a. Mediocre sussul- 
toria-ondulatoria KW-SE di 5 secondi, preceduta da rumore di lunga durata, simile a quello di più 
carrozze. — 2.40 p. Sensibile, preceduta da rumore simile a quello di più carrozze. — 3.21 p. Debole nel 
villaggio CalHpado, M. — Il signor De Biasi mi comunica che, stando ai giornali greci, in questo stesso 
giorno avvenne una scossa sensibile a Cpfaìoma e a Vosihza (Aigion) alle ore 1.30 p. — 6) 3.4 p. Altra 
lieve nel villaggio Caìlipado. M. ^ 7) 6.45 a. Notata dal De Biasi. — 8) 2.30, 4.45 a., 9.44 p. Tre lievi 
scosse, dì cui V ultime due con rombo. Durante i giorni 7 ed 8 si udirono molti boati nella località 
Vasilicò e nel villaggio di Cherì. — 10) 9 p. Lieve. — 11) 3.55 a. Lieve ondulatoria; 9.25 p. altra 
lieve, preceduta da rombo. — 13) 6.10 a. Lieve. M. — 14) 6.40 a. Notata dal De Biasi. — 15) 10.9 a. 
Sensibile e regolare scossa ondulatoria SW-NE di 6 secondi; 0.5 p. Lieve ondulatoria. — 16) 6.5, 
7.51 a., 7 p. Tre deboli. — 17) 5.35 a. Lieve con rombo. — 18) 8.30 p. Lieve, preceduta da forte 
rombo. — 19) 7.10, 7.30, 8 p. Altre tre precedute da forte rombo. Durante tutta questa sera si 
udirono moltissimi boati; 11 p. debole. — 20) 3 a. Lieve; 6.45 p. Lieve con rombo; 8 p. lieve sus- 
suUoria; 11.29 p. mediocre ondulatoria di 10 secondi, con rombo; 11.45 debole. — 21) Tre lievi, 
dalle 7 fino alle 9 p.; 10.50 e 11.40 p. Due altre lievi, precedute da rombo. — 22)^ 0.25 a. Lieve. 
Secondo altri, ne avvennero tre leggiere da Mn. fino alle 3 a. M. — 23) 4.55 a. Debole ondula- 
toria. De Biasi. — 24) 5.50 e 7.30 a. Due lievi ondulatorie nel villaggio Pissinonda, distante 8 chi- 
lometri da Zante. — 25) 4 e 8 a. diie lievi, la prima nel villaggio Pissinonda, la seconda nel vil- 
laggio Litachià. — 26) 7.40 p. Mediocre sussultoria-ondulatoria di 5 secondi, preceduta da rombo. M. 
Secondo notizie, comunicate gentilmente dal? Osservatorio di Atene, la scossa fu di 18 secondi in 
direzione N-S ed avvenne alle 7.45 p. in due riprese, la prima debole, la seconda forte. — 28) 9.55 a. 
Debole a Laganà, preceduta da forte rombo. — 11.45 a. Debole. Nei giorni 26 e 28 si udirono molti 
rombi, simili a tuoni lontani, nel villaggio Pissinonda. M. 
» ottobre T) 8.10 a. Debole. — :2) 4 e 4.5 a. Due deboli. — 3) 7.50 p. Debole. — 4) 4.50 a., 4.20 p. 
Due deboli, Tultima preceduta da forte rombo. M. — 5) 2.20 p. Debole. De Biasi. — 7) 4.25 a. Debole. 
Dal 7 al 12 di questo mese si sentirono nella località Vasilicò molte scosse e moltissimi rombi. — 
8) 0.20 a. Sensibile, preceduta da rombo, nel villaggio Agrilià nella parte meridionale dell'isola a 

^ In questo stesso giorno, yerso le 8 "/^ a* (t. m. R.), si riBContrarono lievi tracce nel grande sismometrografo, 
col pendolo di sei metri, a Roma (Collegio Romano); e verso le 9 ^/^ a. si rinvennero fortemente perturbati air Osser- 
vatorio di Rocca di Papa, presso Roma, dae tromometri di grande lunghezza. Queste indicazioni strumentali stanno 
assai probabilmente in relazione con qualche terremoto in Oriente, fino ad ora sconosciuto. L^ Osservatorio meteo- 
rico di Costantinopoli, essendo stato interpellato, ha risposto semplicemente che in tutto il mese di settembre segui- 
rono molti terremoti neirAsia Minore, specialmente nelle provincie di Maìatia ed Angora. È notevole il fatto che 
alla stessa ora di Roma fu pure perturbato il pendolo orizzontale dì Nicolaiew e di Charcottf mentre non si potè 
ottenere alcuna indicazione da quello consimile di StrasburgOj 'pBrdhh temporaneamente fuori d^ azione. Notizie più 
particolareggiate intorno a questo terremoto sì trovano nel supplemento 95° al n. 335 del Bollettino Meteorico del- 
r Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica, in Roma, del 1° dicembre 1893. 

12 



90 

7 chilometri da Zante. — 5.40, 6.45, 9.40 p. Tre lievi, di cui la seconda preceduta da rombo. — 
P) 0.10 a. lieve; 4.51 sensibile; 6.15 sensibile, preceduta da rombo; 6.35 p. debole; 8.15 lieve ondu- 
latoria. Durante tutto il giorno sì udirono molti rombi nella località Calamachi a 6 chilometri dalla 
città. — 10) 3.30 p. Lieve, preceduta da rombo. — 11) 0.50, 2 a., 10.30 p. Tre deboli. — 12) 5.10, 5.25, 
7.25 a., 3.15, 6.15, 8.58, 9.17 p. Sette deboli, di cui la terza suss. preceduta da rombo. — 13) 1.40 a. 
Lieve. — 7.30 a. Forte, di 9 secondi, ondulatoria-sussultoria-ondulatoria, proveniente da SW e prece- 
duta da prolungato rombo. Piccoli danni. — 14) 6.30 a., 0.45, 9.56 p. Tre lievi, di cui la prima 
preceduta da rombo. — 7 p. Lieve, preceduta da rombo, nella località Vasilicò, — 15) 7 p. Altra 
consimile nella precedente località. — 17) 1.38 a. Sensibile ondulatoria; 11.30 a. debole. — 18) 0.25 
e 5 a. Due lievi. — 20) 4 Ab a. Lieve ondulatoria. — 21) 11.53 p. Lieve. — 22) 0.45 e 1.36 a. 
Due sensibili. M. — Secondo il Coryllos, alF 1 p. lieve scossa a Patrasso. — 23) 1 a. Debole, preceduta 
da rombo. M. — Secondo il dottor A. Gaeta Foscardi, verso un' ora dopo la Mn. del 22 un orribile 
rimbombo incusse grandissimo terrore, temendosi non fosse precursore di qualche nuovo disastroso 
terremoto; per fortuna non segui che una lievissima scossa. — 24) 11.30 p. Debole. — 26) 3.10 p. 
Lieve, preceduta da rombo. — 27) 2.15 e 2.16 a. Due lievi, precedute da rombo. — 8.30 a. lieve; 
5.45 p. altra lieve, preceduta da rombo. Al villaggio Geracarion ne avvenne una lieve alle 9.30 p. 
28) 2.10 a. Lieve ondulatoria, preceduta da rumore simile a quello di un carro; 4.50 altra consi- 
mile, ma sensibile; 5.30 a. scossa debole. M. — 29) 4.50 e 5 p. Due lievissime, avvertite da un con- 
tadino. In questo stesso giorno due sensibili scosse a Cefalonia, De Biasi. — 31) 0.45 p. Lieve, 
preceduta da rombo. M. 
1803 novembre 2) 8.20 p. Debole, preceduta da rombo. ^ — 6) 9.40 p. Debole, preceduta da rombo. — 
8) 10.20 a. Debole ondulatoria-sussultoria, ma lunga e preceduta da rombo, avvertita da molti al 
villaggio di Litachià. — 10) 2.50 a. Debole. — 12) 4 p. Altra debole. — 13) 6.55 e 7.20 a. Due lievi, 
di cui la prima preceduta da rombo. M. — 14) 10.30 a. Terremoto rovinoso a Saìamina; assai forte 
a Megara, a Corinto, ad Atene (10.39 a.); sensibile ad Isthmia, Tebe, Caìcide; leggero a Volo e Li- 
tadia, secondo notizie avute dall'Osservatorio di Atene. Nondimeno in questo giorno non vi fu 
alcuna scossa a ZanU. — 20) 8 a. Debole. — 25) 10.40 p. Debole. — 26) 2.30 a., 0.15 p. Due 
scosse al villaggio Ckerì, la prima mediocre, la seconda sensibile. — 5.20 p. Leggera. M. 
» dicembre 2) 2, 4, 5, 7.20 a. Quattro leggiere; 5.44 p. sensibile di 8 secondi, preceduta da rombo. — 
5) 4 a. Debole, preceduta da rombo. Durante tutto questo giorno molti rombi. — 6) A a., 6.5, 6.46 p. 
Tre lievi, di cui le due ultime precedute da forte e lungo rombo, simile al rumore di molte carrozze; 
7.38, 11 p. Due altre deboli, di cui la prima preceduta da lieve rombo. — 7) 0.45 a. Lieve, prece- 
duta da debole rombo. M. — 2.5, 6.5 a. Due altre lievi. De Biasi. — 6.5 p. Sensibile sussultoria di 6 
secondi, preceduta da rombo; 7.50 lieve, preceduta da lungo rombo. — 8) 5.10 a. e 2.5 p. Due lievi, 
di cui la prima preceduta da rombo. Alla sera, verso le ore 7, imperversò un grandissimo tempo- 
rale, per il quale la città soffrì molto. Da quasi due mesi dominavano i venti da SW con pioggie 
continue. — 9) 5.30 e 11 p. Due lievi. — 10) 2.10 a. lieve, preceduta da fortissimo rombo; 3.7 sensi- 
bile ondulatoria, preceduta da rombo; 7.20 a. lieve, preceduta da rombo. — 11) 4 e 7.10 a. Due lievi, 
precedute da rombo, di cui la seconda sussultoria; 1.30 p. lieve. — 14) 7.24 a. Sensibile, preceduta 
da rombo; 7.30 a. debole. — 16) 2.50 p. Debole. — Ì7) 6 a. e 11.15 p. Due lievi, di cui la seconda 
preceduta da rombo. — 18) 1.10 a. Lieve da SE, preceduta da forte e lungo rombo; 3 a. sensibile, 
seguita da forte e lungo rombo; 7.18 a. sensibile, sussultoria-ondulatoria di 6 secondi, da SE. — 19) 
7.30 p. Debole. — 20) 2.30 e 7 a. Due lievi. M. — 4 e 6.50 p. Due altre lievi. De Biasi. — 21) 9.45 p. 
Lieve al villaggio Fissinonda, preceduta da forte rombo. — 22) 4.45 a. Sensibile ondulatoria di 7 se- 
condi, preceduta da rombo; 10.20 a. leggera; 1.45 p. lieve, preceduta da rombo; 11 p. sensibile. 

* Alle 9 a. del 5 novembre forte terremoto nel Turkestan e nella parte settentrionale deWIndostafif che non 
solo perturbò il pendolo orizzontale di Nicolaiew e Charkow in Rassia^ ma perfino i magnetografi di Potsdam e 
Wiìhelmsharenf e fu indicata da un sismometro a Grenoble e registrata in vari Osservatori d'Italia. Da consultare il 
supplemento 96° al n. 349 del Bollettino Meteorico delV Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica^ in Roma, del 
15 dicembre 1893. 



( 



91 

Datante tutto il giorno molte altre scossette e molti rombi, come pure nella notte dal 22 al 23. — 
23) 0.26 a. Lieve, preceduta da rombo; 0.33 sensibile ondulatoria di 6 secondi, preceduta da rombo; 
0.40 mediocre sussultoria-ondulatoria di 5 secondi ; 2.30 e 6.30 a. due lievi. M. — Il De Biasi aggiunge 
che il panico non fu piccolo nella notte dal 22 al 23 a causa di molte scossette, delle quali forti 
quelle delle 0.30 e 0.40 a. Boati poi, senza scosse, moltissimi, che sembravano ora lontani ed ora sot- 
terranei. — 24) 5.30 a. Leggera, preceduta da rombo. — 25) 3.50 p. Lieve, preceduta da forte 
rombo, simile al tonfo prodotto dalla caduta di un grandissimo peso. — 29) 1, 3.30 a., 8.30 p. Tre 
lievi, di cui la prima preceduta da rombo. — 30) 0.4 a. Mediocre ondulatoria-sussultoria-ondulatoria di 
li secondi, da SE. M. Il De Biasi dà Torà 0.5 a. ed aggiunge che sì ebbe un gran panico, e che 
caddero a terra delle corone attaccate ai muri nella Foscoliana. Probabilmente questa scossa è quella 
stessa risentita lievemente ad Argostoìi alla Mn. del 30, comunicata dall'Osservatorio di Atene. — 
L5, 2, 9.55 a., 2.5 p. Quattro lievi scosse, di cui la seconda e la terza precedute da rombo. — 31) 2.50 a. 
Lieve scossa. M. 



CAPO ni. 

:une considerazioni generali sopra i terremoti di Zante. 



iliia a riuscire più proficua la ooooscenza dei terremoti di Zaote, contenuti nella 
tnistoria, vado ora ad esporre alcuni fatti più salienti che emergono da un primo 

medesimi. 
1 secolo XV non mi è riuscito di trovar notizie che riguardino direttamente Zante. 
storici — dice il Barbiani, che si è cousixcrato molto a tali ricerche — hanno 
etamente sui terremoti che vi sono avvenuti. Questa omissione parreldie assai 
ichè è impossibile che al loro tempo, o anclie anteriormente, non sianvi stati 
itre che il continente greco, che sta dirimpetto alle isole Jonie ed ha la stessa 
eologica, era colpito di tanto in tanto da scosse. Si potrehlw tuttavia rendersi 
està omissione degli storici, considerando che prohaltii mente sono stati confusi i 
5ante con quelli dell'Acaia e dell'Elide, con cui le isole Jonie, e Zante in parli- 
no sempre condivisi », A giustificare in parte il silenzio degli antichi sopra i 
^ante, il Barliianì dice inoltre esser probabile che in quei tempi essi fossero anche 
ti di oggi; ma io non condivido punto questa opinione, e tanto meno l'altra, 
)iani, che ia minor frequenza dei terremoti fosse dovuta a profonde spaccature 
a nel suolo, ad un maggior numero di pozzi di catrame ed alla maggiore 
lesto prodotto, che si eatraeva fin dai tempi più remoti. 11 primo terremoto, dove 
sione di Zante, h quello del 1469. Dopo quest'epoca, il numero dei terremoti 
indato sempre più aumentando. ' Così, mentre prima dell'anno 1000 troviamo 
quindicina di terremoti, che neppure con certezza si risentirono in Zante, da 
venire sino ai giorni nostri ne troviamo registrati circa tremila, tra grandi e 
miti come segue: 

Dal^lOOO al 1500 circa N. 5 terremoti 

Id. 1500 » 1600 » 10 id. 

Id. IfìOO » 1700 » 30 id. 

Iti. 1700 » 1800 * 40 id. 

Id. 1800 » 1825 » 20 id. 

Id. 1825 » IStìH » 1670 id. 

Id. 1863 » 1892 » 800 ìd. 

In tutto l'anno 1803 » 900^ id. 

Totale N. 2975 terremoti 

fttto è stato riconosciuto per tutte le parti della terra, ed evidentemente deve attribuirsi 
itata frequenza dei terremoti, liens) alla maggioro diffusione delle tiotizie sismiche per mezzo 
ei tempi più recenti, ed al maggiore interesse degli scrittori nel riportarle, specialmente 
esto secolo, ora che dei fenomeni sismici si comincia a fare uno studio speciale, 
suzione mensile delle scosse del 1893 è la seguente : gennaio n. 20 circa, febbraio 50, marzo 120, 
gio 100, giugno 1 10, luglio 60, agosto CO, settembre 50, ottobre 60, novembre 10, dicembre 60, 



93 

Come si vede da questo prospetto, il numero delle scosse va sempre rapidamente aumeur 
tando fino ai nostri giorni, se si eccettui il trentennio 1863-1892 in cui si ebbero, in propor- 
zione, meno scosse in confronto del periodo precedente 1826-1863. Ma tale eccezione è subito 
spiegata, pensando che dopo il Barbiani nessuno si prese cura, al par di lui, di tenere un 
regolare registro dei terremoti che si andavano succedendo in Zante. È egli mai possibile, 
ad esempio, che durante gli anni 1871, 1872, 1879 non seguisse alcuna scossa nelT isola, nel 
1869 una sola ed in altri anni poche di più; mentre risulta dalle osservazioni del Barbiani 
che neir intervallo 1825-1863 si ebbero in media ben 43 scosse all'anno, e che non vi fu un 
solo anno in cui le medesime scendessero al di sotto di una dozzina? Questo mio modo di 
vedere è avvalorato da quanto ho già riferito nella cronistoria sismica di Zante, alla nota al 4 feb- 
braio 1867, che cioè dal 1864 fino al 1886 erano già avvenuti a Zante ben 640 terremoti! 

Il fatto poi che nel solo anno 1893 siansi registrate 900 scosse, ciò che non ha riscontro 
neppure con Tanno 1840, in cui il Barbiani ne registrò il massimo numero (320),^ ritengo che 
debba in gran parte dipendere dalla maggior cura con cui nell'attuale periodo sismico si sono 
costantemente notati, per molti mesi di seguito, i movimenti del suolo anche i più piccoli, 
in ispecie dopo le nostre raccomandazioni ai signori Margari e De Biasi di Zante, facendo 
loro comprendere T interesse scientifico che possono avere anche le piccolissime scosse. Con- 
chiudo quindi essere assai probabile che il progressivo aumento dell'attività sismica nell'isola 
di Zante, quale risulta dalla statistica delle scosse conosciute, sia piuttosto apparente che reale, 
e che ciò dipenda dalla maggiore attenzione con la quale, nei tempi meno lontani, furono 
notati i terremoti, specialmente nel periodo in cui li osservò il Barbiani, e durante il 1893. 

Un'altra questione da esaminare e se di tutti i terremoti avvertiti, o probabilmente risen- 
titi a Zante, accennati nella cronistoria, quanti di essi siano stati esocentrici, È questo un 
problema assai difficile a risolversi, almeno nella sua generalità ; perchè implicherebbe in ogni 
epoca la conoscenza esatta di tutte le scosse di terremoto avvenute nelle regioni circostanti 
a Zante, anche in quelle relativamente lontane, come l'Epiro, Candia, l'Italia, la Dalmazia, 
l'Impero Ottomano, ecc. 

Ciò nonostante io mi proverò, sforzandomi di sopperire colle deduzioni alla mancanza del 
materiale, che occorrerebbe alla bisogna. A tal fine faccio seguire le seguenti 12 tabelle, che 
non hanno d' uopo di alcuna spiegazione, e che forniranno gli elementi necessari per trattare 
il quesito proposto, ed altri in appresso. 

Dichiaro però fin da ora che molte deduzioni saranno ben lontane dal raggiungere quel 
rigore che si pretende in altri rami scientifici, e ciò a causa delle notizie o troppo scarse od 
assai spesso incerte. Non si deve quindi esagerare nell' attribuire ai risultati un peso maggiore 
di quello che realmente meritano, dovendosi alcuni di essi considerare soltanto come appros- 
simativi ed altri come un semplice tentativo in certe questioni, a risolvere le quali in modo 
adeguato necessitano ancora numerose osservazioni e di maggior valore di quelle fino a qui 
possedute. 



* Questa cifra però sarebbe certamente più elevata se il Barbiani avesse tenuto conto di tutte le 
innumerevoli scosse, che avvennero nei primi giorni dopo quella disastrosa del 30 ottobre 1840. 



94 



Terremoti e§oeentrioi di Zante proTenlenti da Cefalonla. 



1 

Anno 

1 

1 


1 

Mese e giorno 

1 


1 
Ora 

1 


1469 


principio di primavera 


■ • • ■ 


1627 

1 


settembre 30 


• • • • 


1636 


» 30 


t ■ ■ • 


1658 


agosto 


• ■ • • 


1660 


• • • • 


• • • • 


1714 


agosto 28 


• • • ■ 


1723 


febbraio 9 


6 p. 


» 


» 11 


a • • ■ 


1736 


• • • • 


■ • • B 


1743 


febbraio 9 


ore 12 


1752 


prineiplo di giugno 


1 
.... 


1766 


loglio 24 


• • • • 


1767 


». H 


6 p. 


» 


fine di luglio 


• • • • 


1784 


principio di settem. 


• • • • 


1834 


giugno 5 


4p. 


1862 


marzo 8 


7.45 a. 


» 


» 10 


2p. 


» 


» 14 


4.30 a. 


» 


maggio 1 1 


5.30 a. 


» 


giugno 26 


.... 


» 


luglio 9 


• . » • 


» 


agosto 30 


• . • . 


1865 


gennaio 1-14 


* * • . 


1866 


luglio 28 


6.54 a. 


» 


ottobre 3 


5 p. 


» 


» 6 


7.15 a. 


1867 


febbraio 4 


. • » • 


» 


» 5 


6.20 e 7.30 a. 


» 


» 8 


.... 


» 


» 10 


9 a. 


)> 


p 12 


3.55 e 8.30 a. 


» 


marzo 1 


.... 


» 


» 17 


. . . • 


» 


» 19 


. • * • 


» 


» 22 


.... 


» 


aprile 6 


.... 


» 


» 9 


1 

1 .... 



Epicentro 



Cefalonia ? 

Cefalonia 

Cefalonia ? 

Cefalonia 

Id. 

Id. 

Argostoli e Lixuri 

ErissoB e Palichi 

Cefalonia 

Id. 

Cefalonia V 

Cefalonia 

Lixuri 

Cefalonia 

Id. 

Id. 

Argostoli 

Id. 

Id. 

Cefalonia 

Argostoli 

Id. 

Id. 

Cefalonia 

Pessades 

Cefalonia f 

Id. 

Lixuri 

Cefalonia 

Argostoli 

Cefalonia 

Argostoli 

Cefalonia 

Id. 

Id. 

Id. 

Id. 

Argostoli 



Da riportarsi . . . 



o 
o 

ce 



1 



1 . 

I 

1 
1 
1 
1 



1 
1 
1 

7 
2 



2 



30 






oc 



1 
1 



1 
1 
1 



it 



o 

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u 

9 





1 
1 
1 
1 



1 
1 
1 
1 



11 



2 



96 



Anno 



1867 

» 

» 
1868 

» 
1871 
1891 
1893 



Mese e giorno 




aprile 14 

» 27 

maggio 21 

giugno 8 

agosto 29 

settembre 20 

febbraio 14-15 

febbraio 20 

marzo 1 7 

agosto 26 

settembre 23 

luglio 13 

ottobre 29 



5.53 p. 

5 a. 
10.50 p. 
5.30 p. 

notte 

. • ■ . 
0.30 a. 
0.30 a. 

5 p. 



... 



5 p. 



Epicentro 



ce 




Biposto . 

Cefalonia ^ 

Cefalonia 

Argostoli e Lixuri 

Argostoli 

Samo 

Argostoli ? 

Argostoli 

Cefalonia 

Argostoli 

Id. 

Id. 

Id. 

Cefalonia 



30 



1 I 

I 

1 I 



33 



11 



68 



• «14 




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11 
1 
1 



1 
1 



1 


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1 


* . 


1 


. • 


• 
• 


• * 

1 


15 


16 



1 
1 



426 
il. Cr. 


.... 




373 


estate ? 




23 

doM Cr. 


■ • • ■ 




551 


luglio 7 e 


» 9 


1580 


.... 




1714 


luglio 


27 


> 


settembre 


3 


1748 


maggio 


14 


1756 


ottobre 


20 


1785 


gennaio 


30 


1804 


giugno 


7-8 


» 


» 


8 


1817 


agosto 


23 


1842 


aprile 


25 


» 


settembre 


12 



ore 21 
.... 

8 p. 

Mn. 

3 a. 

8 a. 
3.55 a. 



Da riportarci . . . 



1 
1 



Terremoti esocentrici di Zante proTenienti dai golfi di Patrasso e di Lepanto. ^ 

Locride ? 

Melica e Bura 
Vostizza (Aigion) 

Golfo di Lepanto? 

Golfo di Lepanto 

Patrasso 

Patrasso ? 

Yostizza 

Golfo di Lepanto? 

Patrasso 

Id. 

Id. 

Yostizza 

Patrasso 

Id. 



1 
1 



1 

1 

• 

1 



1 
1 



* Sono compresi nel numero anche quei terremoti che hanno potuto avere il centro nelle provincie, confinanti 
con detti golfi, come TAcaia e la Corinzia settenfrionale, e la parte meridionale deirEtolia e della Focide. 



Teireinotl «Rocentrlol di Ziinto proTenlentl da Ofalonla. 



Cefalonia ì 

Cefslonitt 

C«fBloDl« e 

Ceratoli i a 

Id. 

Id. 

Ariosto]! e Lìiuri 

RrìsBOB e Palìchi 

CflfalODia 

Id. 

Cefslonia V 

Cefalonia 

Cefalonia 
Id. 



7.45 a. 

2 p. 
4.30 a. 
5.30 >. 



Cefalonia 
Argoatolì 



6.54 a. 

5 p. 
7.15 a. 



Id. 
Cefalonia 
PesBodes 
Cefalonia 1* 

Id. 

Cefalonia 
Argoetoli 
Cefalonia 

ATgoatoli 

, Cefalonia 

Id. 



95 



Anno 



Mese e giorno 



Ora 



Epicentro 



co 



u 

o 

co 







.fi 

o 

u 



9 
O 



1867 

» 

» 

1868 

» 

» 

» 
1871 
1891 
1898 



aprile 14 

> 27 

maggio 21 

giugno 8 

agosto 29 

settembre 20 

febbraio 14-15 

febbraio 20 

marzo 1 7 

agosto 26 

settembre 23 

luglio 13 

ottobre 29 



• • • 



5.53 p. 

5 a. 
10.50 p. 
5.30 p. 

notte 

• * • . 

0.30 a. 

0.30 a. 

5 p. 

• « « • 

5 p. 



Ripotio 

Cefalonia V 

Cefalonia 

Argostoli e Lixuri 

Argostoli 

Samo 

Argostoli ? 

Argostoli 

Cefalonia 

Argostoli 

Id. 

Id. 

Id. 

Cefalonia 



30 



1 
1 



33 



11 



1 



15 



68 



11 



16 



1 
1 



426 

IT. CP. 


• . • . 




373 


estate ? 




23 

dopo Cr. 


• . • ■ 




551 


luglio 7 G 


> 9 


1580 


■ • • • 




1714 


luglio 


27 


> 


settembre 


3 


1748 


maggio 


14 


1756 


ottobre 


20 


1785 


gennaio 


30 


1804 


giugno 


7-8 


» 


» 


8 


1817 


agosto 


23 


1842 


aprile 


25 


» 


settembre 


12 



ore 21 

• • • • 

8 p. 
Mn. 
3 a. 
8 a. 
3.55 a. 



Da riportarsi . . . 



1 
1 



1 
1 



Terremoti egocentrici di Zftiite próTenienti dai golfi di Patrasso e di Lepanto. ^ 

Locride ? 

Helica e Bura 
Yostìzza (Aigion) 

Golfo di Lepanto? 

Golfo di Lepanto 

Patrasso 

Patrasso ? 

Yostizza 

Golfo di Lepanto? 

Patrasso 

Id. 

Id. 

Yostizza 

Patrasso 

Id. 



• • 



1 
1 



' Sono compresi nel numero anche quei terremoti che hanno potuto avere il centro nelle provincie, confinanti 
con detti golfi, come TAcaia e la Corinzia BettentrionalOf e la parte meridionale delPEtolia e della Focide. 



96 



Anno 


Mese e giorno 

1 


1 
Ora 

1 


Epicentro 


' Sicuri 

w ; 


1 
Quasi sicuri 


1 
Probabili 


•** 
hi 

V 

e 
1^ 


1 






lìiporto . . . 


5 


1 
5 


2 


1844 


giugno 23 


10 a. 


Patrasso 


1 

1 i 


• • 

1 


• • 


• • 


1846 


» 16-17 


notte 


Id. 


1 


1 

1 1 


1 


• • 


1847 


dicembre 12 


10 a. 


Patrasso ? 


r 
1 


• • i 

1 


• • 


• • 


1850 


luglio 15 


4 a. 


Yostizza 


1 

1 


• • 


• • 


■ • 


1852 


» 14 


• « • • 

1 


Delfo (Focide) 


1 




• • 


1 


1859 


marzo 28 


notte 


Istmo di Corinto 


• • 




• • 


1 


» 


settembre 5 


notte 


Yostizza 


■ • 




• • 


1 


1860 


febbraio r 


6 a. 


Istmo di Corinto 


• • 


1 


• • 




1861 


• 
aprile 21 


sera 


Yostizza 


• « 


' * 


1 




» 


dicembre 26 


8.30 a. 


Id, 


1 


, 


• • 




» 


> 26 


10 a. 


Golfo di Corinto? 


a • 


1 


* • 




1868 


novembre 21 


5 p. 


Patrasso ? 


• ■ 




1 




1866 


febbraio 6 


1.45 p. 


Patrasso o Tripolitza 


1 




• • 




1867 


aprile 18 


• • • • 


MÌBSolungi 


• • 


1 


• • 




1870 


agosto V 


2.30 a. 


Qolfo dì Lepanto 


1 




• • 




» 


ottobre 25 


7 p. 


Amfissa (Focide) 


. • 


« % 


1 




1876 


giugno 18-26 


• . ■ • 


Corinto 


• • 




• • 


1 


» 


agosto 


• • • . 


Patrasso 


• • 


1 

1 

1 


1 




1880 


settembre 2 


• • • • 


Calavrita ? 


. • 


1 


1 




1887 


ottobre 4 


0.50 a. 


Kiàton e Xylókastron 


1 




• « 


^ 


1888 


luglio 1 1 


9 a. 


Patrasso ? 


• • 


1 


• • 




» 


settembre 9 


5.10 p. 


Yostizza 


• • 




1 




1889 


agosto 25 


9 p. 


Golfo di Patrasso 


1 




• • 




1891 


novembre 21 


4 a. 


Patrasso 


1 




1 




1893 


marzo 26 


0.25 a. 


Golfo di Corinto 


• • 

1 

12 

1 




• • 
12 


1 




1 10 


7 








• 


1 

i 
1 . 


A 


\l 





Terremoti esocentricl di Zante provenienti dalla Messenla e dalle Isole Strofadl. 



1661 


« • ■ • 


• * • « 


1771 


giugno 3 


• • • ■ 


1829 


fine deiranno 


• . • • 


1842 


aprile 18 


9.40 a. 


» 


giugno 24 


! 
1 f • • 


1846 


» 10 


4 a., 8 p. 


1862 


aprile 26 


4.30 p. 


1864 


ottobre 8 


■ • • • 



Strofadi 

Id. 

Navarino ? 

Calamata, Andrussa, ecc. 

Strofadi 

Calamata 

Id. 

Id. 

Da riportarsi . . . 



• 9 

• ■ 


• • 

a . 


• • 

1 




* . 
1 


1 


1 


. . 


• • 


• . 


3 


1 



97 



Anno 


Mese e giorno 


Ora 


Epicentro 


Sicuri 

Quasi sicuri 
Probabili 


Incerti 




>^ 




Riporto . . . 


3 


1 4 


1 


1865 


dicembre 17 


10 (sic) 


Strofadi 


* • I 


1 




1867 


settembre 25 


2.45 a. 


Calamata? 


1 


t • • • 




» 


ottobre 4 


10.10 a. 


Id. 


1 


1 • ■ • 




1872 


giugno 27-28 


Mn. 


Cai amata 


• • 1 


1 




1875 


aprile 29 


• • . . 


Chiparissia 


• • ■ 


1 




1885 


marzo 28 


8.20 p. 


Calamata, Niszi, ecc. 


1 






1886 


agosto 27 


11.32 p. 


Filiatrà 


1 






1887 


marzo 3 


• • • • 


Calamata 


• « 




1 


1890 


maggio 14 


11.10 p. 


Id. 


• • i 




1 


1893 


aprile 9 


10.20 p. 


Id. 


1 




• • 




8 


1 7 


3 












19 





Terremoti efloeentrlcl di Zante provenienti dairitalla (Xapoletarto^ Sicilia e Malta). 



1169 


febbraio 4 


o5 


• • • • 


Catania (Sicilia) 


1456 


dicembre 


5 


ore ital. 10-11 


Napoli, Sannio, Puglie ecc. 


1542 


» 


10 


ore ital. 23 


Parte orientale della Sicilia 


1627 


luglio 


30 


Mg. 


Puglie e Capitanata 


1638 


marzo 


27 


ore ital. 22 


Calabrie 


1688 


giugno 


5 


ore ital. 21 


Campania e Basilicata 


1693 


gennaio 


9 


ore ital. 4 


Parte orientale della Sicilia 


» 


» 


11 


ore ital. 20.45 


Sicilia 


1757 


agosto 


6 


• • • . 


Parte orientale della Sicilia 


1783 


febbraio 


5 


.... 


Calabrie 


» 


» 


7 


. • . • 


Id. 


» 


marzo 


28 


7.10 p. 


Id. 


1818 


febbraio 


20 


7.10 p. 


Parie orientale della Sicilia? 


1845 


agosto 


10 


. • . « 


Basilicata 


1846 


settembre 


13 


airalba 


Calabria Ci tra 


1852 


dicembre 


9 


10 p. 


Capitanata 


1855 


novembre 


8 


7.30 a. 


Malta 


1870 


ottobre 


4 


4.55 p. 


Calabria Citra 


1881 


novembre 


16 


5.30 a. 


Italia; Svizzera, Dalmazia 



1 
1 



1 
l 



19 



13 



98 



Terremoti esoeentrici di Zante proTenienti dall'isola di S. Maura e dall'Epiro. 



Anno Meae e giorno 



1612 
1613 
1625 
1680 
1704 

» 
1722 
1762 
1769 
1783 
1820 

» 
1824 
1825 
1826 
1869 
1870 



464 
IT. Cr. 

420 
414 
411 
390 

376 

dopo Cr. 

968 
1750 
1754 
1841 
1842 
1858 
1862 

» 
1865 



Ora 



Epicentro 





u 






9 






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• ■* 


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co 


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• v4 


• ■K 


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9 




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9 


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a 


PU 



maggio 1 6 

ottobre 2 

giugno 18 

luglio 22 

novembre 1 1 

» 12 

maggio 22 

aprile 9 

ottobre 1 

marzo 26 

febbraio 21 

marzo 1 7 

fabbraìo 21 

gennaio 19 

» 16 

dicembre 28 

gennaio 16 



8 a. 

9 a. 
5.30 a. 

6 a. 

sera 

5.30 a. 

8 p. 

• ■ • • 

2 a. 

• • « • 

mattina 

9 a. 
8 p. 

11 a. -Mg. 



s 

5 a. 



S. Maura 

Id. 

Id. 

S. Maura ? 

S. Maura 

Id. 

Id. 

Id. 

Id. 

S. Maura ? 

S. Maura 

Id. 

Id. 

Id. 

Prevesa (Epiro) 

S. Maura 

Id. 



1 

1 



I 
1 
1 
1 

6 



. . I 



6 



17 



Terremoti esocentrici di Zante proYenieiiti dalla Laconia^ Argolide^ Arcadia^ 
dalla Morea (senza indicazione di provincia) e dall' isola di Cerigo. 



Si. 
9 
O 

a 



1 
1 
1 



• • • • • 




Sparta? (Laconia) 


. 


• i 

1 




1 


« • 


« • • • • 




1 
Sparta ? 


1 

• • 


1 


1 


primavera 




Kleonae 


• • 




• • 


1 


inverno 




Sparta 


• • 


- 1 I 

1 


. . 


autunno 




Argos? (Argolide) . 


■ • 




• • 


1 


• • • • • 




Morea 


• ■ 




• • 


1 


dicembre 




Laconia V 




i 

• m 




• • 


1 


giugno 7 




Cerigo 




• • 


. 


1 


• • 


» 12 




Morea e Metelino 




1 
■ • 


• 


1 


• • 


settembre 20 




Nauplia (Argolide) 




. • 




• • 


1 


marzo 24-25 n 


lotte 


? 




• • 


1 


1 


febbraio 


• • • 


Arcadia 




1 
* * 


• 


• • 


1 


giugno 5 1 


Op. 


Arcadia e Laconia 


1 




* • 


• • 


» 21 

1 


7 a. 


Morea ed Arcipelago 1 


. i 

1 


• • 


aprile 29 i 


• • • 


Morea ? 1 

3 

1 





* . 


• • 




4 


8 






15 





Terremoti esocentrlci di Zante provenienti da Candia. 



90 









• 










Anno 


Mese e giorno 


Ora 


Epicentro 


Sicuri 


s 


■3 

O 

u 




62 


primavera 


• « > • 


Candia e Arcipelago 




• • 


• • 


1 


365 


laglio 21 


mattina 


Candia ? 




« • 


1 




1304 


agosto 8 


mattina 


Id. 

L 




1 


• • 




1508 


maggio 29 


• • • • 


Candia od Arcipelago V 




• • 


1 




1673 


» 7 


• • • • 


Candia ? 




1 


• • 




1805 


luglio 3 


al levare del sole 


Candia 




« • 


• a 


1 


1810 


febbraio 16 


10.55 p. 


Candia o Malta V 




1 


• * 




1846 


marzo 28 


4.43 p. 


Candia 


1 


• • 


• • 




1867 


settembre 19 


5.20 p. 


In mare 

(ad W di Candia ed a 8 éelìk Horea) 


1 


• • 


• • 




» 


> 20 


5 a. 


Id. 


1 


■ • 


m 9 




» 


» 20 


mattina 


Id. 


• ■ 


2 


2 




1887 


luglio 17 


9.40 a. 


Candia od Arcipelago ? 


1 


» • 


• • 






4 


5 


4 


2 












15 





Terremoti esocentrlti di Zauie provenienti da Corfù. 



968 I 

1666 I 

1732 1 

1743 ' 

I 

1756 1 
1786 

1809 I 

1819 I 

1844 ' 

1848 ' 

1857 I 

1862 

I 

1867 I 



dicembre 22 
novembre 



• ■ ■ • 



febbraio 13 

fìne di gennaio 

maggio 3-4 

settembre 4 

agosto 30 

febbraio 12-13 

agosto 7 

febbraio 22 

settembre 21 



notte 

9 p. 
5.30 p. 

notte 

8.50 (sic) 

7.22 a. 

11.35 p. 



Corfù V 

Corfù e Porto 

Corfù Napoletano i* 

Corfù 

Corfù ? 

Corfù 

Id. 

Id. 

Id. 

Corfù V 

Corfù 

Corfù ? 

Id. 



1 


• • 




1 


1 


• • 


1 


• • 




1 


1 


m • 




1 




1 




1 


1 


1 

• 




1 




1 


1 


• • 


6 


8 



14 



100 



Terremoti egocentrici di Zante proveiilenti dall' Elidei 



Anno 


1 
1 

Mese e giorno 


1 
Ora 


426 

Vf. Cr. 


■ • • • 


• « • • 


1837 

é9f9 Cr. 


agosto 3 1 5 ? 


9 a. 


1840 


dicembre 31 


• • • • 


1841 


» 31 


10 a. 


1842 


febbraio 3 


• • • ■ 


1849 


agosto 5 ? 


■ • • • 


1861 


giugno V 


■ • • • 


> 


» 4 


• • • • 


1873 


ottobre 25-26 


Mn. 


1891 


aprile 13 


4.30 a. 


» 


» 22 


8.45 p. 


1893 


agosto 9 


4.25 p. 



Epicentro 



Olimpia ? 

Pirgos 

Id. 

Id. 

Id. 

Id. 

Gestunf e LecVenà 

Gastuni e Lechenà V 

Elide ? 

Pirgos 

Gastuni 

Catacolo ? 





.m4 


1 
1 




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00 


CB 

S 


Probi 



1 
1 
1 

* 

1 

1 



1 
1 






13 



Terremoti esocentrlcl di Zante provenienti dall'Arcipelago e dall'Asia minore. 



446 


• . • * 




1601 


settembre 


8 


1646 


principio di 


aprile 


1667 


novembre 


1694 


luglio 




1802 


ottobre 


26 


1843 


» 


18 


1856 


> • 


12 


1863 


aprile 


22 


1866 


febbraio 


14 


1870 


giugno 


24 


1881 


aprile 


3 


1883 


ottobre 


15 



■ • • * 




Costantinopoli ? 


. . 


1-2 a. 




V 


.... 




Costantinopoli . . 


.... 




Smirne . . 


.... 




Arcipelago V i • • 


Mg. 




Costantinopoli i . . 


.... 




Rodi 


2.30 a. 


(tra 


In mare ', 

Cipro, Gandia e V E|pitto) 


10.30 p. 




Rodi . . 


2.15 p. 




Santorino . . 

1 


6. p. 


• 

Nel Mediterraneo o nel Mar Rosso ? ' 

1 


1.42 p. 




Scio 


. . 


3.30 p. 




Id. 


. . 



1 
1 



13 



Terremoti esoeeiitiioi 41 Zant^ proTenleutl dall'AIbnnla, dalln Dalmazia e dagli Stittl Balcautui. 



1773 


waggLo 12 


1643 


Bettembre 14 


1844 


marzo 2 


1851 


ottobre 12 


1853 


luglio 25 


. 


dioembre 11 


1858 


ottobre !) 



Vnlona, Ktbasean, Iterat, i 

Cattaro 



liukaroat, Oalatz, Sofia 



2 5 il 1 



Terremoti eHoerntrlel di Zante provenienti dall'Attiva e Beozia. 



840 


aprile 


» 


giugno 


853 


agosto 


8B9 


aprile 



I :: 



Tebe (Beozia) 



Le precedenti 12 talielle furono (iiapoate in ordiup al numero dei terremoti in ciascuna 
di esse contenuti. Si è visto come ogni tabella comprenda i terremoti esoc^ntrici di Zante 
provenienti da uno o da piti focolari sìi^mici relativi alle varie regioni. Nel pros|>etto, rho. 
se^ue, dispoiTÒ le suddette regioni in ordine alla loro distanza da Zaute, ed in corrispondenza 
sarà posta la somma dei terremoti, che in esso generati, si risentirono fino a Zante con sicu- 
rezza con maggiore o minore probabilità. 



102 



Riassiiut^.d^i terremoti egocentrici noti di Zante ripartiti secondo le rarie provenienze. 



• e 



?*: 



/« Provenienza 



• % . 



Elide •• 

Cefi^fònia 

lleasenia ed isole Strofadi 

Golfi di Patrasso e di Lepanto . . . 

Santa Maura ed Epiro 

Laconia, Argolide, Arcadia, Morea (senza | 
indicazione di provincia), isola di Ce- 
rigo 



Corfù 

Attica e Beozia . . 

Candia 

Albania e Dalmazia 



Napoletano, Sicilia e Malta . . 



Arcipelago ed Asia minore 



Distanza da Zante 



20""»- 80''"' 



30 

50 

50 

100 



80 
150 
200 
150 



100 - 300 

200 - 250 

200 - 300 

350 - 500 

300 - 600 
(Ano a Ragusa) 

300 - 700 
(fìao a Napoli) 

300 - 800 
(fino a Costantinopoli) 



Sicuri 



5 



33 
8 

12 




3 

1 
4 
2 



70 



Quasi 
sicuri 



122 



2 

15 
1 

10 
6 



U 

1 
o 
5 



52 



Probabili Incerti Totale 



3 

16 

7 

12 

G 



4 
6 
1 
4 
1 



2 



66 



3 
4 
3 

7 



5 



8 
8 
1 
2 
1 



8 



59 



125 



13 

68 
19 
41 
17 



15 
14 

4 
15 

9 

19 
13 



247 



Si ha COSÌ un numero totale di circa 250 terremoti esocenfrfcf, dei quali una metà sicuri 
quasi sicuri, e Taltra metà probabili od incerti. Non volendo tener conto di quelli incerti, 
resterebbero circa 190 terremoti esocentrici sopra quasi 3000, vale a dire (juasi \',6 del numero 
complessivo. Pero vedremo che effettivamente è assai più ^n-ande questo rapporto. Prima del 
Barl)iani erano scarse le notizie intorno ai terremoti di Zante, ed ancora più incomplete quelle 
concernenti le regioni circostanti; non è quindi possibile fare alcuna deduzione plausibile sul 
valore dell' anzidetto rapporto, tenendo conto dei terremoti che noi sappiamo essersi risentiti a 
Zante dai tempi più remoti fino al 1825. 

Neir intervallo di tempo trascorso dal 1825 a tutto il 1863, il Barbiani registrò circa 
1670 scosse. Se noi supponiamo, come e probabile, che egli sempre colla stessa cura abbia 
annotate nel suo registro le scosse risentite in Zante, noi abbiamo in ciò un ottimo punto 
di riferimento per giudicare se il numero dei terremoti esocentrici sia andato aumentando 
col tempo, per il semi)lice fatto delle maggiori conoscenze che col volger degli anni si sono 
acquistate sopra i fenomeni sismici delle varie contrade. ' Dividiamo il suddetto periodo di 
30 anni in tre intervalli minori, Tuuo di 15 anni dal 1825 al 1839 inclusivo, Taltro di 13 
dal 1840 al 1852 inclusivo, l'ultimo di 11 anni dal 1853 al 186ft inclusivo, ita evidentemente 
negli anni 1833, 1840 e 1841, specie nel 1840, si ebbe uno straordinario numero di scosse, a 



' 11 Perrey nei primi dieci anni, dal 1843 al 1852, non aveva corrispondenti fissi in Grecia, ed appunto 
in questo intervallo di tempo si ha per questa nazione una grande scarsezza di notizie. Ma egli per 
l'anno 1853 riporta un discreto elenco di scosse per la Grecia, comunicategli da Raynold, e così per gli anni 
successivi. 



causa dì un accentuato risveglio nell'attività sismica locale; infatti troviamo per 
anni rispettivamente un totale di 203, 320 e 126 scosse, mentre il massimo numerc 
registrate negli altri anni si b aggirato sulla sessantina. ' 

Per questa considerazione credo opportuno l'omettere questi tre anni eccezionali 
due intervalli. Nel seguente specchietto è riportato, per ciascuno intervallo di tempi 
rato, il numero totale delle scosse registrate dal Ilariiìani, il numero dei terremoti e 
distinti secondo la loro maggiore o minore probabilità, ed infine il rapporto del r 
questi ultimi a quello dei primi. 



l 



Intervallo dì tempo 


Numero totale 

delle scoHHe 

regislrste 

dal Barbiani 

per Zanle 


1825-18M . 


isaì) 


37, 


1842-1852 . 




378 


1853-1863 . 




265 



probabili < incerte 



b \ 4 1 10 



Itap 

i dellesooaao 

[ I al total 

I eomma di quelle 




Si vede adunque che man mano che ci avviciniamo ai tempi moderni, va aumi 
rapporto dei terremoti enocenirìci al total numero delle scosse risentite iu Zaute. * Quei 
confermato, se si voglia estendere ìl precedente esame anche all'intervallo successivo 1 
poiché sopra un numero totale di circa ;:Ì00 scosse osservate, se ne trovano 8ó es 
(38 sicure, 15 quasi sicure, 18 prohaliili, 14 incerto) e lìercio il rapporto di queste 
numero totale ascende al notevole valore di circa '/a.i- Però bisogna convenire che 
porto sarebbe forse più piccolo, se in Zante le osservazioni sismiche fossero state | 
dopo il Barbiani con la stessa cura; poiché è difficile credere, come ho fatto g 
che in certi anni sia mancata assolutamente, o quasi, ogni manifestazione sismica, 
per questi ultimi 29 anni, eccettuato il 1893, mentre da una parte vi è a lamentare 1 
di molte scosse riseutite a Zante, dall'altra vi è stato generalmente un qualche 
nell'avere avuta conoscenza dei terremoti che si sono andati succedendo nella restanti 
nelle altre regioni circonvicine. 



Fin qui abbiamo tenuto conto soltanto di tutte le scosse, anche debolissime: ve 
di rifare il calcolo, basandoci unicamente sopra i terremoti conosciuti disastrosi e 
seguiti in Zante dai tempi più remoti fino ad oggi, comprendendovi anche l'anno 

Segue l'elenco dei suddetti terremoti, distinti iu tre categorie, secondo che con 
con maggiore o minore probabilità furono entocentrici, oppure furono esocentrici 



' Vedi la nota (l) a pag. 48. 

• Si giungerebbe press' a poco allo stesso risultato, se si volesse ripetere il calcolo, sopra es| 
ratamente per le scosse esocentricho sicure, quasi sicure,. probabili od incerte, ro.a specialraenle pe 



104 



Elenco dei terremoti disastrosi e roTinosl in Zante. 



1 

; 


1 


1 


Entocentrici 

con 


1 
Non è certo 


1 
Esocentrici 




Anno 


Mese e giorno 


Ora 


sicurezza 
grande 
probabilità | 
I 


se r epicentro 

sia in Zante 

od altrove 


con sicurezza 

grande probabilità 

coir epicentro a 

III 


Osserraziani 


1304 


agosto 8 


mattina 


• • • 


■ • ■ • 


Candia V ' ! 




1469 


princ. di primavera 

• 


• • ■ 


• • • 


.... 


Cefalonia ? « 




1508 


maggio 29 ? 


• • • 


• • • 


Zante o Candia V 


.... 




1514 


aprile 16 


• • • 


1 


» • • • 


. • • * 




1554 


luglio 7 


• • • 


• • « 


Zante ? 


• • . . 


^ 


1556 


dicembre 1 6 


• ■ • 


• • • 


Id. 


.... 




1592 


maggio 


• • ■ 


1 


.... 


.... 




1633 


novembre 5 


• • • 


• • • 


Zante ? 


• ■ • « 




1636 

» 
1650 


settembre 30 
ottobre 1 
settembre 


■ • • 

■ • ■ 
• • ■ 


1 

1 


• • • • 
« ■ * • 

Zante? 


.... 

— 1 

« • « • 


SI ebbero due scoma di- 
Baatrose con un giorno 

1 d* interrano e poi molte 
repliche. 


1664 


prima del 24 marzo 


• • • 




Zante o Ragusa ? ^ 


• ■ • • 




1676 


dopo il 23 aprile 


• . . 




Zante ? 


• ■ • • 




1696 


settembre 


• • • 




Id. 


• • ■ • 




1707 


giugno 


• • ■ 


. 


Zante o Santorino ? 


• ■ • • 




» 


luglio 1 1 


• • • 




Zante V 


• • • • 




1710 


maggio 1 7 


0.30 a. 


• • 


Id. 


• • • • 




1729 


giugno 27 


2 a. 


1 


• • • • 


.... 


Molti boati. InnumereToli 
repliche entro le 24 ore ; 
seguitarono anche per 
parecchi giorni. 


1742 


febbraio 1 3-1 4 


Mn. 


1 


• • • ft 


. . • • • ( 


Si ebbero danni anche nei 
vUIaggi dell'isola. Per 
tutto un anno tremò la 


1752 

1767 

» 


giugno 
luglio 11 
> 24 


< • • 

6 p. 

air alba 


• . • 

• • • 

. • * 


Zante o Cefalonia ? 

• • • • 

• • • • 


... « 
Cefalonia ' 
Id. 1 


terra. 

A Zante si erano arute 
1 scosse per circa nn mese 

prima, e seguitarono re- 
1 pliche per parecchi mesi 

dopo. 


1791 


ottobre 22 


9 p. 


1 


• • • • 


.... 1 

< 


Si ebbero delle repliche 
per sei settimane dopo. 


1810 
1820 
1821 


giugno 21 
dicembre 29 
gennaio 6 


ore ital. 6 Vg 

3.45 a. 

8 p. 


1 
• • • 

4 

• • • 


• • • • 

i Zante o Morea ? 
( Id. 


• • • • j 

• • • • ] 


Si ebbero scosse quoti* 
diane per 80>40 giorni 
dopo. . 

Non mancarono le repli- 
che per più giorni dopo. 


1837 


agosto 3 


mattina 


• • a 


id. 


.... 




1840 


ottobre 30 


9.29 a. 


1 


. • « . 


! 


Seguirono numerosissime 
repliche per pih mesi. 




Da ri 


portarsi . . , 


1 

9 


15 


4 





^ È difficile rassegnare Pepicentro sicuro di queato terremoto; ma dalle poche notizie che si posseggono, esso 
parrebbe consimile a quello estesissimo del 22 giugno 1870 descritto dallo Schmidt. 

' I più disastrosi terremoti di Zante non risulta che abbiano mai arrecate rovine nelP isola di Cefalonia; ed 
anche i recenti terremoti lo dimostrano. È per tal ragione che ho posto Tepioentro di questo terremoto in Cefa- 
lonia, dove rovinò quasi completamente una città. 

' Se si trattasse realmente deirepicentro a Ragusa, il terremoto sarebbe del 1667. 

*' Non è improbabile che entrambe queste scosse siano provenute dalla Morea, ove una città rimase distrutta; 
perchè i terremoti recenti disastrosi di Zante, ed, a quanto si sa, anche gli antichi, non risultarono mai esiziali sul 
continente, ad eccezione di quello del 1791. 



105 



1 

* 






1 
1 ' 


Entocentrici 
con 


Non è certo 


1 
Esocentrici 




Anno 


Mese e giorno 


Ora 

i 


sicurezza 

grande 

probabilità 

I 


se r epicentro 

sia in Zante 

od altrove 

n 


con sicurezza 

grande probabilità 

coirepioentro a 

IH 1 


Osserva zioiii 








Riporto , . . 


9 


15 


4 




1867 


febbraio 


4 


! 6.15 a. 

1 


. . • 


.... 


i 
Cefalonia ] 


PrcquentÌM(imo 8co8«e ai 
ebbero a Zante in que- 
sto giorno e nei se- 
guenti. 


» 


ottobre 


23 


. . . 


* * • 


Zante ? 


• . . . 




1873 


» 25-26 


Mn. 


• a a 


Zanto Morea ? 


« * . ■ > 


Si ebbero maggiori danni 
sul continente dirimpet- 
to a Zante, e si spezzò 
il cavo sottomarino nel 
canale di mare. 


1886 


agosto 


27 


1 

1 11.32 p. 


... 


• T • • 

1 


1 
Filiatrà (Messenia) 

1 


Rimase spexzato un caTO 
sottomarino che correTa 
parallelo alle coste della 
Messenia. 


1889 


» 


25 


9 p. 


• • • 


• . * . 

1 


Golfo di Patrasso 




1893 


gennaio 


31 


1 ■ ■ • 


1 


1 

• • . • 


»... 

1 




» 


febbraio 


1 


* • • 




' Zànte? ' 


1 

• • • * 

1 




» 


» 


2 


• • • 


1 


1 

• • . * 

1 


1 

1 .... 




» 


aprile 


17 


1 


1 


1 .... 

1 


1 

1 ■ • • ff 












12 


18 


: 7 

1 








37 




1 



Anche ammettendo, il che non è giusto, che i terremoti compresi nella II colonna della 
precedente tabella, abbiano avuto il loro epicentro in Zante, sommandoli con quelli della I, 
avremmo un totale di 80 ten^emoti entocentrici contro i 7 esocentrici della IH; ed il rapporto di 
questi a quelli sarebbe di circa V*- Ove poi si volesse ammettere che dei 18 terremoti dubbi, com- 
presi nella II colonna, una metà fossero veramente entocentrici e l'altra metà esocentrici, si 
avrebbe in questa ipotesi per Zante una ventina di terremoti entocentrici ed una quindicina 
esocentrici; e perciò il rapporto anzidetto s'accrescerebbe notevolmente divenendo perfino mag- 
giore di 72- Tutto ciò sta a provare, a mio credere, che alla triste celebrità acquistata da 
Zante per i terremoti concorrono assai etficaijemente altri centri sismici attivissimi, che cir- 
condano risola a minore o maggiore distanza, e che questi nell' agire si alternano sia tra loro, 
sia col focolare locale, da cui dipendono i fenomeni geodinamici propri di Zante. 



4c * 



La distinzione dei terremoti, difficile a farsi, in esocentrici ed entocentrici, rende anche 
ardua la questione circa la periodicità dei medesimi. Se questa periodicità esiste, bisogna che 
sia dovuta sempre alla identica causa, che agisce periodicamente ; e perciò conviene ricercarla Sol- 
tanto nei terremoti entocentrici e non in quelli esocentrici i quali possono ubbidire ad altre leggi, 
per essere generati in altri centri sismici. Perciò io ritengo impossibile ricercare la presunta 
periodicità, enumerando i terremoti più importanti di Zante senza fare la suddetta distinzione. 
Esaminando nuovamente la tabella precedente, troviamo soli 12 grandi terremoti, che con sicu- 



* Svolgerò in appresso il mio modo di vedere, per aver posto qui questa scossa. 
14 



loe 

rezza o grande probabilità sono entocentricì. Essi avvennero negli anni 1514, 1592, aettem" 
bre 1036, ottobre 1886, 1729, 1742, 1791, 1810, 1840,. gennaio 1893, febbraio 1893, aprile 1893; 
e non mi pare di potervi riscontrare alcuna periodicità. ^ D'altra parte, questa presunta perio- 
dicità non si dovrebbe, a mio modo di vedere, ricercare soltanto tra i terremoti disastrosi e 
rovinosi; ma bisognerebbe tener conto anche di quelli di. minore importanza, purché entocen- 
trici, i quali colla loro manifestazione mostrano il risveglio, benché meno accentuato, della 
identica causa sismica. Sarebbe la stessa cosa se nello studio delle eruzioni vulcaniche si volesse 
tener conto soltanto delle piti strepitose e lasciare in disparte quelle più modeste. Quindi a 
me sembra che non si possa sul serio pensare a stabilire una legge di periodicità sopra i 
ten^emoti di una data regione senza essere in grado di possedere un esteso, esatto e non mai 
interrotto elenco di scosse grandi o piccole che vi si sono andate succedendo, e per di più 
l'esatta conoscenza dei fenomeni sismici avvenuti nelle regioni limitrofe, per giudicare quali 
dei terremoti sono entocenfrici e quali esoventrici. 

Ora nel caso nostro siamo ben lontani dal realizzare (jueste condizioni, e perciò a me pare 
un'utopia il voler risolvere la questione della periodicità. Però, prima di lasciare questo argo- 
mento, credo utile il riportare in ordine cronologico le date di tutti i terremoti disastrosi e 
rovinosi di Zante (eccettuati quelli sicuramente esocentrici) già riportati nella tabella precedente, 
aggiungendovene altri 18, che furono certamente fortissimi, e forse alcuni di essi anche rovi- 
nosi. Per giudicare a colpo d'occhio dell'importanza maggiore o minore di ciascun terremoto, 
scriverò gli anni in cui essi avvennero con numeri più o meno grandi: li)08, 1514, 1554, 15o6j 
1580, 1592, 1593, 1622, 1627, 1633, 30 settembre 1636, V ottobre 1636, 1642, 1650, 1664, 
1676, 1696, giugno 1707, luglio 1707, 1710, 1716, 1723, 1727. 1729, 1742, 1746, giugno 17,{>^, 
1778, 1787, 1788 (y), 1791, 1809, 1810, 1820, 1821, 1822, 18S7, 1840, 1865, ottobre 1867, 1873, 
settembre 1891, 31 gennaio 1893, V febbraio 7 WA^, 2 febbraio 1893, marzo 1893, aprile 1893, 
agosto 1893.^ Anche qui mi pare non potersi rinvenire alcuna periodicità, per quanto appros- 
simativa, nel succedersi dei terremoti, poiché si trovano intervalli di tempo disparatissimi. 
Così, volendo considerare i soli 14 terremoti più disastrosi, troviamo la massima distanza di 
60 anni tra quelli consecutivi del 1636 e 1696 e la minima, di neppure tre mesi, interceduta 
tra i recenti disastri del 1893, pur non volendo considerare la distanza di un sol giorno 
tra le due scosse del 1636. E siccome i suddetti 14 terremoti avvennero nel periodo di 
385 anni, a cominciare dall'anno 1508, così in media si può dire che ne sia avvenuto uno 

^ La periodicità non risulta neppure, se si vogliano aggiungere i terremoti disastrosi e rovinosi di Zante, 
con certezza esocentrici. 

* I terremoti più memorabili di Zante, riportati nel Saggio storico statistico della città ed isola di Zante 
compilato dal Co. Paolo Mercati nel Vanno 1811, sono quelli del 1514, 1593, 1664, 1710, 1742, 1743,1767, 
1791, 1809, 1810. Ma probabilmente per i terremoti assegnati al 1593 ed al 1743 sì sono voluti intendere 
quelli del 1592 e 1742, e si è equivocato con due altri terremoti che, senza essere rovinosi, furono nondi- 
meno forti nel 1593 e 1743. Quest'ultimo però, al pari delPaltro ancor più forte del 1767, fu esocenti-ico 
proveniente da Cefalonia. Il terremoto poi del 1809 fu violento sì, ma non arrecò danni. 

Diversificano alquanto dai precedenti i terremoti più importanti di Zante, enumerati dal conte Costan- 
tino Messala nella Narrazione del tremiwto di Zante del 1840. Essi sono: 1514, 1593, 1662, 1664, 1710, 
1723, 1729, 1742, 1767, 1791, 1820 e 1840. Per gli anni 1593 e 1767 valgano le stesse considerazioni già 
fatte pel Mercati. Nel 1662 non mi risulta che avvenisse in Zante qualsiasi scossa; ed il terremoto 
del 1723 certamente dovette essere assai forte, ma non si hanno dati sufficienti per giudicare se eia 
stato rovinoso. 

Fa meraviglia poi il vedere come ai tempi, in cui scrissero il Mercati ed il Messala, non sì conoscessero 
tanti altri terremoti importantissimi e specialmente quelli del 1554, 1633, 1636 e 1696. 



107 

ogni 27 anni. * Se poi si vogliano prendere in conto anche i meno disastrosi, abbiamo in tutto 
30 terremoti, che ripartiti in 385 anni danno una media di circa 13 anni per ognuno. Se 
finalmente si voglian considerare anche i rimanenti diciotto fortissimi, detta media scende a 
circa 8 anni per ogni terremoto. Non bisogna però dimenticare Ja poca fiducia che meritano 
questi risultati, per il semplice fatto che l'elenco delle scosse fortissime, e fors'anco delle rovi- 
nose e disastrose è pr(^)al>ilmente incompleto, specie nei tempi più remoti. Per con- 
vincersene, basta dividere il periodo di tempo dal 1508 al 1893 in due parti quasi uguali, 
runa che dal 1508 va al 1700, l'altra che dal 1700 arriva fino ad oggi. Rifacendo il calcolo 
sopra esposto per questi due intervalli, di cui ciascuno comprende quasi due secoli, ti'oviamo 
i valori consegnati nel seguente specchietto. ^ 



InterTallo di tempo in cui ricorre in media un terremoto 



Periodo di tempo considerato 



disastroso 



disastroso o rovinoso 



iliiastroso o rovinoso 
fortissimo 



1508-1700 



1700-1893 



circa anni 27 



192 



• « • 



27 -: 'ir;' 



193 
7 



anni 16 



circa » 



11 - 



192 

l"2 

193 

Ts" 



circa anni 11 rr: 



192 



» 



f; — 



193 
31 



1508-1893 



circa Anni 27 



385 
\4t 



. . o 385 
circa anni 13 =z — 

30 



circa anni 



8 rz. i«^. 

48 



Effettuando ora il rapporto del numero dei terremoti, trovati nel periodo di tempo 1700-1893, 
a quello rispettivo dell'ugual periodo anteriore, troviamo: 



.-1^1.0 



18 
l2 



= 1.5 



31 
17 



1.8 circa. 



Come si vede, questi tre rapporti sono crescenti, il che sta realmente a provare l'omis- 
sione, nei tempi più lontani, di molti terremoti fortissimi, di alcuni rovinosi e dì pochissimi 
disastrosi. Ed infatti, mentre è difficile che alla storia sfuggano i terremoti più spaventevoli. 



* Questo risultato si accorda assai con ciò che dice in proposito il signor Forster, che cioè «da tra- 
dizioni locali è sempre stato considerato certissimo che Zante deve invariabilmente aspettarsi un più o 
meno grave terremoto circa ogni 30 anni ». Però la parola invariahil mefite, adottata dal Forster, contrad- 
dice a quanto io ho esposto di sopra, che cioè sono assai disparati gP intervalli in cui sono avvenuti i 
terremoti più importanti di Zante, potendone avvenire due anche entro un tempo relativamente brevissimo. 

Stando invece a ciò che ne pensa il signor Messala, gl'intervalli di tempo, a cui avvennero i più 
grandi terremoti, si sarebbero andati sempre più accorciando. Infatti egli considerando i soli terremoti 
del 1514, 1593, 1662-64, 1710, 1723-29, 1742, 1767, 1791, 1820, 1840, trovò intervalli successivi di 79, 69, 
46 48, 13, 13 19, 25, 24, 29, 20 anni. Ma se si consideri che furono omessi i terremoti non meno celebri 
del 1554, 1633, 1636, 1696, e di più che non si dovrebbe tener conto di quello del 1767, perchè certa- 
mente esocentrico, e finalmente aggiungendo quelli recenti del 1893, risulta alP evidenza tutt' altro che 
assodata la legge intravista dal Messala. 

' I valori, contenuti in esso, naturalmente diverrebbero tutti alquanto più piccoli, se si volesse tener 
conto anche dei terremoti esocentrici. 



108 • 

è poi=i8ibile che non siano ricordati quelli meno disastrosi, probabile che non si faccia menzione 
di quelli fortissimi, ma senza alcuna rovina, e facilissimo che non siano affatto curati quelli 
deboli, quando non siano registrati appositamente da persone che se ne interessino. 

4e * 

m 

Sarà bene formarci ora un' idea, per quanto approssimativa, dei divei*si centri sismici che 
hanno originato i terremoti esocentrici di Zante. 

A tale scopo servirà l^ene il prospetto riassuntivo dei terremoti esocentrici conosciuti di 
Zante, già riportato anteriormente. Dal melesimo risulta, come era a prevedersi, che in generale 
il maggior numero di essi è generato nei distretti sismici più vicini a quest'isola, ad esempio 
in Cefalouia, nelPElide, nella Messenla, nei golfi di Patrasso e Lepanto, ecc. Però a distanze 
maggiori ciò non è confermato, perchè vediamo esistere alcuni centri assai attivi in confronto 
di altri meno lontani. 

Tenendo conto nello stesso tempo e del numero dei terremoti esocentrici, dati per Zante, 
e del grado di mjiggior o minore sicurezza con cui ivi si propagarono, possiamo ordinare nel 
seguente modo i focolari sismici da cui essi emanarono. 

In prima linea è da porsi Pisola di Cefalonia con un totale di una settantina di terre- 
moti, dei quali riuscirono esiziali per Zante ben quattro con sicurezza o con grande probabi- 
lità, ed altri con minore probabilità. — In secondo luogo sono da annoverarsi i centri sismici dei 
golfi di Patrasso e Lepanto, con un totale di una quarantina di terremoti, dei quali conosciamo 
con sicurezza che solo quello del 1889 arrecò danni a Zante. — Poi vengono i focolari sismici 
della Messenia ed isole Strofadi con una ventina di terremoti, di cui ci è noto con sicurezza 
che soltanto quello del 1886 riuscì funesto a Zante. — Indi Pisola di Candia con una quin- 
dicina di terremoti, dei quali qualcuno, nonostante la grande distanza, riuscì dannoso per Zante. — 
Al quinto posto è da porsi P Elide, che, nonostante la sua maggior vicinanza a Zante per rispetto 
alle precedenti contrade, pure ha fornito un minor contingente di scosse (13), di cui però una 
buona metà sicura o quasi. — In appresso vengono le restanti provinole della Morea con una 
quindicina di terremoti, di cui soli tre sicuri o quasi. È probabile che alcuni dei terremoti 
rovinosi per Zante siano provenuti dalla Morea; ma non si è in grado di precisare le provinole 
che furono il centro del movimento, fatta eccezione di quello recentissimo del 1886 della Mes- 
senia. Non h improbabile che quelli del 1837 e 1873 siano provenuti dalP Elide, proprio dirim- 
petto alP Isola di Zante. — Ap])re8S0 alla Morea viene Santa Maura e P Epiro con 17 terremoti, di 
cui la terza parte sono quasi sicuri. — Indi P Italia meridionale con una ventina di terremoti, 
dei quali però soltanto un terzo sono sicuri o quasi. — In seguito è da collocarsi PArclpelago e 
PAsla Minore con 13 terremoti, dei -(luall la sola (luarta parte sicuri o quasi. — Poi PAlbania e 
la Dalmazia con soli 9 terremoti, dei quali la maggior parte sicuri o quasi sicuri; non e im- 
probabile che quello del 1664 riuscisse funesto a Zante. — Da ultimo Corfù con 14 terremoti, 
ma tutti poco sicuri, e PAttica e la Beozia con soli 4 terremoti, di cui la metà sicuri o quasi 
sicuri. 

Questi sono ad un dipresso l focolari più importanti noti che, senza cessa or P uno or 
P altro, disturbano Pisola di Zante; ma non è ragionevole 11 ritenere che tanti altri rimangano 
addirittura sconosciuti, appunto perchè la loro determinazione è quasi sempre Impedita dal 
ritrovarsi l medesimi al disotto del fondo marino? L'Isola di Zante potrebbe risentire Purto 
più meno poderoso di queste scosse con Pepicentro In mare; ma non conoscendosi altre 
località in cui il movimento sia stato più forte, si è indotti facilmente a ritenere che dette 
scosse siano addirittura entocentriche, mentre in realtà non lo sarebbero. 



109 

Questo mio modo di vedere è appoggiato alle seguenti considerazioni: 

Si ritiene che l'epicentro della massima parte dei terremoti entocentrici di Zante cada in 
mare ad una distanza piuttosto piccola, dalla parte sud o sud-est o più probabilmente sud-ovest 
dell'isola, quantunque non si sia ancora abbastanza d'accordo nello stabilirne la vera posizione, 
ammesso beninteso che il focolare sia unico e concentrato in un punto. Questa supposizione 
è anche avvalorata dall'esame dei recenti terremoti di Zante. 

Si ritiene ancora che una buona parte dei terremoti della Messenia occidentale abliiano l'epi- 
centro in mare nel golfo d'Arcadia: esempio tipico fra essi è stato quello memorabile del 
27 agosto 1886. Gran numero poi dei terremoti che incessantemente flagellano la parte meri- 
dionale della Messenia, ed in special modo Calamata, è assai probabile che provengano da foco- 
lari sismici esistenti sotto il golfo di Koron o della Messenia. Dallo studio che J. Schmidt fa 
delle grandi scosse che nel settembre del 1867 colpirono la Grecia meridionale e le isole Jonie, 
risulta che l'epicentro deve porsi alla lat. di 36" N ed a 20'' E da Parigi, vale a dire in mare 
a ponente dell'isola di Candia ed al sud della Messenia. 

È ammesso pure generalmente che i terremoti i quali di continuo infestano le coste setten- 
trionali e meridionali dei golfi di Patrasso e Lepanto, siano dovuti a focolari sismici sottoma- 
rini. E mille altri esempi potrei portare, sia della Grecia, sia dell'Italia e di altre regioni, in 
cui l'epicentro dei terremoti va collocato in mare. Dunque, sotto questo punto di vista, ninna 
meraviglia se l'isola di Zante possa essere circondata da altri centri sismici in mare ancora 
sconosciuti. 

La probabilità che l'epicentro di molti terremoti sia in mare è anche avvalorata dalla rot 
tura dei cavi sottomarini, già parecchie volte verificatasi tanto nel golfo d'Arcadia quanto nel 
golfo di Lepanto, come nell'ultimo paragrafo del capo V riferirà il professore Issel. Sono poi 
tutt' altro che rari gli esempi di maremoti e di eruzioni vulcaniche sottomarine segnalate in 
tutti i tempi ed in molte parti del globo. Ma [)er il mio scopo ritengo utile il riportare i seguenti 
fatti da me diligentemente raccolti, per provare che eH'ettivamente non mancano dei fenomeni 
geodinami<5Ì anche nel mar Jonio. Veramente questi fatti non sono numerosi ; ma la loro scar- 
sezza forse può dipendere da ciò che le traversate sono rare ad occidente delle isole Jonie, 
mentre sono assai più numerose tra le medesime e la Morea. 



ISOO settembre 17\ A 37.7 di latitudine e 20.2 di longitudine, ossia a 24 miglia NE \\ N di Zante ed a 
30 miglia ENE dalle isole Strofadi, il capitano di una nave, a undici ore del mattino, vide uscire 
dal mare, assai presso la stessa, una colonna di catrame di circa un piede di diametro, la quale si 
espanse sulla superficie dell' acqua, esalando un odore forte e riflettendo i raggi del sole. — Barbiani. 

ISIO novembre 20) Il a. Violenta scossa in mare, al sud del capo MatapaHjXn. quale durò un minuto e 
mezzo. — Perrey. 

181T gennaio T, Mg. Terremoto in mare presso Zante, — Schmidt. 

1930 agosto 29, Una scossa in mare tra la Sicilia e la Morea a 30.12 di latitudine. - 1*. 

ÌS35 luglio 12, Un'ora prima di una forte scossa N-8, avvenuta bl Zante hWq 10.55 a., la superficie del 
mare, al sud del capo Vasilid), apparve tinta d' un colore rossastro, simile a quello del catrame, ed 
esalava un forte odore acido. — P. 

iSlrS luglio. Due scosse consecutive in mare, a 35 miglia a-l ovest dell' estremità occidentale di Candia, 
risentite da un bastimento inglese da guerra in una traversata da Smirne a Malta: furono accom- 
pagnate da un sordo rumore, proveniente da SE, che sembrava passare sotto il bastimento. La sonda, 
gettata immediatamente, non trovò fondo a 292 metri. Il Perrey dice trovarsi tale notizia nel gìor- 



na)e QuolÌilÌenne del 10 agosto.' Trovo nel catalogo del Mercalli che il 28 luglio ed il 1° agosto 
di questo stesso anno si era avuto un maremoto a Malta. 

r3 nofemhre 29. Mentre una nave veleggiava presso 1e isole Strofadi a 3T.9 di latitudine ed a 20.45 
di longitudine E, cioè alla dìf^tanza di 30' dal capo di Chei-'i e di lo' dal capo Sti-ofadi, l'equipaggio 
avverti in mare uito strano ri bolli mento; intanto dall'acqua torbida e calda sì sollevavano vapori con 
forte odore dì bitume. 

Calate lo scandaglio in quel punto, non si trovò fondo a 15 o 16 passi. Tale notizia fu già rife- 
rita dal professor Lssel alla fine del capo [. 

1 ìiii/lio 17. Nel Mediterraneo, a 3fi.40.36 latitudine N ed a 13.U.3R longitudine E da Greenwich, 
il cnpitano inglese comandante la Villoria, vide, durante una burrasca, globi di fuoco che uscivano 
dal mare e spandevano a grande distanza odore solfureo, cenere e sabbia, che il .«ignor cav. Ferdi- 
nando de Luca segnala come il risultato dì un'eruzione sottomarina. — P. 

''giugno W) Sf.HO p. Nel Mediterraneo, a 36.40.56 latitudine N ed a 13.44.36 longitudine (da Green- 
wich?) la nave inglese Victory provò una violenta scossa, sebbene in quel momento il tempo fo.sse 
perfettamente calmo. Bentosto si sparsero nell'aria emanazioni solforose talmente forti che a ma- 
lapena la gente dell'equipaggio poteva respirare. La nave riportò qualche avaria in seguito all'inat- 
teso urto; e dopo aver preso il largo, l'equipaggio vide tre immensi globi dì fuoco lanciati dal seno 
delle acque e visibìli per R minuti. 

Tale notinia trovo nel catalogo del l'errey, relativo al biennio 18)5-46, e cosi pure nella Memoria 
dello stesso autore sopra i terremoti della peninola turco-ellenica; ma in quest'ultima, forse per 
equivoco, il fatto vien riportato al 18 maggio. 

i Verso la meti» di luglio, tra il capo .\[<il<ipaii e l'isola Ceriijo, apparizione di una nuova punta roc- 
ciosa a m. 3.65 .«olio il pelo dell'acqua, la cui presenza era annunciata da un cambiamento di co- 
lore nlla superficie del mare. — P. 

I norembi-e 2. Maremoto nel mar Jonio e nel mar Tirreno, il quale produsse grandi avarie. — P. 

I fehhraiv a. Eruzione gassosa sottomarina dirimpetto alla costa dell' Etolia, come venne già riferito 
nella cronistoria del terremoti di Zatite, sotto l'anno 1882. 

> (igostv 17) O p. Dicesi che i passeggeri di un piroscafo inglese, navigando tra Candia e Malta a 
ÓO miglia di distanza dal capo Mafapaii, videro uscir dal mare un vulcano di 40 metri di altezza 
e 10 di larghezza, che vomitava fiamme e fumo. ^ Z. ' 

Tale notizia trovo confermata dal signor L. Yidal (C. IL, t. CUI, 2° semestre 1886, png. 563), 
il quale dice: « Verso il mezzo di agosto un capitano inglese, diretto a Malta, segnalò un nuovo 
vulcano a 100 miglia al sud dì ifa/iipaii ». 

Lo stesso autore aggiunge; « Da Maìiii si riferisce che dopo il 27 agosto (giorno del disastroso 
t<MTcmolo della Messcnia) apparve un'i.sobi vulcanica a (iO miglia ad est di Malta. Ciò probabil- 
mente riguarda l'aStra uotizìa che segue. 

I agosto 27) 11.30 p. Il capitano del vapore maltese Lii Vallette, proveniente da Ales'^andretta e diretto 
a Malta, trovandosi alla latitudine 3G.18Xe longitudine 21.35 E, ossia distante 50 miglia SW dal 
capo Matapan, sontì tutto ad un tratto una fortissima scossa di maremoto, che fece tremare tutto 
il legno per circa 11 secondi. A mezzanotte, ad W, nella latitudine 36.17 N e longitudine 21.27 E, 



r.D St\i'k\ciii, Atiinilu al De Itiiini, riporta il f-'ounicnu noi ^'lugoo 1 

iurte piti orientnlo di Creta. 

Ili qui'sto HtoBJO giorno nvvunncru u Miilln Am- scuB.iv. d<.>1 :i" della si'ala 

i torza se n'clibn l'iiiiIornHiii alle -2 (s/r) della stessa intensità, ed ui 
20, iiientie una prima acosfid di era avuta alle Sa. del giornu 16. ■ 
De ItÌBBi riporta una scossa (ler Creta alle oro 5 turche del 15-16 



e che avve 


ne a 35 miglia ad E 


«naie, allo o 


e 5.45 alleT.45 p.; 


pure consin 


ile, alle 3.15 a. del 



Ili 

osservò alla sua destra come una massa di fumo denso e nero, che a guisa di cono sMnnalzava per- 
pendicolarmente sull'orizzonte e che ad intervalli assumeva un colore rossiccio. Nel frattempo 
regnava una perfettissima calma, con mare grosso da W ad intervalli. Alle 10 a. del giorno sue- 
cessi vo si osservarono nel mare diverse strisce lunghe circa un quarto di miglio in direzione N-S, 
di colore giallo oscuro, che figuravano come bassi fondi. 

Questo è un sunto di una relazione dello stesso capitano, inserita a pag. 451 del t. XXIII, 188G, 
iìeWAimuririo scientifico ed industriale di Milano. Nello stesso giornale si trova la relazione, fatta 
dal capitano del brigantino-goletta italiano Maiildcj dove si dice che la notte del 27 agosto, e preci- 
samente alle 11.25 p., alla latitudine 36.49 N e longitudine 19.50 E da Greenwicb, si sentì un forte 
maremoto con grande spavento di tutto l'equipaggio. La rotta era AV8W e lo stato dell'atmosfera 
era soffocante. Il movimento parve NE-SW e durò circa 80 secondi. L'impressione provata fu come 
se il naviglio, nel modo con cui tremava, si fosse convertito in vapore ad elice, ecc. 

1803 febbraio 2) 2.30 a. Maremoto risentito dal piroscafo Gottardo j della Società di Navigazione Generale 
Italiana, alla latitudine 37.38 N ed alla longitudine 20.47 E da Greenwich. y 

» marzo 75, Mentre la nave da guerra inglese Werner si trovava nei paraggi del capo Malica^ gli 
ufficiali e l'equipaggio videro scaturire dal mare una sfera incandescente, la quale sollevatasi ad una 
certa altezza, si fece a scendere; quindi avendo battuto sulla murata del bastimento, cadde in mare 
e scomparve. Questa notizia, tolta da un periodico inglese, fu pubblicata in alcuni giornali della 
Grecia. 

» aprile 18) 11.40 p. Lieve maremoto, con mare calmo, risentito dal piroscafo Principe Aw^edeo, della 
Società di Navigazione Generale italiana, presso Oxiaj all' imboccatura del golfo di Patrasso, tanto 
che il capitano temè di avere investito nelle secche della Scrofa, Su questo piroscafo eravamo di 
ritorno in Italia io ed il professor Issel; io a quell'ora dormiva, ma il professor Issel sentì qualche 
cosa di anormale, che lì per lì credette dipendere da sconcerto nella macchina. 

Forse per taluno dei fatti testé riportati conviene fare qualche riserva circa la loro esatta 
interpretazione; non essendo improbabile che siasi, ad esempio, trattato di semplici fulmini 
globulari, confusi con fenomeni vulcanici da persone poco esperte in meteorologia e geodi- 
namica. 



In appoggio della mia tesi sta anche il fatto che molti forti terremoti risentiti in Zante 
hanno il carattere di essere di lontana provenienza, quantunque il loro epicentro rimanga scono- 
sciuto per non potersi identificare né sulle isole circostanti, nò sul vicino continente. Fra i ter- 
remoti entocentrici più forti di Zante, i meglio conosciuti per le loro particolarità sono senza 
dubbio quelli antichi del 1791 e 1840, e tanto piìi quelli recentissimi del 81 gennaio e 17 aprile 
del 1893, i quali tutti si rassomigliano tra loro sotto moltissimi punti di vista, appunto perchè 
furono probabilmente originati dallo stesso focolare sismico neir immediata vicinanza dell'isola. 
In essi è importante notare come non sia mancata mai la componente verticale del movimento, 
più meno accentuata, e come il senso predominante deir ondulazione sia stato S-N o SE-NW 
SW-NE. Di più, neir isola non si produssero dappertutto gli stessi danni, poiché la parte mon- 
tuosa, occidentale e settentrionale, soffrì sempre pochissimo in paragone della parte orientale, e 
specialmente meridionale. Ben diversamente si comportò invece, per citare un esempio, il ter- 
remoto, certamente esocentrico,'del 27 agosto 1880, poiché il centro di scuotimento si ritrovò 
verso sud a così ragguardevole distanza da Zante (probabilmente assai più di 50 km.), che ben 
poca fu la differenza riscontrata tra la parte meridionale e settentrionale dell'isola, ed ovunque 
il movimento fu prevalentemente ondulatorio. Ciò premesso, io sono di opinione che la scossa 
del 1** febbraio 1893 non abbia potuto avere lo stesso epicentro <lei quìittro terremoti entocen- 
trici testé riportati. Infatti, dalla nostra ispezione a quasi tutta Pisola è risultato che in questa 



112 

scossa non si ebbe alcun rombo, e che la durata fu ovunque maggiore in confronto di quella 
pili disastrosa del giorno precedente. Inoltre il movimento fu dappertutto eminentemente ondu- 
latorio, con regolarissime oscillazioni, al pari di quelle sperimentate nel terremoto di Filiatrà 
del 188<); e finalmente l'intensità risultò minore per la parte meridionale ed orientale 
deir isola, mentre per la restante parte sembrò non molto inferiore a quella della scossa del 
31 gennaio. Anzi yi sono state perfino alcune località, quali Oxocora e Chiliomenon, dove ci 
fu riferito essere stata la scossa del T febbraio ugualmente forte, se non più, di quella del 
giorno precedente. Dunque la scossa del 1** febbraio rassomiglia assai a quella del 1886, e 
presenta tutti i caratteri di un terremoto esocentrico, di cui però s'ignora la posizione delPepi- 
centro; poiché, nò sulle coste occidentali della Morea, né a Cefalonia, il movimento ebbe uguale 
maggiore intensità che a Zante. Un altro terremoto consimile al precedente fu quello della 
sera del 20 marzo 1893, risentito da noi stessi durante il nostro soggiorno a Zante. Anche 
questa volta si trattò di una scossa eminentemente ondulatoria e di lunga durata, la quale 
presentò due fasi l)en distinte, separate da breve pausa: la prima relativamente debole, la 
seconda invece, così forte da spaventare V intera popolazione e provocare la caduta di qualche 
muro già minacciante rovina. Come è risultato dalle informazioni da noi stessi raccolte sui 
luoghi pochi giorni dopo questo avrenimento, anche questa volta non si è notata una diffe- 
renza pronunciata nei diversi punti deir isola; tant'è vero che in alcune località della parte 
settentrionale od occidentale dell'isola T intensità di questa scossa ci fu descritta come 
uguale, se non maggiore, di quella sperimentata in occasione del terremoto del 31 gennaio 
dello stesso anno. Si sa che la scossa del 20 marzo fu molto forte anche a Cefalonia e sulle 
coste del vicino continente, ma non al punto da giustificare che ivi stesso debba ritenersi 
l'epicentro. Ecco un altro esempio adunque, in cui è ragionevole supporre l'epicentro in mare 
ad una distanza piuttosto notevole dall'isola di Zante, se si vuol giustificare il modo con cui vi 
si risentì il movimento. 

Io ritengo che molte altre scosse risentite a Zante, benché più lievi, siano precisamente 
del tipo di quelle ora esaminate del T febbraio e 20 marzo, e perciò da ritenersi piuttosto come 
esocenti'iche. Scende da tutto ciò che il numero delle scosse locali di Zante é forse più ristretto 
di quanto sembri a prima vista, in base alla statistica di tutte le scosse fin qui registrate. Le 
osservazioni future, le quali é da sperare che saranno per riuscire più esatte e circostanziate, 
ed anche suffragate dalle indicazioni di adatti strumenti sismici, varranno a gettare qualche 
luce su questa questione d(i me appena sfiorata, e che ha un grande interesse nello studio dei 
terremoti di Zante, in specie per ciò che si riferisce alla loro causa. 

« * 

Ablnamo visto a suo luogo che non mancano i terremoti che dall'Italia si sono propagati fino 
in Grecia; ma dobbiamo confessare che il loro numero (19) è relativamente scarso, e di più 
quelli tra essi, che con sicurezza, o quasi, vi si risentirono, ascendono appena ad un terzo. Mi 
sembra utile fare ora un confronto col numero delle scosse che, genei-ate in Grecia, si sono estese 
fino in Italia. A tale scopo comincio dal riportare nella tabella seguente i terremoti d'Oriente, 
limitati a nord fino a Ragusa, i quali con sicurezza o con maggiore o minore probabilità si 
propagarono più o meno sensibilmente fino in Italia. Contrassegno poi con un asterisco quelle 
scosse che, quantunque non risentite dalle persone, furono indicate da soli strumenti. 



Terrein<»ti d'Oriente che hI propagarono Ano in Italia. 



113 







. 


1 

r 


icuri 


.^ 




Anno 


Mese e giorno 


Ora 


Epicentro 


p 


Quasi a 


]2 

OS 

o 

u 


1 


Incerti 


365 


luglio 21 


.... 


Egitto 










• • 


446 


• • • • 


... * 


Costantinopoli 












1 


1304 


agosto 8 


mattina 


Egitto, Morea, Candia ecc. 






1 






■ • 


1469 


Princ. di primavera 


.... 


Zante ? 












1 


1514 


aprile 16 


• . • . 


Id. 








• 




1 


1592 


maggio 


• . • • 


Id. 












1 


1633 


■ • • • 


• . • » 


Id. 












1 


1636 


settembre 30 


.... 


Zante 












1 


> 


ottobre T 


. • • * 


Id. 












1 


1646 


principio d* aprile 


• . • . 


Costantinopoli 












1 


1667 


aprile 6 


7 a. 


Kagusa 




1 




• 




. * 


» 


novembre 


.... 


Smirne 












1 


1694 


luglio 


. . • • 


Arcipelago greco 












1 


1754 


giugno 12 


• • • » 


Morea e Metelino 






1 








1756 


ottobre 20 


.... 


Golfo di Lepanto 






1 








1766 


• • • • 


• • . ■ 


Cefalonia 












1 


1767 


luglio 1 1 


• . . * 


Id. 








1 




» 


fine di luglio 


• . • . 


Id. 








1 


* • ^ 


1769 


• . • • 


• « • . 


Santa Maura 








m • 


1 


1783 


marzo 26 


• • . • 


Inole Jonie 








1 




1791 


novembre 2 


9 p. 


Zante 








• • 


1 


1804 


giugno 7-8 


Mn. 


Patrasso 








1 




1805 


luglio 3 


• • • • 


Candia 






1 


■ • 




1810 


febbraio 16 


• • • • 


Candia ? 






1 


• • 




1820 


dicembre 29 


• • • • 


Morea ? 








1 




1825 


gennaio 19 


• • • • 


Santa Maura 








• • 


1 


♦1838 


» 23 


• ■ • • 


Transilvania, Moldavia, Russia 






1 


• • 




♦1839 


» 17 


4.45 a. . 


Salonicco 


• 






1 




1840 


ottobre 30 


«... 


Zante 








• • 


1 


♦1842 


aprile 18 


10.0 a. 


Messenia 


1 


• ^ • 


• « 






1846 


marzo 28 


4.43 p. 


Candia 


1 




• 1 






1851 


ottobre 12 


7.0 a. 


Yalona 


1 




• i 






1853 


dicembre 1 1 


4.30 a. 


Cattare 


• ■ 




> 1 




1 


1856 


ottobre 12 


2 V, a. 


In mare tra Cipro, Candia, Egitto 


1 




• 1 






1858 


» 9 


9.46 a. 


Yalona 


• • 




1 


• • 


1867 


febbraio 4 


7.0 a. 


Cefalonia 

Da riportarsi . . . 


1 




• . 


" * 






6 


6 




8 


16 



♦ Scosse indicate in Italia da soli strumenti sismici. 
15 




nihrc 


19 


5.20 p. 


Hoiìsenia 


1 


* 


20 


5. B. 


id. , 1 


mbre 


28 




Snnta Maura I 


igno 


24 


e. p. 


Mar RoMo 1 


>rile 


19 
3 


8.30 p. 
2. Op. 


Asia Minore 
Hcio 


1 


)bre 


15 


3.30 p. 


Id. 


1 


xtzo 


28 


8.20 p. 


Hesienia 




OBto 


27 


10.32 p. 


Id. , 1 


tlìo 


17 


H.40 a. 


Candia 


1 


)bre 


4 


0.50 a. 


Golfo di Lepanto 




;lio 


ti 


9. a. 


Patraeso? 




» 


12 


3.15 a. 


Werny (Turkestan) 




•ato 


25 




Oolfo di Lepanto 


1 


bre 


25 


11.40 p. 


Hetelino 




jno 


27 


4. Op. 


Epiro 




mbre 


1 


S-30 p. 


Zante? 




bre 


14 


7. a. 


Bucarest, Calati, Sofia i . , 


nsio 


31 


5.30 «. 


;2ante 1 


>»io 


1 


2. a. 


III. 1 


. 


9 


7. p. 


Samotracia 1 


Lrzo 


2-3 


Mn. 


A leppo 1 


> 


20 


6.33 p, 


Zantef | 1 


rile 


n 


7. 4 a. 


Id. 




pio 


14 


7.30 a. 


Epiro 




Ilio 


« 


11.0 a. 


Albania e Corfil 




OBto 


* 


10.0 p. 


Zaute 




imbre 


22 




Asia Minore? 




imbre 


5 









26 10 I 12 17 



1 Italia da soli strumenti ■ 



ino cosi in tutto 65 scost^e, provenienti dall'Oriente, propagateBi fino in Italia; 
b soltanto una buona metà sono sicure o quasi sicure. Di tutte queste scosse se 
29 che non appartengono alla Grecia, bensì ad altre contrade più o meno lon- 
ihe restano per la Grecia 36 scosse. Da queste diffalcandone cinque, che furono 
Itanto indicate da strumenti assai delicati, rimangono una trentina di scosse clic 
Grecia si resero piti o meno sensibili in Italia con sicurezza o maggiore o minore 



115 

probabilità. Come si vede, il numero di tali scosse è sensibilmente superiore alle 19, già sopra 
riportate, che, coirepicentro in Italia, si propagarono fino in Grecia. Per meglio chiarire questo 
punto riporto il seguente specchietto: 



• 


Sicure Quasi sicure , Probabili 


Incerte 


Totale 


Scosse della Grecia risentite in Italia 

Scosse deir Italia risentito in Grecia 


11 ' 3 ' 5 
1 5 4 

4 


12 
9 


31 
19 



Qui si trova che, tenendo conto soltanto delle scosse sicure o quasi sicure, il numero (14) 
delle scosse propagate sensibilmente dalla Grecia fino in Italia è più che doppio del numero (6) 
di quelle che dall'Italia si sono estese fino in Grecia. Questo fatto può ragionevolmente attribuirsi 
ad una maggiore profondità dei Scolari sismici greci, o alla maggior frequenza e violenza 
con cui in Grecia avvengono i forti terremoti, o, in fine, alla minore attenzione con cui i 
nostri vicini d'oltre mare osservano i fenomeni sismici. * Può anche darsi che tutte queste 
tre cause riunite concorrano a produrre il fatto da me irftraveduto. 

Può tornare utile conoscere anche la ripartizione dei vari focolari sismici d'Oriente, dai 
quali le onde sismiche si propagarono più o meno sensibili fino in Italia. Nella tabella che 
segue ho ripartite le 65 scosse di provenienza orientale in 11 gruppi, distinguendole per ri- 
spetto alla maggiore o minore probabilità con cui furono risentite in Italia, e facendo cono- 
scere quante di esse vennero indicate dai soli strumenti: 



Distretti sismici d^ Oriente 

da cui irraggiarono le scosse 

risentite fino in Italia 


Sicure 


Quasi 
sicure 


Probabili 


Incerte 


Totale 

1 


Indicate 

dai soli 

strumenti 


Zante 


5 
2 

4 
4 

1 
2 

3 

2 ' 
2 

1 


1 

1 

1 




1 

2 
2 
2 




1 
1 

10 


1 
1 


3 
2 
2 

1 

1 
1 
1 
1 


12 


1 8 

3 

1 

; 1 



1 




1 

3 




14 
8 
7 
7 
5 
4 
3 
5 
6 
4 
2 

65 


1 


Cefalonia e Santa Maura 





Albania e Dalmazia 


2 


Morea 

Golfi di Patrasso e Lepanto 

Candia 

Stati Balcanici 


2 
2 

3 


Arcinelafiro i 


4 


Asia minore 


3 


In mare, tra Candia, Cipro e TEgitto . . . 1 

Asia centrale 

1 
1 



2 


1 
Totale . . . 


26 ' 


17 


19 



' È però da notarsi a questo proposito, che anche durante il periodo di quasi 40 anni, dal 1825 
al 1863, nel quale si hanno le osservazioni continuate del ^^rbiani a Zante, non mi ò riuscito di trovare 
che due soli terremoti italiani, quello del settembre 1846 e l'altro del dicembre 1852, che furono risentiti 
in Grecia, e questi neppure con sicurezza. 



116 

Da qui risulta che di tutte le scosse risentite in Italia, ne provennero una terza parte dalle 
sole isole Jonie, ed una metà dalla sola Grecia, qualora si aggiunga alle isole Jonie anche la 
Morea ed i golfi di Patrasso e Lepanto. Ciò facilmeute si spiega, anzitutto colla maggior vici- 
nanza della Qrecia'all'Italia, ed in secondo luogo colla grande attività e col gran numero dei foco- 
lari sismici greci. Ànclie l'Àlliania e la Dalmai'.ia, limitata però quest'ultima fino a Ragusa, hanno 
fornito un discreto numero di scosse (7), di cui più che la mptà sicure; ma più degna d'at- 
tenzione è, senza dubl'io, Candia, che nonostante la sua ragguardevole lontananza, lia date 
lien quattro scosse sicure o quasi sicure. A tutte le altre rimanenti contrade non rimane che 
la terza parte della totalità delle scosse risentite in Italia, e di queste appena una metà sicure 
quasi sicure, e per lo più indicate dai soli strumenti. Ciò mostra chiaramente che, a causa 
dell'enorme distanza, o non giunge affatto in Italia Teco delle numerose scosse originate in 
quest'ultime contrade, oppure il medesimo vi giunge così affievolito da essere necessari i più 
delicati strumenti per constatarlo, come viene mostrato dall'ultima colonna del precedente 
prospetto. 

Per dare |K)ì un'idea più concreta delle distanze veramente enormi, a cui si possono 
trasmettere le ondulazioni sismiche, -e far conoscere gli strumenti che Uno ad oggi ci hanno 
rivelata questa proprietà cosi importante dei terremoti, stimo utile riunire qui appresso le 
date di tutte le scosse di provenienza orientale, anche se ìkou indicate in Italia, le quali fecero 
risentire in Europa la loro inUueaza a grandi distanze sopra speciali strumenti: 

23 gennaio 1838 - 17 gennaio 1839 - 18 aprile 1842 - 12 ottobre 1851 - 12 ottobre 1856 - 
26 dicembre 1861 * - 20 settembre 1867 - 4 aprile 1868* - 19 aprile 1878 - 3 aprile 1881 - 
15 ottobre 1883 ' - 28 marzo !8H5 - 2 agosto IHH.i* - 27 agosto 1886 - 17 luglio 1887 - 
4 ottobre 1887 - 11 luglio 1888 - 3 aprile 1889* - 12 luglio 1889 - 25 agosto 188!) - 
25 ottobre 1889 - 27 giugno 1891 - 1" settembre 1891 - 14 ottobre 1892 - 18 ottobre 1892*- 
20 dicembre 1892* - 31 genuaio 1893 - 1" febbraio 1893 - 9 febbraio 1893 - 2-3 marzo 1893 - 
20 marzo 1893 - 23 marzo 1893 * - 25-26 marzo 1893 * - 17 aprile 1893 - 14 giugno 1893 - 
3 luglio 1893 - 4 agosto 1893 - 22 settembre 1893 - 5 novembre 1893 - 17 novembre 1893. * 

Ri vede adunque clie gli strumenti fino ad oggi conosciuti, atti a risentire il passaggio 
anche di lievissime ondulazioni sismiche, sono i livelli astronomici, gli strumenti magnetici, 
gli apparecchi sismici ed inltne il pendolo orizzontate del dott. E. von Rebeur-Paschwitz. Ad 
eccezione degli strumenti sismici, che furono eostruiti espressamente per lo studio dei terre- 
moti, tutti gli altri, ideati a scopo diverso, hanno nondimeno reso e rendono ancora un buon 
servigio alla sismologia, 1 livelli astronomici e gli strumenti magnetici furono i primi a ri- 
velare la propagazione dei terremoti a grandi distanze, ed ognora fu il caso che condusse a 
tale scoperta; dappoiché furono sorprese in straordinaria agitazione o le bolle dei livelli o gli 
aghi dei magnetometri, che nei primi tempi erano a lettura diretta. Quindi è lecito ritenere 
che tante altre volte siano stati perturbati tali strumenti, senza che gli osservatori se ne siano 
menomamente accorti. È assai più tardi che gli strumenti magnetici divennero registratori a 
mezzo della fotografia, e soltanto allora fu possibile avere cognizione di gmn numero di per- 
turbazioni sismiche, che altrimenti sarebbero passate inosservate. Gii strumenti sismici dei 
vari Osservatori d'Italia, i quali si sono mostrati capaci di risentire le scosse lievissime di lontana 
provenienza, furono fin qui o sensibilissimi .sistnuscopì, per la massima parte pendoli, o i lìv- 

* Scosse non registrate in Italia. 

' Per il 6 luglio 1883 vedi la cronistoria sismica di Zante, 



117 

mometri, o i smnometrografi assai più recenti. Però i troniometri presentano il grave difetto, 
al pari dei- livelli e degli strumenti magnetici a lettura diretta, che le perturbazioni in essi 
prodotte da movimento del suolo possono essere conosciute soltanto per caso, quando cioè 
l'osservatore s'incontri a constatarle dopo un tempo relativamente breve da che avvennero. 
Quindi il tromometro, fino a tanto che non sia reso anch'esso registratore, è un apparecchio sul 
quale si può poco contare, a meno che ^osservatore non sia di tanta pazienza e buona volontà 
da volerlo sorvegliare a brevissimi intervalli di tempo. Ed anche in questo caso riuscirebbe 
pur dilHcilissimo, per non dire impossibile, il voler ricavare dal tromometro Torà precisa del 
momento in cui cominciò la perturbazione. ^ Per queste considerazioni è diminuita notevol- 
mente oggi l'importanza del tromometro, quale è stato (In qui adottato, mentre, al contrario, 
vediamo sempre più aumentare quella dei sismoscopi registratori e tanto più dei sismome- 
trogratt a registrazione continua, capaci questi ultimi non solo di far conoscere Torà del prin- 
cipio, ma anche delle altre fasi consecutive. Degno poi di ogni elogio è il pendolo orizzontale 
per la sua veramente maravigliosa sensibilità, la quale ha permesso di registrare scosse di 
terremoto scoppiate perfino agli antipodi. Solo 6 a lamentaci la poca precisione con cui finora 
l)Ossono in esso ricavarsi le ore, per il fatto che questo prezioso apparecchio è stato costruito a 
scopo del tutto diverso da quello sismologico. L'importanza del tromometro non potrà mancare 
quando sia reso anch'esso registratore; e spero che durante il 1894 si vedrà il risultato del 
tromometro a registrazione fotografica da me proposto, e già distribuito a parecchi Osservatori 
geodinamici italiani dall'Ufficio centrale di meteorologia e geodinamica di Roma. 



CONCLUSIONE. 

È bene ora riassumere i principali risultati a cui sono pervenuto col discutere le numerose 
notizie consegnate nella cronistoria sismica di Zante, le quali in modo speciale si riferiscono 
a quest'isola, ed in via secondaria riguardano anche i terremoti della Grecia e dell'Oriente 
in generale: 

r Non è in niun modo provato che la recente catastrofe di Zante sia il risultato di un 
incremento progressivo nell'attività sismica di quest'isola. Si tratta puramente di un risveglio, 
in via abituale, dello stesso focolare sismico che ha agito tante altre volte, e forse perfino 
con maggior veemenza, nei secoli passati. v 

2"* La triste celebrità, acquistata dall'isola di Zante per i terremoti, è in buona parte 
dovuta ai numerosi centri sismici, che la circondano a maggiore o minore distanza, oltre che 
al focolare sismico locale, causa dei veri terremoti entocentrici. 

3° Le più notevoli regioni sismiche, dove sono generati i frequentissimi terremoti esocen- 
trici di Zante, sono in ordine d'importanza: l'isola di Cefalonia, i golfi di Patrasso e Le- 
panto, la Messenia, l'isola di Candia, l'Elide ed alcune altre provincie della Morea, l'isola di 
Santii Maura, ecc. 

4" L'attività di alcuni tra questi centri sismici forse uguaglia, se non supera, quella del 

* Ed in vero, non volendo uscire dalla cerchia dei terremoti di provenienza orientale per T ultimo 
ventennio, da che ha cominciato a funzionare il tromometro, gran parte di essi passarono inosservati a 
questo strumento; e per quelli pochi, per non dire rari, che realmente furono da esso indicati, non è 
stato mai possibile conoscere F ora esatta del passaggio delle onde sismiche, tale da potersi utilizzare per 
il calcolo della velocità di propagazione di quest'ultime. 



118 

focolare relativo a Zante. Non è poi improbabile che quest'isola risenta eziandio i movimenti 
provocati da altri centri giacenti in mare, ancora sconosciuti, e c^e possono essere nondimeno 
origine di molte scosse, ritenute a Zante, erroneamente, per entocentriclie. 

5" I disastri, così "frequenti nell'isola dì Zante, ai limitano generalmente alla parte meri- 
dionale ed orientale, siano essi causati da terremoti entoeentrici od esocentrici ; e la causa di 
detti disastri deve quasi sempre ricercarsi, più che nello straordinario movimento del suolo, 
nella costituzione geologica dello stesso e" nel Cfvttivo stato dei fabbricati, come in appresso 
dirà più estesamente il professor Issel. 

fi" Lo stragramle numero di repliche di varia intensità, veriflcatoai nell'attuale periodo 
ha riscontro non solo in altri antecedenti forti terremoti di Zante, ma benanco in 
■iginati in altri centri sismici della stessa Grecia, della Dalmazia, dell'Italia e di tante 
poni del globo. Lo stesao è a dirsi per le numerose detonazioni sìa isolate, sia pre- 
sia concomitanti per riguardo alte scosse. Di ciò si convincerà agevolmente chi con 
, avrà sfogliata la cronistoria sismica di ^ante, 

ja rassomiglianza poi delle scosse di /ante con quelle di tante altre contrade, unita- 
ne considerazioni svolte nei numeri Ti e 6, fanno ragionevolmente supporre che,i feno- 
odinamici recenti in /ante sono probabilmente dovuti alla stessa causa che agisce ìb 
ri punti del globo. 

^'ella succossione dei terremoti piti memorabili, conosciuti per Zante, non ^ possibile 
e alcuna legge di periodicità. 

tono più numerose le scosse, che originate io Grecia vengono risentite in Italia, di quelle 
'epicentro in Italia, si propagano fino in Grecia. 

Per lo studio dei terremoti segnalati in Italia, occorre una esatta conoscenza non 
lucili della Dalmazia, dell'Albania, della Grecia ed in particolar modo delle isole Jonie, 
adio di regioni orientali a distanze ancor più ragguardevoli, come l'isola di Candìa, 
balcanici, l' Arcipelago, l'Asia Minore e perfino l'Asia Centrale. L'esperienza, infatti, 
ato ci dimostra come le onde sismiche, generate dai numerosi ed attivissimi centri 
li queste contrade, non solo hanno potuto influenzare spesso gli strumenti più deli- 
li Osservatori italiani, ma perfino sono state non di rado risentite dall'uomo, e qualche 
isihilmente, specie nelle provineie meridionali della nostra penisola ed in Sicilia. 



CAPO IV. 



Correlazione tra i recenti parossismi sismici di Zante 
ed i contemporanei fenomeni geodinamici d'Italia. 



La trattazione piuttosto ampia di questo capitolo è dovuta non solo all'espresso desiderio 
del Ministero d'agricoltura, industria e commercio, ma eziandio ad una recente publ)licazione 
sullo stesso argomento del prof. M. S. De Rossi.^ Quest'ultima ha richiamata assai la mia atten- 
zione, e per la straordinaria importanza del tema, ha acceso in me il desiderio di verificare 
quale e quanta parte di vero si trovasse nel concetto principale esposto dall'autore, che cioè 
nel recente periodo sismico di Zante « apparisce con evidenza una connessione delle due atti- 
vità telluriche d'Italia e dell'Arcipelago greco,... e resta abbastanza chiarita la unità di 
sistema e conseguente connessione dei focolari endogeni delle due regioni bagnate dallo stesso 
mare tirreno ». Il De Rossi, a sostegno della sua tesi, dice che negli ultimi giorni di gennaio 
si ebbe un: accentuato risveglio nell'attività terremotica italiana, che precluse alla 1* grande 
scossa di Zante. Aggiunge che lo Stromboli die segni precursori dell'avvenimento, e che il 
focolare siculo (l'Etna) si agitò contemporaneamente a (luello greco. Finalmente riporta che 
il 26 gennaio nei tromometri degli Osservatori italiani « subentrò una calma, che parve foriera 
del terremoto di Zante e delle agitazioni eruttive dello Stromboli e dell'Etna », fatto questo 
ripetutosi tante altre volte e perciò degno, secondo lui, di seria attenzione. 

Il più brevemente che mi sarà possibile, tratterò separatamente di questi tre diversi ordini 
di fatti, esaminando dapprima lo stato dei vulcani, poi i movimenti macrostsmici, ed infine 
quelli microsismici d'Italia in connessione colle maggiori scosse di Zante. 

Stato dei vulcani italiani. 

Etna. — Il De Rossi dice che « lo stesso Etna nella notte dal 31 Gennaio al 1*^ Febbraio 
eruttò cenere dal cratere suo centrale, e fumo dalle recenti nuove bocche ». Veramente tale 
notizia è alquanto diversa da quella comunicata direttamente all'Ufficio centrale di Meteoro- 
logia e Geodinamica dal prof. Ricco, direttore dell'Osservatorio Bellini sull'Etna e di quello 
geodinamico di Catania. Infatti, stando al Ricco, l'Etna eruttò dal cratere centrale solo una 
gran quantità di fumo, e ciò al mattino del 31 gennaio e non nella notte seguente; ed in 
quanto ai crateri dell'ultima eruzione, essi si rianimarono alquanto il 1° febbraio lanciando 
fumo grigio. Comunque sia, siffatta notizia potrebbe per avventura richiamare l'attenzione di 
chi, non essendo al corrente dello stato del maggiore vulcano d'Europa, credesse tale avve- 
nimento veramente straordinario ed occorso durante una lunga calma. Ma è bene distruggere tale 
credenza in base ai dati fomiti dallo stesso prof. Ricco, i quali io vado a riassumere qui appresso. 

* « L'odierna attivitàjsismica deirArcipelago greco studiata in Italia ». Atti deWAcc, pontif. de' nuovi 
Lincei, tomo XLVI, sessione 4* del 19 marzo 1B93. 



120 

In quanto al cratere centraley fin dalla fine del dicembre 1892 perdurava un aumento 
nell'attività eruttiva, consistente in emissione di fumo sotto forma di folto pennacchio. Que- 
st'attività si è mantenuta anche in tutta la 1* quindicina di gennaio, ad eccezione del breve 
periodo dal 7 al 9 e del giorno 12. Nella 2* metà di gennaio l'attività è restata generalmente 
mediocre, se si eccettui il 22, in cui si ebbero notevoli eruzioni di fumo bianco, susseguite a 
deboli emanazioni nel giorno precedente. Indi deboli emanazioni di fumo nel 28, debolissime 
di vapori nel 29, (juasi calma il 30, al mattino del 31 folto pennacchio di fumo bianco. Circa 
i nuovi crateri laterali, h a dire che essi avevano cessato di emettere lava fin dal 29 dicem- 
bre 1892 e poi si mantennero in uno stato di calma, interrotta soltanto, il 6 ed il 18 gennaio, 
da notevoli emanazioni di vapori. 

Passo ora a considerare ciò che avvenne nel mese di febbraio, dopo iniziato col 31 gen- 
naio il risveglio del focolare sismico di Zante. Nel cratere cetitrale già col 1° febbraio le emar 
nazioni di vapori erano ritornate debolissime ; furono deboli il 2, mediocri o deboli tino al 10, 
e poi sottentrò la calma, la quale fu solo interrotta verso il 20 e nuovamente tra la fine di 
febbraio ed il princii)io di marzo. In quanto ai nuovi crateri che, come ho detto, si mostravano 
in quiete tU\ dal 18 gennaio, si ebbero di nuovo notevoli emanazioni di vapori solo il T feb- 
braio, vale a dire soltanto il giorno della 2" scossa disastrosa di Zante, e poi ritornarono in 
calma in tutto il mese di febbraio. 

Esaminiamo ora l'Etna durante il mese di aprile in correlazione con l'ultima scossa disa- 
strosa di Zante del 17 di questo mese. Il cratere centrale, tra la fine di marzo ed i primi di 
aprile, restò in una debole o moderata attività che, debolissima il 6 aprile ed alcuni giorni 
appresso, aumentò di nuovo nel giorno 11, in cui riapparve un folto pennacchio di fumo bianco. 
Nella settimana successiva le emanazioni di vapori ridivennero deboli, accrescendosi solo il 19 
ed il 22, cioè dopo avvenuto il nuovo parossismo sismico di Zante. Subentrò la calma sulla 
(Ine di aprile, la quale però fu subito turbata proprio nell'ultimo giorno del mese. I nitori ci'a- 
feri produssero deboli emanazioni di vapori negli ultimi di marzo, e poi si mantennero in 
calma fino ai primi di maggio, interrotta soltanto il 25 aprile da forti emanazioni di vapori. 
Farmi perciò poter concludere : 

1"* Il cratere centrale dell'Etna mostrò un lieve risveglio proprio la mattina del 31 gen- 
naio ; ma bisogna notare che uno consimile se ne era avuto in tutta la 1* quindicina del mese, 
poi il 22 gennaio e di nuovo il 20 febbraio, ecc. Non è quindi improbabile che si tratti di un 
risveglio puramente casuale in mezzo a tanti altri che sogliono abitualmente avvenire. Volendo 
anche escludere l' idea di una fortuita coincidenza, si potrebbe forse ammettere qualche nesso 
tra il risveglio temporaneo del cratere centrale etneo e la 1* scossa disastrosa di Zante, rite- 
nendo senz'altro che la commozione del suolo siculo, in seguito al passaggio delle profonde 
onde sismiche provenienti dalla Grecia, abbia alterato alquanto, e per poco, il regime del vul- 
cano, sia per semplice effetto meccanico, sia agevolando meglio l'infiltrazione dell'acqua marina 
nelle viscere del monte. 

2® I recenti crateri etnei rimasero calmi in tutto il gennaio e febbraio, tranne il 6 e 
18 gennaio e quindi il V febbraio, in coincidenza cioè colla 2* scossa disastrosa di Zante. 
Anche qui valgono le stesse considerazioni già svolte per il cratere centrale. 

3"* In occasione dell'altra ancor più violenta scossa di Zante del 17 aprile, non el)be a 
verificarsi la benché menoma accentuazione nell'attività, tanto del cratere centrale, quanto dei 
nuovi crateri. Ciò, oltre che non confermerebbe una relazione ben manifesta tra il focolare 
sismico di Zante ed il focolare dell'Etna, sarebbe altresì contrario alla spiegazione di sopra 
data, per giustificare razione indiretta che le scosse della Grecia potrebbero avere esercitato 
sul nostro maggiore vulcano. 



l2Ì 

4"^ Dopo le scosse di Zante del 31 geunaio, T e 2 febbraio rimasero in calma tanto il 
Cratere centrale, quanto i nuovi crateri, mentre che pochi giorni dopo la scossa del 17 aprile 
non mancò un risveglio in questi ultimi e nel primo. Ciò dimostra come nepimre in seguito 
alle forti scosse di Zante siasi verificato alcun che di straordinario nel vulcano. 

Non rimane perciò che a rispondere negativamente circa una correlazione evidente tra il 
focolare dell'Etna e la eausa dei terremoti di Zante, beninteso in base ai fatti a noi noti e 
non a quelli che in avvenire potranno forse essere posti in luce. 

SirombolL — Le uniche notizie da me conosciute intorno a questo vulcano sono quelle! 
relative al 29 e 30 gennaio 1893, già pubblicate nel Supplemento 8,5" al Boll, Met deWU. C. 
di M. e G. La 1* inviata direttamente da queirutiiciale telegrafico e postale, signor G. Renda, 
è la seguente: « Alle 2.10 a. del 29 gennaio fortissima scossa suss. di pochi secondi, indicata 
dai sìsmoscopt, e tale da far aprire quasi tutti i balconi ; talché la popolazione uscì all'aperto, 
temendo disastri. Venne causata da una violentissima eruzione del vulcano, seguita dopo 5 mi- 
nuti da altra meno intensa. Boati interni del vulcano, e durante la notte caduta di scorie e 
di molta terra rossastra che tùtt'ora continua ». 

La 2* inviata dal prof. Ricco, ma dovuta ugualmente al signor Renda, è del tenore se- 
guente: 4c Alle '8.19 del mattino seguente (giorno 30) altra eruzione; e poi di seguito il vulcano 
ha continuato a soffiare fortemente vapore ed eruttare scorie. Le tre montagnozze (coni attivi) 
da noi viste nell'ultima visita del 1890 e che erano già coperte dai materiali eruttati conti- 
nuamente, ora sarebbero splanate, e la Sciar azza è tutta coperta di scorie e blocchi di lava ». 
Per mancanza di notizie anteriori e posteriori a quelle testò riportate, non è possibile 
decidere quale possa essere stata l'importanza e la straordinarietà di questo risveglio del vul- 
cano, rispetto al suo andamento normale. Comunque sia, ò però certo che questo incremento 
nell'attività dello Stromboli precedette di uno a due giorni la T catastrofe di Zante, e non fu 
contemporaneo con quello mostrato dal cratere centrale dell'Etna e tanto meno dai nuovi crateri. 
Vulcano. — Per quante ricerche abbia fatte, non mi è stato possibile ottenere qualsiasi 
informazione sullo stato di questo vulcano in relazione colle scosse disastrose di Zante. 

Vesuvio. — Utilizzerò le stesse notizie già riferite dal prof. Mercalli in occasione del ter- 
remoto Salernitano del 25 gennaio, * le quali presso a poco collimano con quelle pubblicate 
mese per mese dall'Osservatorio di Valle di Pompei nello stesso Boll. mens. di Moncalieri. 
Ecco ciò che dice il Mercalli: « Il Vesuvio, che dal giugno 1891 si trova in fase di deiezijone 
lavica laterale strombo! lana, si rianimò alquanto durante il gennaio del con*ente anno. L'emis- 
sione della lava nell'Atrio del Cavallo cominciò ad aumentare verso il 28 dicembre 1892, con- 
tinuò tutto il gennaio, con un massimo dal 20 al 25, in cui si formarono alcune piccole colate 
di quasi un chilometro di lunghezza. Anche il cratere terminale, che nel novembre-dicembre 
emanava solo fumo abbondante senza- materiali solidi, verso il 24 dava esplosioni di scorie 
incandescenti, che di poco si alzavano sull'orlo della voragine e che ricadevano tutte in essa. 
Nel febbraio e nel marzo l'attività tornò a diminuire, rimanendo però sempre alquanto supe- 
riore a quella dell'ottobre-dicembre 1892. Raggiunse un minimo verso il 23-24 marzo, per 
riprendere poi attività in principio di aprile. In quest'ultimi giorni (11-17 aprile) lo sfogo di 
lava nell'Atrio andò mano mano diminuendo, ma presero forza maggiore che in tutti i mesi 
precedenti le esplosioni intermittenti di scorie incandescenti al cratere terminale ». 

E lo stesso autore aggiunge in nota, in data proprio del 17 aprile: «Da quattro giorni 
lo esplosioni di scorie incandescenti sono forti o visibili da Napoli, ad intervalli di qualche 

* « Il terremoto sentito in Napoli nel 25 gennaio 1893 e lo stato attuale del Vesuvio ». Bollettino 

\ mens. di Monadievi, ser. 3*, voi. XIII, 1893, p. 65. 

16 






122 

minuto- Le scorie cadono in parte anche sull'orlo esterno del cratere. Questa mattina le più 
forti alzano il fumo oscuro a forma di pino eruttivo a grande altezza sopra Torlo del cratere. 
Le esplosioni avvengono ad intervalli poco variabili di un minuto e mezzo a tre minuti circa. 
L'emissione del fumo non è continua come nei mesi passati, sicché tra un'esplosione e l'altra 
la cima del vulcano rimane perfettamente libera ». 

Da tutto ciò si ricava che contemporaneamente alle catastrofi di Zante del 31 gennaio e 
17 aprile, il Vesuvio non presentò alcuna significante specialità. Tutto al più si potrebbe ammet- 
tere un aumento nell'attività eruttiva parecchi giorni innanzi alle scosse disastrose di Zante; 
ma in tal caso bisogna convenire che il modo di comportarsi del Vesuvio, relativamente alle 
stesse, è stato ben diverso da quello dell'Etna, poiché quest'ultimo vulcano, come abl)iamo già 
visto, rimase assai calmo in precedenza delle scosse più forti nell'isola di Zante. ^ 



Stato macrosismico in Italia. ^ 

Nel gennaio 1893 si ebbero in tutto 27 scosse di terremoto contro 43 del gennaio 1892 
e contro 25 del 1894, così ripartite in Ordine alla loro intensità: 



Intensità delle 


•cosse 


Gennaio 189J 
19 


Qonnaio 1893 


Gennaio 1894 


Lievi 


. . . .N. 


17 


13 


Mediocri .... 




17 


4 


8 


Forti 




5 


5 


4 


Fortissime . . . 




1 


1 


— 


Rovinose .... 


Totale N. 


1 


— 


— 




48 


27 


25 



' A niuno sfuggirà F importanza che avrebbero potuto avere le notizie particolareggiate sullo stato 
del vulcano deir isola di Saniorino^ durante il recente periodo sismico di Zante ; ma disgraziatamente tali 
notizie non sì poterono in niun modo ottenere fin qui, per mancanza di un regolare servizio di osserva- 
zioni in queir isola, cosa questa a lamentarsi presentemente in Italia per i due \ulcani minori Vulcano 
e Stromboli. 

Soltanto si è potuto sapere, grazie ad informazioni assunte in proposito dalP Osservatorio di Atene, 
che nel vulcano di Santorino vi ha costantemente del fumo, e che da lungo tempo manca qualsiasi altro 
segno di attività. Stando a ciò, parrebbe che contemporaneo alle due catastrofi di Zante non si verificò 
alcun risveglio di questo vulcano, per lo meno così accentuai^) da richiamare T attenzione degli abitanti 
dell'isola.- 

Mi piace qui ricordare le date più memorabili delle eruzioni vulcaniche a Santorino : 97 av. Cr., 46 
dopo Cr., 726, 1573, 1650, 1707-1709, 1711-1712, 1866-1868. 

' In quanto all'estero, non mi consta che contemporaneamente, o qualche giorno prima, o dopo, 
delle due più forti scosse di Zante, avvenissero altrove importanti terremoti. Solo posso dire che il 9 feb- 
braio si ebbe un terremoto disastroso nelP isola di Samotracia, dirimpetto ai Dardanelli, e che V 8 aprile 
ne avvenne uno rovinoso in Serbia ed Ungheria. Ma faccio notare che mentre il primo avvenne una die- 
cina di giorni dopo la prima catastrofe di Zante del 31 gennaio, il secondo, per lo- contrario, si verificò 
una diecina di giorni prima dell'ultima catastrofe del 17 aprile. 



123 



Risulta all'evidenza che le scosse del gennaio 1892 furono più numerose e più importanti 
di quelle del gennaio 1893 e 1894, e che l'anno 1893 non si distingue affatto per una note- 
vole attività raacrosismica. ^ 

La distribuzione delle scosse durante il mese di gennaio nel triennio 1892-93-94 apparisce 
nel seguente specchietto: 





Gennaio 1692 


aennaio 1898 


Gennaio 1S94 


Intensità delle scosse 


V decade 
4 


2* decade 


3' decade 


' 1* decade 


2* decade 


S* decade 
8 


r decade 


2* deoade 


3* decade 


Lievi N. 


3 


12 


7 


2 


6 


7 


^^ 


Mediocri 


5 


9 


3 


1 2 

1 


1 


1 


5 


3 


— 


Forti 


1 


2 


2 


i 

1 2 

1 


1 


2 


2 


1 


1 


Fortissime .... 


1 


— 


— 




t 


1 


— 


— 


— 


Rovinose .... 


— 




1 


1 " 


— 


— 


— 


1 
ì 


Totale N. 


11 


14 


18 


11 


4 


12 


13 


11 


1 . 






43 






27 




25 



Qui si vede che la seconda decade del gennaio 1893 fu veramente poco ricca di terre- 
moti; ma la prima si può paragonare, per numero di scosse, non solo alla terza dello stesso 
anno, ma ancora alla prima del 1892 e del 1894. Così che sembrami poco giustificato quanto 
osserva in proposito il De Rossi, che cioè « una relativa e poco interrotta calma sismica gode- 
vasi in Italia sul finire deiranno 1892, e principio del 1893. Un primo risveglio sismico non 
violento, ma esteso comparve ai 25 Gennaio con un terremoto che urtjE) la regione di Salerno... » 

In quanto alla ripartizione delle suddette scosse nel regno italico, valga a darne unMdea 
quest'altra tabella: 



Intensità delle scosse 



Gennaio 1892 



Lievi . . 
Mediocri 
Forti . . 
Fortissime 
Rovinose 



N 



Totale N 



Italia 
settenlrion. 

7 

11 

3 

1 



Italia media 



Gennaio 1898 



Italia I Italia 
meridionale , settentrlon. 



8 
3 
1 



4 
3 
1 



22 



13 



43 



5 
1 
1 



Italia media 



Italia 
meridionale 



7 
2 
2 



8 



11 



27 



5 

1 
2 
1 



9 



Gennaio 1894 



Italia 
settentrion. 


ItalU media 


2 


5 
3 
2 


2 


10 



ItaUa 
meridionale 



6 
5 
2 



13 



25 



' Anche il mese di febbraio 1893 fu meno ricco di scosse in confronto di quello del precedente e 
susseguente anno, come si rileva qui sotto: 



Intensità delle scosse 


N. 


Febbraio 1892 


Febbraio 1893 


Febbraio 1894 


OBMervaxioni 


Lievi 

Mediocri 

Forti 

Fortissime 


30 

12 

2 

1 

45 


7 
7 

1 


9 

7 
2 

1 


Nel biennio 1892-93 la mairgior 
parte dello scosso avTennero nell'Italia 
centrale, poche al Settentrione, pò- 
chissime al Meuoi^iorno. Per lo oon- 
trarlo, nel 1894 predominarono le scos- 




N. 


se neir Italia meridionale e furono 
scarse quelle neir Italia media. 


Totale 


15 


19 



124 



Qui risulta ad evidenza che nel gennaio 1892 predominarono le scosse nell'alta Italia, 
dove se ne ebbero circa una metà del total numero, mentre nel gennaio 1893 esse rappresen- 
tano solo la quarta parte, e sono ancor meno nel 1894. Se poi vogliasi esaminare più da 
vicino il gennaio 1893, non apparisce una grande disparità nel numero delle scosse verifica- 
tesi nelle varie regioni italiane. Preudendo in considerazione aAche T intensità dei terremoti, 
si trova r Italia settentrionale rimanere alquanto indietro per rispetto a quella media, e questa 
alla sua volta restare superata dalle provincie del Mezzogiorno per la sola scossa fortissima 
del 25 gennaio, con l'epicentro però abbastanza vicino all'Italia centrale. Ma queste differenze, 
relativamente lievi, non mi pare che, da sole, possano invocarsi sul serio a favore d'un risveglio 
nell'attività macrosismica nel gennaio 1893, per le provincie meridionali, come quelle più pros- 
sime alla Grecia. 

Passando in rassegna più particolarmente la settimana precedente la prima conflagrazione 
sismica di Zante, troviamo nel giorno 25 la scossa (VII!) già menzionata del Salernitano, con 
altre tre minori del grado III nella stessa provincia; il 26 due scossette del grado II nel Vero- 
nese; il 27 una scossa (III) in -provincia di Avellino; il 28 di nuovo una scossa (VI) nel Saler- 
nitano; il 29 mattina una forte scossa (VI-VII?) allo Stromboli, contemporanea a una violen- 
tissima eruzione di quel vulcano; * e cinque ore dopo, una scossa (IV) ad Aquila; la mattina 
del 30 altra eruzione allo Stromboli; la mattina del 31 una scossetta (II-III) a Catania^ ma 
esocentrica, e precisamente proveniente da Zante. 






Esaminiamo ora lo stato macrosismico italiano in precedenza dell'altra scossa ancor più 
disastrosa di Zante del 17 aprile. Anche ora sarà opportuno effettuare un confronto tra l'a- 
prile 1893 e quello del 1892, dando uno sguardo al seguente specchietto: 



Intensità delle 


SCOflBO 




Aprile 1892 


Aprile 1893 


Lievi 

Mediocri .... 

Forti 

Fortissime . • . 


• • • 

• • • 

• • • 


• ■ 

• • 


9 

10 

2 

2 

23 


45 

12 

7 

3 




Totale N. 






67 



Si vede manifesto come l'attività terremotica delTaprile 1893 sia stata di molto superiore 
a quella dell'aprile dell'anno precedente. 

Le scosse poi avvenute nella prima decade di aprile, quelle nella settimana innanzi il 
terremoto di Zante del 17, e le altre del rimanente mese si trovano per il biennio 1892-93 
ripartite come segue: 



1 soa 



1 « o :i 



Intensità delie scosse 



Lievi N. 

Mediocri 

Forti 

Fortissime 

Totale N. 



1-10 aprile 



11-17 aprile 



18-30 aprile 



1-10 Aprile 



5 
6 



3 
1 



11 



1 
3 
2 
2 

8 



6 
5 
2 
1 



14 



:i-17 aprile 

1 
1 
1 



18-30 aprile 



38 
6 
4 
2 

50 



23 



67 



* Questa notizia, inviata direttamente dallo stesso direttore deir ufficio telegrafico di Stromboli, ò con- 
tradittoria con quella riferita dal De Rossi, che cioè « il 30 un violento terremoto preluse ad una note- 
vole e breve eruzione nell'isola e vulcano Stromboli ». 



125 

Da questa tabella risulta: 1" che nella prima decade dell'aprile 1893 l'attività macrosi- 
smica è stata di poco superiore a quella corrispondente dell' aprile 1892; 2** che la seconda 
quindicina dell'aprile 1898 non solo è stata assai più ricca di terremoti per rispetto alla prima 
dello stesso mese, ma benanco per rispetto alla seconda dell'aprile 1892; 3"" che la settimana 
dal 10 al 17 è stata assai scarsa di terremoti nel biennio 1892-93, ed in particolar modo 
nel 1893. 

Infine, nell'altra tabella che segue, si avrà un'i<lea approssimativa della distribuzione delle 
scosse in Italia nel biennio suddetto: 



Aprilo 1S92 



Aprile 18i)3 



Intensità delle scosse 



Italia 
settentrionale 



Lievi N. I 

Mediocri > 

Forti 

Fortissime 

Totale N. 



2 

1 



Italia media 



5 
3 
1 



Italia 
meridionale 



Italia 
settentrionale 



Italia media 



6 
1 
2 



8 



9 
23 



11 



5 
3 

1 
9 



3 
1 
2 



Italia 
meridionale 

37 
9 
4 
2 

52 



67 



Di qui si ricava che nell'aprile del biennio 1892-93 abbondarono i terremoti nel mezzo- 
giorno d'Italia, in ispecie nel 1893; ma convien notare che buona parte delle scosse, enumerate 
nell'aprile 1893 per l'Italia meridionale, appartengono ad un periodo sismico attivissimo prin- 
cipiato in Sicilia col giorno 22, vale a dire cinque giorni dopo l'ultima catastrofe di Zante. — 
Come è stato fatto per il terremoto del 31 gennaio, volendo esaminare più da vicino le scosse 
avvenute in Italia nella settimana, che precedette immediatamente l'altra catastrofe di Zante 
del 17 aprile, troviamo quanto segue: Nel pomeriggio dei 10 una scossetta (III) a Forlì; a 
sera tarda dello stesso giorno una consimile a Taranto; al mattino del 15 una scossa (lY) 
nel Genovesato ed altra (VI) nelle provincie di Ascoli Piceno e Teramo. Per gli altri due giorni 

16 e 17 non si ha notizia di alcun terremoto italiano. 

Basandoci su quanto è stato di sopra esposto si può concludere: 

r Le scosse avvenute nel mese di gennaio 1893 non eccederono che di poco, per numero 
ed importanza, quelle del 1894, ma, alla loro volta, riuscirono più scarse e. meno notevoli in 
confronto di quelle del mese omonimo del 1892: viceversa, l'aprile 1893 superò, per numero 
ed intensità di scosse, il corrispondente del 1892. Perciò l'ipotesi che Tavvenimento delle 
scosse disastrose di Zante del 31 gennaio, T e 2 febbraio possa aver avuta una connessione 
con una diminuita attività terremotica in Italia nel mese di gennaio, resta contradetta dal 
fatto che l'altra ancor più disastrosa scossa di Zante del 17 aprile avvenne in un mese più 
ricco di terremoti in confronto dell'omonimo dell'anno precedente. 

2*" Dopo la conflagrazione sismica di Zante del 31 gennaio e T febbraio, subentrò in 
Italia una relativa calma macrosismica; ma viceversa, alla violentissima scossa di Zante del 

17 aprile tenne dietro un rincrudimento notevole di terremoti italiani, specie nella Sicilia. Di 
guisa che, se nel primo caso si può invocare il fatto che la prima catastrofe di Zante abbia 
procurata una diminuzione di scosse in Italia, tutto ciò resta contraddetto nel secondo caso. 

3° Ammesso pure (il che non risulta neppure a sufficienza provato) quanto asserisce il 
De Rossi, che cioò la prima catastrofe di Zante fosse preceduta da una relativa e poco interrotta 
calma sismica in Italia, e poscia, nell'ultima settimana, da un accentuato risveglio di terremoti, 
troviamo il contrario per la seconda catastrofe di Zante, la quale fu dapprima preceduta in Italia 
da uno stato macrosismico moderato, e poscia, nell'ultima settimana, da una calma relativa. 



i'altro che assodato come l'avvicioarsi di una conflagrazione sismica in Grecia 
orni innanzi, uno stato particolare e costante nell'attività terremotica italiana, 
aaio 1893 e 1894, o per numero o per intensità, spiccarono alquanto le scosse 
naie, in confronto del mese omonimo dell'anno 1R92 ; e così pure nell'aprile 1893 
^rremoti nel mezzogiorno d'Italia, pochissimi dei quali però anteriori al 1 7 aprile, 
er ritenere clie le due catastrofi di Zante siano state precedute da un aumento 
ione nei terremoti della parte meridionale d'Italia, come quella che si trova 
scolare sismico di Zante. Né ai può supporre che i recenti parossismi sismici 
) stati seguiti da una minore o maggiore attività maorosismica nel mezzogiorno 
lel febbraio 1893 non si trova die un solo terremoto {il 21 nelle Calabrie), 
i decade di aprile se ne ebbero numerosissimi e forti, specie nella Sicilia, 
spontanea e logica la conclusione, che sotto i vari punti di vista considerati, 
I dimostrato un nesso probabile, e tanto meno evidente, tra i recenti disa- 
stato macrosìsmico d'Italia, sia pure nella parte più prossima alla Grecia, 
imuovere interamente un dubbio, che potrebbe afTacciarsi alla mente, leg- 
pasBo del De Rossi: «Questi fatti furouo i precursori di ciò che seguiva 
andò alla medesima ora {5.55 a.) Zante rovinava per terremoto, e Catania 
Etna (5.1Ó a. circa) ne era parimenti investita». E piìi sotto: «In questo 
i) una nuova scossa disastrosa avvenne alle 2 ant., e la medesima facevasi 
come la prima, eolla differenza di tempo dovuta al direrso meridiano ». Ciò 
il lettore a ritenere che effettivamente in Sicilia si ebbero due scossette locali 
e due disastrose di Zante; ed il fatto avreblie davvero grande importanza. 
e le due scossette in Sicilia non solo si risentirono, per rispetto a quelle di 
enza di tempo dovuta al diverso meridiano, ma inoltre colla differenza di 
ninuti piimi) necessario alle onde sismiche per propagarsi da Zante fino alle 
ale. Ciò risulta all'evidenza, riducendo allo stesso meridiano le ore più at- 
e quelle osservate in Sicilia, come uè! capo YI tratterò estesamente, par- 
ta di propagazione delle principali scosse di Zante. 

Stato nicrosishico in Italia. 

oasi dopo aver detto che l'invenzione del tromometro, fra gli altri risultati 
i « l'arrivo di onde sismiche provenienti da terremoti lontanissimi in grazia 
onde terrestri lentissime ed insensibili, e perciò prima, senza queir istru- 
ute, né sospettate », ' soggiunge: « Un'altra indagine fu impiantata col tro- 
ricercjire se le agitazioni microscopiche di queir istrumento non procedenti , 

lontani, ma solo da azioni locali si troviissero poi in qualche relazione coi 
leriodi sismici che si verificassero iu altre regioni o centri di attività, sia 
». E dopo aver ricordato il terremoto di Scio del 1881, che a suo parere 
! altre volte erasi già visto, una erideiiie cioc connessione di fenomeni fra gli 
lelago greco e quelli manifestatisi nell'Italia meridionale», viene a conai- 
icrosismico italiano in precedenza della prima catastrofe di Zante. «Leagita- 
lie, egli dice, adunque cominciarono ai 22 decombre, conservandosi medioere- 
■(mtiuue fino al 25 (ìennaio. Una sola diminuzione avvenne ai 9 seguita da 

;etite anche ì soli pochi fatti, da me riportati nylla fine del capo Ut, dovrà ricoDO- 
i que:ìt'as:^erzìone; dappoiché già molto tempo prima che funzioDasse il tromometro, 
oziati le perturbazioni nei livelli astronoinici e negli strumenti magnetici, provocate 



127 

calma perfetta nel 10 Gennajo. Tranne cotesta sosta l'agitazione tromometrica durò costante, 
e divenne assai forte dal 15 al 20 Gennajo senza coincidenza di forti venti. Al 26 Gennajo 
subentrò la calma che parve foriera del ten*emoto di Zante e delle agitazioni eruttive dello 
Stromboli e dell'Etna. I moti tromometrici ricomparvero notevoli dopo i primi due o tre 
giorni da che le scosse di suolo si ripetevano a Zante. L'essersi questa volta come tante 
altre ripetuto il fatto della prolungata agitazione tromometrica prima di un grandioso feno- 
meno sismico col suo cessare al comparire di quello, mi sembra un fiitto che se non altro 
merita l'attenzione ecc. ». Tutto ciò è risultato al De Rossi in l)ase alle osservazioni fatte col 
tromometro normale in Roma, \ Rocca di Papa, Ceceano e Firenze. 

Per verificare ancor meglio i fatti testé accennati, i quali, se veri, sarebbero indul)bia- 
mente di non lieve importanza per le teorie sismiche, io ho voluto utilizzare altresì le osser- 
vazioni consimili di altre regioni italiane, scegliendo in tutto cinque località che sono Mineo 
e Catania in Sicilia, Bocca di Papa e Firenze^ nell'Italia media e Spinea nell'Italia setten- 
trionale, facendo in pari tempo notare che esse si possono ritenere per le migliori, sia per la 
buona collocazione del tromometro, sia per la somma cura con cui vi sono eseguite le osser- 
vazioni. Ho creduto opportuno estendere la mia ricerca a cinque mesi consecutivi, dal T di- 
cembre 1892 a tutto aprile 1893, sia per includervi entrambe le scosse disastrose di Zante 
del 31 gennaio e 17 aprile 1893, sia perchè le conclusioni, a cui potessi pervenire, avessero 
un carattere più generale, essendo basate sopra un lasso di tempo abl)astanza ragguardevole. 
Per il mio scopo ho creduto sufficiente prendere in considerazione le sole medie diurne tro- 
mometriche, quali mi furono fornite dagli stessi Osservatori; ed affinchè durante l'intervallo 
di tempo considerato avesse a risultare meglio manifesto l'andamento dei moti microsismici, 
mi sono attenuto al metodo grafico, portando cioè in curva i singoli valori delle suddette 
medie diurne. Ho voluto oltracciò prendere in esame l'andamento del vento nelle stesse cinque 
località, ' per porlo a riscontro con l'andamento microsismico, e verificare cosi da me stesso, 
in questa occasione, quello che da tanti anni si va con ragione sospettando circa la grande 
influenza che il vento può esercitare sopra il tromometro. Per studiare tale questione ho cal- 
colata la velocità media diurna del vento per tutti i giorni dei suddetti cinque mesi; e con 
i valori trovati ho costruita un'altra curva. In tal modo, per ciascuna delle cinque località, 
ho ottenuto due curve sovrapposte, l'una anemometrica e l'altra tromometrica, dalle quali 
sarebbe stato poi agevole lo scoprire qualche relazione tra il vento ed i moti microsismici. 
Sono dolente di non poter riprodurre le stesse curve originali da me studiate, le quali avrebbero 
richiesta una spesa abbastanza significante ; ma rimedierò in parte a questa mancanza, ripor- 
tando qui appresso due tabelle, nell'una delle quali sono comprese le medie diurne tromo- 
metriche, e nell'altra le velocità medie orarie anemometriche che servirono appunto al trac- 
ciamento delle anzidette curve. Così ognuno, volendo, potrà facilmente ricostruire quest' ultime 
per proprio conto, e verificare le conclusioni ch'io sarò per trarne. 

* Esse furono eseguite nell' Osseryatorio sismico privato dello stesso prof. De Rossi. 

' Per questa località avendo preso in considerazione anche le osservazioni del tromometro antico, 
questo ha presentato all'incirca lo stesso andamento di quello normale, salvo che i valori del movimento 
furono generalmente maggiori. 

' Poiché nella sola Rocca di Papa non sì fanno osservazioni meteorologiche, e non essendo giunte 
paranco all'Ufficio centrale di meteorologia e di geodinamica quelle del vicino Osservatorio di Monte Cave, 
quando intrapresi questo studio, credetti di utilizzare senz'altro i valori anemometrici di Roma (C. R.), nella 
convinzione che questi, a causa della breve distanza di Roma da Rocca di Papa, non potessero risultare 
molto diversi da quelli dei Colli laziali, almeno per il loro andamento, se non per il loro valore assoluto. E 
queato mio modo di vedere è stato realmente in seguito confermato dall' ispezione dei valori anemometrici 
di Monte Cave i quali, sebbene qua e là differiscano da quelli di Roma, pur tuttavia non possono modificare 
notevolmente gli apprezzamenti fatti circa la loro connessione con i moti tromometrici di Rocca di Papa. 



128 



MEDIE DIURNE DEI MOTI TROMOMETRICI 



Dicembre 1892 



Gennaio I8d3 



Febbraio 1893 



Marzo 1898 





1 






1 

1 - 

1 






1 
1 




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1 


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Aprile 1S93 



et 

OS 

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o ' 'S ' ce 

B 2 < o 









1 

2 
3 



1,01 
0,81 



0,60 0,16 0,52 0,31 1,12, 1,10 0,20 



0,50 0,15 



0,24; 0,10 0,70! 0,70 0,55 



0,7910,40 
0,93 0,50 



0,29 . 0,06 



'I 



0,60 0,00 1 1,12 0,80 



0,97. 1,75 



0,00 1,20 1,30 1,19 0,92 2,01 



1,10 



0,50 0,40 ' 0,00 1 ,52 2,10 1 1,28 



1,30 1,62 0,82 



6 1,46 2,30 



1,75 1,07 1,00 0,97 



1,07 



1,40 



0,00 0,33 



0,82 



0,45 



1,14 i 1 ,20 ' 0,50 ; 0,46 



0,55 0,82 1,52 2,50 ! 0,40 ! 0,36 



0,45 1 0,61 1,57 2,60 1,65 



10 



1,03 
1,58 
1,44 



0,90 



1,07,0,74 0,82 1,25 1,90 0,80 0,23 0,00 2,20 3,10 



0,14 0,38 0,41 1,89,2,60 0,60 



2,80 1 0,55 



0,87 



1,50 



1,27 0,90 



1 1 2,26 



12 
13 
14 
15 
16 
17 
18 
19 
20 



1,10 
0,82 
0,96 
1,69 
0,86 
1,17 
0,57 
0,67 
0,54 



0,20! 1,32 1,30 



1,25 



0,47 



0,51 



0,77 



00.0 
0.41 
0.611 



1,96 
1,61 
2,29 



0,80 
1,40 
3,30 



0,09 



0,21 



0,05 , 0,00 
1,68 '0,02 



0.82 



0,00 



1,04 
1,00 



0,00 1 0,33 



0,82|,2,86ì 2,50' 2,10 0,23 



5,50 0,05 0,15 

I 
0,50, 0,10 0,0.-) 



0,20 0,05 0,0r. 



1,44 



1,10 0,29 0,20 



I 



i2,.36.3,10 0,6010,10 



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1 ,87 : 2,80 , 0,40 



0,34,0,51 0,79 



0,33 ! 0,32 0,82 1 1 ,32 0,90 ; 0,30 0,1 4 0,31 1 0,69 



0,00 . 0,62 



3,60 
0,60 
0,50 
3,20 
2,90 
0,70 
2,80 



0,33 
1,05 
0,26 
0,97 
0,76 
0,09 



0,45 
0,71 
0,45 
0,98 
0,13 
0,13 



0,00 :i 0,93 0,20 ' 0,00 0,03 : 0,00 ! 0,93 



1.00 
0,70 



0,06 
0,71 



0,17 
0,05 
0,86 



O,0o' 1,44! 1,30 0,53 



0,61 1,07 1,00 



0,50 0,07 



3,10 0,00 0,01 



0,80 



0,00 



21 1 1,16 

II 
22||l,19 



0,70 0,00 



0,15 



0,10 



2,30 0,00 0,42 
1,30; 0,04 0,32 



0,00 
1,13 



1,50 



1,08 



1,40 0,84' 0,37 



0,20 
1,96 
1,75 
1.44 



1,18 
0,93 



1,00 
0,90 



1,50 2,00 



1,36 
1,09 



1,02; 1,62 1,60 0,50 0,35; 0,31;. 1,04 



1,54,0,84 1,23 



3,20 3,50 0,84' 0,41 



1,14 1,90 0,65 



0,20 0,98 0,70 1,65 

I 

0,00 1,5812,10.0,70 



0,00| 1,67' 1,90 



0,41 
0,00 



1,40 



1,13*2,30 2,18 



1,27 



I 



0,00.1,89 



3,10 



2,40 



3,80, 1,55 



23 



2,27 2,80 0,0010,17 



24 1,17 



1,20 0,30 



0.56 



0,00 1 ,33 ; 1 ,80 0,60 

il I 

0,00, 2,19 1 2,10 0,45 

• ' I 

0,20' 1,28; 1,00 0,25 



0,20; 2,64 2,80 



25 1,87 3,80 0,50 0,83 



26 
27 



1,20 
0,94 



1,00 1,10 0,80 



0,00 
0,82 



1,56 0,60 

I 
1,11 0,Ò0 



0,75 
0,00 
0,00 



0,60 0,79 0,71 '0.7r 0,25 0,00 0,10 



0,14:0,41 



1,30 
1,00 
0,63 
0,53 
0,61 
0,73 



0,31 



1,47 1,00 
0,75 0,90 



0,54 
0,00 



0,00 
0,00 



0,92:0,22 0,50 



0,00 1 0,24 
0,20 
0,00 
0,00 



0,60 



0,36 0,20 

0,70 

0,82 



0,25 
0,55 
0,25 
0,00 
0,00 
0,00 
0,00 



0,53 
0,28 
0,11 
0,13 
0,35 
0,25 



0,41 1,00 



0,00 
0,00 



0,93 
0,H4 



1,40 
2,80 
0,40 
2.20 
0,30 
0,30 



0,35 0,00 0,41 



1,80; 1,54! 6,20 0,04 0,1:1 



0,31 



0,31 



0,09 



0,29 0,41 10,71 



1,32 



0,44 ; 0,00 
0,41 



0,90 : 0,1 
0,50 0,16 
0,40 0,56 



0,21 0,00 
0,00 



0,00 



2,00 



0,07 



0,00,' 0,68 0,20 
0,70 
0,50 
0,70 
3,80 
3,00 



0,41 0,43 
0,00; 0,23 

1,68 
0,31 0,00 1,22 



0,00 ; 0,03 
0,26 0,03 
0,10! 0,04 
0,10 0,08 
0,25 ' 0,01 
0,42 0,10 
0,25 0,54 

0,00 0,02 

I 
0,00 0,03 



0,41 
0,20 
0,00 
0,00 
0,62 



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iO,58 
0,33 
i2,18 
0,25 
0,35 
0,36 



0,41 ; 2,33 



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0,20: 



1,33 
0,79 



0,00 



0,05 



II 

o,oo;| 0,79 



0,05 ; 0,33 

1,4010,12 
0,25 0,04 



2,30, 1,21 



0,00; 1,11: 0,80 0,00 



0,00 
0,00 
0,82 
1,65 
0,00 



0,46 
0,26 
0,12 
0,17 
0,12 



0,82 



I I 

0,00U,50 1,40 1,22 1,21 j 0,41 



0,02 1 0,00 0,24 



0,57.0,41 



0,03 
0,04 



0,00 



0,64 



0,70 



0,35 0,77 



1,62 2,10 0,80,0,63 



0,00 



9,73 
0,54 
0,56 



1,02 0,62 



0,00 1,33 0,70,0,45 0,49 i 0,54, 0,85 



I II ! ! 

0,01 ; 0,00! 0,44 0,30 0,25 0,37' 0,41 ! 0,43 0,00;0,40 0,19 0,51iO,71 



1,10 
1,90 
0,50 
0,60 



0,00; 0,02 0,00:0,66 2,90' 0,10 0,22 



0,32 
0,00 



0,03 
0,02 



0,00 
0,00 



0,05 I 0,01 0,61 



0,60 
0,56 



0,90 0,00 0,01 

0,40 0,00,0,10 

I I 

0,30 0,00 0,0i» 
5,10 0,00 3,12 
0,70 0,21 0,10 

0,70 0,64 0,32 

I I 

0,70 1 0,54 0,12 

I 

2,20 0,34 0,41 

1,40 0,94 0,19 

1 

0,50 0,42 0,11 
3,00 0,30 0,1 :> 

I 

1,00 0,10 0.00 
2,70 0,20 ' OS>h 
0,20 0,10 0,05 

I 

0,20 0,00 o,ot; 
0,00 0,00 0,01 
0,00 = 0,00 0,01 



0,30 0,20 



0,02 



3,90 
0,60 



1,15 0,60 



0.00 0,21 

I 
0,10,0,12 



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0,82 0,47 



28, 2,47 [5,60! 1,47 0,81 0,00^0,25 0,00 0,001 0,01' 0,00 j 1,45 1,10- 0,31 0,77 



29 1,65,5,50 



30 



31, 



1,31 
1 ,50 



0,32 0,32; 0,00 0,22 0,00 0,15 0,18 0,41 



1,90 0,28 0,19,0,00 



1,20 0,15 0,91 



0,20 



0,11 0,00 0,12 



0,24 0,30 



0,00 



0,07 I 0,00 



1,44 I 0,37 14)0 
0,62 0,40 



0,05 



0,00 



0,82 0,02 



0,20,1,21 



0,00! 0,00 0,41 



1,37 3,80 0,00 0,04 



2,00 ,'),70 



II 



0,00 0,55 



0,00 
0,00 



2,00 
1,37 



0,60 
1,20 
2,30 
3,10 
1,00 



0,20 0,11 '.H 

I 



0,00 0,21 
0,00 0,70 
0,43 0.72 

0,20 ' 0,60 

I 

0,00 1 0,03 



lli«! 



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129 









VELOCITA MEDIE DIURNE DEL VENTO ESPRESSE IN KM. ALL'ORA 




9 




Dicembre 


1892 




1 
Gennaio 1893 


Febbraio 1893 


1 

1 




Marzo 1893 


Aprile 1893 




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1 2,0 


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1 

12,4 


10,3 


4,7 


7,0 


7,0 


0,4 


1 
2,7 


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1 

3,4 


3,0 


15,0 


11,7 


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11,7 


16,3 


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2,3 


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12,7 


2,7 


2,3 


18,7 


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12,3 


12,3 


7,0 


3,7 


1,1 


9,0 


11,7 


5,7 


3,0 


2,7 


6,0 


21,0 


16,3 


13,7 


3 7,5 


1 7,3 


5,0 


2,0 


2,3 


14,5 


14,3 27,0? 


26,0 


9,7 


13,6 


14,7 


16,7 

1 


7,7 


2,3 


6,6 


,15,3 


12,3 


7,3 1,7 


7,3 


10,7 


11,7 


22,0" 


4,7 


4 14,4 


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1 


6,7 


4,7 


2,0 


15,0 


9,3 


36,0 


23,3 


2,7 


5,1 5,7 


36,0 


17,0 


11,3 


3,6 


5,7 


45,0 


22,7 


5,3 


12,0 


9,3 


11,3 


13,3 


3,0 


:. 24,0 


,26,0 


10,0 


10,0 


4,0 


0,9 


0,0 


34,0 


18,3 


1,8 


4,6; 7,0 


38,7 


33,7 


6,3 


1,9 


5,3 


8,0 


12,0 


1,7 


1,1 


10,0? 


9,7 


7,7 


6,3 


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1 

1 


14,7 


5,0 


4,7 


1,0 


4.0 23,7 


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2,7 


4,2; 10,7 


12,0 


4,7 


1.7 


1,7 


4,0 


3,0 


3,3 


2,0 


3,2 


8,0? 


12,3 


14,0 


7,7 


7 6,5 


,10,7 


7,3 


2.3 


1,0 


2,0 


2,7 


16,0 


22,7 


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11,0 


1,0 


1,7 


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2,3 


14,7 


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1,3 


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17,0 


3,3 


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1 


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1,3 


1,3 


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1,7 


1,0 2,0 


3,0 


0,7 


2,0 


0,8 


3,7 


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5,0 


1,7 


1,2 


4,5? 


12,7 


8,3 


8,7 


9 5,3 


, 4,0 

1 


3,7 


10,3 


1,7 


0,0 


3,0 


8,0 


2,0 


2,3 


13,1 12,0 


13,7 


10,0 


5,0 


3,2 


6,7 


20,0 


6,3 


1,3 


4,0 


3,0? 


29,3 


12,3 


6,7 


Ki 11,7 


,10,0 


4,3 


1,7 


1,0 


0,5 


2,7 


7,7 


0,0 


2,7 


11,6 


9,3 


5,7 


3,3 


1,7 


5.1 


3,7 


3,3 


7,3 


1,3 


2,0 


5,0 


31,3 


20,7 


6,3 


li 13,0 


12,7 1 7,3 


7.7 


3,3 


3,6 


3,0 


12,7 


15,0 


5,0 


15,7 


10,7 


4,7 


1,3 


2,7 


14,3 


7,0? 


6,0 


4,3 


3,0 


5,0 


11,3 


14,7 


16,0 


4,3 


12 1,7 


, 0,3 7,0 


2,0 


2,0 


17,7 


13,0 


23,0 


30,0 


9,3 


10,3 


6,3 


8,7 


11,0 


1,3 


6,7 


6,0? 


7,7 


5,3 


2,3 


4,0 


12.7 


32,0 


11,0 


5,0 


13 2,0 


' 0,7 5,0 


13,0 


1,3 


7,8 


4,0 


40,0? 


20,7 


3,0 


13,1 


15,7 


5,7 


4,7 


2,0 


6,1 


3,0 


8,3 


3,7 


2.0 


12,3 


12,3 


24,0 


4,0 


5,3 


14 11,4 


1 10,3 15,0 


18,7 


4,7 


IJ 


— 


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1,3 


0,4 


1,7 


5,0? 


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11,0 


3,3 


2,3 


6,8 


9,3 


24,3 


14,3 


17,0 


15 2,0 


1,0 7,3 


6,3 


1,3 


8,6 


9,0 


20,0? 


6,0 


4,7 1,4 


5,0 


3,7 


1.3 


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0,3 


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11,7 


5,7 


5,6 


3,0 


8,3 


6,0 


3,7 


1!^ 8,5 


, 1,7 1 4,3 

1 


0,7 


2,3 


4,3 


3,3 21,3 


15,3 


2,7 


0,7 


2,7 


5,3 


3,0 


2,0 


10,6 


6,7 


20,0 


16,0 


9,7 


3,1 


2,3 


9,0 


3,0 


2,7 


19' 0,4 


2,3 5,7 


0,7 


2,0 


4,2 


16,0 


35,0? 


15,3 


2,0 


1,5 


1,3 


4,3 


2,0 


4,3 


5,3 


11,3 


26,0 


19,7 


8,0 


3,8 


1,7 


10,3 


6,7 


2,3 


JO 4,8 

1 


1,0 


10,3 


0,7 


4,8 
1,3 


!10,7 


5,0 


20,0? 


21,3 


2,7 


8,0 


3,0 


6,7 


7,7 


3,0 


2,0 


11,7 


14,3 


7,0 


8,0 


7,1 


2,0 


5.0 


7,7 


2,7 


n 10,7 


5,7 10,3 


4,7 


6,4 


6,7 


12,0 


5,3 


3,0 


10,5 


15,7 


4,0 


9,3 


4.7 


3,5 


11,0 


9,0 


5,0 


3,7 


6,8 


3,0 


6,0 


7,3 


4,0 


12 4,8 


1.3 


8,3 


3,3 


2,0 


9,3 


7,3 


28,3 


11,3 


6,3 


28,7 


23,3 


20,7 


20,3 


5,7 


4,7 


6,0 


11,7 


3,3 


0,7 


3,4 


1,3 


10,0 


6,3 


2,3 


J3 1,0 


2,3 


3,3 


5,0 


3,7 


8,0 


17,3 


13,0 


3,0 


3,0 


27,0 


23,0 


7,0 


8,3 


4,0| 

1 


3,7 


6,5V 


6,3 


2,7 


4,0 


6,7 


5,0 


7,0 


6,0 


2,7 


!4 14,5 


5,7 


15,0 


23,7 


9,7 


4,2 


12,3 


22,7 


2,7 


5,H 


15,5 


11,3 


12,3 


2,3 


5,0| 


4,0 


4,0 


13,7 


3,7 


3,3 


13,5 


9,0? 


7,7 


7,3 1,7 


li) 7,5 


5,3 


18,0? 


30,0 


9,0 


5,2 


'4,3 


IJ 


0,0 


1,3| 


7,9 


10,7 


20,7 


11,7 


4,3 


2,5 


4,5? 


10,0 


4,3 


5,7 


2,3 


3,7 


6,7 


7,3! 2,3 


Ifj 15,5 


7,7, 


13,7 


23,3 


1,3 


1,0 


0,7 


7,7 


0,0 


1,7| 

1 


7,7 


3,0 


8,3 


7.3 


3,7 


1,5 


6,7 


12,0 


4,0 


7,7 


1,7 


3,7 


5,3 


5,7 2,7 


!T 10,4 


26,0 


9,7 


22,3 


2.0 


1,5 


4,0 


3,3 


1,0 


II 

1,71 0,6 


2,0 


T3,3 


13,3 


2,7, 


2,4; 


6,5V 


13,7 


19,7 


3,3 


2,1 


5,0 


7,3 


4,0! 1,7 


:^ 7,2 


26,0 


25,0 


29,0 


4,0 


1,4 


1,3 


2,7 


1,3 


3,71 4,3 


1,3 


11,3 


8,0 


3,7 


1,3 


4,0? 


9,3 


19,3 


6,0 


8,1 


11,0 


14,3 


3,3 3,7 


!9 10,4 


2,7 


10,0 


6,0 


2,0 


1,5 


2,0 


10,3 


1,7 


2,0 


• • 


• • 


• • 


• • 


. * 


1,3 


4,3 


4,7 


4,7 


8,0 


4,1 


6,7 


7,7 


9,0! 2,3 


in 12,2 

1 


2,7 


17,0 


6,0 


2,3 


1,2 


2,3 


4,7 


1,7 


2.0 


• • 


• • 


. • 


• • 


. • 


9,6 

1 


21,3 


10,7 


3,0 


2,7 


11,1 


3,0 


9,3 


6,3 2,3 


!1 11,4 


7,7 


11,7 


14,3 


4,3 i 


1,5 


5,7 


9,3 


2,0 


1,3 


• • 


• • 


• • 


• • 


• . 


18,3 


18,0 


10,3 


17,3 


3,0 


• • 
• 


• • 


• • 1 


• • 


• • 



17 



130 

Riporto qui appresso il risultato del mio esame sulle due curve, tracciate iu base ai pre- 
cedenti valori, la tale esame ho avuto costautemente di mira fare un parallelo tra l'andamento 
del vento e quello del tromometro; e |K)ieh& mi è risultato che l'andamento del primo è quasi 
uguale per Catania e Miueo, e poco diverso da Koma e Firenze, così ho creduto opportuno 
istituire tre analisi separate, l'una per Catania e Mineo oel mezzogiorno d'Italia, l'altra per 
Rocca di Papa e Firenze nell'Italia media, l'ultima per Spinea ' nell'Italia settentrionale. Ilo 
disposto poi in tal guisa le suddette tre analisi, che agevolmente si possa, in ordino di tempo, 
scorgere qualsiasi analogia tra le diverse parti d'Italia, tanto |}er rispetto ai moti tromome- 
"' intensità del vento. 

O HICROSISUICO IN ITALIA DAI, DICEMBRE 1892 A TUTTO APRILE 1693, 

conftontato eoo il reato. 



SPINEA DI MEHTBR 



(v.) va i Dioembre. Dal i° al 4 pochiBsi 
raggiungerò il ' a cui corriipoiidc poco moto 



tnche il Iromome- 
lo etesBO an da- 



nnare il V. fino 
Din. tra il 6 e l' e 
<ta dal 7 al 10 con 
il giorno H. 



30 giorno fl] ha un 
a t. Dall' 11 il V. 
na Del 12 e 13, a 
alma anche nel t. 



costante; ed i 



poco moto tromo- 
' giorni 2 e 3. 



Dopo il 4 subentra 
nel I'. (NW) con un 
ed il 6 a R., ed i 
Eione nei (• cade appunto il 5. 



pìccolo rialzo 11 5-6 rlalsa alquanto il e 
il a a F. gior mUura oeullla il I 



Succede un periodo di minor ti. a F. Dal 7 al 12 quasi cessato il r., mentre 
dal 6 al 12 e di maggior calma atmoaf. «ediamo oscillare pochissimo il !• 
a B. dal 7 al 13; e noi troviamo in il 7-8 e fermo il IO, 11, 13. Due 
piccola oscillai, i /. anche in questi pìccoli rìalEÌ nel (. il 9 ed il 12, 
giorni ; anzi a Bt il t. è fermo ooH' 1 1 . forse giustìlìcati da un liovo au- 
mento del V. il 9 e l' li. 



.. » dal 13 al 15 a i?. 

risoflìa il V, con un mass, il 14, nei 
qual giorno sì Torilìoa pure un piccolo 
aumento nei /. 



Dal 12 al , 
risoflìa il 



Dal 15 al 23 straordinaria calma di v. 
a F. e un noterole abbasaainento di v. 
a B, In detto intervallo troviamo in 
gran quiete i t.; anzi affatto fermo 
quello di B. dal IS al 23. 



Ld un brusco, benché picoolo. t 
mento nel V. il 14 corrieponde 
distinto rialzo' pure net t. 



)al 15 al 22 quasi cassato il V, ed 
anche il t. in perfetta quiete, tranne 
il 18 ed il 22. . 



ritorna un periodo 1 11 23-2» soSia un forte v. di N a F. e j II 24 ad un sensibile rialzo nel V. 
I dietro un sentito ' sensibile (S a NE) a B. ; e subito tro- ; tiene dietro un incremento nel moto 
e. Cosi a <7. si j viamo in alquanto movimento il t. di F. ! tromometrlco il 26. 
». assai spiccato . ed ancor più quello di Jt, ' 

) nel t. il 28-29. j | 



località il vento ò piti debole in confronto delle altre quattro, e quindi meno pronun- 
' influenza sul tromometro. Perciò non sempre rie»ice proficua una particolareggiata ana- 
fatto por lo rimanenti località. 



131 



UINEO E CATAKU 



ROCCA DI PAPA E FIRENZE 



SPINEA D( MESTRE 



A M* 81 ha V» più meno costante 
nel periodo suddetto, e si vedono tre 
massimi nel ^v benché poco pro- 
nunciati, il 23, 25, 28. 



Dal 29 al 2 genn. ritorna un breve pe- 
riodo di calma atmosf., a cui corri- 
sponde gran quiete nel f • di Itm, però 
meno evidente a F*9 dove le oscilla- 
zioni sono debolissime solo il 29 ed 
il 30. 



A una calma atmosferica dal 25 al 
1** gennaio tiene dietro un riposo 
asHoluto del t. nei giorni 28, 29, 
30, 1** genn. 



Gennaio. Gran calma dal 5 air 1 1 
nel v., alla quale non corrisponde 
in ugual misura la quiete nel #•; 
poiché questo si mantiene in mo- 
derata oscillazione con due piccoli 
massimi il 4 e 7. 



Gennaio. Dal 2 al 9 risoffia tanto a F. 
quanto a Hm un forte Vm di N. In 
detto intervallo riaumenta il moto 
del t^f ma con minore evidenza a F. ; 
poiché quivi troviamo un mass, il 2 
e 3, mentre a JS. il 4 ed 8. 

Il v. cessa quasi completamente il 9-10; 
e troviamo il t» quasi fermo il 9, e 
fermo del tutto il 10. 



Gennaio. Ad un brusco incremento 
nel Vm il cui mass, cade il 2, co- 
mincia a muoversi notevolmente 
anche il tm con una massima oscil- 
lazione il 2 e 3. 

Dal 4 al 10 il v% spira appena, ed 
il f. oscilla assai poco. 



Daini al 25 sottentra nuovamente 
un periodo di v* con dei massimi 
il 14, 18, %\, Anche le oscillazioni 
del t% aumentano evidentemente 
nel suddetto intervallo, e presen- 
tano una diminuzione dal 14 al 16 
e dal 21 al 23. 



Dal 10 al 14 ringagliardisce il V* di N, 
e subito il t* oscilla sensibilmente. 

Il 14 dà giù il V.; e proprio in questo 
istesso giorno il #• torna quasi in ri- 
poso. 

Dal 15 al 23 torna un periodo di v. a 
F^ con dei massimi decrescenti il 16-17, 
20, 22, e dal 16 al 25 a 12. con dei 
massimi il 19, 20, 24. Nel U di F. si 
riscontra un^oscillazione mediocre con 
dei massimi a scalare il 16, 20, 24; men- 
tre in quello di i2. il moto é più mar- 
cato con un gran mass, il 19 ed altro 
minore il 24. 



Dal 10 al 13 rialza alquanto il t;.^ e 
cresce pure il moto nel f. 

Dal 13 al 15 si riacquieta il v% uni- 
tamente al tm 

Dal 15 al 18 risoffia il v* con un 
massimo il 17, ed in questo giorno 
cade anche il massimo del tm 



Dal 26 al r fobbr. straordinaria 
calma atmosferica Dal 25 al 30 il t» 
assolutamente fermo a C7» e quasi 
fermo a Mm 



Dal 23 al 31 calma atmosf. quasi per- 
fetta a JP.; e dal 25 al r febbr. Vm 
notevolmente abbassato a llm II t* di 
Fm in perfetto riposo il 25, 26, 27, 28, 
30, 31 ; quello di i?« quasi fermo dal 
25 al 1° febbr. e assolutamente fermo 
il 25, 26, 28, 31 e r febbraio. 



Dal 18 al 3 febbr. pochissimo v, con 
tre lievi rialzi il 22, 24, 28; ed in 
questo intervallo anche il tm è in 
perfetto riposo, tranne il 18, 21, 
24, 29, nei quali giorni oscilla tut- 
tavia assai poco. 



Febbraio. Il 1° ricomincia il v. col Febbraio. Dal 1° al 6 nuovo periodo 
mass, il 3; e riprincipiano anche | di Vm di N, con un mass, assai spic- 
le oscillaz. del tm crescenti fino al 6. | cato il 5. Anche il tm si ripone in 

' moto con un mass, proprio il 5. 



Febbraio. Dopo il 3 rialza il Vm col 
mass, il 4; ed il f. ricomincia a 
muovere sensibilmente col mass, 
nel 5. 



L'8 abbassa notevolmente il w, e si II 7-8 a JP« e r8 a £• il Vm cessa quasi 
riscontra nel 9 una diminuzione completamente; e proprio TS ritorna 



nel tm 



in riposo il f < 



Il 6-8 quasi tace il Vmf e il 6-7 é quasi 
fermo il tm 



Il 9 ricomincia a soffiare il Vm^ per DalPS al 13 sensibile aumento nel Vm 

decrescere fino al 14; e parimenti con due lievi massimi il 9 e 12. Il tm se 

il tm prima aumenta, col mass, nel- ne risente subito, col mass, il 9 e 12 

ni, poi si quieta il 14. a F. ed il 10, 13 a 22. 



Il 9 un lieve aumento nel v.^ ma il f. 
oscilla notevolmente dalP 8 al 10. 



Il 14 subentra gran calma atmosf., 
che si protrae fin verso il 20; ed 
anche il tm in tale intervallo si 
mantiene in lieve oscillazione. 



Dal 13 al 19 a Fm straordinaria calma 
di t;.; e dal 13 al 21 il Vm spira ap- 
pena a Firn Dal 13 al 21 il f. oscilla 
appena; anzi a ^. resta in perfetto 
riposo il 15, 16, 17, 18. 



Dal 10 al 21 il v. seguita a mante- 
nersi assai basso, ed in tale inter- 
vallo il tm é quasi sempre perfet- 
tamente fermo, con un lieve rialzo 
non giustificato il 16. 



HEIEO E CATAKEA 



n»i 


20 


A1 


2fi n 


ov 


periodo 


di 


V. col 


D»l 19 a 


24 










?H 






Rltresl 


rialza > 


«'. 


il 


(. 














cade a lidie 



ROCCA HI PAPA E FIRENZE 



Q dal 21 al 26 s 
tsB. nel 22, ìd 
m. del f. 



BPIKEA DI HESTBS 



B. I Dal 21 al 26 un rialio inlignificante 
cui ' nel V-, che non giustiflca nel It due 
j maaaimi spiccati il 22 e 2fl, soparati 
I dft riposo perfetto nel 24. 



iHizo a F.e dal 28 al 3 ninno Dal 26 al 3 marzo seguita sempre 
na alquanto Jl i'. l'gualD an- 1 basso il v. Il t. presenta un mass. 
)el specie t., in quello di il. '. ooteTole, non giuetilicBto, ìl 28 e poi 
' sì ferma il 2-3 mariio. 



Dal 5 aire dà giti il v.; resta assai 
cheto 11 /. il 6-7. 

DairSal IS ri ah a alquanto il v.aM-; 
e si & indecisi circa il corrispon- 
dente andamento del (, 



Hareo. Dal 2 al r, a F. e dal 3 al 5 i 
II, il V, risoffia forte, specie a II 
con mass, spiccato nel 4. Anche il / 
se ne risente, specie a It., col mnse 
pure nel 4. 



Dal 15 al 17 quasi calma atmosf. ti t, 
oscilla pochissimo a O. dal 13 al 18 
ed a M. dal 14 al 17. 

Dal 17 al 20 un po' di v., e ai ri- 
scontra un mass, nei t. il 19. 



Dal 6 al 16 il v. abbassa noteTolmente, 
specie a F,, ed in detto interTallo ri- 
posa anche il /., aopratutto a F,, doie 



Harso. Il 4 un brusco rialzo nel r 
a cui corrisponde un ragguardev 
lissimo aumento nel t. 



Dal 5 al 16 il ti. appena spira, con 
lieTÌssiino rialzo l'Il. In tale in- 
terrallo Ìl t, oscilla poco o è fermo, 
saKo dall' 11 al 13. 



Dal 16 al 21 ritorna u 
A B. il (. si mos< 



I periodo di v. di N 

. assai spiccato nel 19. 

. ben distinto pure nel 19. 
pìccolo rialzo soltanto 



>al 16 al 21 rialza il i'., 
19, 20. Anche il t. cr< 

lozione, presentando u 
distinto il 19. 



Dal 21 al 20 tace quasi del tutto il V., 
ed anche il t. evidentemente si 
calma. Solo a M. nel 22 ìl (. 
oscilla etraordinariameule forse in 
seguito a qualche s co ssetta. 

Col 29 ricomincia a soffiare 



ed i 



lel S 



)al 21 al 1° apr. il e. i debole tanto Dal 21 al 24 il i: dà giù; ed in questo 
a B. quanto a F., tranne il 27 e 28 ' interTallo il (. è fermo. 
a F. In detto intervallo il t. dì JP. ; Dal 24 al 30 il r. rialza alquanto 
k quasi fermo, eccetto il 27, e quello ' con due mass. ìl 26 ed il 29, e 
di B' in lieve movimento, con un pie- ricomincia a muoversi anche il l. 
colo rialzo il 23 ed uno alquanto mag- con due mass, negli stessi giorni. 
giustificato dall'anda- Dal 30 al 1° apr. gran quiete atmo- 



:> del V. 



1 1* al 3 assai poco v.. 


Aprile. Dal r al 15 ritorna un periodo 


Aprile, Dal 3 al 13 un po' di v. con 


3 cade un min. del /. 


di 1'., che si mantiene abbastanza co- 


un mass, nel 2; ed il t. di nuovo 


con un mass. ìl 4 ; e nello 


stante a F.; ma quel (. non se ne 


oscilla con un mass, puro nello 


rno cade il mass, del /. 


risente, se si eccettui un'agitazione 


stesso giorno. 


calma atmosf. quasi per- 


straordinaria iielI'H, dovuta unicamen- 


Dal 3 al 13 il r. riabbasso, soffiando 


ii t. oscilla pochisaimo, 


te, secondo il Bertelli, al terremoto 


più meno moderoto; ed in detto 


■esentare un mass, spie- 


d- Ungheria. A B. il ti. presenta un 


periodo il t. o sta in perfetta quiete 


assai probabilmente do- 


mass, nel 2, cui corrisponde un pio- 


come dal 4 al 7, o si mantiene in 


rremoto d'Ungheria. 


colo rialzo noi /., già quasi fermo, e 




15 risoffia sensibilmente 


due altri massimi più notevoli nel 10 




iir 11 al 16 incremento 








sìnii ragguardevoli nel f. il 10 e 13. 


gheria. 
Dal 13 al 15 rialza il V. col mass- 
oel 14; ed anche l'oscillaz. del t. 
si accresce col mass, pure il 14. 



sferica e perfetto riposo nel /. 



133 



MINEO E CATANIA. 



ROCCA DI PAPA E FIRENZE 



KPINEA E MESTRE 



Dal 15 al 22 calma atmosf. quasi 
perfetta; ed il t, quasi fermo dal 
17 al 21 a Jf. e dal 18 al 21 a C. — 
11 17 un piccolo mass, nel t» dì C» 
forse dovuto alla scossa di Zante# 

Dal 22 al 25 rialza il v. e si ri- 
scontra un mass, nel f« il 23 a C 
ed il 25 a M. 

Dal 25 al 27 gran calma atmosf., cui 
corrisponde gran quiete nel t* dal 
24 al 26 a C, e dal 26 al 27 a M. 



Dal 15 fino al 5 maggio il Vm sì man* 
tiene assai basso con alcuni massimi e 
minimi poco pronunciati, ed anche il t, 
oscilla punto o poco. A JP. dal 15 al 26 
il t* h fermo o quasi, ad eccezione 
del 17 in cui P intensità media tromom. 
è accresciuta dal movimento alquanto 
notevole cagionato dalla scossa di Zante 
nel mattino. 

Anche a R. il t. è fermo, o quasi, dal 15 
al 27; ma il 17 si riscontra più lieve 
r influenza del terremoto di Zante. 



Dal 15 fino al 2 maggio gran calma 
atmosferica a cui non sempre cor- 
risponde la quiete nel t», il quale 
oscilla alquanto il 17, forse a causa 
della scossa di Zante, e più ancora 
il 18. Dal 19 al 27 il f. si mantiene 
fermo o quasi. 



Dal 27 al 29 rialza alquanto il v», e I Dal 2^7 al 29 rialza alquanto il t% a i2« 
si trova un mass, nel t. nel 29. con un mass, nel 28, ed un identico an- 

damento mostra il /• Invece a Fm muove 
alquanto il t* dal 27 ni 29 apr. ed il v» 
presenta un piccolo mans. il 29. Dopo 
di che maggior calma nel v, e nel #• 
tanto a JR. quanto a F» fino al 5 maggio. 



11 28-29 muove di nuovo il t, a causa 
di un piccolo rialzo nel V, il giorno 
28 aprile. 



Ecco le conclusioni che ini sembrano legittimamente discendere dalla precedente analisi: 
r Per ogni parte d^Italia troviamo ^un'alternanza continua tra i periodi di calma, più 
meno accentuata nel tromometro, ed i periodi di maggiore o minor movimento nel mede- 
simo. Questi periodi sono di variabile durata: da circa tre giorni fino anche ad una diecina 
di giorni. In generale, nei periodi più lunghi risulta più spiccata la quiete, o più deciso il 
movimento del tromometro. 

2° Quasi sempre i lunghi periodi di calma, o di agitazione tromometrica, li troviamo 
comuni a tutta Tltalìa, I più notevoli sono: quello di calma del 15-23 dicembre 1892; quello 
di moto dal 23 dicembre fin circa il 9 gennaio 1893; quello piuttosto breve di quiete (accennato 
anche dal De Rossi) verso il 10 gennaio, cui tennero dietro forti oscillazioni nel tromometro, 
perdurate fino al 25 gennaio (pure ammesso dal De Rossi); quello di calma straordinaria dal 
25 gennaio al V febl)raio (riportato dal De Rossi); quello di agitazione dal T al 13 feb- 
braio; quello di gran calma dal 13 al 20 febbraio; un altro di quiete dal 20 al 25 marzo; 
quello altresì di calma stragrande dal 15 al 25 aprile; e finalmente un altro, pure spiccatis- 
simo, di calma dal 14 al 20 maggio, sebbene di questo mese non ci siamo di sopra occupati. 
Si vede quindi che il periodo di calma nei tromometri d'Italia dal 25 al l"* febbraio, citato 
dal De Rossi come foriero della prima catastrofe di Zante, e un fenomeno tutt' altro che straor- 
dinario; poiché, senza contare i periodi di calma minori, ne abbiamo annoverati ben sei rag- 
guardevoli in un lasso di tempo relativamente corto. 

3° Mentre la prima catastrofe di Zante del 31 gennaio, seguita dall'altra rovinosa scossa 
del 1"" fel)braio, è avvenuta proprio al chiudersi di un notevole jìcriodo di calma tromome- 
trica, per lo contrario vediamo la seconda catastrofe del 17 aprile verificarsi quasi al principio 
di un consimile periodo di quiete microsismica. Se poi si consideri che non si el)l)e nulla di 
speciale in occasione del disastroso successivo terremoto di Samotracia del 9 febbraio, nò il 
20 marzo, al sopraggiungere di altra fortissima scossa a Zante, propagatasi eziandio tino 
in Italia, in Russia ed in Germania; ed inoltre si rifletta che, in coincidenza degli altri 
periodi di calma tromometrica, non si trova alcun notevole terremoto né in Grecia, nò 
altrove in Europa; mi sembra che tutto ciò ci autorizzi piuttosto a credere che si tratti 



134 

semplicemente di una calma ahituaìe nel tromometro, veriftcatasi casunlmente ÌQDanzì il 
primo disastroso terremoto di Zaute, sulla quale il De Rossi lia creduto rivolgere l'attenzione 
dei sismologhì. 



Questo in quanto all'amlamento dei movimenti tromometriei, considerati in sé stessi. Ena- 
minandoli di nuovo, ma questa volta iu relazione col vento, mi risulta quanto appresso: 

1° Pid spesso di quanto si creda, ad un rialzo o ad un alibassamento nella forza del 
vento, vediamo corrispondere una maggiore o minore oscillazione nel tromometro. Molte volte 
poi, per alcune delle cinque località considerate, questa corrispondenza fc veramente sorpren- 
dente, e non si può fare a meno di non rimanerne colpiti. 

2° I massimi ed i minimi tromometriei si trovano coincidere, od avvenire frequente- 
mente alquanto in ritardo, per rispetto a quelli auemometrici. 

3" La corrispondenza anzidetta si estende Itene spesso, nello stesso tempo, a località non 
molto distanti tra loro, ad esempio Catania e Jlinco, in Sicilia, a Rocca di Papa e Firenze, 
nell'Italia media; più di rado essa si riscontra a maggiori distanze, come tra il Veneto e 
l'Italia media, o tra questa e la Sicilia, e tanto meno tra quest'ultima ed il Veneto. 

4° I casi, in cui tale corrispondenza tra il tromometro e l'anemometro ai verifica quasi 
contemporaneamente in tutta l'Italia, sono quelli nei quali predominano i lunghi periodi di 
calma o di agitazione atmosferica. 

ó" Durante questi ultimi, si verificano i notevoli periodi di quiete o di oscillazione tro- 
mometrica. Così la straordinaria quiete nei tromometri italiani dal 25 gennaio al 1" febbraio, 
secondo il De Rossi foriera della prima catastrofe ili Zante e con essa collegata, avvenne &]> 
punto contemporaneamente ad una straordinaria calma atmosferica; e lo stesso dicasi per 
l'alti'a dal 15 al 25 aprile, durante la quale avvenne la seconda catastrofe di Zante. Siccome 
non si può sul serio pensare clie sia puramente fortuita la stretta connessione tra l'anemometro 
ed il tromometro, quale risulta da ciò che precede, e siccome sarebbe assai strano l'ammettere 
die lo stato tromometrico e quello anemometrico di tutta Italia' dìitendano entrambi da una 
identica causa intimamente legata ai terremoti di Zaute, così mi pare doversi senza esitazione 
alcuna ammettere che la gran quiete, ritenuta per microsismica dal De Rossi, innanzi la prima 
catastrofe di Zante, fu l'effetto immediato di una straordinaria calma atmosferica, che per una 
intera settimana regnò in tutta Italia. E lo stesso è a ripetersi per tutti gli altri notevoli 
perìodi di quiete, o di agitazione tromometrìca, legati intimamente ad altrettanti importanti 
periodi di CAlma o dì vento. 

La conclusione poi finale, a cui mi ha comlotto forzatamente il presento sturilo, è che il 
Iromometro risente realmente, ed in grande misura, l'influenza del vento, quanlunquo collo- 
cato con tutte le cautele volute dai De Rossi e Ilertelli. * 

' La KtrBOrdinnrin cnlma atmosferica in Italia fu la coii^icgucnza ncces,arta dello stato ciclonico ed 
anticiclonico dell'Europa intera. 

' A tal proposito delibo con piacere dire che ad uguale conclusione è giunto recentemente Ìl profes- 
sore liiccb, direttore dell'Osservatorio geodinamico di Catania, nella .sua Nota « Sui movimenti microsi- 
smici» {Af'-iii. ihììn Soc. linjìi SiipIU: Unì., voi. XXlt, 1803), prendendo in esame, per sette mesi conse- 
cutivi, le osservazioni tromometrìche di Catania e Mineo. Kgli si è basato, come me, sulle medie diurne 
■na, invece che col vento, funzione del gradiente barometrico, ha creduto dì porle a 
lente con quest'ultimo. Anche il dottor Cancani, assistente presso l'Osservatorio geodi- 
di Papa, nella sua Nota «Sulla relazione tra il vento ed ì movimenti microsismici >, 



135 

Questo fatto ormai non si può più revocare in dul>bio, nonostante alcune difficoltà affac- 
ciate da taluni, che ancor oggi si ostinano a negarlo. 

Non è intenzione la mia d' intrattenermi di proposito su tale questione. Solo dirò essere 
impossibile voler pretendere che sulle due curve, la tromometrica e T anemometrica, si riscontri 
una perfetta coiTispondenza sia per ogni singola località, sia per località assai distanti com- 
parate tra loro. Si sa bene infatti, che utilizzando nella costruzione di esse curve le sole medie 
diurne tanto per il vento, quanto per i moti tromometrici, si va incontro a parecclii inconve- 
nienti, alcuni dei quali già citati dal Cancani. 

A me piace di porre qui in "rilievo come nell'attuale sistema di misura sia del vento, sia 
dei moti tromometrici, possa avvenire che nella prima ora regolamentare di osservazione del 
mattino si trovi in grande oscillazione il tromometro a causa di forte vento soffiato nella notte, 
e nell'ultima osservazione della sera non sia impossibile trovare ancora in quiete il tromometro, 
nonostante un'alta velocità riscontrata nel vento. Chi non vede come, così facendo, possa venir 
turbata, anche profondamente, la corrispondenza tra l'anzidette due curve, per il fatto della 
mancanza d'osservazioni nella notte ed a causa di una certa inerzia del tromometro nel 
risentire l'influenza del vento? Riflettendo poi che bene spesso soffiano venti locali per ogni 
località, e che il vento si propaga in generale con una velocità relativamente piccola, e che 
perciò occorre un tempo ragguardevole perchè in certi casi possa percorrere l'Italia da uno 
all'altro estremo, così non è a fare le meraviglie se spesso troviamo in disaccordo il movimento 
tromometrico in due punti, tra loro più o meno distanti. 

Da ultimo convien notare come il tromometro possa altresì risentire le commozioni e 
vibrazioni del suolo, sia provocate dall'attività stessa dell'uomo, a maggiore o minor distanza 
dall' edifizio dove ristrumento si trovi installato, sia dalle cause, forse assai molteplici, dei 
fenomeni sismici.* È naturale quindi che tali disturbi, sovrapponendosi *a quelli prodotti 
dal ventò, concorrano ad intralciare la corrispondenza tra l'anemometro ed il tromometro. Come 
si vede, io non nego punto che il tromometro possa risentire le qommozioni sismiche, grandi 
piccole che esse siano; e credo che ciò non possa esser negato da chiunque abbia un po' di 
buon senso. Infatti, essendo il tromometro, quale delicatissimo pendolo, uno tra i più sensibili 
sismoscopi oggi posseduti, non vi è ragione alcuna per credere che possa esso rimanere indif- 
ferente, mentre la stabilità del suolo viene compromessa più o meno notevolmente per causa 
sismica. Sarebbe anzi da rimanere assai maravigliati qualora si verificasse il contrario. Non 

inserita nei Rend, della R. Acc, dei Lincei (voi. VII, 1° sem. 1891, pag. 93), ha cercato di giungere pure 
al medesimo risultato, quantunque con metodi meno diretti, Tale a dire ponendo a riscontro i giorni di 
massima e minima intensità tromometrica colla velocità media del vento negli stessi giorni, oppure con- 
frontando tra loro le medie decadiche dei valori tromometrici ed anemometrìci. 

Non sono mancati altri autori, ad esempio il Milne, il P. Egidi, e recentemente il dottor E. Od- 
done, * i quali si sono sforzati di rendere manifesta V influenza del vento sui moti del pendolo tromome- 
trico; ma qui io ritengo doveroso ricordare il compianto P. Monte, il quale già venti anni or sono emet- 
teva seri duhhi >uirattendihilità delle indicazioni tromometriche in numerose ed interessanti pubblicazioni. 
Anche il Fouqué, l'eminente sismologo di Francia, ha riconosciuta l'influenza del vento sul tromometro 
nella sua recente opera Les tremblements de terre» 

^ Un esempio palpante di ciò si ha nel valore assai elevato dell' intensità media diurna tromometrica 
di tutta Italia neir 8 aprile, dovuto senza dubbio al terremoto d' Ungheria che, avvenuto da noi verso le ore 
2.40 p. fece oscillare notevolmente i tromometri dopo quest' ora. 

♦ «Studio sui tremiti del suolo» (Ann. delVUff. Centr. di Met. e Geod, If,y serie 2', voi. XII, parte I, 1890, 
pag. 29, Roma, 1893). 



136 

ho neppure alcuna dìttìeoltà a ritenere che il ti-omometro, oltre le commozioni sismiche avver- 
tite dall'uomo, possa risentirne tante altre ancor pifi piccole flella atessa natura, che sfuggono 
ai nostri sensi, e che si comprendono appunto per dò sotto il nome di moti mi erosi smici. L'esi- 
stenxa di (juesf ultimi ^ molto prolialiile, e tanto meno ripugna ad essere ammessa; poiché, al 
pari di tanti altri fenomeni naturali, anche in ((uesto, di cui si tratta, l'intensità può variare 
entro limiti assai palesi, dalle scosse piU violenti tino a quelle appena avvertite dall'uomo non 
solo, ma fino ad altre di un ordine ancor più piccolo, che hanno bisojfno di speciali delicatis- 
simi strumenti per esser poste in evidenza. Avviene altrettanto, per citare un esempio, nello 
siiettro solare, dove mediante opportuni artifici si riesce a rivelare ai nostri occhi le parti ul- 
trarosse ed ultraviolette, che altrimenti riuscirehhero invisibili. Ma appunto perchè si tratta dì 
così menomi movimenti sismici, essi possono con somma facilità sovrapporsi e confondersi con 
quelli generati sia dall'attività umana, esplicata in tutte le sue svariate forme, sia dallo stato 
dinamico dell'atmosfera, il quale può intervenire in mille modi a turbare direttamente od in- 
direttamente la stabilità del suolo nel punto di osservazione. Il trascurare questa distinzione 
capitale, in quanto alla loro origine, nei moti spontanei del tromometro, ed il volerli ritenere 
tuì ogni costo tutti prodotti da causa sismica, può condurre ad interpretazioni non giuste ed a 
conclusioni poco probabili. 

E prova ne sia la presunta relazione tra la calma tromoraetriea verificatasi in Italia sullo 
scorcio del gennaio ISOS e la prima catastrofe di Zante del 31 dello stesso mese, relazione che 
rimane assai problematica in seguito ai seri dubbi, sorti dall'esame spassionato dei fatti, esposti 
nel presente capitolo. 

» * 

Per rafforzare vieppiù le mie precedenti conclusioni circa la non dimostrata connessione 
tra i fenomeni geodinamici della Grecia e dell'Italia, sento l'obbligo, prima di chiudere questo 
argomentq, di esaminare ancora i|Uanto il professor De Rossi espone nel seguente passo della 
sua Nota: «Quel terremoto disastroso (dì Scio nel 1881) che avvenne all'una pomeridiana del 
giorno 3 Aprile non fu avvertito in Italia che dal tromometro Bertelli, e dal mio microsismografo.' 
Fu preceduto da una caratteristica agitazione tromometrica arrestatasi quando era imminente 
la grande commozione ellenica e fu accompagnato alternativamente da recrudescenze del Ve- 
suvio e dal terremoto in Italia. Onde io ne inferiva essersi allora confermato ciò che altre volte 
erasi già visto, una evidente cioè connessione di fenomeni fra gli avvenuti nell'Arcipelago greco 
e quelli manifestatisi nel!' Italia meridionale. Chi ricercasse nella storia sismica italiana e greca 
troverebbe molte altre coincidenze di periodi sismici nelle due regioni. Per citarne ,i piìi 
noti e recenti ricorderò quelli del 1864 nel Gargano, Sicilia ed Arcipelago greco, e quello disa- 
stroso del 12 Ottobre 1856». 

Principiando da quest'ultimo terremoto, l'epicentro cadde in mare tra Candia e Cipro, 
stando all'accurata relazione che ne ha fatta lo SchmidL Come già fu riferito nella cronistoria 
sismica, il movimento si estese alle Cicladi, alle Sporadì, in Siria, in Egitto, in Sicilia, a Malta, 
e sempre più decrescendo in intensità, tino all'Italia settentrionale, in Savoia ed in Sassonia. 
La migliore ora italiana, quella di Ancona, unitamente alle altre di Malta e Charabéry, essendo 
in ritardo rispetto a quelle più attendiliili delle regioni più vicine all'area epicentrale, mostra 
eziandio che le onde sismiche provennero effettivamente dall'Oriente e che in questa occasione 
— — i —into i focolari sismici d'Italia.* 

su citi la cronistorin sismica (li Zante alla data S aprile 1881. 

r Mercallì, bacandosi sul l'atto clic to ticuotimento fu risentito a Malta verso le 2 a. ed a 
3 a., pensa essere stata quest' ultima isola colpita da un terremoto affatto diverso e poste- 



137 

In quanto poi air invocata connessione per Tanno 1864, io credo che il De Rossi voglia 
alludere ad un periodo sismico, alquanto notevole, che si svolse nel Gargano alla fine del di- 
cembre. ' Avendo esaminati i cataloghi del Perrey, del Mercalli e dello Schraidt, ecco tutte le 
notizie sismiche, di nostro interesse, che ho potuto rinvenire pel dicembre 1864: il giorno 3 
una scossa in Ungheria, il 4 forte ad Angoulème in Francia, il 6 a Zante, il 7 ad Argostoli, 
rs, l'il ed il 12 alcune forti scosse a Rodi, TU, 12 e 14 parecchie notevoli in Toscana, il 15 
sulla frontiera tra la Baviera e T Austria ed a Volo, il 19 piccola in Ungheria, il 20 piccola 
ad Ancona, il 21 lieve al Vesuvio, il 25 scosse violenti all'Etna che si fecero sentire fino a Mes- 
sina, il 26 e 27 due altre lievi al Vesuvio, il 30 una ventina di scosse a San Nicandro Garga- 
nico, il 31 nuove scosse nella stessa località con danno di più case, lo stesso giorno una scossa 
sulle rive del lago di Garda, ed infine una lieve a Catania nella notte dal 31 dicembre 1864 al 
r gennaio 1865. Come si vede da questo breve riassunto, la coincidenza accennata dal De Rossi 
dovrelibe sussistere tra le scosse avvenute a Rodi dall' 8 al 12, tra quelle dell'Etna del 25 e 31 e 
quelle del Gargano del 30 e 31. Se si consideri che in Italia ed in Grecia i terremoti sono assai 
frequenti, lascio giudicare al lettore qual grado di probabilità resti a favore dell'ipotesi che le 
scosse di Rodi abbiano qualche connessione con quelle in Italia. 

Per formarci poi un'idea dell'entità dell'agitazione tromometrica che precedette in Italia 
il terremoto di Scio del 1881, riporto qui appresso le intensità medie diurne tromometriche 
della. 3* decade di marzo e T di aprile, che sono il risultato delle osservazioni di ben quindici 
Osservatori sparsi nelle varie regioni italiane. 



Mia.i'aso IS^l. 



Giorno 


21 
0,63 


22 

2,05 


23 
2,35 


24 
1,33 


25 
3,85 


26 
1,22 


27 


28 
1,50 


29 
0,86 


30 
1,23 


31 






Intensità tromometrica 


1,38 


1 11 




J,X A 



Aprile l^Sl. 



Giorno 


1 

1 


2 


3 


4 


5 


6 


7 


8 


9 


10 






Intensità tromometrica 


1,60 


1,26 


0,83 


0,46 


0,47 


1,12 


1,38 


0,47 


0,50 


0,60 





Anzitutto apparisce poco marcata la differenza tra l'intensità tromometrica antecedente 
il 3 aprile e quella dei giorni seguenti; e si noti, che ogni cifra riportata è la media di 15 va- 
lori, in generale assai discordanti tra loro. Così ad esempio, proprio nei giorni 4 e 5, in cui 
cadono i minimi rispettivi 0.46 e 0.47, questi rappresentano la media di valori oscillanti da 0.00 
fino ad 1.56; e questo massimo fu appunto fornito nel giorno 4 da Firenze e nel giorno 5 da 
Rocca di Papa, vale a dire proprio dai due Osservatori stabiliti nelle migliori condizioni per 



riore, sebbene più violento, provocato forse dal risveglio del focolare sismico nelle acque di Malta. Però 
dando uno sguardo alle ore riportate dallo Schmidt, non si può fare a meno di ritenere poco probabile la 
suddetta ipotesi. 

* Già nell'aprile si erano avute scosse abbastanza forti nel Gargano; ma in detto mese non se n'eb- 
bero affatto in Sicilia, in Grecia e nel!' Arcipelago. Anche il 14 ed il 22 settembre ai ebbero scosse 
nel Gargano ; ma in questo mese non ho trovata alcun' altra scossa per l' Italia e soltanto una in Grecia, 
avvenuta nella notte dal 25 al 26 in Atene, Kumi. e Calcide. 
18 



138 

simili osservazioui. In secondo luogo è a riflettere che nel giorno 3 aprile si ebbe una cifra 
poco diversa da quelle del 21 e 29 marzo; e di più col giorno 8 aprile incominciò un altro periodo 
di quiete relativa nel tromometro, del tutto paragonabile a quella principiata col giorno 3: 
eppure il giorno 8 non si sa che sia avvenuto qualche altro violento terremoto come quello 
di Scio. Ma volendo anche prescindere dalle predette difficoltà, che si presentano spontanee 
alla nostra mente, la correlazione tra la calma tromometrica ed i terremoti è profondamente 
scossa dal fatto che la precedenza della calma non è debitamente stabilita, non voglio dire con 
sicurezza, ma neppure con una certa tal quale approssimazione. Così mentre vediamo avvenire 
la scossa di Zante del 31 gennaio quasi al cessare di un periodo di quiete nel tromometro, 
invece quella del 17 aprile si verificò poco dopo principiato un altro periodo di ealma, ed il 
terremoto di Scio fu preceduto da agitazione tromometrica, precisamente al rovescio di quanto 
si verificò per la 1* catastrofe di Zante. 

Basta Taver dato questi brevi cenni sopra i terremoti del 1856, 1864 e 1881, per convin- 
cersi subito della poca attendibilità delT invocata correlazione tra i focolari sismici italiani e 
greci anche per il passato; tanto più che tale correlazione per gli accennati terremoti è resa 
maggiormente improbabile a causa della maggiore distanza dall'Italia dei focolari sismici del- 
l'arcipelago greco per rispetto a quelli delle isole Jonie. Non vale quindi davvero la pena di 
procedere ad una più minuta analisi su questo argomento, come ho creduto fare pef i recenti 
terremoti di Zante. Per questi infatti il prof. De Rossi dice di aver trovati più numeì'psi e 
patenti i fatti, per corroborare il suo modo di vedere, mentre sugli esémpi dei passati « privi 
di osservazioni particolareggiate sugli strumenti allora non esistenti » egli aggiunge riescire 
meno facile il dimostrare la presunta correlazione. 

Nonostante però il risultato negativo, a cui sono giunto nel presente studio intorno alla 
esistenza di tale correlazione, io tuttavia sono il primo a dichiarare che forse potrebbe anche 
sussistere un qualche nesso tra i fenomeni geodinamici dell'Italia e della Grecia; ma in base 
ai fatti fino ad oggi conosciuti, bisogna avere il coraggio di riconoscere di non essere ancora 
in grado di intravederla, e tanto meno di dimostrarla fino all'evidenza. E se nel presente capi- 
tolo io ho cercato di provare come non resti in niun modo dimostrata questa copnessione, sia 
per rispetto ai vulcani, sia per ciò che riguarda i moti macrosismici e microsismici d'Italia, 
il mio scopo non è stato affatto quello del contraddire, ma solo di premunire la novella scienza 
sismologica contro un nuovo pregiudizio, che si sarebbe potuto facilmente far strada, sostenuto 
da una persona così autorevole, qual'è il prof. De Rossi, cui spetta indubbiamente il merito 
di aver saputo richiamare l'attenzione degli scienziati e del nostro Governo sopra questo ramo 
così importante della fisica terrestre, la geodinamica. 



139 



CAPO V. 



Le .scosse disastrose subite dall'isola di Zante nel 1893. 



§ 1. Fenomeni precursori e concomitanti. 

Il periodo sismico al quale si riferiscono le scosse disastrose del 31 gennaio e del 
17 aprile 1893 in Zante ebbe principio fin dall'agosto del 1892, con gran numero di scosse 
più meno sensibili e di vibrazioni che si continuarono nei mesi successivi. Le indicazioni 
relative al giorno e al momento in cui si sentirono le principali scosse, come pure in ordine 
alla intensità loro si trovano registrate dal mio collaboratore nella « Cronistoria sismica ». 

Alcune osservazioni concernenti T intensità e l'ordine di successione delle scosse furono 
già esposte da me in una Nota pubblicata nei Comptes Rendius des séances de VAcadémie des 
Sciences (Séance dti 12 février 1894), 

Nella sera del 30 gennaio circa le 8.30 e alle 11 ^ furono segnalate due scossette; di poi, 
verso le 5.20 ant. del 31 gennaio si sentì come un tonfo tosto seguito da un urto più lieve 
e fu tale da far suonare i campanelli di alcune case. Alle 5.34 ant. (ora del Forster), si pro- 
dusse la prima oscillazione rovinosa; da principio con moto ondulatorio, poi con replicati 
sussulti ed impulso vorticoso, in complesso per lo spazio di 12 secondi, durante i quali molti 
ediflzi furono atterrati e moltissimi danneggiati più o meno gravemente, non solo nella città, 
ma anche in tutta la parte orientale e meridionale dell'isola, mentre nella estremità setten- 
trionale i guasti risultarono di poco 'momento. 

Il fenomeno fu preceduto ed accompagnato da rombo, simile al fragore di un carro pe- 
sante che corra sopra un suolo sassoso o, secondo altri, a quello che produce un treno di 
ferrovia mentre s' interna in una galleria. Secondo un monaco dimorante a Crionerò, il rombo 
anticipò sulla scossa di una battuta d'orologio; cominciò flebile, si rinforzò gradatamente, poi 
diminuì con rapidità, estinguendosi prima che fosse del tutto cessata la vibrazione. Il fana- 
lista, il quale in quel momento vegliava nella sua abitazione attigua alla torre del fanale, * 
stimò che il rombo avesse preceduto di poco lo scuotimento e fosse durato circa 3 secondi. 

Non è accertato se le scosse preparatorie, di cui sopra, sieno state avvertite anche fuori 
dell'area mesosismica. 

A Linzi in terraferma, secondo informazioni raccolte dall'Agamennone, due o tre giorni 
prima della scossa principale fu udito un fragore sotterraneo seguito come da un tonfo. 

Insieme alle scosse preparatorie, sono pur da ricordarsi come fenomeni precursori i con- 
sueti segni di agitazione manifestati dagli animali domestici, in ispecie cani, gatti, galline e 
tacchini, segni cui attribuisco solo il significato di rendere sensibili lievi vibrazioni che ordi- 

^ Tutte le indicazioni di tempo recate in questo capitolo sì riferiscono al tempo medio di Zante. 
' n fanale è situato a Crionerò sopra una piccola altura che domina la baia nel sobborgo di Acrotiri. 



140 

nanamente sfuggono all'attenzione dell'uomo. I detti animali domestici cominciarono a mo- 
strarsi agitati, a quanto assicura il signor S. De Diasi, circa 5 minuti prima della scossa. 

Non pare che si sieno prodotti mutamenti nel regime delle sorgenti ; ma in alcuni pozzi 
scemarono le acque in genere. Non si può nccertare die sì osservassero meteore luminose a 
Zante prima dei momento in cui" principiò la violenta agitazione sismica del 31 gennaio. 
Io quel giorno il liarometro era assai alto, ' il cielo non presentava che rade nuvolette e 
l'aria era fredda. La sera precedente la luna offriva l>eu manifesto il fenomeno dell'alone. 
Pochi giorni prima, cioè nella notte dal Iti al 17 gennaio, era avvenuta una ingente depres- 
!compagnata da vento impetuoso e {la forte mareggiata, durante la quale 
ISO gli scali e l'acqua marina era penetrata nelle vie e piazze prossime 



§ 2. Andamento delle scosse. 

interrogammo a Zante intorno ai caratteri della scos.sa principale sono 
re che fu di straordinaria violenza e si manifestò prima con moto ondu- 
lo. Il fanalista di Crionerò mi disse che la seconda fase parve più lunga 
ra runa e l'altra vi fu un momento d'intervallo. Altri potè distinguere 
imo moto breve, ondulatorio, di non grande intensità, poi alcuni forti 

un moto giratorio fortissimo, che sarebbe stato il più esiziale per gli 

r O. W. Forster, direttore dell'importante utEcio telegrafico locale della 
ompany, le vicende del fenomeno furono presso a poco quelle descritte, 
atorio sarebbe stato seguito da una piccola ondata che i più non avreb- 
ido conto dì questa circostanza, la durata totale della oscillazione sareblie 
! secondi, cifra data da quasi tutti gli osservatori e corrisjKiDderebbe a 
rof. Mitzopuios come desunta dal sismografo posseduto dal signor Forster. 
!), costruito in Inghilterra secondo il noto sistema Milne e Gray, * ed 
icato, sopra solida base, al piano terreno dell'abitazione del proprietario, 
mire le più precise indicazioni intorno alle vicende e alla modalità del 
into ci disse il signor Forster, fu gravemente danneggiato dalla scossa e 
è ricavare un diagramma completo. 

la parte occidentale e media dell'isola, lo scuotimento fu prima ondula- 
si terminò con due forti sbalzi. Il curato greco di quella parrocchia dice 
di circa un mezzo l'ufei- nosier, da 10 a 12 secondi. Anche qui si udì 
tte di poco il movimento e parve provenire da scirocco, 
i Lixuri, in Cefalonia, la scossa parve ai più ondulatoria e durò nna <iie- 

irra ferma, non solo sentirono la scossa, ma avvertirono il romlio e da un 
lo stesso momento un bagliore nella direzione di Linzi (sud sud-ovest), 
ì oscillazione determinò, oltre alle rovine di cui renderò conto in seguito, 
ì\ mobili e soprammobili tanto in città, quanto nei villaggi, specialmente 
media e meridionale. A Luca fu sparso l'olio delie lampade sospese nella 

i al mare, segnava in quella mattina 772°™. 8 ad Atene e 769™. 9 a Patrasso, 
nelle Tram, of tìie Seism. Soe. of Jupan, voi. XII, 1888, p. 33. 



141 

chiesa e al convento di San Giorgio si udì l'acqua che sbatteva con forza sulle pareti della 
cisterna. 

Suonarono spontaneamente parecchie campane in città e nei villaggi, segnatamente a 
Cherì, Litakià e Ortoniés. Ad Oxocora, Cabi, San Leo e probabilmente in molti altri punti si 
udì il tintinnio di campanelle da pecore o da capre appese ai muri. ' 

Il suono delle campane e dei campanelli, d'altronde, non è sempre in relazione colla vio- 
lenza della scossa e si produsse alcune volte in Zante per oscillazioni lievi ed innocue. 

Il piccolo veliero Madonna Mangana, di 200 tonnellate, proveniente da Costantinopoli, 
trovandosi la mattina del 31 gennaio nei paraggi di Zante, provò pel terremoto come un urto 
assai forte. Un'altra nave, quantunque più vicina all'isola, subì nel momento stésso una oscil- 
lazione più leggera. Il fenomeno fu del pari avvertito, a bordo delle barche, nelle 'acque di 
Clarenza (Agamennone). 

In complesso, e come risulterà con maggiore evidenza dai particolari che riferirò in seguito, 
la scossa fu disastrosa per la maggior parte dell'isola, cioè per tutta la parte meridionale e 
media fino alla latitudine di Ortoniés; fu fortissima senza cagionar rovine, ma solo guasti non 
gravi ai fabbricati, nella estremità settentrionale di Zante, a Catacolo, a Pirgos; fu meno 
forte nella porzione meridionale di Cefalonia (segnatamente ad Argostoli e a Lixuri), a Linzi, 
a Clarenza, a Gastuni, a Filiatrà, a Navarino, a Patrasso; risultò leggera a Sani i di Cefalonia 
e nelle isole d'Itaca e di Santa Maura; finalmente, pochi l'avvertirono a Corfù e qualcuno a 
Falero presso Atene. 

Più particolareggiate notizie intorno al modo di comportarsi del movimento fuori dell'isola 
di Zante sono riportate dall'Agamennone nella « Cronistoria sismica » ; e per quanto si riferisce 
alle determinazioni del momento in cui la scossa si rese sensibile nelle varie stazioni e alla 
velocità di propagazione delle onde sismiche in questo terremoto, il lettore troverà le notizie 
e gli schiarimenti che sono del caso in apposito capitolo. 

Non risulta dalle testimonianze raccolte che per l'oscillazione rovinosa del 31 gennaio e 
le due principali repliche dei giorni successivi si producessero perturbazioni d'indole elettro- 
magnetica. Gli apparati dei due uffici telegrafici di Zante, dell'inglese cioè e del greco, fun- 
zionarono regolarmente prima e poi, senza che si osservassero fenomeni insoliti in ordine alla 
trasmissione della corrente. 

A quanto mi fu reiteratamente asserito, non si verificò per le dette scosse alcun mutamento 
nel livello delle acque marine, le quali si mantennero tranquille malgrado l'agitazione tel- 
lurica. 

Rispetto al regime delle sorgenti, non fu avvertito nell'isola alcun fatto degno di nota. 
In molti punti si vuotarono le cisterne in cui si raccoglie l'acqua piovana o si abbassò il 
livello del liquido; ma ciò avvenne per le screpolature formatesi nell'intonaco di cui tali reci- 
pienti sono rivestiti. 

Un villano di Calamachi mi assicurò di aver A^cduto al momento della prima scossa un 
bagliore, anzi una fiamma sopra la palude di Cherì, ma la testimonianza merita poca fiducia, 
causa il terrore superstizioso che il terremoto inspira e l'intima correlazione che la fantasia 
popolare presta in Zante tra questo fenomeno e le sorgenti bituminifere. 

Prima del mio arrivo a Zante, l'asserzione di chi diffondeva la notizia d'un fuoco natu- 
rale, comparso alla estremità settentrionale dell'isola dopo il parossismo del 31 gennaio, si era 
riconosciuta mendace ed ogni altra analoga doveva essere accolta con (Circospezione. 

Riferisce il prof. Mitzopulos che certi pescatori, i quali si trovavano al momento della cata- 
strofe presso l'isolotto di Maratonisi, avrebbero veduto pietre coperte di alghe sbalzate dal 
fondo marino sulla riva. Sarebl)e questo un caSo di proiezione veramente strano; ma è da 



142 

supporsi che in gente semplice e ignara la caduta di massi sul lido, i quali forse rimbalza- 
vano, abbia prodotto T impressione d'un fenomeno affatto diverso. 

Alla scossa disastrosa del 31 gennaio tennero dietro altre lievi oscillazioni, poi, verso le 3 
e 6 V2 P^na- fidilo stesso giorno due più sensibili, quindi, prescindendo da leggeri e frequentis- 
simi tremiti del suolo, una replica violentissima alle 1.56 ant. * del giorno seguente, la quale 
determinò la caduta di molti fabbricati, in gran parte pericolanti per le lesioni già subite; ciò 
principalmente a Cherì e ad Agalà. Questa scossa, più lunga della precedente rovinosa, secondo 
quasi tutti coloro che interrogai in proposito, sarebbe stata principalmente ondulatoria. Rife- 
risce tuttavolta il Mitzopulos come a Cherì, ove produsse scempio di fabbricati, si manifestasse 
piuttosto in senso verticale. Mi assicurarono ad Oxocora che, dopo lungo ondeggiamento, si 
terminò colà con sbalzo assai forte. 

Ad Argostoli di Cefalonia e in (lualche punto neir interno di Zante, per esempio a San Leo, 
Oxocora e Chiliomenon, essa parve a taluno più energica di quella stessa reputata principale 
e le attribuiscono i danni più gravi ; ma è ben prol)abile che la prima scossa esercitasse azione 
più funesta, quantunque meno evidente, sui fabbricati. 

l-na seconda replica assai veemente fu sentita il 2 febbraio ad un'ora del pomeriggio e, 
senza aggravare sensibilmente le conseguenze della catastrofe, accrebl>e tuttavolta il panico 
degli abitanti, molti dei quali paventavano lo sprofondamento di tutta risola. Questa scossa 

fu accompagnata e forse preceduta dal solito rombo. 

* 

Poco prima della forte oscillazione verificatasi verso le due del mattino del 1** febbraio, 
certo Eustapio Ciafona, padrone di un trabaccolo, stava sulla calata del porto osservando il 
tempo (che era assai tranquillo), quando vide verso mezzogiorno un lampo, il quale pareva 
assurgere dal mare al di là del Monte Seopòs. Altre persone, ignare del racconto fattomi dal 
Ciafona, mi assicurarono pure d'aver veduto, dalla parte meridionale dell'isola, prodursi un 
lampo in un punto prossimo all'isolotto Pelusio, nello stesso momento. 

In una villa di San Demetrio, nel comune di Messogeo, si sparse dopo questa medesima 
scossa un odore solfureo particolare; ciò secondo la testimonianza del signor Calucci, allievo 
ingegnere. 

Fra i fenomeni che più strettamente si connettono alle oscillazioni telluriche, nell' isola 
di Zante, sono da citarsi i rumori sotterranei, prolungati e ripetuti un gran numero di volte, 
che alcuni dicono rombi e che io preferisco designare col nome di detonazioni, per distin- 
guerli dal fragore caratteristico che suol precedere ed accompagnare le scosse più gagliarde. 

Seppi da parecchie persone dimoranti a Zante che le detonazioni erano assai frequenti poco 
prima del 31 gennaio e, dopo la catastrofe, si udirono pure da quando a quando, principal- 
mente nel periodo in cui si verificarono le scosse consecutive più energiche. 

Monsignor Ri velli mi riferì di averne sentite molte a Curvuli presso Litachià. In certi 
periodi si producevano ad intervalli di circa 5 minuti primi e spesso erano seguite da lieve 
tremore. La vibrazione era più sensibile quando il frastuono si manifestava con intensità 
maggiore. 

Tutti sono d'accordo, a Zante, nel dichiarare che tali fragori si odono di preferenza nel 
mezzogiorno, cioè verso la palude di Cherì. Certo è che somigliano a scariche d'artiglieria 
assai lontane e ricordano gli scoppi che si producono nel cratere del Vesuvio durante le minori 
eruzioni e quando la fase eruttiva è in decrescenza. Qualche volta sono colpi secchi e brevi, 
con suono un po' metallico; in altri casi sono invece accompagnati da rimbomlK) che lenta- 
mente degrada. Sposso si succedono a breve intervallo in gran numero ; ed allora alcuni sono 

• 

* Ora del Forster. 



143 

forti ed altri deboli o debolissimi, cosicché non possono essere percepiti se non si presta la 
massima attenzione. 

Udii simili scariche lungamente ripetute solo durante la notte. In quella dall' 8 al 9 aprile, 
per esempio, ne contai in un' ora più di 70. Ordinariamente, quando si manifestano a serie, 
una interruzione più lunga delle altre vien susseguita da scoppio più forte. 

Lo strano fenomeno si manifestò già in altri territori soggetti a frequenti commozioni 
sismiche, isolatamente o in connessione con terremoti. Sono da citarsi nel primo caso le deto- 
nazioni violentissime sentite dal 1822 al 1826 nel!' isola Meleda, presso Ragusa in Dalmazia, 
delle quali si occupò a lungo P. Partsch * e che furono^ provocate verosimilmente dalla stessa 
causa che agisce a Zante. Anche a Meleda il suolo risulta prevalentemente di calcari c^ivernosi, 
entro i quali si disperdono le acque superficiali. 



§ 3. Effetti meccanici prodotti dalle scosse in città. 

La città di Zante è disposta ad arco sulle rive di una baia molto aperta, che trovasi 
presso l'estremità sud-est dell' isola ed è volta a levante. Giace, in parte, sopra un piano che 
risulta, secondo i punti, di sabbie marine, di alluvioni recenti o di materiali detritici artificial- 
mente depositati, in parte, alle falde o sui fianchi della collina pliocenica già ricordata od 
anche sul detrito accumulato naturalmente alla sua base per effetto della degradazione me- 
teorica. 

L'antica Zacinto occupava solo la parte più alta dell'area compresa nella città moderna 
e si estendeva principalmente fra il punto in cui sorge la chiesa greca di Sant' Elia e la 
cittadella. 

Secondo antichi documenti conservati nell'archivio pubblico e in quello della cattedrale 
greca, documenti di cui il signor De Biasi volle riassumere per me alcuni brani, alla fine del 
secolo XV, lo spazio ora coperto dagli ediftzi della città bassa era occupato dal mare o da paludi 
litorali, ad eccezione di alcuni scogli ed isolotti sabbiosi, che emergevano principalmente presso 
la foce della così detta Fiumara. 

Sopra isole basse o banchi emersi sorgevano la chiesa cattolica di Santa Maria e la chiesa 
greca di San Nicolò del Molo, che data dal xvi secolo. Il campanile della chiesa d' Ognissanti 
coi caseggiati più prossimi erano situati sopra una propaggine della terraferma denominata 
allora localmente Glossa. Una metà del teatro comunale riposa sopra un riempimento artificiale. 

Il tratto del litorale che intercede fra la dogana e la chiesa di San Dionisio e in cui si 
trova ora un nuovo scalo e tutto un quartiere prospiciente al mare era in passato una spiaggia 
arenacea e da questa deriva il nome di Sabbionera, attribuito ancora alle adiacenze di essa chiesa. 

Ho creduto bene esporre queste indicazioni, perchè valgono a spiegare certi particolari 
nella distribuzione degli edifizi più gravemente colpiti dal flagello. 

Nel centro della città, la chiesa cattolica di San Marco, situata sulla piazza del Poeta Salomos, 
presentava, dopo le scosse del gennaio e del febbraio scorso, la facciata volta a SE attraversata 
da una spaccatura verticale dall'alto al basso, e, dei due campanili, quello collocato a SW fesso 
obliquamente. 

La chiesa greca di Ognissanti non lasciava scorgere che lievi screpolature, mentre il suo 
vecchio campanile che pure ebbe a subire gli effetti di altri fortissimi terremoti, aveva solo 

* Partsch P., Bericht iibeì' das Detonaiionsphanwnen aus dei' Insel Meleda bei Bagusa, "Wien, 1826. 



>state alla parte superiore. Convien notare che questo campanile è tutto fab- 
5 squadrate e rinforzato da numerose catene. Sulla medeaima piazza, anche 
)erso Nazionale semlirava a tuttfl prima intatto, ma, esaminato con attenzione, 
fei^sure lout^itudinali auììa facciata e sui lati, corrispondenti ad altre nei muri 
alai. 

vico, edifìcio importante, che data solo dal 1S72, fu uno dei piìi conquassati, 
un corpo principale di fabbricato con tre piani e di due ali a due piani. La 
SE sulla via di Ognissanti era in pessima condizione per spaccatnre irregolari 
per la caduta di parte dell'intonaco; alla parte opposta, il danno era invece 
imilmente, uno dei lati più lunghi, quello rivolto a NE, sulla piazza Giorgio, 
profonda soluzione di continuità verticale, sulla parte media, ed una per cia- 
il lato SW, finalmente, appariva quasi intatto. Internamente, le vofte erano tutte 
lolanti e i muri divisori fessurati. 

a di San Nicolò del Molo, situata a NW del teatro e tutta eostruita di pietre 
non soffrì, che lievi lesioni. 

ia principale di Zante o Calle I^arga, la quale, incominciando dalla piazza del 
i la citt<à in quasi tutta la sua lunghezza, si trovano case appartenenti ai tipi 
più diversi, alcune a due piani altre ad uno solo, quali tutte in pietra, quali 
in materiale e il secondo dì le^fuo. Gelativamente ai guasti cagionati dal terre- 
no differenze grandissime fra un edifizio e l'altro. I palazzi in pietra da taglio, 
io quello della famiglia del conte Cesare Roma, non avevano subito alcun danno 
neno all'esterno, e così le case di legno, che sono peraltro in scarso numero. 
1 materiale, fabbricate secondo l'uso comune, cioè con piccole pietre gregge od 
! squadrate e a mura coperte d'intonaco, erano tutte piò o meno fesse o con- 
'almente però lo scempio maggiore si produsse nell'interno, per la caduta di 
! di muri divisori, mentre le mura perimetrali rimasero in piedi, 
i via gli edilizi sono provvisti per lunghi tratti di portici e di loggiati, nessuno 
olta precipitò per eifetto del terremoto. 

Jgo Foscolo, fiancheggiata di PAse assai liasse e piana, non apparivano all'esterno 
iattura, ma i guasti erano generali all'interno. Fra le altre, la casa ove nacque 
stillata ad uso di biblioteca pubblica, aveva assai sofferto. 
\o fu assai maggiore ne! quartiere di Neoeori, le cui case, per lo piti umili e 
son fondate sopra materiali di sfacelo, 
fu flagellato il quartiere di Stavromeno, a nord della città. 
. della Sauta Trinità cadde la vòlta, e la sua facciata rimase attraversata da 
gitudinale, tortuosa, dall'alto al basso. La chiesa di Sauta Maria, che risale al 
ase fessa principalmente nel lato orientale, ed ebbe il campanile conquassato 
itene che ne collegauo le parti. Pur conquassata la chiesa di Santo Spiridione 

< il camino di una fabbrica d'olio di sansa, quantunque poco alto, fu diviso 
ite da una fessura, e nel senso trasversale da quattro altre, queste assai irregolari. 
Crionerò cadde la lampada per l'oscillazione del 31 gennaio; la sua torre e la 
i non soffrirono però che lievi fessure; ciò perchè sono costruite di buoni ma- 
e sulla roccia viva. Rimase pure intatta o quasi la vicina chiesetta, che trovasi 
lentiche. 

go di Bocali, ov'era ia città medioevaie, il terremoto fece scempio di buon 
, quasi tutte vecchie e cadenti. 



145 

All'ultima casa della Salizada, verso la fortezza, cadde la facciata sulla Via; ma si tratta di 
edltlzio costruito con pietre gregg'e e senza calce. 

Nella cliiesa di Picridiotisa, die aemhra fabbricata con diligenza, fu tutta conquassata la 
facciata, ed il campanile adiacente ebbe una profonda spaccatura trasversale in basso e la 
cupola spezzata. 

Gli antichi bastioni della cittadella veneta, aia per la robustezza della costruzione, sia 
per la roccia viva che li sostiene, non furono scomposti dall'urto. Ebbe a soffrire nella parte 
loro settentrionale un casotto di pietra e crollarono per breve tratto i parapetti. 

Il mìo collega ed io notammo come, a breve distanza dì ediflzì screpolati o fessi, rima- 
nesse in condizione perfetta quello che serviva od uso di prigione durante il domìnio inglese; 
forse perchè poco alto da terra e fatto di pietra da taglio. 

Terso l'estremità meridionale della città, si trova presso la chiesa dei Santi Quaranta, 
in riva del mare un molino a vapore, provvisto 
di due alti camini. Uno di questi, che misurava 
30 metri di altezza, si spezzò a 5 metri dall'estre- 
mità, e le macerie caddero a mezzogiorno; l'al- 
tro, che era alto 27 metri, fu spezzato per metà 
da una spaccatura trasversale, e la parte supe- 
riore gii-ò alquanto sulla inferiore, determinando 
uno spostamento orizzontale di circa 15 centime- 
tri, che però io non vidi, essondo già stato rimosso 
il tratto superiore ijuando visitai il molino. 

Poco lungi, la chiesa di San Dionisio, falt- 
bricata nel 1764, subì danni non lievi, massime 
nella facciata; ma il suo campanile, che sorge 
isolato e a breve distanza ed è uno dei monu- 
menti più pregiati della città, non ebbe a soffrire 
che la torsione della croce (ftg. 6). Esso rimase, 
invece, gravemente colpito, come si vedrà più 
innanzi, dalla scossa del 17 aprile. 

Secondo relazioni ufficiali, di cui mi fu co- 
municato il sunto dall'ingegnere municipale si- ,ig. e. 
gnor Metaxà, dopo 1 terremoti del gennaio e del 

febbraio 1893, circa 2000 case in città erano crollate o irreparabilmente condannate, 1700 
avevano subito tali danni da rendere necessaria la loro ricostruzione, 700 potevano essere con- 
servate mediante riparazioni importanti, e 100 soltanto erano assolutamente immuni. Alla 
stregua di una moderatissima stima, supponendo che si richieda in media per ciascuna 
fabbrica una spesa di 3000 dracme, risulterebbe per la sola città un danno complessivo di 
13,200,000 dracme. 

Se si confrontano le cifre suesposte con quelle relative al pregiudizio toccato a Zante per 
efifetto di altri terremoti avvenuti nel corso del secolo, se ne inferisce che le scosse sentite al 
principio del 1893 furono tra le più violente. Il terremoto del 30 ottobre 1840, il quale ò regi- 
strato tra i più disastrosi per l'isola, provocò in città la rovina di sole 36 case e ne conquassò 
gravemente 545, e in tutta l'isola fece crollare 1276 cdiflzi, rendendone altri 1445 inabitabili. 
Quello del 28 dicembre 1S20 non fece diroccare che 79 ediflzi e ne rese 800 così malconci da 
richiedersene la demolizione. 



i'ETTI MECCANICI PRODOTTI DALLE 8C038E NEL RESTO DELL'ISOLA. 

lell'urto determinò la caduta di massi in molti tratti della costa occidentale 
u gran parte alta e tagliata a picco, come pure tra i dirupi gessosi di Vron- 
uatura meridionale. Un monaco del convento di San Giorgio mi assicurò che 
ipa occidentale denominato la Creuna, die h tra i più scoscesi, precipitò un 
nto lo stesso convento. Anche dai margini scoscesi delio scoglio Trentanove, 
ri e sabbioni pliocenici, si distaccarono larghe falde e caddeit) in mare, 
che un solo esempio di spaccatura aperta nel terreno vergine per effetto del 
si vedeva e forse si vede tuttora alla estremità sud-est della collina plioce- 
fondata l'antica cittadella veneta e precisamente presso il punto ove è confitta 
ira- Tale spaccatura, assai vicina al margine del grande scosceadimento avve- 
cenna al prossimo distacco di una nuova falda, non però molto voluminosa, 
igitazioni sismiche sono le cause immediate che determinano le frane, queste 
loste, nel caso dei colli pliocenici di Zante, dal rapido stemperarsi dei l>anclii 
ostruiscono la base, restando privi così del sufficiente sostegno i banchi di 
ì dì sabbioni cementati che giacciono superiormente. 
li almeno una cinquantina di metri dì lunghezza si formò anche in città lungo 
na, parallelamente alla riva, cioè in direzione NE-SW ; ma, trattaudosi dì suolo 
meno è da mettersi a pari coi casi tanto numerosi di lesioni in fabbricati, 
ione, non fu rintracciato alcun segno apprezzabile di spostamento permanente 
t, sìa per scorrimento, sia per diverso assetto di materiali mobìli, sia per 
ausa. 

li sieno propagate con grande intensità nei fondi marini, le scosse disastrose 
Qo dato conto non procurarono alterazione sensibile permanente nel livello 

ure, come dissi, le consuete oscillazioni temporarie nel livello marino, le quali 

ice per la scossa del 17 aprile. 

uoh di città, lungo la via che mena da Zante a Vasilicòs, osservai numerose 

notevolmente danneggiate. I guasti erano però limitatissimi ogniqualvolta 
brica fondata sopra roccia, od almeno sopra suolo l)en compatto. La casa 

la buona costruzione quanto per la compattezza del suolo che accoglie le 
rimase immune nelle mura perimetrali, e solo presentò spaccature all'in- 
), eretto verso la vetta del monte Scopòs, fabbricato sopra la viva roccia, 
ire. Le costruzioni situate sui fianchi ed alla base dello stesso monte, verso 
ano in generale più fortemente colpite. La piccola chiesa dì San Lipio, ad- 
.lina gessosa, sulla via di Calamachi, subì qualche lesione, e al suo caropa- 
a punta. 

lachi, nel piano, vidi parecchie cascine diroccate; non lunge da queste, però, 
iditlzio recente e di robusta costruzione, era in migliori condizioni, avendo 
i qualche spaccatura all'interno e all'esterno. Le lesioni dei muri perimetrali 
icipalmente i lati volti a E-NE e W-SW, e sembrava accennassero a un im- 
'alentemente da S-SE a N-NW. 

la villa appartenente al conte Luuzi, sindaco di Zante, a Saraciiina, presso 
mi lasciò r impressione che ivi lo scotimento avesse raggiunto violenza mag- 



147 

giore che nella stessa città. Il grandioso palazzo, costruito senza risparmio e secondo tutte 
le regole dell'arte, fondato quasi tutto sulla viva roccia (marna gessosa), presentava, per tutto lo 
spessore del fabbricato, i muri perimetrali e divisori attraversati da alcune profonde e sottili 
spaccature ; i balaustri della scala esterna in gran parte atterrati ; lo scudo in pietra che ornava 
la parte superiore della facciata, sbalzato; caduti o girati, sui loro pilastri, busti di marmo 
e vasi. 

Le case della pianura di Zante, in gran parte poveri e vecchi abituri, sono fabbricate 
senza alcun rispetto alle regole d'arte più elementari. D'ordinario, i muri sono un'accozzaglia 
di pietre gregge, di forma irregolare, tenute insieme da argilla a mo' di cemento, e coperta di 
intonaco, il quale occulta la fragilità del contesto; il tetto, coperto di tegole, è sostenuto da 
travi e travicelli bene spesso tarlati o infraciditi dal tempo, oppure troppo corti. Manca il più 
delle volte ogni giusta proporzione fra il peso del tetto e la resistenza dei muri. Ove la casa 
porta un piano sopra il terreno, i legnami del solaio hanno gli stessi difetti ora accennati 
per quelli del tetto, ed essendo in molti casi nascosti da intonaco o da un rivestimento di assi, 
ne risulta che questi difetti non appariscono all'esterno. 

Quanto alle fondamenta, non hanno in genere che pochi decimetri di profondità e sono 
praticate nella terra vegetale, nell'alluvione, o, più raramente, sopra affioramenti di argille 
plioceniche. 

Non è da far meraviglia se la maggior parte delle case che versano in sì tristi condizioni 
rimasero diroccate o malconce per effetto delle scosse disastrose del 31 gennaio, del l*" e del 
2 febbraio. 

Le osservazioni suesposte si riferiscono non solo alle case isolate, che sono in gran nu- 
mero, ma anche a quelle dei villaggi, fra i quali soffrirono principalmente pel flagello Gaitani 
ed Angericòn. 

A San Demetrio, i danni risultavano in complesso un po' minori che non nei due villaggi 
precitati, forse perchè riposa sopra suolo pliocenico. Merita di essere Ricordata qui la chiesa 
della Panagia, che presentava profonde fessure verticali nei lati volti a ponente e a levante, 
mentre era quasi illesa a nord e a sud. La chiesa di San Demetrio, notevole pel suo campa- 
nile in pietre bene squadrate, aveva i lati maggiori che guardano a E-NE e W-SW poco dan- 
neggiati, e gli altri due, normali ai primi, attraversati da profonde spaccature verticali. 

A Sculicadon le condizioni dell'abitato sono analoghe a quelle di San Demetrio e furono 
equivalenti le conseguenze delle scosse. Ivi un alto campanile rimase mozzato. 

Le tre frazioni di Geracarion, situate sulla collina pliocenica orientale, presso a poco lungo 
il parallelo di Mariés, non ebbero molto a soffrire pel terremoto. Osservai colà case screpolate, 
e fesse, ma non un solo muro caduto. A Geracarion alto, il campanile, che sorge in posizione 
eminente, rimase incolume; la chiesa invece ebbe le quattro pareti, e in ispecie le due minori, 
normali alla linea E-W, profondamente fesse. Nel lato orientale, risulta però manifesto che la 
principale lesione è un'antica spaccatura riaperta. 

Passando a considerare i villaggi situati alle falde ed alla base della catena montuosa 
occidentale, è da osservarsi che le condizioni loro partecipano, in ordine alla natura del suolo 
ed ai materiali adoperati nella loro costruzione, di quelle pessime della pianura e meno cat- 
tive del monte. 

A Litachià, il più meridionale dei villaggi che trovansi nella posizione cui accennavo, 
le rovine erano paragonabili a quelle che si lamentavano nel quartiere Neocori, a Zante, e 
forse anche in proporzioni maggiori. È bene avvertire intanto che il suolo sul quale è fondato 
il "paese, essendo costituito prevalentemente di saldo conglomerato, offre i migliori requisiti dì 
stabilità. 



148 

A Lagopodon, che sì trova in eoTidizioni press'a poco uguali, in ordine al terreno, i guasti 
mi parvero minori clie non a Litachià. Non cosi a Macherado, perchè fabbricato in gran parte 
sopra «n suolo detritìco. In questo grosso villaggio il terremoto ridusse inabitabili 150 case e 
tutte le altre, ad eccezione di 10 o 12, subirono danni 8uscettil>ili di riparazione piìi o meno 
agevole. Fra gli edilizi che soffrirono meno è da citarsi la cattedrale, mole imponente prov- 
vista di alto e svelto campanile. 

Nella casa della scuola femminile di Macherado, casa [>er la quale fu adoperata argilla 
invece di malta, il muro perimetrale a<l est fu atterrato e rimasero sconquassati quelli ad 
ovest e a sud, non però il muro a nord, percJiè appoggiato ad altra costruzione più salda. 
Ad una casa vicina, cadde invece la parete meridionale e tutte le altre rimasero in piedi. 
Nella chiesa denominata, Ipapandi, preci|iitò l'angolo SW con gran parte delle pareti che con- 
corrono a quest'angolo. Esempio istruttivo di rovina totale, cagionata dalla oscillazione sismica, 
è quello di un molino a vento, la cui torre cilindrica, edificata presso al paese, in un campo, 
e fondata indubbiamente sulla terra 
vegetale, si mostrava fessa e sfa- 
sciata, come se fosse stata sottoposta 
ad una energica torsione. 

Passerò ora ad occuparmi dei 
villaggi situati lungo la catena oc- 
cidentale dell'isola, i quali, general- 
mente, si trovano, rispetto alle oscil- 
lazioni sismiche, in condizioni piti 
favorevoli degli altri, perchè gli 
edifizi loro sono per la massima 
parte fondati sulla roccia viva (cal- 
care cretaceo) e in un territorio in 
cui abbonda pietra da calce e da 
costruzione. Anche in questi vil- 
laggi, tuttavolta, la calce suol es- 
sere adoperata con molta parsimo- 
nia, nelle costruzioni comuni, e spesso viene associata a proporzione esulierante di sabbia 
od anche a terra argillosa. 

A Cherì, grosso villaggio, che sorge a circa 185 m. d'altitudine, all'estremità meridionale 

della catena montuosa cretacea, il terremoto fece scempio delle case coloniche, le quali sono 

quasi tutte fabbricate di pietre gregge mal connesfie da scarso cemento, il più delle volte 

argilla cruda invece di calce (fig. 7). Non liaatò il suolo calcare saldissimo a preservare il 

paese dal flairello. Ivi però non mancano edihzi illesi o quasi perchè fatti colle debite cautele. 

isti la chiesa, che ò piuttosto grande e data dal 1745, e la casa del sindaco, la 

: modesta, offre tutti i requisiti di stabilità che si richiedono in condizioni così 

elio stesso villaggio è istruttivo il caso di un piccolo edilizio rettangolare in cui 

lati più lunghi rivolti a SW e NE, mentre subirono lesioni gravi i due minori 

ai primi. 

nenon, villaggio pur fondato sul calcare, le case diroccate furono circa una ven- 

cattiva costruzione e cementate senza calcina, altre, in maggior numero, suhi- 

più meno gravi e molte, nella proporzione di circa 20 "/o» soffrirono pochi 

jero illese. Fra queste, la casa di Stellio Bithurca, appena terminata, era, quando 

udizione perfetta. 



149 

Molti muri a secco, eretti nelle vicinanze del paese per dividere le proprietà, crollarono, 
ed alcune cisterne, scavate nella roccia e munite all' interno di un rivestimento in materiale, 
lasciarono disperdere il liquido che contenevano. 

A San Leo, a NW di Chiliomenon, secondo il racconto di testimoni oculari, i guasti furono 
comparativamente maggiori, forse perchè sono più numerose le case vecchie e povere. 

A Luca crollarono pel terremoto parecchi abituri e, per la maggior parte, le altre case 
ebbero mura fesse e scrostate. Nella parete della chiesa che guarda il NW si riaprì dall'alto 
al basso una spaccatura, la quale, formatasi durante il terremoto del 1840, era stata poi coperta 
d'intonaco; altre fessure meno appariscenti si aprirono nelle pareti NE e SW. 

Nel piccolo villaggio di Cabì gli effetti del terremoto furono meno esiziali. Poche le case 
gravemente fessurate, nessuna crollata. 

Ad Oxocora, centro di popolazione di qualche importanza, si produssero fessure nella mag- 
gior parte delle case per le scosse del 31 gennaio e del l*" febbraio, ma non si ebbero a de- 
plorare rovine. Mi parvero più danneggiati gli ediflzi fondati sulla terra rossa quaternaria, 
nella parte media del paese, che gli altri, i quali riposano sul calcare cretaceo. Crollarono in 
tutto il territorio circostante piccoli tratti di muro a secco e parecchie cisterne rimasero 
asciutte. La chiesa di Oxocora presentava fessure prodottesi pel terremoto del 1840 ^ che si 
allargarono in seguito alle scosse del 1893 ; ciò si osserva principalmente nella parete volta ad W. 

A Mariès erano in buon numero le case screpolate o fesse quando visitai il paese ; ma le 
fessure risalivano per la massima parte al 1840. La chiesa col suo campanile, entrambi di 
robusta costruzione, non avevano sofferto affatto. 

A Plemonarion vidi qualche muro fesso e screpolato, ma non tracce più gravi del flagello. 

Una sola casuccia, già pericolante* per vetustà, cadde per le oscillazioni patite il 31 gen- 
ijaio 1893. 

Ad Ortoniés, villaggio montano, di misero aspetto, non si produssero che danni di poca 
entità nelle case o capanne, e si inaridirono quasi tutte le cisterne per esili fessure apertesi 
nel loro intonaco. Lo stesso fatto si verificò nei territori situati all'estremità settentrionale 
dell'isola, presso il Capo Schinari. 

Verso nord-ovest si produssero sottili fenditure nella chiesa del convento di San Giorgio; la 
principale da me veduta è diretta da E ad W, ed interessa le due pareti. Altra fessura normale 
alla prima, che esisteva ab antiquo, si riaprì. L'edifizio del convento non patì danno di sorta. 

Le tre frazioni di cui si compone il grosso villaggio di Volimes, il principale centro di 
popolazione della parte settentrionale di Zante, furono immuni dalle disastrose conseguenze 
del fenomeno. Nelle mura di alcune case si aprirono piccole fessure o si allargarono quelle 
che preesistevano; le line e le altre con direzione prevalente da N a S. Anche qui s'inaridi- 
rono parecchie cisterne. 



§ 5. Estensione dell'area sismica, direzione j:d epicentro dell'impulso. 

Dal complesso delle mie osservazioni risulta evidente che l'intensità del terremoto diminuì, 
non però rapidamente, da mezzogiorno verso settentrione, permodochè il confine dell'area 
mesosismica si può legittimamente tracciare lungo una linea che passi immediatamente a nord 
(li Catastarion e di Mariés. 

' Sembra che questo terremoto si manifestasse colà con molta violenza, poiché provocò la caduta di 
parecchie case e dì un molino. 



150 

Avendo istituito un confronto, circa irli efletti del terremoto, fra il lido orientale e 
Foccidentale dell'isola, in eorri>f>ondenza dei meilesimi paralleli, non mi ria«ci ottenere on 
risultato sicuro, applicabile all'apprezzamento deir intensità raggiunta dal fenomeno nei vari 
punti, essendo fra questi troppo diverse le conilizioni d'online treokoiostico. 

Per quanto concerne la città, le rovine si accrescono sensilàlmente risiilendo dalla parte 
bassa alle falde e ai fianchi della collina; ciò dipende i^erò, non già dalla intensità delle H-oe^&se, 
ma SI l>ene da che nella prima si trovano gli etiitizi più recenti e <li costruzione più perfetta, 
mentre nella seconda abl>ondano poveri abituri, molti dei quali fabbricati senza sussidilo di calcina. 

È da osservarsi, in tesi generale, che le case delle vie princip<ili, le quali sono quasi tutte 
l>aralleie al litorale, soffrirono un pò* meno di quelle disposte normalmente alle prime: ma 
anche qui basta riflettere per rendersi conto di questo fatto, che le vie princifiali son pure 
quelle fiancheggiate da^Ii edilizi più ri<'chi e più saldi. 

Con ciò io non intendo revocare in dubbio il fatto già più volte accertato, che rimpallo 
sismico tende a produrre lesioni più fre-iuenti e più profonde nel senso normale alla propria 
direzione che parallelamente ail essa. Infatti a Zante ebbi ad osservare parecchi casi di editizì 
in cui nei lati volti a NW e a SE, in isfiecìe quando si tratta dei lati più lunghi, le spacoatore 
sono più numerose e profonde che non neirli altri due. Ma circostanze dipendenti da partico- 
larità di costruzione, dal collocamento di chiavi o catene, dalla disposizione dei muri intemi, 
dalla natura del sottosuolo, intervennero spess4ì a turliare l'azione mecc*anica della Tibrazione 
sismica, in tal modo da fornire numerosissime eccezioni alla regola. Non temo di essere smen* 
tito neirasserire che. massime entro Tarea mesosi<mica, le condizioni artificiali hanno influenza 
di gran lunga maggiori delle naturali sulla entità dei danni. 

Gli edilizi fabbricati secondo buone norme etiilizie ^ con materiali scelti, qualunque fosse 
la posizione loro, soffrirono i)oco o punto, eteettuati i casi in cui erano fondati sopra un 
suolo di detriti artificiali o sopra depositi naturali cedevoli. 

In peggiori condizioni, rispetto alle fabl»riche tutte fondate sopra materiali celevoli, si»n 
quelle che riposano sopra un suolo eteroL^eneo, v'uyè «li consistenza divenga, secondo i punti. 
La verità di questa pro|>osizione è dinio>tratii dalla tristi* sorte «lei teatro di Zante, il quale, 
come ho avvertito, è Iwisato in parte sopra ripiene artificiali e in parte sopra un^isoia sabbii^^. 

Quanto alla pendenza del suolo, a Zante (come in tanti altri territori visitati dal terre- 
moto) non ebl)e azione di sorta sulla resistenza dei fabbricati alle scosse, ove questi erano 
fondati sulla roccia viva; ma ne airirravò l'instabilitìi nei casi in cui rijx^savano sopra mate- 
riali non compatti e cedevoli. 

Negli edifizi più alti, come fari, camf^anili, camini ili officine, essendo mairgiore Tampiezza 
delle onde provocato dalla vibrazione, fu anelli più eneririra l'azione delle scosse e si accu5«'> 
con effetti di spostamenti, di crollo, di proie/Aane più intonsi. Ma non per questo i fald^ricaii 
che trovausi a matririore altitudino sulle colline e sui monti furono più gravemento dannci:- 
giati di quelli situati ai livelli inferiori. 

Altra circostanza che esen*it4> una infiuenzii l»en sensibile sulla sUibilità deirli eilitìziM** 
che molti di essi erano già indclMiliti da k'siuni jirodottosi pei torremoti del lv21»edel IM'». 
Ove questo lesioni, come s|)esso avvenne, furono diliirentomento coperto ed ix^cul tate da nuon 
intonachi, l'effetto delle s<*osse verifi«-atesi nel 1*^U3 potè apparire talvolta mair^iore del ven>: 
in ispecie poi confrontando fra loro i danni subiti dalle costruzioni vecchie e dalle nuove. 

Già dissi che dopo la scr»s-ia di-a<tn»si ilei :U tr^Minaio, riuscirono esiziali quelle delie'ianL 
del r* febbraio e dciri |Kim. del iriomo scirucnte. 

Tutte le altre postoriori, fino al 17 aprile, non diedero luogo che a scn*polature o scr\>*u- 
ture di poco momento o alla caduui di (jualche lembo di muro che già pericolava. 



151 

I disastri che si sai-ebbero verificati a Zante per repliche avvenute dopo circa dieci giorni 
e la formazione di voragini che avrebbero ingoiati 5 villaggi presso il capo Keren {sic\ se- 
condo notizie citate in una recente memoria, non esistono che nelT immaginazione dei novellieri. 

Rispetto alla direzione delle scosse disastrose di cui mi sono principalmente occupato in 
queste pagine, le testimonianze raccolte nei villaggi dell'isola, come nella capitale, indicano 
quale punto da cui si propagava l'impulso sismico le une, il S, altre, il SW, altre ancora, il SE. 
Ma di tali imlicazjoni, fondate sopra circostanze ditBcilmente apprezzabili e spesso formulate 
sotto l'impero di preconcetti, è prudenza non tener cpnto. 

Le opinioni emesse dagli autori che scrissero in proposito riflettono la stessa incertezza. Per 
Forster il centro superficiale del terremoto aveva sede vicino alla città, un po' ad est, e di là, 
per conseguenza, si irradiavano le vibrazioni. 

Dalla caduta di varie torri verso SW e dalla inclinazione assunta dalla croce del campa- 
nile di San Dionisio, Philippson argomenta che l'impulso dovette prodursi da SW o da NE; 
ma la direzione da NE, soggiunge, sarebbe esclusa dal fatto che le scosse furono debolmente 
sentite a Patrasso e nell'Etolia. Ardaillon attribuisce alle scosse la direzione SW-NE. Mitzo- 
pulos cita osservazioni che conducono a conclusioni contradittorie e dagli spostamenti verifi- 
cati in monumenti sepolcrali del camposanto di Zante, e in ispecie nel mausoleo della famiglia 
Karambini, inferisce che le onde sismiche procedessero da E a W. Mi studierò, da canto mio, 
di chiarire i dubbi, esponendo .alcune osservazioni personali ed altre fatte dal mio collega e 
collaboratore. 

Molti monumenti sepolcrali del camposanto di Zante ^ presentano qualche loro parte spo- 
stata per effetto della scossa principale del 31 gennaio e in alcuni casi lo spostamento si 
produsse in tali condizioni da accusare un impulso assai energico e da indicare le componenti 
del movimento orizzontale. Il pezzo superiore del monumento, cippo, colonna o busto, girò in 
generale sulla sua base, da N a S per W, la rotazione superando perfino 20*". 

Segue un cenno descrittivo delle osservazioni fatte dal mio collega dottor Agamennone e 
da me, nel cimitero di Zante, intorno ai monumenti che presentano trachee evidenti di rotazione 
subita pel terremoto: 

1** Croce marmorea situata di contro al muro di cinta. Il monumento alto m. 1.30, a 
base rettangolare e prospiciente l'ovest, girò di pochi gradi da N a S per W, spostandosi in 
pari tempo verso E. L'angolo SW si allontanò di circa 5 centimetri dal punto che occupava 
originariamente. 

2"* Monumento Ciliani, cippo marmoreo, collocato di contro al muro di cinta e prospi- 
ciente l'ovest (fig. 8). Risulta di tre pezzi sovrapposti, che misurano complessivamente 3 metri 
d'altezza. Il pezzo superiore, o specchio, girò da N a S per W sopra il gradino sottpposto, 
il quale alla sua volta subì una rotazione di minor numero di gradi, nello stesso senso, sulla 
sua base. 

3** Monumento Lunzi, cippo marmoreo, collocato in posizione analoga a quella del pre- 
cedente. Anche questo risulta di tre pezzi, tra i quali i due superiori girarono da N a S per W. 
Il pezzo più alto subì uno spostamento rettilineo di 14 centimetri. 

4® Monumento della contessa Cecilia Mercati (fig. 9). Anche questo è collocato presso 
il muro di cinta e volto a ponente. È una piramide tronca, formata di due pezzi che si 
appoggia sopra una base parallelepipeda. La sua altezza è di m. 2.10. La rotazione si verificò 
nel senso indicato pei casi precedenti, nei due pezzi della piramide, ma assai più nell'inferiore. 

* Questo è situato a pochi chilometri di distanza dalla città verso SW e si trova in pianura, sulTallu- 
vione, ma in prossimità dì un piccolo rilievo pliocenico. 



K) collocato presso il muro di cinta come i precedenti, 
superiori girarono da N a S per W; il più alto, co- 
.50, lunpa m. 0.64 e larga 0.32, subì uno spostamento 

ii tratta di un busto di marmo, collocato sopra un 
imita il camposanto a mezzogiorno, ed è prospiciente 
'ai una differenza d'orientazione di 20°, dovuta a rota- 
•ttìlineo è di "8 centimetri. 

< situato nella parte media del camposanto e prospetta 
i che sorregge uno specchio sormontato da una croce, 



. 2.60 (flg. 10). Il pezzo superiore della base girò nel 
'imente verso ovest. 

) collocato ed orientato come il precedente, dal quale 
tedilo quadrangolare, assai allungato, il quale misura, 
m- 2.40 d'altezza. Esso specchio subì anche in questo 
3 per W. Nell'annessa figura, riproduzione, come le 
Agamennone, il monumento è veduto dalla parte 

ito situato nel mezzo del cimitero, in memoria di un 
^ in un gradino fisso al suolo, sul quale è posato un 
la volta una piramide quadrangolare acuta. Orbene, 
p', e il pezzo inferiore di questo ruotò nel medesimo 
superiore di esso dado rimase ferma. Lo spostamento 
azione, minore nell' inferiore. 

Q questo il dottor Agamennone osservò che la base 
la E a W, non si apostò, mentre la superiore, pirami- 



153 
<lale, cadde vereo N. È da notai'si che i pezzi del cippo noD potevano girare l'uno sopra l'altro 
perchè assicurati da perni. 

Da canto mio vidi, in mezzo al camposanto, una croce di marmo caduta a ponente della 
sua base e con una delle braccia confìtta nel terreno; presso il muro orientale, un cippo rove- 
sciato verso ponente; e, di contro a! muro meridionale, un cippo caduto a nord. 

Allorché arrivai a Zante, il plìi alto dei campanili della città, quello di San Dionisio, 
aveva la croce visibilmente inclinata verso S\V, in seguito alle scosse subite. 

Al sommo del piccolo campanile della chiesa di Stavromeno, alto da 6 a 7 metri da terra, 
la croce rimase pur pendente verso SW. Nel mo<lo stesso si disposero le croci del campanile 
della Santa Trinità e della chiesa di San Spirìdione, presso Santa Maria. 



Lungo la salita che mena alla cittadella, la chiesuola di San Spirìdione a Psiloma fu 
gravemente conquassata e il culmine del suo campauile, insieme alla croce in ferro che Io 
sovrasta, cadde a SW. 

Nel campanile della chiesa di San Demetrio, la croce terminale girò da N a S perW di circa 40". 

A Macherado, l'estremità dì un piccolo campanile spuntato dall'urto sismico precipitò 
ad W SW e le due croci della cattedrale e dell'alto campanile che le è annesso si piegarono 
leggermente verso SW. 

L'estremità di uno degli alti camini del molino a vapore presso Santi Quaranta, in città, 
cadde, secondo l'asserzione del proprietario, verso mezzogiorno. 

La croce del campanile della chiesa di Picridiotisa, avrebbe pur subito una rotazione, ma, 
quando la osservai, era stata rimessa netta posizione normale. 

Mi farò ora a citare alcuni casi di spostamenti che sembrano in disaccordo con quelli fin 
qui registrati. 

La croce situata alla parte posteriore delta chiesa della Santa Trinità già citata, non solo 
rimase piegata, ma, a quanto mi parve, si volse da N a S per E. Il giro fu però tanto lieve 
e la croce è cosi alta che il mio apprezzamento potrebbe essere inesatto. 



154 

La croce collocata sulla chiesa di Santa Maria, al sommo della facciata, la tjuale è volta 
verso levante, girò di pochi gradi da N a 8 per E. 

Nella villa Lunzi a Sarachina, nella parte meridionale dell'isola, un busto di marmo col- 
locato nella sua nicchia, praticata nella facciata nord della scuderia, girò sulla propria base 
da S" a S per E. Ma non mi dissimulo che potè rimbalzare sulla parete della nicchia ed assu- 
mere, per effetto dell'urto, una posizione diversa da quella che avrebbe presa se fosse stato 
busto in condizioni identiche cadde a terra. Lungo altra parete ugualmente 
lalzati verso N grossi vasi di pietra, collocati sopra alti pilastri, 
la, il pesante scudo di pietra situato al sommo della facciata principale del 
Ita a ponente, fu sbalzato, a quanto pare, verso NW, ad almeno tre metri 
•0 e, cadendo sopra una scala, rotolò per buon tratto ancora, indipenden- 

ricevuto. Dico a quanto pare, perchè la circostanza d'esser caduto sulla 
!ura la direzione della proiezione. 

conte Gaeta Foscardi, in città, un'alta stufa di terra cotta, addossata ad 
posto a levante, cadde verso questa parte. Qui però lo stesso muro faceva 
uluta avvenisse in senso opposto. 

nenie da quanto precede che le osservazioni più particolareggiate e sicure 
pulso più energico provenisse dal quadrante 8W. Quelle che accennano ad 
se pure sono esatte, furono fatte in punti nei quali le vibrazioni sismiche 
oni per circostanze locali o accennano ad altro impulso più lieve manife- 

scosse principali o delle repliche. 

rotazione verificati nel camposanto di Zante mi persuadono che il movi- 
Qmponenti orizzontali: una presso a poco da S a N e l'altra da M' ad E, 
quella. 

i Cherl, probabilmente per la posizione loro più occidentale, rispetto all'epì- 
iche agivano sotto un angolo un po' diverso di quello secondo il quale si 
ritorio prossimo alla città di Zante. Si spiegano analogamente certe dispa- 

rotazione osservati in punti diversi, 
iute memoria ' il dottor A. Philippson confuta vigorosamente l'opinione di 
il focolare dei terremoti di Zante fra quest'isola e il Peloponneso e sì 

come invece ablùa sede da S a SW della medesima. Egli fonda principal- 
illa maggior violenza presentata dalle scosse nella parte meridionale del- 
settentrionale, sulla circostanza che non si veriRcarono rovine di edilizi 
;ie a Gatacolo e sulla ingente e rapida depressione che si osserva a mezzo- 
ante, nei fondi marini, depressione che accenna a recenti sconvolgimenti, 
ison, la linea di frattura che divide la Grecia dal mare Jouio, linea alla 
nesse le agitazioni sismiche della regione, passa all'esterno dell'arcipelago 
;nte alle asserzioni di Ardaillon, la costituzione geologica delle isole meri- 
elago è identica a quella della terraferma più vicina, 
sicuri per verificare se l'urto ai produsse primamente in un punto oppure 
eno estesa od anche lungo una linea od asse. La circostanza che in tutta 

dell' isola le acosse furono sentite presso a poco con uguale intensità lascia 
iutro fosse rappresentato se non da un punto, nel senso geometrico, almeno 
litata estensione. Questo epicentro era situato indubbiamente a SW della 
jotendoBi ammettere che si trovasse nella stessa isola, ove avrebbe dovuto 

1 ZanU, W Petermann'a Mitteilungen. XXXIX Band. Gotha, 1693. 



155 

manifestarei con straordinari fenomeni meccanici e specialmente conjproiezioni, che non si 
verificarono, è mestieri supporlo collocato a mezzogiorno del Capo di Cherì, a distanza sensi- 
bilmente uguale da Catacolo (in Morea) e da Catastarion (a Zante), che offrono analoghe condi* 
zioni di terreno e furono colpiti approssimativante nella stessa misura. 

Siccome poi il terremoto fu percepito fortemente alle Strofadi, senza però cagionar danni 
ai fabbricati (cioè al convento e al faro che sorgono sopra uno di quegli isolotti) e così avvenne alla 
estremità settentrionale di Zante, per esempio a Volimes, è lecito argomentare che esso epicentro 
fosse equidistante da Volimes e dalle Strofadi. Da tali considerazioni son condotto a collocarlo a 
circa 5 miglia marine (circa 9 chilometri) a SE del Capo di Cherì, in una zona di mare 
alquanto profonda, il fondo della quale rapidamente declina da N a S, talché poco lunge, verso 
ponente, passa sopra una lunghezza di 4 miglia marine da braccia 22 a 530. ^ 

Dato adunque che il punto o lo spazio indicato, distinto sulla mia cartina geologica colle 
lettere Ep, corrispondesse all'epicentro, esso risulterebbe visibile dalle alture della città di Zante, 
come essendo interposto fra gli isolotti di Maratonisi e Peluso e corrisponderebbe al tratto di 
mare sul quale apparve un lampo la mattina del 1** febbraio, poco prima della forte scossa 
avvertita verso le 2 a. m. 

Qualunque sia la causa determinante del terremoto, è ben verosimile che esso producesse 
nell'area epicentrale qualche profonda spaccatura nelle masse rocciose. Orbene, se si ammette 
che dal punto Ep una spaccatura sia proceduta verso V isola in direzione da S a N o poco diver- 
gente da questa, risulta tosto evidente la ragione delle immani rovine accumulate dal disastro 
lungo i villaggi distribuiti alle falde della catena montuosa principale, perchè situati lungo 
l'asse della soluzione di continuità ed apparisce anche manifesta la causa immediata della 
concomitanza di ondulazioni sismiche dirette da S a N e da W ad E, vale a dire nel senso 
della spaccatura e normalmente ad essa. 

Rispetto alla determinazione dell'ipocentro o focolare sismico, il' mio collega Agamennone 
si riserba di farne breve cenno nel capitolo seguente. A me mancano gli elementi per tentarla, 
sia pure con approssimazione poco rigorosa, perchè reputo inadeguati i metodi proposti dagli 
autori affine di raggiungere l' intento. 



* Cosi secondo la carta idrografica del capitano Mansell. 



A) Scossa disastrosa del 17 aprile. 

e scosse rovinose di cui mi oc-cupai nelle pagine precedenti, continuarono a prodursi 

più meno sensibili, delle quali il mio collega Agamennone compilò un elenco 
no. Come si vede da questo elenco, in cui si ritlettono le varie fasi attraversate dal- 
ismica dell' isola, nella seconda decade d'aprile si sentirono scosse forti con maggior 
ed anche le detonazioni si fecero più numerose. 

3 ravvivarsi dell'agitazione tellurica parve a taluno minaccia di nuovo parossismo, 
reriftcò infatti con veemente crollo nella mattina del 17 aprile, ' alle ore 7.4. Rimando 
»rìa sismica dell'Agamennone per quanto concerne la propagazione della scossa a 
ì minore distanza dall'epicentro, intrattendorai io qui in special modo degli effetti 
i Zante. 

)ssa fu preceduta ed accompagnata da rombo prolungato, simile al rumore prodotto 
ì che corrono sopra un selciato, in lontananza. Il moto conainciò in senso oudula- 
W(?), poi si fece sussultorio e terminò con una fase di ondulazione, protraendosi in 
per la durata di 35 secondi. 

3 la terra oscillava, era difficile ai viandanti, che si trovavano in quel momento per 
per le piazze della città, di mantenersi in equilibrio. In campagna, caddero parecchi 

attendevano ai lavori campestri. Cosi avvenne anche a tre cacciatori che si trova- 
lel momento nei pressi di Géraca. Fin qui il Margari. Maggiori particolari si desu- 
ma lettera del De Biasi: 

7. 4 a., con tempo ottimo, sentii un rumore lontano, come di carrozze, il quale 
ipidamente; e poco dopo la terra cominciò lievemente a tremare. Da una bottega, 
'avo, corsi in mezzo alla piazza del Poeta; e quivi mi sembrò stare entro una barchetta 

forti onde, sicché perdetti l'equililirio. Il rumore sotterraneo continuava sempre, il 
I era ondulatorio, le campane suonavano a tocco e le pietre del cornicione della 
ian Marco erano lanciate sulla piazza; poi sottentrò il moto sussultorio, con nuovi 
campane; infine, la scossa ridivenne ondulatoria e ripigliò forza per poi cessare, 
ena il terremoto, si udì un terribile boato. Il fracasso delle case crollanti e grida 
e nello stesso tempo un nuvolo di polvere soffocante avvolse ogni cosa. La durata 
a fu di 38'. Da informazioni assunte poco dopo nel porto, risultò che il mare si sol- 

un metro mormorando orribilmente, e ^|^ d'ora dopo si mostrava ancora agitato, 
terremoto fu inteso con paura entro le navi ». 

li importante il fatto, pubblicato dai giornali e confermato dal Forster e dal Margtiri, 
eriore del convento delle ìsole Strofadi, ritornando da Zante e ritrovandosi al mo- 
a scossa a circa 15 miglia dalla costa meridionale di quest' isola, vide il mare, il quale 
Qo allora tranquillo, diventare ad un tratto agitati ssimo, tanto che il piccolo naviglio 
olo di capovolgersi. Pareva che le acque si movessero in una specie di vortice, sol- 

a in quella mattina il barometro era abbastanza alto in Grecia. 



157 

levate di parecchi metri ; questi flutti perdurarono quasi un minuto e sembra si dirigessero verso 
Zante, ove infatti l'agitazione fu assai pronunciata. Di più, in direzione del monte Scopòs, 
apparve come una specie di fumo, che poteva diijendere dal polverio causato dalle case crollate. 

Un istante prima della scossa, un impiegato del cimitero, che stava colà intento a lavo- 
rare, vide sollevarsi verso Laganà una specie di vapore e, nella stessa parte, gli apparve un 
lampo; subito dopo udì il rombo che precedeva Toscillazione. Altri affermarono di aver osser- 
vato vapore levarsi verso il Monte Scopòs la vigilia del terremoto (De Biasi). 

Il signor Candachiti di Zante, il quale al momento del disastro si trovava a Luru, in un 
punto dal quale il mare non è visibile, perchè occultato da una piega del terreno, ebbe per 
un istante la vista del golfo di Cherì; ciò secondo informazione comunicatami dal signor 
Margari. Una lunga spaccatura, che misura in certi punti la larghezza massima di 10 centi- 
metri e si divide ad una delle sue estremità in parecchi rami, si formò nella collina della 
fortezza, dalla porta fin verso Tedifizio della prigione (De Biasi). 

In molti pozzi della pianura diminuì o venne a mancare Tacqua. * 

Dai giornali, che spesso riferiscono voci esagerate in ordine agli effetti del flagello, si di- 
vulgò la notizia che, per la scossa, lo scoglio denominato Trentadue o Bove si fosse spaccato 
dall'alto al basso. La verità è, secondo le osservazioni testé fatte sul posto dal signor De Biasi, 
che solo qualche masso si staccò dalle rupe e cadde nel mare sottostante. Moltissimi massi 
rotolarono dalle coste ad W e SSW dell' isola. 

La veemente agitazione del suolo doveva riuscir fatale a moltissimi ediftzi della città e 
dei villaggi già pericolanti per le scosse subite dal 31 gennaio in poi. La rovina infatti fu 
generale e non risparmiò alcuni fra i fabbricati che si ritenevano più saldi, ed anche di recente 
e forte costruzione, principalmente le chiese. Crollò colle sue grandi campane la parte superiore 
dello splendido campanile di San Dionigi, alto 36 metri e si sfasciò in gran parte la chiesa 
adiacente. 

Precipitò il campanile di Picridiotisa e quello della chiesa di San Marco, caddero le torri 
degli orologi della piazza del Poeta e di Sant' Eleuterio. Rimase pericolante il campanile della 
chiesa d'Ognissanti, alto 35 metri. Del teatro (fabbricato nel 1872) diroccarono i lati volti a 
NW e SE. Gli altri pubblici ediflzi, chiese, scuole, ospedale, prigione, son ridotti in condizioni 
deplorabili. Soffrirono più gravi danni le contrade di Neocori, Metropoli, S. Trinità, Stavro- 
meno, Sabbionera, S. Antonio d'Andrizzi, S. Spiridione Plamburiari, S. Anna, Psiloma e il 
sobborgo Bocali. 

I villaggi Gaitani e Banato, prossimi a Zante, si ridussero ad un mucchio di macerie; e 
gli altri villaggi, tanto nella pianura quanto alle falde della montagna, si possono considerare 
come distrutti. Soffersero meno quelli a N e NW dell'isola. Caddero dei molini a vento e, tra 
essi, uno solidissimo a Litachià. 

Rimasero uccise in città e nei villaggi 26 '^ persone ed altre, in numero assai maggiore, 
furono ferite o morirono per lo spavento. Le vittime sarebbero state assai più numerose se, 
per l'apprensione che già regnava fra gli abitanti, molti non avessero abbandonate le loro case. 

Per la scossa del 17 aprile, crollarono, secondo Mitzopulos, le pareti SW e NE del teatro 
comunale; ma questa indicazione non concorda con quanto ho riferito in proposito sulla fede 
del signor De Biasi. D'altra parte, caddero verso SE le macerie della parte superiore del cam- 
panile di San Dionigi e vei*so NW quelle di una parete della vicina chiesa omonima. A quanto 

' Sembra che T acqua, mancata in alcuni pozzi in seguito alla scossa del 31 gennaio, sia ritornata 
con quella del 17 aprile. 
' Secondo De Biasi. 



158 

mi riferisce il signor De Siasi, si rovesciò verso SE un^ alta colonna della ca^ Zesa, nella 
piazza Giorgio e nella piazza del Poeta^ il busto di Salomos, che guarda a SE, si volse un 
po' verso levante, subì cioè una rotazione da N a S per W, come parecchi monumenti del 
camposanto di Zante. Secondo lo stesso osservatore, nella biblioteca Foscoliana una sfera sa* 
rebbe balzata a circa mezzo metro di distanza verso NW ed un'altra a 30 centimetri verso W. Un 
calamaio fu trovato spostato sopra un tavolo di circa 5 centimetri, un secondo fu scagliato a 
terra. Nel camposanto, le cime degli alberi toccarono quasi terra, ed i monumenti già conquassati 
dalle scosse precedenti subirono nuovi spostamenti. Si arrestarono parecchi orologi a i}endolo. 

Le indicazioni relative alla orientazione dell' impulso risulterebbero da ciò contradittorìe; 
ma, come già ebbi ad avvertire, ritengo che lo sfasciarsi dei fabbricati e la caduta dei mate- 
riali non offrano criteri sicari per determinare le componenti delle oscillazioni, e perciò attri- 
buisco maggior valore alle osservazioni che accennano ad impulso proveniente da W e JTVV. 
Anche queste tuttavolta sono insufficienti. 

D'altra parte, il sussulto del 17 aprile è intimamente connesso a quelli di cui mi occupai 
a lungo in queste pagine, costituisce cioè una fase del medesimo periodo e fu sentito presso 
a i)oco nella stessa regione. Perciò, è da presumerei che avesse comuni colle altre scosse il 
punto di partenza e la direzione principale. 

Le detonazioni, che si erano sentite in buon numero, e talvolta con intensità straordinaria, 
nei giorni precedenti la scossa del 17,* si rinnovarono anche dopo, e furono osservate in parti- 
colar modo il giorno del disastro dalle 10 alle Ila. Col diradarsi e coli 'affi e voi irsi delle 
oscillazioni sismiche, durante Testate e l'autunno, anche i fragori non si sentirono più che a 
lunghi intervalli ed ora sono del tutto cessati. 

Rispetto alle relazioni, supposte da taluno, fra i terremoti e le fasi lunari credo opportuno 
recare alcune osservazioni comunicatemi dal dottore Agamennone: «Fra le cinque scosse 
principali di Zante, quattro avvennero prossimamente durante le sigizie, in accordo con una 
delle leggi del Perrey. A tal proposito può essere di un certo interesse il prospetto che segue 
in cui sono riportati i terremoti più notevoli conosciuti d'Oriente, durante i primi otto mesi 
del 1898: 



31 gennaio Terremoto disastroso a Zante avvenuto un giorno dopo la 



L. P. 



r febbraio 


» 


rovinoso 


» 


» 


2 febbraio 


» 


fortissimo 


» 


» 


9 febbraio 


» 


disastroso 


a Samotracia 


» 


2-3 marzo 


» 


violento 


ad Aleppo 


» 


20 marzo 


» 


fortissimo 


a Zante 


» 


8 aprile 


» 


rovinoso 


in Sf'rbia 


» 


17 aprile 


» 


disastrosissim 


() a Zafitc 


» 


4 agosto 


» 


fortissimo 


» 


» 



nello Stesso giorno della L. P. 

un giorno dopo la L. P. 

un giorno dopo V U. Q. 

un giorno dopo la L. P. 

due giorni dopo la L. N. 

un giorno prima dcir U. Q. 

un giorno dopo la L. N. 

un giorno prima dell' U. Q. 



«(.'ulne; si vedo, -/a <•* tutti questi terremoti avvennero in prossimità delle nùjizìe ed ^/^ in 
I)r()ssimità delle quadrature. Ma non è da attribuirsi troppo grande importanza a tal risultato 
dopo i recenti studi fatti a tal riguardo dal sig. De Montessus de Ballore ». ^ 



* Il signor De Biasi accenna ad un rombo assai forte udito la vigilia del 17. 

* Vedi in proposito il Foi:qué, Les trevihlenicnts de terre, Baris, 1889, p. 112. 




159 



B) Suggerimenti relativi alle norme edilizie da osservarsi in Zante. 

Dopo avere insistito reiteratamente sul fatto che le conseguenze disastrose delle scosse 
subite durante il 1893 dall'isola di Zante sono in gran parte dovute alla difettosa costruzione 
di molti edifizi e alle tristi condizioni in cui molti altri si trovavano per vetustà, e special- 
mente pei danni cagionati da antichi terremoti, ho creduto oi>portuno dedurre dalle mie osser- 
vazioni brevi norme pratiche da seguii^si, allo scopo di rendere meno esiziale per Tavvenire 
il flagello, nel caso non improbabile che avesse disgraziatamente a rinnovarsi. 

Pur troppo, ostacoli economici si oppóngono al i)resente a che siano attuati alcuni dei 
provvedimenti più efficaci. Mi è parso tuttavolta di non dover passare sotto silenzio le oppor- 
tune avvertenze, sia per esaurire il compito che mi sono prefisso, sia per la speranza di un 
prossimo miglioramento nelle condizioni del paese. 

1** Per le costruzioni e le ricostruzioni di edifizi pubblici o privati si scelgano aree nelle 
quali i danni prodotti dal recente terremoto furono meno sensibili. Si evitino come pericolosi 
i terreni acquitrinosi ed arenacei, quelli formati dr ripiene artificiali, i ciglioni di ripidi colli. 
Si tenga presente, ad ogni modo, che le terre basse adiacenti al lido sono esposte a sul)itanee 
invasioni del mare in seguito a forti oscillazioni sismiche. 

2*^ Si costruiscano edifizi di legno, oppure di pietra, ma in questo caso con buone fonda- 
menta e cautele speciali. Tali edifizi debbono essere assai robusti e possibilmente ad un solo 
piano; occorrendo un secondo piano convien che sia fatto di legno. 

In ordine alle oscillazioni sismiche, ogni fabbrica deve comportarsi come un solo corpo 
solido, e perciò è necessario che tutte le sue parti sieno fra loro saldamente connesse. Il sistema 
baraccato, adottato per l'isola d'Ischia, dopo il memorabile terremoto del 1883, adempie, rispetto 
alle condizioni principali, ai requisiti richiesti per l'isola di Zante. 

Alla orientazione delle fabbriche non credo si debba annettere troppa importanza. Quelle 
che presentano una delle diagonali normalmente al senso della direzione prevalente del moto 
sismico sembrano però collocate nel miglior modo. 

3** Laddove fabbriche erette secondo le regole d'arte e con buoni materiali rimasero sfa- 
sciate pel terremoto, non debbono essere ricostruite nello stesso punto. Similmente, non si 
risarciscano, ma piuttosto si atterrino, le case gravemente danneggiate, quantunque di buona 
costruzione. 

4** Sono da disapprovarsi i risarcimenti superficiali che occultano le tracce del terremoto 
senza consolidare i fabbricati. Si apparecchiano con siffatti lavori irreparabili sciagure in un 
avvenire più o meno lontano. 

S*" Sieno saldamente collegate fra loro e colle divisioni interne, mediante opportune 
catene, le mura perimetrali ed abbiano aperture poco numerose e non troppo ampie. 

6** Si ricon'a il meno possibile alle vòlte, o quanto meno non se ne faccia uso che al 
primo piano e per piccoli ambienti. I vólti sono assolutamente da proscriversi negli edifizi 
pubblici, e particolarmente nelle chiese. In queste i soffitti debbono esser sostenuti da trava- 
ture appoggiate, ove occorra, a robusti pilastri o a colonne, a giusta distanza. 

T Nelle impalcature si adoperino, ove non si possa far uso di travi di ferro, legnami 
sani, di lunghezza sufficiente e di peso non sproporzionato alla resistenza dei muri perime- 
trali. Si visitino spesso le teste dei travi per invigilare a che non sieno corrose dai tarli. Non 
si coprano con assi le travature dei soffitti, od almeno, se sono coperte, si sottopongano di 



160 

quando in quando a diligente ispezione, che valga a far conoscere in tempo ogni guasto o 

spostamento pericoloso. 

8" Non si collochino direttamente i tetti sulle teste dei muri maestri, ma su puntoni, 
cosciali arcali, cui sieno ben connessi. Nelle incavallature dei tetti si adoperino travi leg- 
geri e si eoileghino insieme con staffe di ferro. Le tegole comunemente adoperate a Zante 
costituiscono una copertura bj)portuna; sono i)erò preferil)ili le tegole alla foggia di Marsiglia, 
l'uso delle quali comincia a diffondei-si in Grecia. 

9° Le acale bilaterali debbono esaere appoggiate ad un muro intermedio. Nelle scale co- 
muni a collo o rt pozzo è utile che te rampe sieno sostenute da catene o travi di ferro. Con- 
viene che i gradini di pietra sieno bene incastrati nei muri; ma si adoperino, ove sia passi- 
bile, gradini di legno. 

10° È tiene che le finestre sieno munite di architravi di ferro, o almeno di legno, per 
dar sostegno più valido alla parte superiore dell'edifizio e offrire sicuro rifugio agli inquilini 
durante le scosse. 

11° È assolutamente da evitare nelle costruzioni l'uso del cemento fatto con argilla senza 
calce, con calce insutflciente. La sabbia per la malta deve essere non troppo fina, non ter- 
rosa e lavata, se proviene dal mare. La ealce deve essere fresca e non spenta con acqua 
marina. 

12° Rispetto alle pietre da costruzione, son da preferirsi i calcari cretacei, i conglomerati 
miocenici e i calcari del pliocene superiore, purché non tro|)po terrosi e non ferruginosi. Sono 
da evitarsi i ciottoli di qualunque specie. Le pietre debbono essere sfjuadriite, specialmente se 
sono destinate ag;li angoli della fabbrica. 

È a deplorare che a Zante, ove si trovano ottime argille da mattoni, si faccia si i)0C0 
uso di terra cotta, mentre questa sostituirebbe vantaggiosamente la pietm. Per le divisioni 
interne si raccomanda l'uso dei mattoni forati. 

V-i" I fumaiuoli, le guglie, i vasi decorativi, i cornicioni debbono essere assicurati ai tetti 
con staffe di ferro o perni, È pur necessario che i balconi, le gallerie, le mensole sieno fatti 
di materiali leggeri, ben collegati al resto deU'ediHzio. 

Per ulteriori particolari tecnici, addito a coloro cui potesse giovare la relazione pr^en- 
tata nel 1H84 al ministro Cenala dagli ingegneri Giordano e Comotto intorno alle prescrizioni 
edilizie da adottarsi per l'isola d'Ischia. Le norme formulate in questa relazione sono appli- 
cabili per la massima parte al caso dell'isola di Zante. 



C) Considerazioni sugli effetti meccanici prodotti dai precedenti terremoti di Zante. 

Dopo aver trattato a lungo degli effetti meccanici prodotti dal terremoto, che forma og- 
getto precipuo del nostro lavoro, stimo opportuno occuparmi alquanto di quelli che conse- 
guirono da più antichi parossismi, limitando le mie considerazioni alle fratture e agli scoscen- 
dimenti verificatisi nelle mas.se roc(Mose. Reputo inutile descrivere i danni e le rovine cagio- 
nate da questi parossismi, perciocché le notizie più sicure in proposito furono già fornite in 
altro capitolo. 

ache locali, la cavità denominata Abisso si sarebbe formata il 9 novem- 
a fortissima scossa di terremoto. ' Ilo motivo di credere che in questa 

loria citata, p. 167. 



161 

come in molte altre circostanze la fantasia popolare esagerò gli effetti di un parossismo, il 
quale non lasciò memoria di gravi disastri e non fu perciò fra i più violenti. 

Che TAbisso sia connesso ad una frattura, dalla quale dipende il suo ufficio assorbente è 
prol)abile; ma questa frattura non apparisce airesterno. È ben visibile invece un solco pro- 
dotto dall'erosione e verosimilmente il fenomeno cui allude la cronaca si riduce alla caduta 
di qualche lembo sporgente di conglomerato, lungo il solco, in seguito alla scossa o forse 
anche allo scoscendimento della volta di una caverna scavata dalle acque. Nel 1633 precipitò 
in mare, per terremoto, parte del piccolo capo di San Sosti e costituì un isolotto. 

L'unico fenomeno di qualche importanza dal punto di vista geologico, provocato in Zante 
dal terremoto, a memoria d'uomo, è la frana avvenuta nel 1514, dopo fortissima scossa, nella 
collina pliocenica situata a tergo della città moderna. 

« Il monte della Fortezza si spezzò, dal sommo all'imo, scrive Paolo Mercati, talmente 
che sepolta rimase fra le proprie rovine una parte dell'antica città », non senza eccidio di 
molti abitanti. E pure, l'esame delle condizioni locali mi fece persuaso che la frana era già 
predisposta dalla erosione e dalla natura del terreno, risultando la collina di una angusta ed 
alta cresta d'argilla sottoposta a banchi di saldo calcare. Oltre a ciò, emerge chiaramente da 
quanto ora apparisce che la falda caduta si riduceva ad un tratto di collina di circa 200 metri 
di lunghezza e 60 d'altezza. 

Ben maggiori sono gli spostamenti che in seguito ai terremoti si verificano nei fondi ma- 
rini. Questi possono essere accertati da alcuni anni in qua per l'esattezza dei rilievi idrografici 
compiuti nel mare circostante e mercè i lavori di collocamento e di riparazione dei cavi tele- 
grafici che mettono capo a Zante. Si tratta di ben 9 direzioni diverse, lungo le quali le con- 
dizioni idrografiche son ben conosciute ed ove è possibile lo apprezzamento delle diflferenze 
nella configurazione del fondo. Le nozioni che sono in grado di fornire in proposito sono 
tutte dovute al signor W. G. Forster, direttore dell'ufficio della Eastern Teleyraph Cotnpany 
in Zante, valente elettricista e zelante cultore della geodinamica. 

Il 26 ottobre 1873 si produsse una potente agitazione sismica, il cui centro si trovava, 
secondo il signor Forster, fra il Capo Trepito e Zante. Orbene, dopo il fenomeno uno dei cavi 
sottomarini che mettono capo a Zante si trovò sepolto sotto un ingente deposito che aveva 
colmato verosimilmente una depressione. Frattanto, poco lungi, era cresciuta la profondità per 
modo che, ove le carte inglesi del 1862 accusavano 320 braccia di fondo, i recenti scandagli 
della nave austriaca Kerka ne incontrarono 500. 

Nel 1878 si ruppe di nuovo il cavo tra Candia e Zante, questa volta presso il Capo Matapan. 
La rottura fu provocata da un terremoto di cui ebbe a soffrire la Messenia (in ispecie la città 
di Calamata) e le indagini praticate posteriormente posero in chiaro anche in questo caso uno 
sprofondamento del fondo marino. 

Il 28 marzo 1885 si produsse una nuova rottura della stessa fune, per analoga causa, 
presso l'isola della Sapienza e gli scandagli dimostrarono di poi come ivi fossero avvenuti 
notevoli mutamenti nella configurazione del fondo. 

Durante un fortissimo terremoto verificatosi nel 1886 nel Golfo d'Arcadia e pel quale 
furono quasi distrutti la città di Filiatrà e parecchi villaggi del litorale, ^ si ruppe la fune 
telegrafica fra Candia e Zante a 26 miglia da questo porto, alla lat. 37^25' e long. 21° 11' E 
da Green. Allorché si fecero gli scandagli opportuni per ristabilire le comunicazioni, si trovò 
che, per una lunghezza di 6 miglia marine, da nord a sud, il fondo si era avvallato, per- 
modochè in alcuni punti la differenza di profondità fra gli antichi scandagli e i nuovi rag- 

* Questo terremoto fa di grandissima estensione e si trova descritto nella cronistoria sismica di Zante, 
21 



162 

giungeva quasi 400 metri, passando da 740 fafhoms a 9óO. Il cavo spezzato non potè ricu- 

I>erar3i tutto, perchè giaceva in parte sotto un potente letto di detriti. 

Per effetto del terremoto del !) settemltre 1888, che fu esiziale alla città di Vostizza, 
rimaiìe interrottji la comunicazione telegralira sottomarina tra ratrafli»o e Corinto, in un punto 
in cui il fondo passa liruscamente dalla profoudità di 80 hraccia a quella di 240. Sembra che 
in questo caso, come nei precedenti, una frana sottomarina alibia determinato ad un tem|>n 
la rottura e Io spostamento del cavo. 

Una nuova interruzione del medesimo cavo si jirodusse in circostanze consimili a 10 mi- 
di contro a Lepanto, il 25 agosto lf*89, a causa di una frana sottoma- 
a costa, nei dintorni di Lepanto, fin vei-so Kiaton, diretta cioè verso 
)vò la fune caduta da uu fondo di circa 50 braccia ad altro di 100. 
), per una forte scossa veridcatasi |)ochi minuti più tardi della prima, 
, rimase troncato un altro cavo che corre a profondità maggiore, di 
Xilocastro (a circa 40 miglia dal punto ove il primo cavo si era rotto), 
andò perduta in seguito a tale incidente, perciocché si trovò sepolta 
zione di detriti. 

cui si deve il merito di aver attirato l'attenzione dei sismologi su tali 
essi la causa dei terremoti che scuotono la regione con tanta veemenza 
illi. Io posso asserire ila cauto mio che alcune sccissc da me sentite a 
K) marzo, avevano il carattere delle vibrazioni pro<lotte dalla caduta di 
sopra un suolo elastico; sì manifestavano, cioè, con forte tonfo, s'usse- 
degradante con regolarità; ma non saprei ammettere che scosse lunga- 
)mpagnate da rombo, con fasi ben distinte, cioè alternative di affievoli- 
scosse propagatesi sopra un'area di oltre 1700 chilometri <li raggio,' 
dici urti di masse rocciose che cadono sul fondo marino; ciò anche 
i natura dell'ambiente e del fondo, che certo concorrono ad attutire gli 
'ZZO. E tanto meno sarei per credere che avvenissero in pochi anni 
frane quante sono le scosse che agitano, durante i j>eriodi sismici, le 

iQdimenti sottomarini, al pari di quelli che si producono nei territori 
le l'effetto e non la causa dei terremoti, la quale deve essere, secondo 
iuperflciale, ma profonda e ad ogni modo più generale e più potente. 

i-onka Cifiilifiea del febbraio 1889, il De Rossi reca nel suo Bull, del Vuk. II. 
itizia della rottura del cavo telegrafico fra Bilbao e Falmouth, la quale sì attri- 
canica sottomarina. Il cavo fu ri>itabìlito il 27 gennaio, dopo costoso lavoro per 
i trovò coperto per una grande estenaione. Non è la prima volta che ciò avviene 
«bri co. 

a, alludo alla circostanza che alcune delle scosse verificate nel 1893 a Zante 
dagh apparecchi sismici in Italia, ma si manifestarono perfino nei pendoli oriz- 
i Nicolaiew; e quella del IT aprite arrivò a perturbare gli strumenti magnetici 



CAPO VI. 

Velocità di propagazione delle principali scosse di terremoto di Zante 

nel recente periodo sismico del 1893. ^ 



INTRODUZIONE. 

Come ho già detto nella prefazione alla cronistoria de' terremoti di Zante, nel capo IT, 
la determinazione del tempo in Grecia lascia molto a desiderare. È da aspettarsi perciò che 
le ore delle varie scosse, determinate nelle diverse località greche, siano tu tt'altro che esatte; 
e per conseguenza non si potrebbe nemmeno pensare di voler calcolare la velocità di propa- 
gazione di un qualsiasi terremoto, sia pure risentito da un*^ estremità all'altra della Grecia. * 
Però, una circostanza assai favorevole alla risoluzione del problema proposto si è che le prin- 
cipali scosse sono state registrate da speciali strumenti non solo in Italia, ma perfino in Russia 
e in Germania. È stato così possibile determinare con sufficiente esattezza l'ora del passag- 
gio delle onde sismiche in località che si trovano ad una distanza ragguardevolissima dal- 
l' epicentro. 

In Italia hanno reso questo servigio gli apparecchi sismici, costruiti appositamente a 
questo scopo; in Germania e in Russia il servigio fu reso dal pendolo orizzontale del signor 
dott. E. von Rebeur-Paschwitz, al quale delicatissimo apparecchio, quantunque ideato per 
ricerche di altro genere, la sismologia -va debitrice d'importanti risult.ati ottenuti negli ultimi 
anni. Nella scossa del 17 aprile si ebbero anche gli apparecchi magnetici di Potsdam, che 
funzionando da sismoscopi, fornirono l'ora del passaggio delle onde sismiche. 

Il metodo eh' io adotterò per il calcolo della velocità di propagazione è quello stesso già 
adoperato dai signori Newcomb e Dutton per il memorando terremoto di Charleston, del 
31 agosto 1886.* Questo metodo è basato sopra alcune ipotesi, necessarie a semplicizzare il' 
problema e a renderne meno difficile e penosa la risoluzione. Esse consistono: 

r Nel ritenere che il movimento sismico si effettui soltanto alla superficie terrestre, 
come se fosse stato generato nello stesso epicentro. 

2** Nel supporre costante in tutte le direzioni la velocità superficiale di propagazione. 

' Un sunto di questo capitolo, come Nota preliminare, fu già pubblicato nei Rendiconti della i?. Ac- 
cademia dei Lincei^ serie 5*, voi. II, 2" semestre 1893, pag. 393. 

- Di ciò non è a farsi meraviglia, se nella stessa Italia, dove la determinazione delle ore delle scosse 
e certamente più esatta, riesce difficile la maggior parte delle volte il voler calcolare, anche grossolana- 
mente, la velocità di propagazione delle onde sismiche di terremoti di estensione poco considerevole. 

^ « The Charleston Earthquake of August 31, 1886, by Capt. Clar. Edw. Dutton ». United. States 
Geological Survet/, by J. \V. Powell director — Ninth Amiual Report, 1887-88, pag. 355-389. — Wash- 
ington, 1889. 

« The Speed of propagation of the Charleston Eartquake )>. Tìie Amer. Jour, of Se, serie 3*, vo- 
lume XXXV, 1888, pag. 1. 



edesiraa non vari colla distanza dall'epicentro. 

terminate nelle varie località, siano espresse nello stesso tempo 

unico meridiano, e ponendo 

1 si risentì all'epicentro; 
id. in una data località; 

intro, già noto, dalla stessa località; 
secondo) necessario alle onde sismiche a percorrere 
L, per la quale assumiamo il chilometro; 

tipo 

y D. = t.-x 

quali fu possihile osservare l'ora della scossa, 
1 ponga T =: « -f- /„ ove /„ è un valore approssimato di x; ' 
ne nell'equazione precedente, questa si trasformerà nell'altra 

z^D.y — t. — t, 

ndizione se uè avranno tante per quanti sono i dati del tempo; 
ai quadrati si troveranno i valori piti probabili di 2 e ^, alla 
eoi loro peso tutte le ore osservate. Conosciuto ^, si troverà 
,nte in cui la scossa fu risentita all'epicentro; e conosciuto ij, 
: cercata velocità v di propagazione mediante la semplice reia- 

a stato arduo problema quello di voler assegnare con ladovuta 
entro. Ciò mi ha indotto a ritenere approssimativamente la 
onsiderando die anche V incertezza di parecchi chilometri, per 
ì, non può sensibilmente modificare il risultato del calcolo, 
oli distanze a cui si trovano quasi tutte le località che forni- 
D., che entrano nel calcolo, sono le distanze delle medesime 
Bste distanze ho creduto far uso delle note formole trigonome- 
lunghezza dell'arco di circolo massimo, compreso tra due qua- 
lordinate geografiche di queste. Trattandosi, c«me ho detto, di 
, perfino di 1700 chilometri, si sarebbe potuto incorrere in sen- 
t carta d'Europa, generalmente a scala troppo piccola. 



Scossa del 31 ^eunaio 1893. 

possibile ottenere soltanto le ore di Zante, Patrasso e Corfìi; e 
10 da prendersi in serio conto. 

al signor 0. W. Forster, direttore dell' ufficio telegrafico delta 
I, ricavata dall'arresto di un orologio murale a corto pendolo. 

ibito ottenere, risolvendo due qualunque delle equazioni che si hanno, 
i cont«ngono le ore più attendibili e nello stesso tempo i maggiori valori 
larmiare tempo ed agevolare i calcoli, io ho sempre assunta per t^ l'ora 
tre da una parte non si può discostare molto dal vero yalore di r, 
in piccolo di rendere positive tutte le differenze (, — („. 



165 

Secondo l'orologiaio D. Bici, un orologio in sua casa, ben regolato, si arrestò a S'^SS" a., 

mentre gli orologi pubblici e il regolatore della sua bottega non si fermarono. Finalmente 

nella bottega dell' orologiaio G. Marino, il regolatore a pendolo e munito dell' indice dei 

secondi, si arrestò alle 5"" 37". * Riducendo tutte e tre queste ore al tempo medio di Roma, 

abbiamo 

5*'0™2r 5M°2r 5** 3" 21" 

A Patrasm la scossa avvenne a 5** 32", la quale ora il doti. Coryllos, direttore di quell'Os- 
servatorio meteorologico, dice espressa in t. m. A.; ma io ritengo che su tale tempo arre- 
trasse di cinque minuti l'orplogio sul quale l'ora fu letta.^ Ma anche j)ortando l'ora a 5** 37" a. 
per Patrasso, riducendola al t. m. di Roma, si avrebbe 4** 52", valore notevolmente discordante 
da quelli di Zante, e che si può soltanto spiegare ammettendo un grosso errore nell'orologio 
sul quale l'ora fu letta. 

A CorfU Y ora fornitami dal signor F. A. Polito, arcidiacono e vicario generale, è circa 
5^*30" a. (t. m. 1.), la quale, sia perchè espressa in cifra così rotonda, sia perchè il tempo in 
questa località è determinato a mezzo di una piccola meridiana solare poco sensibile, è degna 
di poca fiducia. Assai più alta è l'ora, 5*' 48" a., osservata dal prof. Marino, direttore di quel- 
l'Osservatorio meteorologico, la quale l)enchè sia espressa fino ai minuti, pure può contenere 
un grosso errore se non era regolato l'orologio sul quale fu letta. Riducendo entrambe queste 
ore al t. m. di Roma, si ottiene 

5*^0" 12' ^e 5^8" 12' 
Ordinando in senso crescente le ore della Grecia, abbiamo dunque: 

Patrasso (Coryllos) . . , . 4»» 52"» 0* a. 

Corfù (Polito) 5 12 

( Forster 5 21 

Zante < Bici 5 1 21 ' 

( G. Marino .... 5 3 21 

Corfù (Prof. Marino) ... 5 18 12 

* Si deve ritenere ome grossolanamente approssimata Torà 5'' 45"' (t. m. Z.) riportata dal Mitzopulos 
come av. ta dal signor Curtzolas, e perciò da non prendersi in seria considerazione. 

* Dicono che la ferrovia in Grecia è regolata sul t. m. di Atene; ma io ho avuto occasione di con- 
statare che gli orologi delle stazioni ferroviarie ritardano di circa cinque minuti primi su tale tempo. 
Così, dopo il mio soggiorno a Zante, sbarcando a Catacolo, sul continente, col mio cronometro da tascf^ 
regolato sul t. m. di Zante, da un confronto fatto colPorologio di quella stazione ferroviaria, e poscia di 
quella più importante di Pirgos, dovetti riconoscere la suddetta differenza. In questa città poi anche il 
tempo dclPuffìcio telegrafico concordava con quello ferroviario, e perciò anch' esso arretrava di cinque 
minuti su quello di Atene. Questa differenza mi è stata confermata, in seguito, dallo stesso direttore del- 
rOsservatorio astronomico di Atene, il quale mi disse che realmente il tempo dato dalP Osservatorio alle 
stazioni ferroviarie è indietro di cinque minuti a quello della capitale greca. Ho dunque ragione di rite- 
nero che le ore dato dal Coryllos per Patrasso debbono essere tutte aumentate di cinque minuti per 
essere espresse in t. m. A. Ed infatti, in occasione dell' ultima disastrosa scossa di Zante del 17 aprile, 
essendo io giunto il 18 a Patrasso, reduce da Atene, col mio cronometro regolato sul tempo della capi- 
tale, ed avendo fatto il confronto con due orologi sui quali era stato letto il momento della scossa, trovai 
un'ora che per l'appunto era superiore di circa cinque minuti a quella data dal Coryllos. Di più, se si 
prendano in considerazione le ore di Patrasso per i terremoti del 27 agosto 1886, 17 luglio 1887, 
2 aprile e 25 agosto 1889, 31 gennaio, 1**, 2 e 7 febbraio, 20 marzo, 17 aprile, 4 agosto 1893, pei quali 
è possibile fare un confronto, si trova che aunrentandole di cinque minuti si accordano meglio con quelle 
di altre località, ad eccezione del solo terremoto del V febbraio. 



timo dato, certamente errati, non si andrà molto lontani dal vero 
iel Forster, la qnnJe è senza diililiio la più attendibile fra tutte 
mlare tale ora, assumendo 

;)' 0- & 

li sole quattro località: Catania, Mineo, Benevento e Roma, in cui 
(BSa. ' 

5'' 7"" 31' a. (i, m. R.) lievi tracce di moto ondulatorio nel sismo- 
azione coutìnita, le quali si presentano come due piccoli dentini, 
stantanee; poiché i sifoncini non ritornarono, forse per attrito, 
1. La scossa fu avvertita anche da parecchie persone. In cifra 
per Catania l'ora: 5' 7'" SO* a. 

e alle S"" 5" e 5'' 9"" (t. m. R.) sopra la zona di carta due scossette, 
nte alcuni sensibilissimi sismoscopi ; ma esse non furono avvertite 
'Osservatorio nede clic sia stato |)iù forte il primo urto delle 5'' S" ; 
mometro, lo trovò oscillare jier 25 j^radi ; mentre per il secondo 
tò, avendo oirni volta suonato il campanello d'allarme. Ritengo 
'ora più bassa, Ó'' ù", per il momento della scossa a Mineo. 

semi)lice registrazione del sismografo CerrliJ alle Ò*" 6-7" (t. m. R.); 
cjàlità y 0- 30'. 

(ime tracce di moto ondulatorio soltanto nel nuovo sismometro- 
i, col pendolo di sei metri e colta massa di cliilog. 75. Nella 
Imzioiic comincia quasi bruscamente alle 5'' 5" 28', si mantiene 
e poi decresce. Nell'altra componente NE-S\V sì ha una pertur- 
urnta, il cui punto di mezzo, corrispondente al mas.«imo movi- 
rca le '/ fr .HO", la quale -ora è quella che ileve poi-si in relazione 
unti dell'Italia, non essendo ragionevole prendere in considera- 
sti delta torre. - 

trovano pulililicate nel Supplemento 85° al n. 121 del IMI. -ifel. del 
mio di Meteorologia e Geodinamica in Homa. 
I ordino di dìstniiza delle varie località da Zante, abbiamo: 



mente che le ore italiane sono tutte pili alte dell'ora 5^ ti" 0' a., in cui 
econJo luo<;o, non risulta menomamente il fatto che le località italiane 
'Osto ({uanto pii'i lontane dall' epicentro, come vorrebbe il redattore dei 

in una nota »l lavoro del prof. Mit;eopulos, hasandosi sopra i dati dal 
p r|ni riportare corno confronto: Catania (5'' 7"' 31*), Mineo (S** 9'" 0'), 

28'). 

lineo l'ora più alta delie d«e sopra riportate, e precisamente quella che 
I bene scartare; per Henovento ha interpretato inesattamente l'ora S"* G-T"; 

dei primissimi tremiti, invece della massima fase. 

lato che, in quanto al tempo, le indicazioni strumentali d' Italia fiono 
>a di Zunte, e che perciò ù po^ìsibile procedere al calcolo della velocità 



167 

La propagazione delle onde sismiche, generate da questa scossa, fu segnalata anche a 
maggior distanza di Roma, e precisamente fino a Nicolaiew, presso Odessa, in Russia, e fino 
a Strasburgo, in Germania, mediante il pendolo orizzontale del signor Rebeur-Paschwitz. 

A Kicolainv si riscontrò in questo strumento una debole perturbazione, principiata alle 
6^ 24" a. (t. m. 1.) e durata sei minuti, senza che si possa essere abilitati a fissare V ora del 
massimo. Tenuto conto della relativamente breve durata della perturbazione, si potrebl>e su|)- 
porre in una prima approssimazione che la fase massima del movimento fosse avvenuta circa 
la metti della durata, vale a dire a e*' 27"', cui si è attenuto anche il Rebeur-Paschwitz. Ma 
poiché io ho riconosciuto quasi sempre che nelle curve del i)endolo orizzontale il massimo 
suole avvenire a minor distanza df^l principio che non dalla fine, e tanto più presto quanto 
più intensa la perturbazione, ^ così nel caso nostro è opportuno calcolare 1' ora anzidetta al- 
quanto diversamente. Trattandosi di una debole perturbazione, forse non superiore a un paio 
di millimetri, ci conviene adottare per il rapporto, di cui nella precedente nota, il valore 0.30; 
e per conseguenza risulterà per- V istante della fase massima Torà G*' 24" a. del principio, au- 
mentata di 6"" X 0.30 = 2"\ ossia 6** 26™ a., che ridotta al t. m. di Roma diventa .'5*ò'\ 

Una perturbazione parimenti piccola (3™"' 5) si ebbe nel pendolo orizzontale di Sfrasburyo^ 
col principio assai netto alle 4'' 51"' a. (t. m. 1.), corrispondente a circa ò'' 10*^ (t. m. R.). Dal 
fatto, che non è riportata la durata della perturbazione, al contrario di quanto è solito gene- 
ralmente fare il signor Rebeur-Paschwitz, si deve concludere che la medesima dovette essere 

^ Poiché anche in seguito si ^arà il caso di aver soltanto Torà del principio e della fine della per- 
turbazione nel pendolo orizzontale, mentre a noi occorre conoscere Torà della fase massima, così ho intra- 
preso un piccolo esame per gli anni d'osservazione 1892 e 1893, tanto a Nicolaiew quanto a Strasburgo, 
allo scopo dì vedere press' a poco dopo quale frazione dcir intera durata della perturbazione cade la fase 
massima. 

Per Strasburgo, sopra 28 scosse, dove è stato possibile fare l'esame, ho trovato in media che il mas- 
simo cade a poco meno di 0.30 dell' intera durata, a partire dal principio. Per Nicolaiew, sopra 32 scosse, 
ho veduto che il massimo avviene in media a poco più di 0.30 dell'intera durata della perturbazione; 
cosicché in cifra rotonda si può ritenere che tal rapporto sia 0.30. 

La variabilità di tale rapporto è da 0.66 a 0.00 per Strasburgo e da 0.87 a 0.03 per Nicolaiew: si 
vede dunque che in generale la fase massima della perturbazione resta più vicina al principio che non 
alla fine della medesima. Era interessante vedere se il valore dell'anzidetto rapporto dipendesse in qualche 
modo dalla durata più o meno grande della perturbazione. A tale scopo avendo ordinati in senso decre- 
scente i valori del suddetto rapporto, ed avendo posto al loro fianco la durata corrispondente della per- 
turbazione, non mi è stato possibile trovare una relazione sufficientemente sicura. Invece, procedendo in 
modo analogo, mi è risultata più chiara la dipendenza dell' anzidetto rapporto dall' intensità della per- 
turbazione osservata: infatti, ho visto per entrambe le località, ed ancor meglio per Strasburgo, che 
quanto più grande è la perturbazione, tanto più piccolo è il valore di quel rapporto. Così, per dare 
un' idea di questo fatto, mentre a Strasburgo ad un' intensità media di 3'"°* 9 corrisponde il rapporto 
medio 0.54, ad un' intensità di 16"° 6 corrisponde il rapporto 0.07. — Ho voluto esaminare anche quei casi 
in cui non vi ha un massimo spiccato, bensì si può assegnare soltanto l'ora di un rapido e più o meno 
pronunciato accrescimento della perturbazione. Per Strasburgo, sopra 13 di siffatte perturbazioni, si 
trova 0.20 per il valore medio di quel rapporto (mass. 0.52, min. 0.00), e si vede, sebbene all' ingrosso, 
che esso va decrescendo coll'aumentare l' intensità della perturbazione. Per Nicolaiew, quantunque il nu- 
mero di siffatte perturbazioni sia ancor più ristretto, pur tuttavia si ottiene ancora un valore quasi uguale. 
Tenendo conto di questo valore medio, per le scosse ove non si ha una fase massima distinta, e del 
fatto che il valore di quel rapporto cresce col diminuire dell' intensità della perturbazione, e viceversa, 
non credo andar molto lungi dal vero assumendo il rapporto 0.30 per le scosse deboli, 0.20 per quelle 
mediocri e 0.10 per le più forti. 



168 

assai breve. Ciò è confermato dallo stesso RelMJur-Paschwitz, il quale fa capire indirettamente 
(die in questo caso la perturbazione ha principiato proprio col massimo, e di più anch' egli 
ntilizza la stessa ora nel calcolo della velocità- 

Conviene ora discutere alquanto sulla fiducia da accordarsi alle diverse ore sopra ripor- 
tate, prima di utilizzarle nel calcolo della velocitìi. Ammetterò clic l'ora di Zante possa con- 
tenere l'errore di un j)aio di minuti, specialmente per un po' d'incertezza nel tempo cam- 
■,i/i.,n in r.naii'iar.in ntfciiuto tclegralioamento da Maltji; e per l'Italia ammetterò un pari 
}, dove la scossa fu registrata sopra una zona di carta dotata di 
?coIa (2 centimetri all'ora) e dove il tempo campione è dato da 
limitata sensibilità. Per Nicolaiew e Strasburgo non si può duld- 
sattezza del tempo campione, per ritrovarsi un Osservatorio astro- 
leste città; ma riflettendo che le indicazioni del i>endolo orizzontale 
L carta fotof^jrafiea, che si muove colla teuuissima velocità di un solo 
! ore determinate non possono essere esatte a più di 2-3 minuti, 
imaticamente set,'nato d'ora In ora sulla stessa carta fotografica. Per 
che l'errore non jiossa suiierare il minuto primo, specie a Catania, 
h sicuro: in entramlie queste località le indicazioni degli strumenti 
1 zona di carta, che si muove in ragione di 10 centimetri all'ora a 
ri a Mineo. Finalmente credo che l'ora di Roma aia la più esatta di 
i un errore superiore a mezzo minuto, sia per la certezza del tempo 
gior velocità della zona di carta (circa J3 centimetri all'ora), sia infine 
ipleto diagramma del movimento, che permette di poter distinguere 

Hante, dell'Italia, di Nicolaiew e Strasburgo, ed. assegnando a cia- 
3 peso, e ad ogni località la sua distanza da Zante, veniamo a for- 

ScoxRk di terremoto del 31 gennaio. 







In bt.K •IL> Telùm 


5» 0- 0' ± 2" (t. m 


R.) 


5" 3-1 3" 


5 7 30 + J 




20 


5 5 ±1 » 




5 5 -29 


5 G 30 X 2 » 




5 5 53 


5 (i 30 ± 0, 5 » 




5 6 43 


5 8 ±2 J . 




5 8 50 


5 10 ± 2 ( » 




5 9 4» 



— 29 
+ 37 



epicentro 5" 3"" 13' ± 5C' 

:ione delle onde sismiche . . . metri 4040 ± 1120 al secondo.* 

itebeur-Paschwitz dico che le ore determinate a Nicolaiew sono alquanto più 
rgo, per il fatto che il tempo è tracciato sulla curva stessa; ma riflettendo 
inazioue della fase massima, Ìo ho creduto mantenere l'errore di ^; 2" anche 



venati a mia conoxcenza i dati di Nicolaiew e di Strasburgo, avendo f^ià 
luUe rimanenti cinque località, ma attribuendo un peso doppio all' ora di 



169 

In quanto al valore di 4040 metri al secondo, trovato per la velocità di propagazione 
delle onde sismiche, non bisogna dimenticare che il medesimo fu ottenuto nel calcolo prece- 
dente, dove entrarono soltanto le ore che rappresentavano con maggiore o minore approssi- 
mazione l'istante della fase massima. Alquanto diversa risulterebbe tale velocità, ove il cal- 
colo fosse basato unicamente sulle ore che si riferiscono al principio della perturbazione 
riscontrata negli strumenti. Ma non è da nascondersi la ditficoltà che presenterebbe il problema, 
posto sotto questo nuovo aspetto, se si pensi anzitutto al troppo ristretto numero delle località 
che possono fornire le ore delle varie fasi della scossa, ed in secondo luogo alla diversa sensi- 
bilità degli stinimenti installati nei vari Osservatori, in ispecie se di sistemi diversi. Infatti 
può avvenire che mentre le prime debolissime ondulazioni del suolo siano insufficienti ad 
influenzare un dato apparecchio, possono essere registrate invece da un altro più delicato; 
in modo che le ore che si danno per il principio della scossa in due località distinte, si rife- 
riscono effettivamente a fasi differenti della medesima. 

Nel nostro caso abbiamo tre sole località, che poterono fornire l'ora del principio della 
perturbazione; esse sono: Roma (5*'5"30'), Ntcolaieir (5**6°0'), Strasburgo (5M0™0*). Se si 
rinnovino i calcoli sopra esposti, utilizzando soltanto questi tre nuovi dati del tempo, insieme 
all'ora di Zante, ed adottando gli stessi pesi, già superiormente stabiliti, si viene a trovare: 

Per l'ora della scossa all'epicentro 5*" 0" 45" 

Per la velocità di propagazione 3080 ±: 520 metri. 

Non è però prudente paragonare questi risultati con quelli di sopra ottenuti, perchè il 
calcolo è basato sopra un diverso numero di dati, e questi si riferiscono anche a località di- 
verse. Val meglio invece ripetere il calcolo utilizzando unicamente Zante, Roma, Nicolaiew 
e Strasburgo, ma prendendo per le ultime tre località l'ore relative alla fase massima, quelle 
appunto che già servirono nel calcolo generale. In tal caso si ha: 

Per l'ora della scossa all'epicentro 5** 1" 21' 

Per la velocità di propagazione 2860 di 400 metri. 



Scossa del r febbraio 1893. 

Per la Grecia si hanno le stesse località, Zante, Patì'asso e CorfU^ in cui fu osservata 
l'ora; ma anche questa volta, per le ultime due, i dati sono assai poco attendibili. 

A Zante l'ora del signor Forster è 1*" 56" a. (t. m. 1.), mentre quella fornitami dall'orolo- 
giaio signor Marino è 2**0'"a., forse ricordata con grossolana approssimazione, sebbene il 

Benevento, la quale da principio mi era sembrata un po' più attendibile, avevo trovato per 1' ora della 
scossa all'epicentro S'' 3^ 2* e per la velocità di propagazione 3760 metri al secondo. 

Secondo il signor Rebeur-Paschwitz, il quale assume per Nicolaiew 1' ora 5^ 9" (media dell' ora del 
principio e della fine della perturbazione) e per Strasburgo Torà 5^10"* (ora del principio netto della 
perturbazione), si otterrebbero le due seguenti velocità, riferendo le suddette due ore all' ora b^ 0" 20' 
data dal Forster per Zante. Le ore sono espresse in t. m. R. e le distanze sono quelle adoperate dallo 
stesso autore : 

Per Nicolaiew ^^^qtz^^^q. = 2625 metri al secondo. 

Per Strasburgo 5hTo'^'^r^o™~20"* ~ ^^^® ™®*" *^ secondo. 

Prendendo la media di queste due cifre, si ottiene la velocità di 2691 metri al secondo. 
22 



medesimo dicesse data dairairesto del proprio regolatore. Quest'ultima ora è quella appunto 
riportata dal Mìtzopulos. 

Riducendo al t. m. R. le due anzidette ore, esse diventano: 

l''22"'21' p l''26"21'. 

A Patrasso l'ora determinata dal Coryllos b. 2*' IO"', secomio il raedeaimo eapressa in t. m. 
di Atene. Il redattore dei MiHeilunyfn del dott. Petermann, in una nota al lavoro del 
MitzopulOB, dice che tale ora va assai d'accordo con quella del Forster. Ridueendola in 
, mentre quella del Forster 6 l''22'"2]'. Questa fe l'unica volta in cui 
quale è data, s'accorda sutEcìentemente con le ore di altre località e 
ho sopra esposto, circa il tempo di Patrasso, il quale deve essere in- 
:}uello di Atene; ma io ritengo che l'accordo di questa volta è dovuto 
che l'orologio, nel quale l'ora fu letta, anticipava di alcuni minuti, in 
1 suddetta difTereuza. Aumentando l' ora originale di Patrasso di 5 mi- 
quanto ho praticato per la scossa del 31 gennaio, essa diviene £''15'" a. 
[t. m. R.). 

rvata dal signor Polito è 2''0'" (t. m. I.), ed è degna di assai scarsa 
essa in cifra cosi rotonda. Secondo il prof. Marino l'ora fu Z*" 10"-12", * 
;io dopo svegliato dal terremoto. Circa l'esattezza del tempo campione 
stesse considerazioni da me già fatte per la scossa del 31 gennaio, 
aa, esse ore diventano rispettivamente: 

lM0"]2' e l''40'"-42""12'. 

ore della Grecia, troviamo: 



( Forater .... 


1* 22" 


21" 


( a. Marino . . . 


1 2S 


21 








1 Polito .... 


1 30 


12 


1 Prof. Marino . . 


1 40-42 


12 



?, l'unica che sia di qualche attendibilità, è sempre quella del Forster 

;e le restanti, per essere espresse in origine in cifra più o meno rotonda, 

ampione assai più incerto, non possono esser prese in considerazione. 

arrotondando l'ora del Forster, ed avvicinandola alquanto alle restanti 

Uro J' 22" 30: 

00 Mirteo, Catania, Aquila e Hotna, dove fu notata l'ora del passaggio 

Dvenienti dalla Grecia. * 

sa fu lieve ed avvertita da parecchie persone, ma fu più breve di quella 

l"" 28" 22' (t. m. R.), fu desunta dalie tracce, a guisa di piccoli dentini, 

anche per la scossa del 31 gennaio l'ora del prof. Marino è superiore di circa 
or Polito, e ciò probatiilinente ò dipeso da una differenza cojjtante nei rispettivi 

;o 85" al Jìoìl. Mei. n. 121 del 1° maggio 1893 dell'Uff. Centrale di Met, e Geo- 



171 

riscontrate nelle componenti orizzontali del sismoraetrografo a registrazione continua. Per 
comodità di calcolo, arrotondando Torà, possiamo porre i* 28^ 30*. 

A Mimo si ebbero tre scossette alle 1**25" 1*'27" l''29", (t.m.R.) tra loro quasi unite 
da più piccole tracce sulla zona di carta del registratore. Di esse la 2* fu ond.-suss. e più 
forte delle altre, poiché ad i* 27'^ funzionarono quattro sismoscopi tra cui l'avvisatore Ceccìii. 
Vi è quindi ragione a credere che tale ora corrisponda meglio alla fase massima del terremoto ; 
deve perciò preferirsi alle altre due. 

Ad Aquila, ad 1** 26" (t. m. R.)? si scaricarono due sismoscopi, indicando una scossa ondu- 
latoria N-S; ma è strano il vedere che quivi le onde sismiche abbiano avuta tanta energia 
da fare scaricare due sismoscopi, mentre questa volta esse non agirono menomamente sopra 
gli apparecchi sismici delicati di Benevento, e di tanti altri Osservatori dell'Italia meridionale. 
Si ha quindi ragione di dubitare che l'indicazione sismica di Aquila possa essere di origine 
del tutto locale, tanto più che nello stesso Osservatorio passarono inosservate le altre scosse 
di Zante, anche le più forti. Ritengo perciò prudente il non prendere in considerazione la 
predetta ora, la quale in ogni caso avrebbe avuto un piccolo peso. 

A Roma si riscontrarono lievi perturbazioni in entrambe le componenti orizzontali del 
nuovo sismometrografo a registrazione continua, di sopra già menzionato. Le perturbazioni 
consistono in un» allargamento fusiforme delle linee tracciate dagli stili. Nella componente 
NE-SW il principio delia perturbazione avviene ad 1** 25"* 42" ed il massimo cade ad 1*" 27" 42' ; 
nell'altra componente NW-SE il principio si scorge ad 1*'26"42", ed il massimo si ha ad 
l''28"0*. La fine in entraml)e le componenti avviene un paio di minuti dopo la massima lar- 
ghezza delle tracce, ed è molto indecisa. Sicché per Roma possiamo ritenere senz'altro l'ora 
Ì*2S'"0' da porre a riscontro con quelle delle precedenti località.' 

Anche questa volta funzionò il pendolo orizzontale di Nicolaiew, do\e si ehhe xxna discreto, 
perturbazione (9°*"*) della durata di 12 minuti e col principio a 2''48"a. (t. m. 1.); la quale 
ora devesi evidentemente elevare per essere introdotta nel calcolo, onde riferirla possibil- 
mente alla fase massima. * In coerenza a quanto fu già stabilito per la scossa del 31 gennaio, 
ecco il criterio per eseguire questo computo. Poiché nel caso attuale si tratta di una pertur- 
bazione, maggiore di quella per la scossa precedente, devesi adottare un valore alquanto più 
piccolo per il rapporto tra la distanza della fase massima dal principio e la totale durata della 
scossa, e precisamente il valore 0,20. In base a ciò, l'ora, da introdursi nel calcolo, sarà l'ora 
2** 48° del principio, aumentata di 12" X 0,2 = 2" circa, ossia 2** 50° a. la quale, espressa in 
t. m. R., diventa i* 32^. 

Il pendolo orizzontale di Strasburgo fu pure perturbato quasi in ugual misura. Il principio 
della perturbazione si ebbe ad 1^ 10" a. (t. m. 1.) e la fase massima ad 1*" 14" 24* a. Queste ore, 
ridotte al t.m.R., diventano rispettivamente 1*^29"* e /W.^*" 3^/^ a. circa. Come è stato già fatto 
per Roma, introdurremo nel calcolo soltanto Tultima ora, quella della fase massima. ^ 

In quanto alla precisione delle varie ore sopra riportate, assegnerò gli stessi pesi già 
stabiliti per la scossa del 31 gennaio, colla sola differenza che questa volta l'ora di Nicolaiew 

* li Mitzopulos ha riportato per Roma l'ora P 25™ 42", che si riferisce al principio della perturba- 
zione ; e così facendo, anche questa volta risulta nel suo lavoro il fatto assai strano che in Italia le ore 
sono più basse man mano che ci allontaniamo da Zante. 

^ Rebeur-Paschwitz utilizza senz' altro Fora del principio (2>* 48"* a.) nel suo calcolo approssimativo 
della velocità. 

' Rebeur-Paschwitz prende invece la media deir ora del principio e della fase massima, ossìa 

p 29'" 4-1»» 33" 30' 
-^ — ■ =: 1** 31™ circa, assai vicina all'ora (1*30™) del principio a Nicolaiew, 



è assai più incerta e può contenere anche un errore di 3'°-4"'. 
rispettivo peso, veniamo a formare la seguente tabella: 



Riunendo le varie ore col 



Sgobbi di terremoU d«l 1° febbraio. 



O*"" 


1" tT 30" ± 2" (t 


m 


R) 


|h 24~ 8- 


- 


1" 38" 


M5 


1. 28. 30 ± 1 






1. 26. *Ì> 


+ 


1. 45 


550 


1. 27. ± 1 




i 


\. 26. 55 


+ 


0. 5 


850 


1. 28. +0.5 






I. 28. 27 


- 


0. 27 


1360 


1. 32. ± 4 






1. 31. 2 


+ 


0. 5B 


1600 


1. 33. 30 ± 2 






I. 32. 27 


+ 


I. 3 



atro 

delle onde sìsmiclie 



1" 24"" 8" ± 52'. 
metri 3280 ± 700 al secondo. ' 



eterminata, basando il calcolo sulle ore relative all'istante della 
nbierebbe in modo sensibile, se s'introducessero invece nel cal- 
a tale scopo sono a ripetersi le stesse considerazioni, già svolte 
Anche per il presente terremoto non vi hanno più di tre loca- 
'nire il princìpio della perturbazione registrata negli strumenti; 
Nicolaiew (l*" 30"") e Stra.sburgo (l''29"). 
zzando soltanto questi tre nuovi dati, unitamente all'ora 1" 22" 30* 
ore gli stessi pesi già sopra adottati, si trova: 

ui all'epicentro i*" 22"° 17*. 

iropagazìone 3920 ± 430 metri. 

ire un confronto colla velocità che si ottiene introducendo nel 
fase massima, utilizziamo, come già si ^ fatto per la scossa 



sia cosi incerta, ho creduto di non rigettarlo, riflettendo che l' errore, 

di propagazione, ò attenuato dalla grande distanza di Nicolaiew da Zante, 

quila. 

lo il calcolo precedente «opra i dati dello prime quattro località, avanti 

Eolaiew e Strasburgo, si era trovato 1^ 24' 54' per l'ora della scossa al- 

yelocità di propagazione. 

!, il quale utilizza nel calcolo per Nicolaiew l'ora 1'' 30" (principio della 

1^ 31" (media dell'ora del principio e della fase massima), si otterrebbero 

one, riferendo entrambe queste ore, espresse in t. m. R., all'ora di Zante 



1365'"" 

i'' 30" 0' — l"- 22"" 



; =z 2067 motri al secondo, 
i = 3077 » 



Ii>3l»0' — l''2i 
ite due cifre, sì ottiene la velocità di 3022 metri al secondo. 



173 

del 31 gennaio, soltanto le ore di Roma, Nicolaiew e Strasburgo, quelle stesse già introdotte 
nel calcolo generale, basato sopra tutte le località. In tal caso si avrà: 

Per l'ora della scossa airepicentro l'' 22™ 21* 

Per la velocità di propagazione 2420 dz 75 metri. 



Scossa del 2 febbraio 1893. 

In connessione con questa scossa non si ebbe in Italia ^ alcuna indicazione strumentale. 
Manca anche qualsiasi indicazione da parte dei pendoli orizzontali di Nicolaiew e Strasburgo. 

A Zanie il regolatore dell'orologiaio signor Marino si arrestò ad 1*' 0" p. (t. ra. 1.), e questa 
ora è quella comunemente riferita nelle varie relazioni e riportata pure del Mitzopulos. 

A Patrasso l'ora osservata dal Coryllos è 1** 5", ^ che, secondo quanto ha esposto superior- 
mente, dovrel)l)e corrispondere ad 1** 10" (t. m. A.), e perciò a 0*" 58" 40* (t. m. di Zante). Si vede 
adunque che Fora di Patrasso 6 ancora più bassa per rispetto a quella di Zante; il che prova 
che le ore sono poco esatte, e non possono perciò da sole prendersi in seria considerazione.^ 



Scossa del 20 marzo 1893. 

Per la Grecia abbiamo soltanto Zante e Patrasso in cui si conosca l'ora del terremoto; 
ma per quest'ultima località l'ora è assai cattiva. 

A Zante io stesso potei leggere il principio della scossa sul mio cronometro da tasca; e 
l'ora in tal modo ricavata concordò a sufficienza cou^quella dedotta dal mio sismoscopio, che 
in quel giorno per caso si trovò pronto a funzionare. Effettuato, poco dopo la scossa, il con- 
fronto del mio cronometro con l'orologio dell'Ufficio della Eastern Telegrayli Company trovai 
per il principio della scossa l'ora G*' 33™ 20' p. (t. m. di Zante). Lo Zois nel suo giornale Le Muse 
riporta l'ora assai vicijia 6*^34", che è quella stessa che si trova nel Mitzopulos, e che forse 
si riferisce alla fine della scossa, avendo questa perdurato da 25 a 30 secondi. Riducendo 
entrambe queste ore al t. m. di Roma, abbiamo rispettivamente 5'* 59" 40* e 6** 0" 20'. Io uti- 
lizzerò la media dalle anzidette due ore, ossia 6* 0"' (/*, tanto più che quest'ora, corrispondendo 
così ad una fase piuttosto avanzata della scossa, starà meglio in corrispondenza con quelle 
osservate in Sicilia. 

A Patrasso l'ora determinata dal Coryllos è 6''30™p., riportata anche dal. Mitzopulos, la 
quale, secondo il mio modo di vedere, dovrebbe corrispondere a 6'' 35™ (t. m. A.). Nonostante 

* Anche ammesso che il passaggio delle onde sismiche, certamente lievissimo, di questa scossa fosse 
stato realmente registrato dal mio nuovo sismometrografo al Collegio Romano in Roma, non sarebbe stato 
possibile rilevare le relative tracce, a causa di un po' di vento che teneva in debole oscillazione gli stili 
scriventi dello strumento, come quasi sempre accade nel pomeriggio. 

* Il Mitzopulos riporta per Patrasso Torà assai diversa 2* 5"™ (t. m. A.) ; ma certamente egli è incorso 
in un equivoco, avendo aumentato di un'ora intera quella da me riportata, da me stesso attinta diretta- 
mente dal Coryllos, e confermatami dall'Osservatorio di Atene, a cui era stata pure comunicata dallo 
stesso Coryllos. Il Mitzopulos aggiunge in nota che questa lieve scossa, avvertita a Patrasso alle 2^ 5™, pro- 
ve)ine certamente da Zante, dove forse non fu osservata nella generale confusione, causata dalla forte 
scossa dell'I»» p.; ma a Patrasso come sarebbe potuta passare inosservata la forte scossa di Zante dell'I p. 
mentre che un'ora dopo, secondo il Mitzopulos, ve ne giunse un'altra che a Zante potè non essere rimar 
cata, sia pure invocando il panico e la confusione provocata da quella precedente? 



174 

l'aumento ilei ó minuti, essa corriapomle in t. m. R. a S*" 50", vale a dire ad un'ora notevol- 
mente pih liassa di quella trovata per Zante. Essendo ditBcile l'ammettere che la eeossa sentita 
a Patrasso non sia quella stessa di Zante, non rimane a supporre che fosse assai male rego- 
lato l'orotn^no su cui quell'ora fu letta, oppure die la stessa sìa stata data con ^ossolaua ap- 
prossimazione, come semlirerelibe indicare l'ora originale (e*" 30"") data dal CorylJos. Qualunque 
sia la causa della discordanza, è prudente il rinunciare assolutamente all'ora di Patrasso.' 
due sole località della Sicilia, Mineo e Catania, dove fu registrato U 
amiche. * 

fu siissultoria e sensibile, avvertita anche da persone; e sulla zona di 
ebbero tracce a e"" 5"" 0", 6'' 5"" IO", e*" 5" 15', G*" 5° 40* p. {t. m. R.), lascia- 
copi. Essendo le tre prime tracce cosi vicine tra loro, si può ritenere 

. persona avvertì la scossa, ma si ebbero due lievi tracce a 6'' 0" 58' 
I sismometrografo a registrazione continua, con l'aspetto di due lievi 
mponente E-W. Veramente ai 6 molto indecisi sulla scelta di queste 
^onto delle indicazioni avute a Mineo, che è una localitiì abbastanza 

attenersi senz'altro alla seconda ora C 4' 18". 

ai ebbe una discreta perturbazione (8""°), che principiata alle T"" 24" p. 
1 minuti primi. Ma qui, per potere stabilire l'ora da utilizzarsi nel cal- 
) da adottarsi gli stessi criteri già svolti per il terremoto precedente 
idosi di un'intensità quasi uguale. Assumendo adunque il valore 0,20 
le devesi moltiplicare la durata complessiva di 27 minuti della pertur- 
iva che l'ora (7'' 24"°) del principio deve aumentarsi di 27" X 0,20 := 5" 
l'ora da utilizzarsi nel calcolo sarà 7*" 29", la quale espressa in t. m. R. 

;urbazione (2""',5) osservata nel pendolo orizzontale di Sfrasbtmjo, la 
2'"p. (t. m. 1.) durò 2! minuti primi. A causa della minore entità della 
■ invece il valore 0.30 del rapporto teatè menzionato, per calcolare l'ora 
a. Aumentando l'ora ò^ 42", del principio, di 21 X 0,3 = 6" circa, si 
I espressa in t. m. U. diventa 0''7''i>. 

n una nota del suo lavoro, volendo calcolare la velocità di propagazione delle 
questa scossa, utilizza soltanto l'ora originale ti" 30°> (t. m. A.), di Patrasso 
t. tn. 7..}, Egli trova la tenuissinia velocità di 206 metri al secondo, la quale 
e per il fatto che i1 Mitzopulos 6 incorso in un equivoco nella riduzione dei- 
dì Zante, RRgi ungendo, invece di togliere, all'ora 6* 30" di Patrasso la diffe- 
ssa in tempo, di circa 11 minuti tra Zante ed Atene, Rifacendo il calcolo a 
originale ili Patrasso, ridotta al t. m. di Zante, rimane piìi bassa di circa ',', d'ora 
i(), ammettendo l'epicentro in Zante, si avrebbe una velocità negativa, vale a 
si sarebbero propiigate da Patrasso a Zante con una velocità di un centinaio 
a. Un [itccoto beneticio deriverebbe dal l'nu montare di cinque minuti l'ora ori- 
uria, secondo lo mìe viste, al t, m. di Atene; ma la velocità risulterebbe sempre 
questa contraddizione sta unicamente nel fatto che l'ora di Patrasso contiene 
erci6 à addirittura da rigettarsi. 

Itabilmentn il mio nuovo sismometrografo avrà indicato À\ passaggio delle onde 
li carta non b stato possibile riconoscere le tracce relative, perchè coperte da 
ila forte vento che spirò in quel pomeriggio fino a sera. Per le notizie degli 
miti il Supplemento 80" at n. 152 del BoH. Mei. del 1° giugno 1893, dell'Ufficio 
amica in Roma. 



175 

Tanto quest'ora, quanto quella di Nicolaiew, possono involgere un errore forse superiore a 
3-4 minuti, per il fatto della notevole durata della perturbazione, che rende questa volta più 
incerta la riduzione delTora del principio a quella di una fase più avanzata. Per questi 
ragione, si dovrebbe accordare a tali ore un peso anche minore di quello assegnato a Nicolaiew 
per la scossa del 1"* febbraio; ma per facilitare il calcolo, ammetterò senz'altro per entrambe 
Terrore di ih 4 minuti. Tutti i dati necessart al calcolo sono contenuti nella tabella seguente: 

Scossa di terremoto del 20 marzo. 





Distanza 


! 
1 




Ora calcolata 


Differenza 


Località 


da 




Ora OBtorvata 


in baHc alla velocità 


tra l'ora osservata 




ZaDte 






più probabile 


e quella calcolala 


Zante 


Okm 


6>» 


Om 0'-+- l*"(t. m.R.)* 


6»» 0" 32" 


— 0" 32* 


Catania 


515 


6. 


4. 18 di 1 » 


6. 4. 13 


4- 0. 5 


Mineo 


550 


6. 


5. 10 Hi 1 » 


6. 4. 28 


4- 0. 42 


l^icolaiew 


1360 


6. 


11. ± 4 » 


6. 10. 15 


-+- 0. 45 


StraBburgo 


1600 


6. 


7. ± 4 » 


6. 11. 58 


— 4. 58 



Ora della scossa all'epicentro 6** 0" 32" zt 32* 

Velocità di propagazione delle onde sismiche. . . metri 2330 dt 330 al secondo. ^ 

Se si desiderasse conoscere quale sarebbe la velocità di propagazione, nel caso che si 
volesse utilizzare soltanto l'ora del principio della scossa risentita nelle varie località, non si 
avrebbero a tale scopo che i soli dati di Nicolaiew (6*" 6™) e Strasburgo (6'' 1"); i quali essendo 
più precisi per rispetto alle ore, che furono stabilite per la fase massima, meritano un peso 
maggiore. Assegnando quindi all'ora 6*" 0" 0* di Zante un peso soltanto quadruplo per rispetto 
a quelle di Nicolaiew e Strasburgo, si trova: 

Per l'ora della scossa all'epicentro 6** 0" 7' 

Per la velocità di propagazione. . .^ 7790 ±5600 metri. 

Ripetendo il medesimo calcolo sulle stesse tre località, ma introducendo le ore relative 
alla fase massima per Nicolaiew^ e Strasburgo, ed assegnando all'ora di Zante un peso 16 volte 
maggiore, conie appunto si effettuò nel calcolo generale, si ha: 

Per l'ora della scossa all'epicentro 6** 0"* 2* 

Per la velocità di propagazione 2820 ±: 620 metri. 



Scossa del 23 marzo 1893. 

Per la Grecia abbiamo le sole ore determinate a Zante. Veramente in quella sera si 
ebbero tre scosse, che secondo le mie osservazioni personali avvennero alle seguenti ore: la 1*, la 
più intensa, principiò alle 10*" 7" 55" p. e durò circa quindici secondi; la 2*, meno forte e più 



^ Ho creduto diminuire questa volta l' incertezza dell'ora di Zante, per il fatto che fu da me deter 
minata in ottime condizioni. 

^ Effettuando il calcolo, basato soltanto sopra i dati di Zante, Catania e Mineo, si trova invece 
5* 59*" 49^ per Torà della scossa all'epicentro, ed una velocità di propagazione di 1864 metri al secondo. 



176 

breve, avvenne alle 10'' 8" 45' [>.; l'ultima, più lieve ancora, alle I0''3rp. Le ore furo 
esattezza lette sul mio cronometro da tasta, che nel pomeriggio dello stesso giorno ave' 
frontato e trovato coincidente con f|uello dell'Ufficio della Easfern Tfletjraph Compatii, 
lato sul t. m. di Zante. Quindi le ore da me determinate si possono ritenere come pre 
sicuro era il tempo campione sul quale io mi sono liasato. 

Alquanto più Itasse delle mie ore sono quelle to'" 5", 10'' 7"" e 10''30'"p., osserv 
Margari per le stesse tre scosse. Lo Zois pone due scosse alle IO** 5" p. 
In Italia questa volta non si ebbe alcuna indicazione strumentale. 

ebbe una discreta perturbazione nella curva fotografica del pendolo e 
Nicolaieir. Il principio della perturbazione cade alle 10'' 48"" p. (t. m. 1/ 
i''3'°40' circa (tm. Z.); la durata della medesima fu di ben 39 minuti 
fu pure perturbato, ma in minor grado, il pendolo orizzontale di Stra 
perturbazione si ebbe alle 9'' 14" 24' (t. m. 1.), ossia alle 10'' 7"" circa {t. 
rturbazione dopo 27 minuti e mezzo. 

urata della perturbazione nel pendolo orizzontale di queste due locali 
idere dalla moltiplicltà delle scosse avvenute in Grecia. In quanto al 
propagazione, l'imbarazzo non ò piccolo, se si pensi che il principi! 
riene in entrambe le località anche prima dell'ora in cui scoppiò il ter 
otesi che l'ora determinata a Zante sia veramente buona. A causa di 
t al calcolo suddetto. Quante volte però si fossero avute ore determi 
he si riferissero prossimamente alla fase massima, sarebbe stato nec 
del principio della |)erturbazione a Nicolaiew ed a Strasburgo coi so: 
alcune delle scosse precedenti. Così per la 1' località, moltiplicando la 
il rapporto 0,20, si sareblte dovuta aumentare di circa 8 minuti l\ 
ola a JO* IS" p, ; e per la 2' località, dove la perturbazione fu debole, m 
li 27'",.5 per il rapporto 0,3 si sarebbe (lovuta aumentare d'altrettant 
sarebbe divenuta iO* lo" p. 



Scossa del 17 aprile 1S93. 

delle precedenti scosse già studiate, questa fe quella più ricca di dati 
lia, e perfino in Germania ed in Russia. 

ra osservata tanto dal sig. Margari, quanto dal sig. De Biasi è ' 
lesse l'ora, oltre che sul proprio orologio ben regolato, anche sullo 
, in Piazza del Poeta, dove si trovava al momento del terremoto. Il 
i più elevata 7'' 10'° a.; ma forse questa è soltanto grossolanamente ai 
l'ora di Zante al t. m. di Roma si ha^: 6'' 3(r iO". 
;bbìamo qualche dato da poter questa volta esser preso in consider 
da Atene a Patrasso il giorno 18 aprile, vale a dire l'indomani stei 

cronometro da tasca regolato da poco tempo all'Osservatorio di Ateni 
r con es3o controllare due orologi, su i quali era stata letta l'ora della 
uno di essi ùeìVIMel Patras era un buon orologio murale a pende 

1 della scossa fu letta l'ora 7'" 10° 15". Apportando a tale ora la con 
risultò dal confronto col mio cronometro, si sarebbe avuto 7'' 17"" 25' (t. 
che tale orologio avanzava regolarmente di circa due minuti ogni \ 
deve arrecare un'ulteriore correzione di circa — 2" 25', e per consegui 



177 

avrà per il principio della scossa circa 7*" 15* (t. m. A.). L'altro era un buon orologio comune 
da tasca sul quale il proprietario lesse 7** 15"* a., alla quale ora apportando la correzione -j- 3" 
circa, risultata dal confronto col mio cronometro, si avrebbe 7** 18*" (t.m. A.); ma rimane evi- 
dentemente un'incertezza per l'andamento di quell'orologio, durante le 36 ore decorse dal 
momento della scossa, in quanto che su ciò il proprietario non seppe dare alcuna dilucida- 
zione. Infine il dott. Corjilos dà l'ora 7** 1 1", la quale aumentata, secondo II solito, di 5 minuti 
interi, diviene 7** 16*" (t. m. A.), e concorda abbastanza colle precedenti, specialmente colla prima 
che è quella degna di maggior fiducia. Non è improbabile poi che le ultime due ore, 7** 16" 
e 7** 18", siano più elevate per rispetto alla prima, per il fatto che avendo la scossa durato 40', 
come ebbe ad attestare il Coryllos, le medesime si riferiscono invece alla fine della scossa. 
Ritenendo che l'ora 7** 15" deìV Hotel Patras abbia un errore temibile, metà di quello delle due 
rimanenti, i pesi di queste tre ore sarebbero rispettivamente 4, 1, 1 ; e perciò l'ora più probabile 
per Patrasso, determinata col concorso di tutte e tre queste ore, sarebbe 7*" 15° 40' (t. m. A.), la 
quale ridotta al t. m. di Roma diviene 6^30^40". 

A Corfìi la scossa fu intesa distintamente a 7'' 0" 20* a. (t. m. 1.), come mi fu riferito da 
un signore a bordo del piroscafo Principe Amedeo^ nel nostro ritorno in Italia il giorno 19 a- 
prile, vale a dire due giorni dopo il teiTemoto. Ignoro le circostanze che concorsero nella 
determinazione dell'anzidetta ora, e per conseguenza la fiducia da accordarsi alla medesima; 
ma il fatto che essa fu espressa fino ai secondi, dimostra che venne osservata con cura, e 
perciò ritengo potersi utilizzare pel calcolo della velocità. Secondo un altro signore la scossa 
avvenne a Corfù alle 7** 5° ; ma quest'ora per essere espressa in un multiplo esatto di cinque, 
merita una minor fiducia della precedente. Ammettendo che la 1* involga un errore temibile 
metà di quello della 2* ora, il peso della 1* sarà quattro volte maggiore della 2', e perciò 
l'ora più probabile per Corfù sarebbe data da 7** 1° 16' (t. m. 1.), la quale ridotta al t. m. R. 
diviene 6*" 31" 28', per comodità di calcolo arrotondata in 6* SI"* 30*. 

In Italia si ebbero qua e là numerosa indicazioni strumentali, ma non tutte le ore furono 
determinate con la cura necessaria. ^ 

A Catania la scossa risvegliò perfino qualche persona e fu indicata da alcuni sismoscopi. 
Questa volta nel sismometrografo a registrazione continua si ebbero tracce, a guisa di oscilla- 
zione di quasi 1"" nella componente E-W, ed a guisa di piccola deviazione nell'altra S-N. 
L'ora, calcolata in base alle medesime, fu in t. m. R. 6** 37" 32", ossia, arrotondando per como- 
dità di calcolo, 6''37'^3(r. 

A Mineo, alle 6^35**sl. (t. m. R.), si ebbe una scossa ond.-suss., la quale sebbene non fosse 
avvertita da persone, pure fu indicata da molti sismoscopi e registrata sulla zona di carta 
con una serie di piccole tracce. 

A Benevento alle 6^ 40" - 43" a. (t. m. R.), si riscontrò una lieve traccia ondulatoria nel 
sismografo Cecchi a registrazione continua; ma l'ora è incerta a detta dello stesso direttore 
di quell'Osservatorio, e però è prudente il non prenderla questa volta in considerazione. 

A Ceccano (Roma) l'ing. Bovieri, osservando due tromoraetri, alle 6^ 40" a. trovò un' oscil- 
lazione straordinaria nei medesimi. 

A Roìna sì riscontrarono tracce nel nuovo sismometrografo a registrazione continua, il 
cui principio risale a 6** 35" 33', il punto di mezzo a 6** 36" 27' e la fine a 6^ 37" 2Ì\ Le tracce 
consistono in parecchi piccoli denti dei quali 4 più grossi; e di questi i due mediani corri- 
spondono rispettivamente a 6^ 36" 21' e 6** 36" 39'- Non si andrà molto lontani dal vero nel 

' Per le notizie italiane è da consultarsi il Supplemento 87"* al n. 166 del Boll, Mei., del 15 giugno 
1893, deirUff. Centr. di Met. e Geodinamica in Roma. 
23 



178 

ritenere per Roma l'ora 0^ 36" SO", la quale rimane anche convalidata da una piccola traccia 
nel sisraometrografo Brassart a registrazione continua, dove a 6'' 36" 50' ù scorge un Bubitaneo 
rigonfiamento nella linea, il quale va poi decrescendo fin verso le S"" 37" 23', ' 

A Firenze (Oss. Xim.) si el)be aìie e*" ;t5" a. (t. m. R) una traccia nel registratore continuo 
(la parte di sensiliili sismoecopi; ma a causa della poca precisione dell'ora, caratterizzata da 
un errore prolialtile di it 5", a dire dello stesso direttore, sarà bene rinunciare all'anzidetta 
ora. Lo stesso è a ripetersi per l' Osservatorio alla Querce presso Firenze, dove alle (t" 42"" circa 
(t. m. R.) furono trovati perturbati due pendoli lunghi, cioè il tromometro antico e quello normale. 

A Padova alle 6"* 40° 45' a, (t. m. R.) ai ebl>e una lieve scossa ondulatoria E-W, non risen- 
tita da persone, né indicata dai sìsmoscopi, ma registrata da tutti i pendoli. Alle e"" 41" vi fu 
una leggera replica. Per questa località possiamo ritenere senz'altro 0*4(r45', ora degna di 
fiducia al pari di quella di Catania e Mineo. 

la Russia il pendolo orizzontale di Nicolaiew fu perturbato fortemente (40*"°0). La durata 
complessiva della perturbazione fu di 24 minuti, col principio alle 7" 54" a., e colla fase mas- 
sima alle T*" 57° 36* a. (t. m. 1.). Riducendo entrambe queste ore al t. m. R., esse diventano 
rispettivamente circa 6'' 36" e &'■ 39"40' a. : l'ultima è quella che sarà introdotta nel calcolo, 
per riferirsi alla fase massima del movimento, come è stato adottato per Roma. ' 

A Strasburgo il pendolo orizzontale subì una lieve perturbazione (4""-5"°), la quale fu di 
breve durata, col principio ben netto alle e* 19" a. (t. ra. 1.), corrispondente a 6* 36" a. (t, m. R.). 
Poiché la perturbazione fu di breve durata, in modo che quest'ultima non fu nemmeno asse- 
gnata, parrebbe potersi utilizzare la suddetta ora tale quale è data, tanto piii che indiretta- 
menttì il Rebeur-Paachwitz fa capire che il principio netto corrisponde anche al massimo, e 
di pid egli etesso utilizza senz'altro tale ora. nel calcolo della velocità. 

Finalmente a Potsdam, alle 6** 44" a. (t. m, I.), si trovò un accenno debolissimo di scossa 
nei magnetograH. Tale ora, ridotta al t. m. R,, diventa C 41" 40". 

In quanto alla fiducia da accordarsi ai diversi dati del tempo, passati fin qui in rivista, 
adotterò gli stessi criteri già svolti per la scossa dei 31 gennaio. All'ora di Patrasso, in con- 
fronto di quelle di Zante e Corfù, accorderò un peso maggiore, per il fatto che l'ora fu da 
me stesso potuta controllare. All'ora di Potsdam, quantunque quivi la velocità della carta 
sia di 1'". 8 all'ora, attribuirò un peso uguale a quello delle ore di Nicolaiew e Strasburgo, 
tanto più che lo stesso direttore di quell'Osservatorio confessa che le ore non sono sicure al 
minuto primo. A rigore, avrei dovuto ritenere che l'errore temibile di Potsdam fosse compreso 
tra 1" e 2"" ; ma, per maggiore comodità di calcolo, mi attengo all' ultima cifra. Ciò premesso, 
ecco il riassunto dei dati per la scossa di Zante del 17 aprile 1893. 



' Queste ore di Roma sono tutte pid basse di due minuti esatti in confronto di quello, che furono 
già pubblicate nella Nota preliminare inserita nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei. Infatti nella 
suddetta Nota le ore di Roma aono errate per 2 minuti in pib, a causa di una svista nella correzione 
spettante al cronometro, destinato a segnare elettricamente il tempo sulla zona di carta dei sisraometro- 
grafì. Il semplice caso mi ha fatto accorgere da poco tempo di tale errore, il quale mi iia obbligato a 
ripetere il calcolo della velocità per questo terremoto del 17 aprile. Come si vedrà in appresso, la corre- 

)n modifica gran fatto i risultati ottenuti nei primi calcoli; ma ciò nonostante 

;o all'ora di Roma il suo vero valore, il quale si accorda anche maggiormente 

le altre località, prese in considerazione. 

invece, utilizza ne' suoi calcoli la media dell'ora del principio e della fase 



- gb 3'j'° 49*^ la quale si avvicina moltissimo all'ora di Strasburgo. 



179 



Scossa di terremoto del 17 aprile. 



Località 



Dittansa 
da 
2aiita 



Ora otserTata 



Ora calcolata 



Differenza 



in bat« alla Teloeità . tra l'ora osterrata 
pib probabile I e qnella calcolata 



Zante . 
Patrasso 
Corfìi . 

• 

Catania 
Mineo . 
Roma . 
Padova 
Nioolaiew 
Strasburgo 
Potsdam . 



90 

220 

515 

550 

850 

1120 

1860 

1600 

1730 



6* 30" 20' ± 2' 
6. 30. 40 ± 1 
e. 31. 30 -t- 2 



6. 37. 30 ± 1 

6. 35. ± 1 

6. 36. 80 ± 0,5 

6. 40. 45 ± 1 

6. 39. 40 ±: 2 

6. 38. ± 2 

6. 41. 40 ± 2 



6h 31" 22' 

6. 31. 57 

6. 32. 48 

6. 34. 44 

6. 34. 58 

6. 36. 55 

6. 38. 41 

6. 40. 15 

6. 41. 50 

6. 42. 41 



— 


1" 2" 


— 


1. 17 


— 


1. 18 


-h 


2. 46 


-h 


0. 2 


— 


0. 25 


4- 


2. 4 


— 


0. 35 


— 


3. 50 


— 


1. 1 



Ora della scossa alVepicentro 6** 31" 22' ±: 44' 

Velocità di propagazione delle onde sismiche . . . metri 2550 ± 340 al secondo.^ 

Questa velocità è basata sopra ore che presumibilmente si riferiscono alla fase massima 
della scossa, o per lo meno ad una fase piuttosto avanzata. Se si volesse calcolare la velocità 
in base ad ore che si riferiscono al principio della scossa registrata in ogni località, non si 
potrebbe dispoire altro che delle ore di Roma {6^ 35" 30'), Nicolaiew (6^ 36") e Strasburgo 
(6*'38'"). Ripetendo i calcoli di sopra esposti, utilizzando questi tre dati unitamente all'ora 
6** 30"* 20' di Zante ed a quella 6*" 30" 40' di Patrasso, ed adottando gli stessi pesi superior- 
mente stabiliti, si trova: 

Per l'ora della scossa air epicentro 6** 30" 41' 

Per la velocità di propagazione 3160 dz 340 metri. 

Se ^nvece si rinnovi il calcolo per le medesime cinque località, ma utilizzando le ore rela- 
tive alla fase massima per Roma, Nicolaiew e Strasburgo, quelle stesse che già entrarono nel 
calcolo generale, si avrà: 

Per l'ora della scossa all'epicentro 6** 30" 42' 

Per la velocità di propagazione 2590 ± 280 metri. 



Scossa del 4 agosto 1893. 

Questa scossa si può paragonare a quella del 20 marzo, già studiata; ma dovette essere 
d' intensità un po' minore. 

A Zante sembra che la scossa avvenisse esattamente alle 10** p., a seconda dell'osserva- 
zione fatta dal signor Margari, il quale proprio in quel giorno aveva controllato il suo orologio 

' Prima che si conoscessero i dati di Nicolaiew e Strasburgo, essendo stato effettuato il calcolo sulle 
altre località, esclusa Potsdam, si erano trovati valori alquanto diversi, vale a dire ^* 30*" 55' per Torà 
dell'epicentro e metri 2090 al secondo per la velocità di propagazione. 



dell'orologiaio signor Marino. Di più, il Margari assicura che tale ora fu osser- 
snte, e che molti orologi nella bottega dell'anzidetto orologiaio si arrestarono 
;. Questa ora essendo espressa in t. m. locale, ridotta al t. m. dì Roma, diventa 

7, sul continente, quasi dirimpetto all'isola di Zante, l'ora osservata e comuni- 
atorio di Atene fu 10^ 5"" p., la quale assai probabilmente fu letta sopra orologi 
!mpo ferroviario, poiché in questa località fa capo la ferrovia che conduce a 
he di sopra ho già detto die il tempo delle ferrovie greche è indietro di 5 mi- 
li Atene, cosi l'ora di Catacolo sarà IO' IO" (t. m. A.), e corrisponde perciò a 

R.). 
sso il dott. Coryllos riporta l'ora 10'' p-, che dice precisa e, secondo il aolito, 
m. di Atene. Seguendo la mia abitudine, di eopra giustiQcata, di aumentare 
li Patrasso di 5 minuti per ridurle al tempo medio di Atene, si ha per Pa- 
I., la quale ora, ridotta in t. m. dì Roma, diventa 9''20"0', e discorda notevol- 
le precedenti, tanto più se si consideri che Patrasso, per rispetto alle altre due 
va più distante dall'epicentro. 
I prudente il non prendere in considerazione l'ora di Patrasso, e di accettare 

di Zante e di Catacolo, assumendone la media, che è 9'' 25" 40". Per comodità 
otonderò quest'ora, accrescendola fino al minuto primo immediatamente supe- 
ù che, a mio parere, l'ora di Zante ha forse un peso alquanto maggiore in 
altra. Io adunque adotterò per la Grecia l'ora 9' 26' 0* p. (t. m. R.), e la riferirò 

come epicentro, considerando che Catacolo è abbastanza prossimo per giustifl- 
lerato. 

abbiamo soltanto Mineo, in Sicilia, e Roma, in cui potè essere registrata con 
. del passaggio delle onde sismiche. ' 
ìi ebbe alle 9' 29" p. {t. m. R.) una scossa ond.-suss. 8-N, segnata da tutti gli 

non avvertita da persona alcuna. 

ti ebbero lievi tracce dì moto ond. solamente nel nuovo sismometrografo a regi- 
.nua. Il princìpio della perturbazione cade verso le "9" 31°* p.; un primo massimo, 
ipale, avviene alle 9" 32"" 5', ed altri massimi secondari si hanno alle 9" 32"" 40", 
3" 25", 9" 34° 5', sempre più decrescenti. La fine sembra accadere versole 9" 35". 
^ionevole doversi per Roma prendere l'ora del massimo principale, ma per co- 
golo diminuita di 5 minuti secondi, ossia 9"" 32". 

lupplemento 93° al n 274 del Boll Met. dell'Vff, Cenlr. di Mei. e Geod. in Roma, del 

tresl airUfHcto notizie da due altre località italiane, Benecenlo e VelJehi, alle quali sono 
assegnate le ore 9" 33°'-35°' e 9" 35"*. Queste ore sono forse non buone, perchè in troppa 
:on Roma; e ritenga che, anche volendole introdurre nel calcolo, possano influire assai poco 
!tle, perchò di peso tante volte minore in confronto dell'ora di Mineo, e specialmente di 
!Ìone di Velletri poi non b neppure sicuro se sia veramente in relazione col terremoto in 

questo non è stato registrato dal vicinissimo Ossservatorio di primo ordine di Rocca di 
gli apparecchi sismici dell' Osservatorio di Velletri nulla indicarono, nemmeno in occasione 

forti di Zante, quali furono quelle della mattina del 31 gennaio e 17 aprile. 
! state chieste notizie a Stra^burgn, per sapere se quel pendolo orizzo»iaìe fosse stato per- 
10 signor Rebeur-Paschwitz ha cortesemente risposto che la curva fotografica del 4 agosto 
cuna perturbazione pronunciata, paragonabile a quelle già pubblicate nei MUteiiungen del 
generale la curva è regolare; ma vi si osservano dei piccoli rigonfiamenti dalle 6" 31* 



181 

Riunendo Torà assunta per la Grecia con quelle d'Italia, ed attribuendo ad ognuna di 
esse il proprio peso con i soliti criteri, abbiamo: 

SeoBsa di terremoto del 4 agosto. 



Locatila 



Distanza 

da 

Zante 



Ora oseerrata 



Ora calcolata 

in baHe alla velocità 

più probabile 



DlfTereiua 

tra l'ora osserrata 

e quella calcolata 



Zante ! 

I 
Mineo I 

Roma ! 



Okm 

550 
850 



9»» 26" dt 2*n 
9. 29 4-1 
9. 32 zb 0,5 



I 



9^ 25n» 13* 
9. 29. 33 
9. 31. 54 



-f O" 47»» 
— 0. 33 
-f 0. 6 



Ora della scossa air epicentro 9^ 25" 13' d: 47' 

Velocità di propagazione delle onde sismiche. . . metri 2120 db 270 al secondo. 

La velocità anzidetta è basata sopra ore che si riferiscono presumibilmente alla fase mas- 
sima della scossa. Roma è Tunica località la quale può fornire Torà 9'*31", relativa al prin- 
cipio della perturbazione registrata. 

Confrontandola con quella 9'*26™ di Zante, si trova per la velocità di propagazione: 

2830 d= 790 metri. 

Se invece si ripete lo stesso calcolo, ma prendendo Torà 9** 32" di Roma, relativa alla 
fase massima, si ha per la velocità di propagazione: 

2360 ir: 550 metri. 



Riassunto e discussione del valori trovati. 

Credo opportuno riassumere ora i risultati trovati precedentemente, per farvi sopra alcune 
considerazioni e trarne alcune conclusioni. 

Comincio dal riportare nella seguente tabella le ore calcolate per Tepicentro, quali risul- 
tano nei vari terremoti, a seconda che nei calcoli si introdussero le ore del principio o della 
fase massima di ogni scossa, registrate nelle diverse località. 



allo 1^ 7"' p. (t. m. 1.), e poi di nuovo alle 9»" 17™, 10*» 7*" e IO»* 25"* p. Soltanto l'ora 9»» 17"', corrispondente 
in t. m. R. alle 9^' 36'" p., potrebbe stare in relazione colla scossa di Zante; ma a causa della grande in- 
certezza sarà più prudente il non tener conto di questo dato, bastando di ayerlo soltanto accennato. 

Per questa scossa manca pure Fora di Nicolaiew, poiché volle il caso che proprio in quella sera rima- 
nesse spento il lume per la registrazione fotografica di quel pendolo orizzontale. 

Mentre poi si stava stampando il presente capitolo, sono venuto a sapere che la scossa di Zante del 
4 agosto fu indicata anche da un petidolo orizzontale installato da poco tempo air Osservatorio astronomico 
di CharcoWy in Russia, a ben 1800 km. da Zante. I dati comunicati gentilmente da quel direttore sono: 

11. 3. 12 p. (t. m. l.) una prima scossa debole, corrispondente a. . . . 9. 28. 13 p. (t. m. R.) 

11. 7.24 » una seconda scossa debole, corrispondente a . . 9.32.25 » 

11. 9.48 » una forte scossa, corrispondente a 9.34.49 » 

11. 14. 36 » massima oscillazione del pendolo, corrispondente a 9. 39. 37 > 

Fino alle 11.44. » perdurarono deboli scosse, corrispondenti a . . . 10. 9. 1 » 







0....... 


Or. a 




I>lfftr«BU 


DUM d*] Hrrtmolo 


l. o« 1 la or. 


1* ora 








Znle 

A 




litW l< loeilltk 






di .10..,. l«.ll« 


d«n« 

•Ulac iMmlltà 


B-A 


C_A D-A 


SI gennaio 


S-- 


0" O'i. 


5» 0" 45* 


S»" 1" 21* 


5> 3" 13" 


+ 0- 45- 


1 

-+- r 2rj + 3- 13" 


I-febbraio 


]. 


22. 30 a. 


I. 22. n 


I. 2Z. 21 


1. 24. 8 


— 0. 13 


— 0. 9 


+ 1. 38 


20 marzo 


6. 


0. Op. 


6. 0. 7 


6. 0. 2 


6. 0. 82 


+ 0. 7 


+ 0. 2 


+ 0. 32 




e. 


30.20B. 


6. 30. 41 


6. 30. 42 


e. 31. 22 


+ 0. 21 


-f-O. 22 


4-1. 2 




9. 


26. Op. 






9. 25. 13 
Media . 


+ 0. 15 


+ 0. 24 


+ 1. 36 



rimieramente da questo prospetto die le ore calcolate per l'epicentro sono quasi 
ate di quelle osservate a Zante. Ciò può dipendere o da un errore costante nella 
e del tempo in questa città, o dal fatto die le ore determinate in tutti gli altri 
QO generalmente più alte di quanto dovrebliero essere, per liferirsi le stesse ad 
) meno avanzata del terremoto. A prima vista parrebi* ciie ciò non potesse costi- 
errore, considerando che anche a Zante, dove le scosse ebbero in generale una 
ta, anche di mezzo minuto primo, le ore poterono riferirsi alla fase massima, 
,lla fine di ogni scossa. Ma se si ridetta clie a Roma, Nicolaiew e Strasburgo, 
l dove fu po^ibile registrare le varie fasi delle scosse, la durata delle medesime 
isiderevolissima, perfino di mezz'ora, ed Inoltre che l'intervallo di tempo decoreo 
D e la fase massima è stato in generale di alcuni minuti primi, così si com- 
e ore determinate a maggior distanza da Zante possano ìnduire sul risultato, 
e dotate di un grande peso. Infatti, col metodo dei minimi quadrati, non solo 
delle velocità risultanti dal confronto dell'ora di Zante con tutte le rimanenti, 
elle velocità che si hanno combinando tra loro i dati del tempo delle località 
)icentro. Ora le prime velocità saranno generalmente inferiori al vero e dotate 
), attesa la poca attendibilità dell'ora di Zante; ma le seconde velocità risul- 
ito maggiori per il fatto che rimane in parte eliminato l'errore proveniente 
3po elevate le ore delle località combinate tra loro, e di più saranno di maggior 
Ielle ore generalmente più sicure. Viene perciò di conseguenza che la velocità più 
nta dal metodo dei minimi quadrati, risulta alquanto maggiore di quella che si 
combinassero direttamente tutte le ore jKìSsedute con quella dì Zante; e questo 
a rialzata alquanto l'ora dell'epicentro, atìlnchè sia compatibile con la velocità 
calcolata. 

ottenuti sopra i terremoti di Zante parrchliero confermare questo mio modo di 
le differenze medie B-A, C-A, D-A, vanno man mano crescendo a misura che 
10 introdotte ore più elevate per le località distanti dall'epicentro. Ritengo infatti 
lotevole D-A ^=. l" 36" sia dovuto a ciò che ie ore di Catania, nei tre terremoti 
), r febbraio, 17 aprile, sono molto elevate per rispetto alle altre ore italiane, 
ore di Catania è stato assegnato un peso piuttosto ragguardevole, cosi si 
ne, fiata la velocità più probabile ricavata dal calcolo, sia venuto dì conseguenza 
alzo nell'ora dell'epicentro, quale vediamo, nella colonna intestata £», per i sud- 
noti. Per lo contrario, tale rialzo non sussiste in simile misura pel terremoto 



183 

del 20 marzo, runico dove l'ora di Catania non si trovi discordante con tutte le rima- 
nenti. * 

Il fatto poi che la diflPerenza tra l'ora di Zante e quella calcolata per Tepicentro va 
diminuendo sempre più coir introdurre nel calcolo lesole ore relative al principio della scossa, 
fa intravedere che quella differenza potrebbe addirittura sparire, qualora nel calcolo si utilizzas- 
sero ore anche più basse per il principio delle perturbazioni registrate dagli strumenti. Infatti, 
chi può assicurare che questo principio non corrisponda già ad una fase piuttosto inoltrata, 
mentre gli strumenti di Roma, Nicolaiew e Strasburgo furono incapaci a mostrare i primis- 
simi tremiti del suolo, i quali si poterono protrarre per parecchi secondi prima che si rendes- 
sero sensibili nei diagrammi? Per queste considerazioni, e riflettendo che in ogni caso le dif- 
ferenze medie B-A e C-A sono veramente ben poca cosa, io inclino a credere che npn esista 
alcun notevole errore sistematico nelle ore determinate a Zante, e che questa città si trovi 
realmente non molto lungi dall'epicentro o dagli epicentri dei terremoti considerati. 

Riporto ora nel seguente prospetto le diverse velocità di propagazione delle onde sismiche, 
calcolate superiorniente, avvertendo che i risultati medi si ottennero col l'assegnare il rispettivo 
peso alle singole velocità dei vari terremoti: 





1 

1 Numero 


Velocità 


Numero 


Velocità 
calcolata in baso 


1 

Numero 
' delle 


Velocità 
calcolata in base 


Data del terremoto 


delle 


calcolata in base 


delle 


alle ore, relatire 


alle ore, relative 




locaUtà 


a tutte 
le ore accettate 


località 


alla fase massima^ 
di alcune località 


località 


al principio, 
delle stesse località 


31 gennaio 


7 


4040 ±1120 


4 


2860 dt 400 


4 


3080 -h 520 


r febbraio 


6 


3280 ± 700 


4 


2420 ± 75 


4 


3920 Hi 430 


20 marzo. « . 


5 


2330 i: 330 


3 


2820 ± 620 


8 


7790 ± 5600 


17 aprile 


10 


2550 dt 340 


5 


2590 ±: 280 


5 


3160 ib 340 


4 agosto 


3 


2120 ± 270 


2 


2360 ±, 550 


. 2 


2830 -h 790 


Risultato medio 


• • 


2400 ±: 170 




2450 -♦- 70 




3340 ± 230 



Apparisce anzitutto da questa tabella che la velocità media di 2400 metri della prima 
colonna, calcolata in base a tutte le ore accettate, è quasi coincidente con quella di 2450 della 
seconda colonna, calcolata in base soltanto alle ore relative con certezza alla fase massima. 
Ciò porta a concludere che anche le altre ore utilizzate nel calcolo si riferiscono prossima- 
mente alla fase massima. Le notevoli velocità di 4040 e 3280 metri, che figurano rispettiva- 
mente per le scosse del 31 gennaio e 1^ febbraio nella prima colonna, sono da ascriversi alle 
ore assai alte di Catania, le quali, dotate di gran peso, hanno influenzato notevolmente il 
calcolo. E se nella scossa del 17 aprile Fora, pure abbastanza alta, di Catania ha influito assai 
meno sul valore della velocità, ciò si deve unicamente al maggior numero dei dati presi in 
esame. Nonostante queste velocità così alte, il risultato medio di 2400 metri ne ha risentito 
ben poco, appunto perchè le medesime sono dotate di piccolo peso in confronto di quello otte- 
nuto per le scosse del 20 marzo e 4 agosto, per la seconda delle quali manca addirittura Torà 
di Catania, e per la prima non si riscontra punto l'anomalia ottenuta per le altre tre scosse. 



* L'errore di -{-2 minuti nell'ora di Roma per la scossa del 17 aprile, quale fu pubblicata nella Nota 
preliminare inserita nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, produsse per Tappunto Teffetto di 
innalzare l' ora calcolata per l' epicentro. Infatti allora si ebbe B — Aziz -f- 0™ 59', C — ^ =z -j- 1" 0*, 
D — -4r=-j~l'" 28', valori tutti più alti di quelli ora trovati. 



Dal confronto poi della velocitai media 2450 della seconda colonna con quella 3340 delia 
terza, risalta chiaramente un sensibilissimo aumento in quest'ultima velocità di propagazioue 
delle onde sismiche, che fu calcolata in base alle sole ore relative al principio delle scosse regi- 
strate in alcune località. Nel caso nostro, questo aumento ra^f,riun^e qua-<i la terza parte della 
velocità, calcolata in \m.-n- ai dati del tem]>o relativi alla fase massima. E poiché è ragionevole 
supporre che la registrazione dei primis.-^imi e lievissimi tremiti del suolo sia mancata negli 
strumenti, per quanto delicati, di Roma, Nicolaiew e Strasburgo, così parrehl» potersi concludere 
che le prime onde sismiche abbiano viaggiato con uua velocità anche superiore a 3340 metri 
al secondo. Questo è uu punto capitale, su] quale b bene richiamare l'attenzione degli scien- 
ziati, poiché esso potrà in seguito gettare molta luce sul meccanismo della propagazione delle 
onde sismiche, quando una maggiore esattezza nei dati del tempo permetta di accordare una 
maggiore fiducia ai risultati. Intanto non bisogna dimenticare che queste cifre da noi ottenute 
sì riferiscono alla velocità superficiale dei terremoti, come è stato detto, fin da principio, nello 
stabilire la formola adattii [>er il calcolo. Spetterà alle future osservazioni, certamente più precise, 
il decidere se questa velocità .supertìciale sia molto divei'sa da quella che si avrebbe se l' impulso 
si considerasse come trasmesso direttamente dal focolare sismico (ipocentro) fino alle diverse 
località, vale a dire secondo la conia che congiunge l'ipocentro ai diversi punti sulla superficie 
terrestre. À nessuno sfuggirà l'importanzii scientìfica <ti tali ricerche, le quali potranno forse un 
giorno rischiarare assai la questione, ancora intricatissima, circa la costituzione intema del globo. 

Termino col riportare nella fig. 12 i diagrammi delle velocità di propagazione, da me 
ottenute per i cinque principali terremoti di Zante, affinchè a colpo d'occhio si possa giudi- 
care della discordanza delle ore su cui i calcoli furono basati: 



185 

Le ascisse rappresentano le distanze delle varie località da Zante, e le ordinate le diffe- 
renze tra le ore osservate in queste località e le ore di Zante, prese per punto di partenza. 
In questo sistema di rappresentazione, la velocità che risulta in base alle ore di due località 
qualsiansi, è il valore inverso della tangente dell'angolo, che la retta congiungente due punti 
qualunque considerati fa coli' asse delle ascisse; sicché se detta congiungente risulta orizzon- 
tale vuol dire che la velocità è infinita, e se risulta verticale la velocità è nulla. Ad una 
inclinazione meno o più pronunciata di detta congiungente corrisponde una velocità più o 
meno grande. Riesce così possibile di vedere subito dove la velocità diventa negativa e qua- 
lunque altra discordanza tra le ore osservate. Le rette congiungenti con tratto pieno caratte- 
rizzano le velocità, calcolate in base a tutte le ore accettate per ogni terremoto ; quelle trat- 
teggiate, le velocità ottenute in base alle ore della fase massima {M) di alcune poche località; 
e quelle punteggiate, le velocità calcolate in base alle ore del principio (P) delle stesse. 

Risulta poi manifesto come per i terremoti del 31 gennaio, 1® febbraio e 17 aprile le ore di 
Catania siano molto elevate, e perciò discordanti con tutte le altre. ^ Questo fatto si trova con- 
fermato anche nelle differenze che risultano per ogni terremoto tra le ore osservate e quelle 
calcolate in base alla velocità più probabile risultante dal calcolo. Infatti, per i suddetti tre 
terremoti, troviamo per Catania elevarsi queste differenze rispettivamente a 2" IO*,- 1"* 45', 2" 46', 
e superare così notevolmente Terrore temibile ammesso per questa località. 

II chiarissimo prof. Ricco, direttore deirOsservatorio geodinamico di Catania, ha cercato 
in una recente Nota* di rendere ragione dell'anomalia presentata dalle ore di queste località, 
sia per rispetto a Mineo, sia per rispetto alle altre. In una susseguente Nota, * alla stessa Ac- 
cademia dei Lincei, io ho svolte le ragioni per le quali non mi sembra attendibile la spiega- 
gazione che ha creduto dame il Ricco ; ed ho aggiimto un breve esame sulla natura delle onde 
sismiche, di cui è stata determinata la velocità, e sulla variazione di questa, sia colla distanza, 
sia colle varie direzioni. 

Resterebbe infine ad utilizzare le ore, riportate nel presente capitolo, per la determinazione 
della profondità del focolare sismico (ipocentro) ; ma trattandosi evidentemente di una questione 
assai più delicata, in confronto della misura della velocità delle scosse, non mi sembra prudente 
voler tentare la soluzione di tale importantissimo problema, basandoci sopra i dati posseduti, 
dei quali ben pochi hanno l'esattezza che sarebbe necessaria. Il calcolo della profondità del- 
l'ipocentro si sarebbe pure potuto tentare ricorrendo al noto metodo di Mallet, fondato sulla 
determinazione dell' angolo di emergenza delle scosse ; ma io debbo francamente dichiarare che 
nelle recenti rovine di Zante, assai più di quanto ebbi a riscontrare per quelle di Bisignano, * mi 
sono risultate tali e tante difficoltà nella scelta delle opportune fessure degli edifici da prendersi 
in considerazione, che ho finito per ritenere impossibile una misura un po' seria dell' angolo 



' Per questi tre terremoti, le ore di Catania sono rispettivamente più alte di 2" 30*, 1° 30*, 2" 30', 
di quelle osservate a Mineo, le quali, come risulta dall'ispezione dei diagrammi della velocità, vanno assai 
meglio d'accordo con le ore di tutte le restanti località. Eppure le ore di Catania sarebbero dovute risul- 
tare alquanto pia basse di quelle di Mineo, per ritrovarsi la prima città più prossima a Zante. 

* Prof. A. Ricco, « Velocità di propagazione delle principali scosse del terremoto di Zante a Catania » 
(Rendiconti della R, Accademia dei Lincei^ serie 5', voi. Ili, 1" semestre 1894, pag. 246). 

' G. Agamennone, « Alcune considerazioni sulla velocità di propagazione delle principali scosse di 
terremoto di Zante nel 1893 » (Ibidem, pag. 331 e 383). 

* «n terremoto nel Vallo Cosentino del 3 dicembre 1887 » Ann. delVUff, Centr. di Mei. e Geod, fi,, 
serie 2', voi. VIII, parte IV, 1886, pag. 269). 

24 



cercato di emergenza. ' E di questa opinione è stato anche il chiarissimo prof. Isso). Un terzo 

metodo, che si sarebbe potuto forse prestare con qualche profitto, è quello stesso adoperato dal 

Dutton per il terremoto di Charleston del 1886, e precisamente fondato sull'osservazione della 

rapidità più o meno grande eoa cui l'intensità del movimento sismica deo,resce a partire 

dall'epicentro. Ma disgraziatamente anche questo metodo non si è potuto adoperare nel nostro 

caso, per la grande difficoltà, per non dire impossibilità, di tracciare le isosisie. Ciò è dipeso 

sopratutto dall'essere l' isola di Zante circondata da molte parti da grandi distese di mare, ed jn 

secondo luogo dalla insufficienza delle notizie che si poterono alla meglio raccogliere, sia nelle 

restanti isole Jonie, sia nel continente greco. II fatto però che le principali scosse di Zante 

'all'uomo Udo sulle coste orientali sicule, vale a dire a tten 500 km. dall'epi- 

ssaggio delle onde sismiche fu indicato dagli strumenti magnetici di Potsdam 

1. dal punto ove furono originate, tutto ciò fa ragionevolmente supporre che 

focolare sismico sia forse non molto inferiore a quella che dovette essere 

ndalusia del 1884 ed in quello della Liguria del 1887. 

incluaione giunse il Fouqué per i terremoti di Cefalonia e Hetelino del 18fi7 e per 
% del 1884 (Les tremblemenU de terre, Paris, 1889, pag. 87). 



CAPO VII 



Considerazioni teoriche. 



Fra il parossismo del 31 gennaio e quello del 17 aprile, i fenomeni sismici osservati si 
possono distinguere nelle categorie seguenti: 

r Scosse normali fortissime o forti, precedute ed accompagnate da rombo. Erano ge- 
neralmente prolungate, ondulatorie nella prima fase e sussultorie nella successiva. Bene spesso 
risultavano di moto orizzontale al principio e alla fine, con moto sussultorio nell'intervallo; 

2"" Scosse lievi o sensibili, senza rombo. Duravano pochi istanti e risultavano per lo più 
di moto ondulatorio e sussultorio, talvolta invece di sole oscillazioni orizzontali od anche di 
una semplice vibrazione; 

3^ Scosse leggere, destituite di rombo, ondulatorie, lentissime, di maggior durata delle 
precedenti. Osservai due volte siffatte scosse e provai V impressione di chi si trova a bordo 
d'una nave che subisca lieve movimento di beccheggio. È difficile rendersi conto dei loro 
caratteri senza far uso di sismografi assai delicati; 

4** Scosse a tonfo {episismi). Consistevano in urti forti o sensibili, istantanei, senza rombo, 
seguiti da lieve trepidazione che tosto svaniva; 

5^ Detonazioni simili a colpi di cannone uditi a gran distanza, ora isolati, ora in serie 
irregolari, ad intervalli di alcuni secondi o di minuti. Raramente il fragore era seguito da 
una vibrazione. Questi fenomeni erano principalmente avvertiti nella parte meridionale del- 
l' isola. 

Esporrò a suo tempo la mia opinione intorno alla causa delle scosse principali, registrate 
nell'elenco precedente, al n. 1. 

Quelle accennate col n. 2 differiscono più che altro dalle prime, a parer mio, per la mi- 
nore intensità, e debbono considerarsi semplicemente come scosse riferibili alla stessa fami- 
glia delle principali, ma più leggere. Sia che si ravvisi nel r(«nbo lo scroscio prodotto dall'at- 
trito delle masse rocciose durante lo scuotimento, sia che si consideri (e nel caso presente 
questa interpretazione sembra più verosimile) come l'effetto della emissione di vapori forte- 
mente compressi, per angusti orifizi, mancarono per tali scosse le vibrazioni sonore, o pure 
furono tanto flebili, che non pervennero alle orecchie degli osserv^atori. 

Le recenti osservazioni eseguite nel R. Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica 
hanno dimostrato che le ondulazioni lente sono l'eco di terremoti esocentrici più o meno lon- 
tani, verosimilmente forti. ^ Siccome Zante si trova in una regione nella quale si contano pa- 

* Molti esempi di questo genere si trovano già riportati alla fine del capo III : « Alcune considerazioni 
generali sopra i terremoti dì Zante ». Circa il significato delle scosse, si potrà con vantaggio consultare 
la relazione del dottor Agamennone: « I terremoti segnalati a Roma nel biennio 1891-92 ed il sìsmometro- 
grafo a registrazione continua» (Ann. delVUff, Ceptr, di Mei, e Geod,, voi. XII, parte I, 1890) ed il re- 



n\v)iìt> tllutinto provinolo Histniche, e »peww a^xa/ìn che ao paroa»i?iiio i 

tliitt> tt^iiU» provodii paroBBiRmì in altri, ai »<t>iet:a la i^on'omilanza io od mAo posto di oè^mI- 

U/ioni, ' ohi^ clfìrivano <)u railianti iliveisj. i>ro--iiino l'uoo a ^oel punto, tontuii eM altri. 

tlià ospitìi li) alcune conniilerazioni su^li effetti mo-oanici dei terremot) ie ragioni per !«' 

tlimli ^ (la orfì<lerHÌ c)ie nelle a^liac-enze di ZaDt« ni pr<^i<lucano inreoti scosoendiroeoti -totto- 

marini. Nei tonfi aiTonnati al n. 4 éi manirei'taDo. a parer mio. gii effeni immediati di tali 

Sitvii'^ndimcnti, i quali, predisposti dalle condizioni eeoloinclie l'xali e da erosioni 5Qbacqii€«. 

ti dalle HcoBse più forti. 

!ioni, tanto frequenti nell'odierno perìtxlo ^i^mioo di Zante. come eik el>lii ad 
dìfferÌHCono in alcun mo<lo dai frat'orì clie a'.-'Xtmpa^nano le emzioni Tuloani- 
ueiite, io credo die dijN'ndauo da ii^tantaneo svolgimento di vapt»? o di gas. 
ì limitato, vale a dire in eaveme o meati sotterranei. 

odono entro un'area relativamente ristretta, e non sono a<Mr<Mn pannati in gè- 
azioni sismiche, inferisco da ciò die alibiano origine ad un livello prossimo 
e provengano da un fenomeno jkk-o potente rispetto a quello che si estrinseca 
È) poi palese, almeno in Zante, l'intima relazione fra le detonazioni e i terre- 
è le prime si producono durante i periodi sismici più attivi, e si odono in gran 
è si fanno più forti e frequenti le scosse. 

suesposto avrei potuto aggiungere un'altra sorta di fenomeni, quella dei mi- 
.ti dal tromometro. Ma di essi ho cre^luto meglio tacere, quantunque certamente 
cali a Zante ; perchè rappresentano, a mio creilere, non già una distinta e spe- 
sione sismica, ma vibrazioni lievi, talvolta provocate da cause estrinseche, come 
into, l'urto dei marosi, tal' altra invece da veri terremoti, che possono appar- 
'rse categorie enumerate. In questo caso, siffatte vibrazioni sono straordinaria- 
>r la poca intensità delle scosse, o per la distanza dal punto in cui hanno 

le osservazioni concernenti gli effetti del fenomeno, mi fosse concesso di risalire 
ì che questa mi sembra indicata tanto dalla concomitanza dei fenomeni ora 
j dalle particolari condizioni geologiche del paese. 

Zante, come quello del continente, più prossimo, è costituito in gran parte 
rnoso, cretaceo, di una roccia nella quale le acque filtranti scavano per solu- 
meati tanto profondi da determinare localmente la scomparsa delle acque su- 
calcare cavernoso scende indubbiamente sotto il livello del mare, e, secondo 
T prescindendo dalle melme recenti ond'è coperto, costituisce il fondo delle 
ate in mare a mezzogiorno e a ponente dell'isola. 

mitii meridionale, ove prevalgono le formazioni mioceniche 8U|}eriori, ha grande 
ccia gessosa, la cui solul»ilità nell'acqua è anche maggiore di quella del calcare, 
sservai inoltre estese soluzioni di continuità con rigetti. 

te, le polle lùtuminifere di Cherl e, sul continente, le sorgenti termo-minerali 
•olo, Cunupelli, Linzi, Cillene, accusano l'esistenza di una o più fratture, che 
unicazione colla superficie regioni in cui regna, in virtù del grado geotermico, 
a elevata. 

del dottor Cancan!: «Sulle ondulazioni provenienti da contri sisniiei lontani* [litidetn, 
, 1893). 

tzopuloH distingue in Grecia 9 provincie sismiche, indipendenti l'nna dall'altra. Una di 
trebbe it Peloponneso orientale, Zante, Cefalonia e Santa Maura. 



189 

Visitando a breve distanza di Zante, in un territorio che si trova esattamente nelle mede- 
sime condizioni geologiche e sismiche, i famosi molini di Argostoli, ebbi occasione 'di accer- 
tarmi che colà due piccole gore naturali conducono perennemente Facqua marina in profondi 
meati d'un calcare cavernoso, analogo a quello di Zante, d'onde non giunge più all'esterno, 
almeno palesemente. Riserbandomi di esaminare e di discutere in altro lavoro le ipotesi prò- 
poste per spiegare il fenomeno, dichiaro fin d'ora che, per quanto mi consta, non furono opposte 
valide obbiezioni alla interpretazione più ovvia; vale a dire al supposto che l'acqua marina 
penetri nella regione profonda e calda, in cui convien che passi dallo stato liquido all'aeri- 
forme. Nell'Éicqua ci si rivela pertanto, pur tenendo calcolo dei dati geotermici, un agente 
capace di provocare i fenomeni sismici. 

Allorché sia istantaneamente, od anche rapidamente, convertita in vapore, l'acqua (come 
più e più volte fu dimostrato) apparisce causa adeguata dei terremoti, non solo rispetto a 
quelli di Zante e della Grecia orientale, ma per molte altre regioni. Invocando l'ipotesi idroter- 
mica, si spiega mirabilmente la diversità delle manifestazioni sismiche delle quali ho fatto cenno.' 

Nelle scosse principali e disastrose abbiamo la conseguenza dello sprigionarsi repentino e 
violento di vapore fortemente compresso, in cavità più o meno profonde. Assai probabilmente, 
nel rombo, il quale fu definito, da alcuni osservatori, come un sotfio assai potente, si palesa 
manifesta la vibrazione trasmessa alle masse rocciose e all'aria dall'attrito del vapore in 
movimento. 

Nella fase che succede, la cavità raffreddata dall'afflusso del liquido è convertita in un 
generatore in cui si producono piccoli e frequenti sviluppi di vapore, con tremiti assai fre- 
quenti, più meno leggeri, e ne risultano le scosse della seconda specie. 

Intanto, sia nelle stesse cavità, sia in altre, in cui regnano condizioni termiche adeguate, 
la penetrazione e la vaporizzazione istantanea e violenta di piccole quantità d'acqua, vale a 
render conto delle detonazioni non seguite da scosse od accompagnate da lievi tremiti, come 
quelle udite da me nelle notti dal 21 al 22 marzo, dal 2 al 3 e dal 9 al 10 aprile. ^ Agevo- 
lando, collo scuotimento, l'infiltrazione dell'acqua nelle spaccature e fessure più sottili delle 
masse rocciose, s' intende come le scosse normali possano promuovere indirettamente vibra- 
zioni e detonazioni, nonché scosse esocentriche. 

Abbiamo finalmente i tonfi che seguono più o meno da vicino le scosse principali, ma 
sembrano generati in punti diversi; e quantunque assai forti, non sono apprezzabili che in 
aree assai circoscritte, il che dimostra come sieno relativamente superficiali. Questi sono pro- 
dotti probabilmente, come si è detto, da frane sottomarine, da quelle frane che seppelliscono 
le funi telegrafiche sotto depositi detritici di centinaia di metri di potenza. 

In parecchie delle sue opere Daubrée sviluppa e commenta l' ipotesi ornai antica, secondo 
la quale i terremoti, o almeno gran parte dei terremoti, avrebbero per motore il vapore gene- 
rato dall'acqua che penetra dalla superficie nelle regioni profonde. 

Egli osserva che l'acqua contenuta in un recipiente ben chiuso, quando sia portata ad una 
temperatura sutficìen temente alta, raggiunge una forza di proiezione enorme. A una tempera- 
tura di circa 500**, purché la vaporizzazione si compia in un recipiente di capacità limitata, 
i suoi effetti sono paragonabili a quelli dei più energici esplosivi. Infatti, i tubi di ferro fuci- 

* Nella mia nota Remarques sur les tremhlemmts de terre subis par Vile de Zante en 1893, comparsa 
nei Catnptes Rendus de VAcctdémie des Sciences (12 février 1894) già manifestai questa opinione, ma non ebbi 
agio di svolgere i motivi che m' indussero ad abbracciarla. 

' Non escludo il dubbio che lo detonazioni sieno prodotte anche dalla istantanea condensazione dì 
vapori, dovuta ad immissione di acque fredde nei generatori sotterranei. 



190 

nato della miglior quj^lità adoperati da questo investigatore per studiare Fazione dell'acqua 
soprariscaldata sui silicati, tubi che contenevano pochi centimetri cubi d'acqua e il cui dia- 
metro era di 21 millimetri e la spessezza di 11, spesso scoppiavano con fragore paragonabile 
a quello di una cannonata. D' ordinario, lo strappo si produceva in mezzo a un'ampolla for- 
matasi istantaneamente ove il metallo offriva resistenza minore. In tal caso, se alla tempera* 
tura di 500**, alla quale era portato il tubo, non fosse divenuto meno tenace il metallo, e 
posto che non avesse avuto difetti tali da diminuirne la resistenza, converrebbe ammettere 
che la tensione sviluppatasi fosse stata di migliaia d'atmosfere.* 

È chiaro, soggiunge Daubrée, che non mancano nella corteccia terrestre tutte le condi- 
zioni perchè si producano tensioni siffatte. Ma se l'acqua è agente capace di produrre in deter- 
minate circostanze ingenti fenomeni dinamici, si spiega difficilmente il carattere essenziale 
della maggior parte dei terremoti, vale a dire la ripetizione. 

« Comment, egli scrive, ^ ces énormes tensions peuvent-elles aboutir à des chocs reitérés? 

« On peut le concevoir de plusieurs manières suivant l'hypothèse où nous nous sommes 
placés. Ainsi, dans l'une des cavités dont nous venons de parler, l'eau étant arrivée, avec le 
temps, à une temperature explosive, elle déplace brusquement quelques parois de sa prison. 
Re là une première secousse suivie d'une expansion dans les crevasses ou les cavités voisines, 
qui possèdent moins de temperature et de tension. Puis cette diminution de pression dans le 
foyer primitif ayant eu lieu, les parois qui avaient cède reviennent sur elles-mèmes et repren- 
nent leur première position, pour céder encore, lorsque le reservoir primitif aura réparé la 
tension perdue. En d'autres terraes, les Communications entre les cavités se rebouchent et doi- 
vent ètre débouchées plus tard par un nouvel efifort Cet écoulement de cavité en cavité qui, 
au lieu d'ètre continu, se fait par ruptures et soubresauts, pourra se reproduire un certain 
nombre de fois, et se continuer ainsi jusqu'à épuisement du reservoir naturel. Toutefois le 
meccanisme n'est pas détruit. Après avoir ainsi fonctionné et donne lieu à une periodo seis- 
mique, il pourra se recharger à la longue par le phénomène d'alimentation qui vient d'ètre 
indiqué ». 

Credo fermamente che, date speciali disposizioni dei meati sotterranei, il ripetersi del feno- 
meno da cui consegue lo scuotimento, vale a dire il rinnovarsi della espansione dei vapori 
premuti entro breve spazio, deve avvenire, non per l'alternanza dell'ostruzione e della diso- 
struzione dei canali che mettono in comunicazione fra loro o coll'esterno le cavità sotterranee, 
alternanza inverosimile come condizione normale, ma per l'avvicendarsi in tali cavità di fasi 
di svolgimento di vapore e di condensazione. 

Questo principio si dimostra sperimentalmente mediante un apparecchio semplicissimo qui 
appresso descritto. 

Sia (j (flg. 13) un piccolo generatore di vapore, il quale comunica alla sua parte inferiore 
col tubo verticale rtj terminato da un piccolo imbuto, e col tubo, assai più breve, mn^ che 
mette superiormente in un recipiente refrigerante c,^ Questo deve comunicare liberamente col 
l'atmosfera mediante il tubo p q, esso pure munito di piccolo imbuto all'estremità libera. 

Se, per T imbuto del tubo rty si introduca dell'acqua nel generatore (7 e si faccia bollire 
mediante una lampada sottoposta, la tensione del vapore che si raccoglierà alla parte superiore 

^ Aggiungerò alle conclusioni qui riferite che, secondo esperienze del Battelli, a 364", T acqua svi- 
luppa una tensione di 194 atmosfere. 

' Les régions invisihles du globe et des e^paces celestes. Paris, 1892. 

' Tal recipiente deve essere più capace del generatore e presentare disposizione opportuna perchè si 
produca in esso con rapidità il raffreddamento dell'acqua calda e del vapore. 




dell'apparecchio sospingerà l'acqua rimasta liquida da una parte nel tubo rt fino al dì sopra del 
livello i, e dall'altra nel recipiente e. Crescendo la tensione col procedere del riscaldamento, 
quasi tutta l'acqua del generatore passerà in detto recipiente e il vapore si sprigioiierii per 
i due tubi rf e p <!■ Scemata la pressione, l'a 
un notevole raffreddamento, discenderà nel 
generatore e colà, determinata la condensa- 
zione del vapore che ancora vi si trovava, 
rimarrà qualclie minuto in riposo, flncliè 
sollecitata da una seconda ebullizione, tor- 
nerà a salire in e, per dar luogo in seguito 
a nuove altemfuize di salita e di discesa. 8i 
avrà in breve una emissione periodica di 
acqua bollente e di vapori, accompagnata 
da sussulti e vibrazioni, in modo da ricor- 
dare ÌQ proporzioni minuscole l'andamento 
dì certi periodi sismici. 

Le fasi di riposo risulteranno tanto più - 
lunghe e ben definite quanto più sarà ener- 
gica l'azione refrigerante del vaso e, azione 
subordinata alla capacità di esso vaso, alla 
sua forma, a speciali disposizioni dell'appa- 
recchio, alla temperatura dell'ambiente, alla 
copia dell'acqua, ecc. Si renderà più evi- 
dente il fenomeno collocando il recipiente e 
acqua a uso di refrigerante. 

Per rendere più completa e istruttiva l'i 
elastica l'altezza verticale dei canaletti rt et^ 
una cannella. Allo scopo di provar l'apparew 
utile provvedere il generatore di manometro 

La disposizione descritta è tanto semplic 
supporla conforme in molti casi a quelle che 
restre. 

Una delle obbiezioni principali che si m 
(o almeno molti terremoti) dipendono dalla e 
penetrano nei meati sotterranei, sta in ciò, e 
vapor acqueo si vede sprigionarsi all'esterno, ] 
allo stato liquido scende pel proprio peso 
vapore, tostochè la sua tensione fosse tale da 



Tuttavolta siffatta obbiezione, che aarebb 
tazione dei fenomeni che si verificano quandi 
mediante condotti di forma regolare e di lun 
siderìamo focolari sismici quali probabilmente 
assai profondi e comunicanti colla superficie 

Siac(flg. 14) una cavità sotterranea, situai 
cioè a un livello in cui regni, in virtù del gra 
poniamo che detta cavità comunichi all'estero 



Se una colonna d'acqua di 300 metri di potenza discenda per a nella cavità e, non potrà 
essere convertita in vapore, ad onta dell'alta temperie che vi regna, perciocché vi ai opporrà 
la pressione esercitata dal liquido, ma a misura che l'acqua stessa si solleverà nel condotto d s 
in cui deve necessariamente salire, trattandosi di recipiente in comunicazione con b a, 
scemerà la pressione, e appena questa risulterà in- 
feriore a 28 atmosfere, corrispondenti al peso d'una 
colonna dì circa metri 290 d'altezza, si produrrà la 
vaporizzazione e la forza del vapore tenderà neces- 
sariamente a sospingere la colonna d'acqua sopra- 
stante verso a e verso s. Se però, come è indicato 
nel disegno schematico della figura 14, la spacca- 
tura abb lunga, tortuosa, di luce assai irregolare, 
in confronto del condotto ds, per la minore resi- 
stenza dipendente da attrito che dovrà superare 
nel secondo rispetto alla prima, l'acqua tenderà a 
portarsi piuttosto in s, ove potrà evadersi. Quanto 
al vapore, uscirà di preferenza in S, ma è pre- 
sumibile che abbia a condensarsi ben prima di 
cig j, raggiungere gli orifizi superficiali dei due meati. 

Se, ])er le vicende climatologicheo altre circostanze 
non diselli a immaginarsi, la discesa dell'acqua si ripeta a brevi intervalli di tempo, si pro- 
durrà nel generatore e un'alimentazione continua, o quasi, non impedita dalla contropressione, 
e in s potrà estrinsecarsi il fenomeno con una sorgente termale, nel caso ben probabile che 
il liquido conservi fino alla superficie parte del calorico ac<iuistato nelle regioni profonde. 

Ammessa l'ipotesi che in simile apparecchio si produca normalmente, in una certa 
misura, V introduzione dell'acqua e la conversione di questa in vapore, non è illegittimo il 
supposto che l'afflusso del liquido nella cavità e subisca aumento o diminuzione, che il 
condotto ab sd rimanga ingombro od obliterato, che in qualsiasi altro modo venga ad al- 
terarsi il regime sensibilissimo della circolazione. In ogni caso, potrà accadere che l'equilibrio 
tenda a ristabilirsi con rapide od istantanee vaporizzazioni, con vere esplosioni, le quali si 
manifesteranno all'esterno mediante vibrazioni, sussulti, scosse. 

Infatti, un minor afflusso nei canali d'alimentazione è suscettibile di determinare dimi- 
nuzione nell'altezza della colonna liquida, oppure minore refrigerazione e quindi più copioso 
e rapido svolgimento di vapore. In date condizioni, un parossismo consimile può esser cagionato 
dal fenomeno inverso, vale a dire da ma^rgiore afflusso d'acqua, la quale si convflrta in va- 
pore cui manchi la via a quieto svolgimento. È poi troppo ovvia l' influenza dell'ostruzione 
e della disostruzione dei meati che servono ad alimentare o a scaricare i focolari sismici, 
perchè metta conto lo insistere sulle conseguenze di questi fatti. Noterò solo, in proposito, 
come nelle vie sotterranee percorse dalle acque, e specialmente da quelle che provengono dalle 
regioni profonde e sono ricche i)erciò di materiali disciolti, l'ostruzione può prodursi in virtù 
di fenomeni di deposito chimico e di cristallizzazione, come quelli che avvennero nei ffloni 
metalliferi. 

Sappiamo, d'altronde, che se il vapore acqueo, sviluppato dalle esplosioni sotterranee, si 
palesa di rado alla superficie, pur tuttavolta in alcuni casi non manca. E infatti nella stessa 
regione sl.'^mica di cui mi occupo in queste pagine fu visto, come dissi, il 29 novembre 1843 
nelle adiacenze delle isole Strofadi. Similmente, come notò il dottor Agamennone nella « Croni- 
storia sismica», durante il terremoto del 28 agosto 1714, in Cefalonìa, sgorgarono dal suolo 



193 

polle d'acqua calda e pel parossismo che a^itò la Morea ed atterrò Vostizza il 23 agosto 1817, 
le acque marine si riscaldarono a segno, presso quella ciotta, che i pescatori si scottavano im- 
mergendovi le mani. 

Per concludere, mi sono studiato di dimostrare coiresperienza e colla induzione: 

r Che la convei^sione in vapore dell'acqua i)er effetto del grado geotermico nelle regioni 
profondo della corteccia terrestre, causa prima dei terremoti di Zante e di quelli di altre 
regioni sismiche, può prodursi senza che il vapore giunga alla superficie; 

2"" Che la penetrazione dell' acqua nei meati sotterranei che adempiono all' utBcio di 
focolari sismici può aver luogo, malgrado la contropressione del vapore, anche senza che vi 
concorra l'azione dei setti di rocce porose, quale fu messa in luce da Daubrée, col suo memo- 
rabile esperimento, e ciò per mezzo di semplici appallati di circolazione, la cui esistenza è resa 
manifesta da sorgenti termominerali; 

S"* Che il ripetersi delle scosse in un periodo sismico si spiega facilmente, ammettendo 
disposizioni tali, nelle cavità sotterranee profonde, da determinare alternanza più o meno rego- 
lare di produzione e di condensazione di vapore od anche di riscaldamento e di refrigerazione 
delle acque. 

Secondo la dottrina esposta in queste pagine, in ogni periodo sismico si avrebbe adunque 
una reazione irregolare, tumultuosa, violenta, del vapor d'acqua, dovuta a produzione rapida 
esuberante, oppure ad angustia o deficienza negli apparati di svolgimento o di condensa- 
zione. Nelle fasi di riposo si stabilirebbe, all' incontro, una condizione di equilibrio tra l' in- 
troduzione dell'acqua nelle cavità sotterranee, lo svolgimento e la condensazione del vapore. 

Il prof. Mitzopulos crede che l' isola di Zante sia compresa in un' area di avvallamento, 
nella quale esisterebbero profonde fessure di contrazione. Se ho bene inteso, gli spostamenti 
che si verificano di quando in quando, lungo le principali soluzioni eli continuità, sarebbero, 
a parer suo, causa immediata di terremoti, i quali potrebbero perciò ascriversi alla categoria 
dei tectonici. 

Come si è veduto, concordo col mio chiarissimo collega d'Atene nel ritenere che Zante, 
come le altre isole Jonie e l'intera penisola balcanica, siano residuo d'una estesa regione recen- 
temente sommersa, la quale è forse ancora in via di depressione, ed ammetto parimente con 
lui che i bradisismi ingenti, verificatisi in quella regione, abbiano prodotto dislocamenti e fes- 
sure nelle masse rocciose. Le soluzioni di continuità così aperte fra la superficie e le zone pro- 
fonde sono strettamente connesse, secondo la mia interpretazione, al fenomeno cui attribuisco 
la causa prima del fiagello, ma non bastano a dar ragione soddisfacente della frequenza dei 
parossismi, della molteplicità delle scosse e delle detonazioni. Per spiegare questi fatti è d'uopo 
ricorrere all' intervento combinato dell' acqua e del grado geotermico, intervento che reputo 
omai ben accertato nei terremoti della regione jonica e della Morea. ^ 

Prima di prendere commiato dal lettore, ci corre l'obbligo di ringraziare tutti coloro che 
si adoperarono ad agevolare le nostre indagini, e resero per noi più gradevole, con liete ac- 
coglienze, il soggiorno in Grecia. Non potendo ricordare tutti, desideriamo almeno attestare il 
nostro grato animo ai signori: conte senatore Fò d'Ostiani, ministro di S. M. il Re^'Italia; 
signor D. Eginitis, direttore del regio Osservatorio astronomico; prof. C. Mitzopulos; ing. Charles 
Marechal, ad Atene; avv. comm. Bernardo Berlo, console generale d'Italia a Cor fu ; nomarca Fe- 

* A rendere più facili le comunicazioni fra l' esterno e l' interno, credo possano concorrere le rocce 
cavernose superficiali, rocce dotate di un grado notevole di solubilità e nelle quali perciò le acque fil- 
tranti sono suscettibili di aprire larghe breccie. 
25 



194 

derico Carrer e dott. Gerasimo Livierato, a Cefalonia; cav. Spiridione Inflessi, agente consolare 
italiano a Pirgos; conte Thaon di Revel, console italiano, a Patrasso; conte C. Messala, agente 
consolare d'Italia; conte Lunzi, sindaco; coram. W. G. Forster, direttore dell'Ufficio telegrafico 
della E. T. Company, a Zante. E specialmente ci professiamo obbligati ai signori Dionisio 
Margari, farmacista, e Spiridione de Biasi, prefetto della Biblioteca Foscoliana in Zante, i quali 
' ci prestarono valida assistenza, sia raccogliendo per noi documenti e notizie, sia adempienrlo 
cortesemente agli uffici di guida e d'interprete. 

Ci sia concesso infine di esprimere l'ammirazione che suscitarono nell'animo nostro, in 
Grecia, non solo la vista dei monumenti, testimoni dell'antica grandezza, ma ancora le mol- 
teplici manifestazioni del risorgimento odierno, e di attestare la simpatia che ci fu inspirata 
dalla nobilissima ed ospitale popolazione di Zante pel coraggio e l'abnegazione di cui diede 
prova in seguito alle traversie sofiferte. 

Aprile 1894. 





SUPPLEMENTO 



alla Cronistoria sismica di Zante 




Sono debitore di molte delle seguenti notizie* al signor Spiridione De Biasi, il quale si 
compiacque comunicarmele dopo che la cronistoria sismica di Zante era stata già stampata 
unitamente al capo III. Le restanti le ho tratte dalla monografìa geografica « Kephallenia und 
Ithaka » del D/ J. Partsch, pubblicata nei MitteiL del D/ Petermann {Erydnzmujsheft, XXI, 
1889-90, N. 98, pag. 27) della quale ho avuta conoscenza solo da poco tempo. Si tratta general- 
mente di notizie non riportate dal Perrey nò dallo Schmidt: 

S5i luglio 9. Disastroso terremoto in Creta (Coronelli). 
^ 13ÌÌ e l'UO. Due scosse in Creta (Staurachì). 

liso. Scosse a Costantinopoli e neìV Arcipelago, disastrose a Scio (Coronelli). 

1514. Terremoti a Costantinopoli ed in tutta la Grecia. 

15I:T« Terremoto a Cipro ed a Creta, avvertito a Cerigo ed a Zante, 

ISS^I:. Scosse a Costantinopoli^ in Grecia, Cef aionia. Santa Maura ed Itaca, 

i50S« Terremoto a Creta ed a Cerigo. 
•^ Ì50S« Terremoto a Creta (Staurachi). 

1004* Avvallamento neir isola di Creta. Gli abitanti di Iraclio fuggirono per paura. Diverse scosse a 
^ Zante, Cef aionia ed Itaca. 

1013. Crollò il ponte che dava passaggio all'acquedotto dì Santa Maura (Zambelli). 

1030 febbraio 27. Alle ore 5 di giorno, disastroso terremoto a Creta, con maremoto tra Candia, Santo- 
vino, Milo e Cerigo, ove Tonda sismica arrivò. Caddero delle case in Creta, facendo vittime, e la 
terra si spaccò in diverse parti. Intorno a questo avvenimento il De Biasi pubblicò un articolo in 
lingua greca nella rivista ateniese Parnasso (voi. XVI, n. 3) con documenti inediti dell'archivio di 
Zante e della biblioteca Foscoliana. I documenti portano la data del 1629, mof^e veneto. 

1033 novembre 5. Il terremoto di Zante si fece sentire in Mantova e Verona, e nel luglio replicò le sue 
scosse (Coronelli). 

1030 settembre 30, Il Partsch accenna ai danni che questo terremoto apportò a Cefnlonia e dice che 
quivi e ad Itaca fu alquanto maggiore che a Zante. Aggiunge che fu inteso fortemente anche in 
alto mare ed arrecò danni alle Strofadi, e che il periodo sismico perdurò funestissimo fino alla pri- 
mavera del 1637. 



' Esse furono in gran parte tratte dagU Archivi di Zante, Itaca e S. Maura, dalla Cronaca del Zambelli, dalla 
Cronologia Universale del Coronelli, e dalla Statistica delV isola di Creta di N. Staurachi. 

Intorno ai terremoti antichi in Grecia, massime in Atene, vedi gli articoli di Timoleone Filimone neir Ateniese Gior- 
nale dei Dibattimenti (N. 146 e Beg., 1894), ove si dà pure un Hunto delle teorie su i terremoti de^li antichi filosofi greci. 



196 

-163$ marzo 27. 11 famoso terremoto delle CaJabi-ie, oltre che a Zaiite, fu sentito anche a Cefaìoma, ilaai, 

■ Patrasso, Cerilo e Creta. 
. 1650 settembre 14. Scoscio a Snutorim; ed a Creta maremoto, con perdita di bastimenti. Scosse anche a 
Zanie, come pure ad Itaca e Cefaìoma. 

In questo stesso anno un terremoto disastroso a Corfìi (Marhor*, Storia di Corfìi, pag. fl?). ' 
^lOSS agosto 12) S p. Terremoto disastroso a Cepiìonin, clic atterrò 500 case ed ufcise 20 persone a Lixiiri. 
In questo e nei successivi trenta giorni, molti villaggi nella penìsola Palicht rimasero completa- 
nte di circa 300 dei loro aliitanti. Un'intera collina con una chiesa si spro- 
leste notizie dal Pignatorre a Memorie storiche e critiche dell' isola di Cefa- 
. 131-139. ■ 

rraa la rovina di molte case a Cefoìonin per una forte scossa. 
^efoIOHÌa, avvertite ad Itaca, Zante e nel Peloponneso. 
rtite a Corfìi ed a Santa Maura. 

Santa .Vanra. Restarono atterrate moltissime case e morte molte persone, 
o che dalla città portava l'acqua alla fortezza. 

pallia Maura furono avvertite a Ziiitle, a Cefahnia'e nel continente. 
orta le stesse noti/ic del Barbiani per il terremoto di Cefaìimin ed aggiunge 
ati dalle continue scosse, accamparono per due mesi nei giardini. 
i Santa Maura, terremoto disastroso in quest'isola, con moltissime case atter- 
jgi. (Zarabelli). ■ 

ro^^vjejtita a Corfìi, Santa Manra, Cefalonia, Itaca e Zatiteì ove ai 15 s'ebbe 



produssero nell'isola stessa di Zante. Il sacerdote Eustatìo Ousco, in un 
h'o, scrisse elle il terremoto durò un quarto, ciò che ne dimostra la lunga 
terisce che a Cefalonia soffersero in modo speciale Paliehi ed Krisos. 
-, con danni, e nelle altre isole Joiii'e. (Mantg. Marlin « Ilist. ofBrìt. Col. »). 
Neuhaetisel in Ungheria, presso Coimbra in Portogallo, e sopra l' isola di 

distruzioni Nel settembre terribili scosse ad Aiìrìanopofi. —'E. Kant. 

i dal tedesco, voi. IV, pag. 312, Milano, 1809. 

al 7 giugno la scossa di Cerilo del 1750. 
in Marea fu avvertito anche a Zante. 

Corfìt fu avvertita a Santa Maura, Cefalonia, Itaca e iiante. 
.0 a Cefalonia che rovinò molte case e fece 20 vittime. — Poiché il Partseh 

la data 11/23 luglio, mi pare conciò confermato il dubbio, da me sollo' 
imica di Zante, che cioè i due terremoti riferiti all'I! e 24 luglio 17f>6 



differenza del Harbiani, pone quest'altro disastroso terremoto di Cefaloiiin 
1 aggiunge che già da un mese gli abitanti erano allarmati di quando in 
se. Dice che Lixuri e la maggior parte dei villaggi furono in gran parto 
t ed un maggior numero di feriti, o che anche Ari/ostoli dovette soffrire 
lei governatore rimase distrutta. Lo scosse si comunicarono anche a Zante 

entiche a quello riportate dal Perrey per il terremoto di Cefalonia della 
I circostanza unita al fatto che quest'ultimo non ò menzionato dal Partseh 
)nevoImente nascere il sospetto che anche que.ita volta da un unico feno- 
inati due distinti, a cau.sa di equivoco nella data, riforita dagli uni al vcc- 

(11 PartBch «Die Inaul Korfù >. 



197 

— ^ 17SO ottobre. Molte scosso a Creta^ di cui una disastrosa con grandissimi danni. Qualche scossa fu avver- 
tita a Zante ed a Cerigo, 
1T8J: settembre. Il terremoto di Cefaìonia fu pure sensibile a Zante ed a Naupìia, 
"*** 17SG da getmaio a febbraio. Perìodo sismico a Corfh con case atterrate, non eccettuato il palazzo del go- 
vernatore, 126 morti e non pochi feriti. Il movimento fu sentito a Santa Maura, Cefaìonia e Zante. 
ISOO maggio 3-4, Scossa leggera a Corfìi alle 10 a., forte alle 12.30 p. ed altre scosse fino a sera, con ondu- 
lazione E-W e con rombi. Nell'Epiro recò danni, massime a Conispoli. Per più mesi scosse (« Obser- 
vations Mctéorologiques faites à Corfou par un Corcyréen », 1809. Nel Moniteur e nel Journal 
dea Débats). 
Ì8i8. Il Bonza nota un terremoto a Corfù, che staccò pezzi del monte Stavrh. 
1833 dicembre. Due scosse a Corfh, con alcune case danneggiate {Sketches of Corfù, London, 1835). 
-— ' 1S33. Riferisce il Partsch che in quest'anno furono dal terremoto atterrate alcune case in Lixuri (Ce- 
faìonia) non senza qualche vittima, e che anche in appresso il suolo non rimase giammai comple- 
tamente in quiete. 

Non è improbabile ohe questo risveglio di attività sismica a Cefaìonia fosse la causa se non di 
tutte, almeno di buona parte delle numerose scosse risentite nel 1833 a Zante, registrate dal Bar- 
biani, sebbene nessuna di queste vi arrecasse danni. 
- 1813 Ingìio, Terremoto a Candia. 

' 1808. Secondo il Partsch si ebbero frequenti scosse a Cefaìonia da marzo fino al 20 settembre. 

1800. Stando allo stesso autore, se ne ebbero altre quivi da gennaio fino al 14 maggio. 

» novembre 9) 9.15 p. Scossa forte a Corfù, A Valona il terremoto avvenne alle 9.30 {sic)^ dove si 
sentirono scosse durante tutta l'estate. Dominava un periodo sismico nell' Epiro e nell'Albania. 
«-•-*"^"^ Il Partsch ricorda il periodo sismico a Cefaìonia da luglio fino al 10 ottobre. 
- — 1S07 febìjraio 4. Anche il Partsch descrive a lungo il violento terremoto avvenuto in questo giorno a 

Cefaìonia, 
18TO giugno 23) 1 p. Scossa a Corfù, secondo Dabovich. 

18T3 ottobre 25. Forte terremoto a Cefaìonia, che cagionò danni a Zante, — Partsch.* 
,» ottobre 31. Tre scosse a Cefaìonia, di cui una abbastanza sensibile. — Partsch. 
•» novembre T. Tre scosse a Cefaìonia; ed altre il 16 e 17 dicembre. — Partsch. 
» noremìjre 15) 11.27 a. Scossa ondulatoria sensibile a Corfù. 
'ISTI: febìjraio 3) Tre scosse a Cefaìonia; 6) terremoto; quattro scosse; 22) e 27) altre scosso ivi. — Partsch. 
» ajmìe 4 e 7), Terremoto a Cefaìonia; il giorno 14 altri due ivi. — Partsch. 
» viaggio 15) 12 p., cioè Mn., terremoto a Cefaìonia; 25) 12.30 p. un altro ivi. — Partsch. 
» settembre 17) 9.35 a. Scossa ondulatoria NE a Corfù. 

,» ottobre 26) 3.45 p. e novembre 27) 1 a. Due terremoti a Cefaìonia, riferiti dal Partsch. 
» dicembre T Forte scossa e 6) 8.50 a. una lieve a Cefaìonia *, stando al Partsch. 
18T5 gennaio 2. Due scosse a Cefaìonia; 20) 10.55 p. ; 30) 8 p. (la sera innanzi?) e 7.30 a. altre ivi, — Partsch. 
^ » febbraio 20) 10.30 a. Scossa a Cefaìonia, riferita dal Partsch. 

apriìe 23) scossa a Cefaìonia; 27) 10.25 a. altra scossa ivi. — Partsch. 
» maggio 7) 5 p., 14) 7 a. e IH) 7 p. Scosse a Cefaìonia. — Partsch. 
» giugno 5) 2.30 p.; 26) 8.45 p. ; 2H) Scosse a Cefaìonia, — Partsch. 
» ìugìio 2) 10.30 a.; 7) 2 a.; 17) 9.10 p. altre scosse a Cefaìonia. — Partsch. 
» agosto 15) 9 p. Lieve scossa a Corpi e fortissima a Caìcide. 
» agosto 10) 1.30 a. Scossa a Cefaìonia riportata dal Partsch. 



' La notizia di quentu gcosna o di altre HUccesHÌvo risulta da annotazioni alle OHservazioni meteorologiche, fatte 
ad Argostoli dal signor James Sanders dairagosto 1873 fino al maggio 1877. 

- Nella Memoria del professor I. Galli, Sulia forma vibratoria del moto sismico, si trova brevemente descrìtto 
a pag. 30 un terremoto rovinoso a Cefaìonia, nel 1874, la cui notizia fu attinta nel giornale Giro del mondo (nuova 
serio, voi. VII, Milano, 1878, pag. 438) da un articolo < Viaggio in Grecia i> dì Enrico Belle. 



198 
■ ~ 1S7S scfUmbre 7) 4 a. Lieve a CorfU. 
.^___ » settembre 7) 12 p, e 13) di notte. Scosse a CefaJonia. — Partsch, 

..» ottobre 29) 9.50 p. Scossa a Cefahnia riferita dal Partsch. 

.. » novembre 14) due terremoti; 19) e 24) due altri, e 2.5) scossa a Cefalonia, secondo il Partsch. 
— » dicembre 1°) 4.30 a. Scossa a Cefalonia, riferita dal Partsch. 
* dicembre 4) 4.40 a. a Corfìi, secondo altri agli 11) 5 a. 

. » diceinbre IS) e 20) Scosse a Cefalonia secondo il Partsch. 

18TO febbraio 10) 11.30 p. Scossa a Cefalonia riportata dal Partsch. 

— » dicembre 18) T.40 a. Scossa a Cefalonia riferita dal Partsch. 

I8T» novembre 20) 3 a. Scossa a Corfù. 

— — ISSO gennaio 18. Scossa a Corfìi. 

1 settembre 9. Il terremoto disastroso di Vofilitza fu inteso anche a Zante, 
IS03 maggio T) 3.10 p. Scossa con rombo a Zanto, e quando sembrava finita ripigliò — 4) 11.45 e 
11.50 p. Due scosse; boati tutta la notte — 7) 3, 5 e 9 p. Tre scosse — 8) 11.40 a. Scossa sen- 
sìbile, avvertita dal De fiiasi a Litachiò, la quale, sebbene impaurisse tutto il villaggio, pure non 
fu avvertita a Zante; 1.10 -e 1.42 p., due deboli con boati da E — 14) 8.50 p., una scossa — 
m) 8.5 p., una — 21) 5.45 a. una — 'M) 0.30, 1.15, 5.55 a. — 26) 5.45 a. — 29) 11.30 e 11.55 p. 
— 30) 3.30 a. 

giugno 3) 1.30, 5.30, 6, 6.82, 6.55, 7.45, 3.10, 10.10 a. Dopo la Mn. molto-scosse leggerissime a Zofite. 
settembre 1°) 11.27 e 11.50 a., 1.40 e 1.48 p.; 2) 1.20 e 1.40 a. scosse a Zanle. 



ALLEGATI 



I. 

Analisi chimica delle acque termo-minerali dei bagni di Cillene, secondo R. Fresenius. 



A) I carbonati calcolati come carbonati semplici e tutti i sali come se fossero destituiti 
(inacqua di cristallizzazione. 

a) Parti costituenti apprezzabili dalla bilancia contenute in un litro d'acqua: 

Carbonato di soda \. 0,168640 

Id. di litio 0,000333 

Id. d'ammonio 0,006459 

Solfato di soda 0,239280 

Cloruro di sodio 1,553020 

Bromuro di sodio 0,000921 

Ioduro di sodio 0,000289 

Solfato di potassa 0,026771 

Carbonato di calce 0,172137 

Id. di bario 0,000122 

Id. di stronzio 0,001840 

Id. di magnesio 0,137111 

Id. di ferro 0,000710 

Id. di manganese 0,000029 

Fosfato d'alluminio 0,000168 

Argilla 0,000064 

Acido silicico 0,022697 

Residuo 0,003440 

Acido carbonico unito ai carbonati ed ai bicarbonati . . 0,221521 

Acido carbonico completamente libero 0,014734 

Solfuro dMdrogeno 0,029610 

Somma complessiva . . . 2,599896 



b) Sostanze in quantità non apprezzabili: 

Acido borico tracce 

Id. nitrico tracce 

Id. titanico tracce 

Materie organiche di natura resinosa tracce lievi 



200 

B) I carbouati calcoJati come bicarbonati anidri e tutti i aali senza acijua di cristallizzazione: 

Bicarbonato di soda 0,238589 

Id. di litio 0,000331 

Id. d'ammoiiio 0,0094 1 7 

Solfato di soda 0,239280 

Cloruro di sodio 1,553020 

Bromuro di sodio 0,000921 

' ' di Kodio 0,000289 

di potassa 0,026771 

nato di calce 0,247877 

di bario 0,O0OU9 

di stronzio 0,002389 

di magnesio 0,208931 

di ferro . 0,000979 

di manganese 0,000040 

d'alluminio 0,000168 

, ■ - - 0,000064 

iilicieo 0,022097 

0,003440 

Somma . . . 2,555552 

:arbonico completamente libera 0,014734 

d'idrogeno 0,029610 

Somma complessiva . . . 2,599896 
;he non si trovano in proijorzionì apprezzabili, si vrda il jiaragrafo b. 



liografia relativa alla Geologia dell' titola di Z'infc. 

Morée et ìes Sìes de Cerigo, Hydra et ZanU. Paris, 1808. 

statistico della città e isola di Zante (manoscritto), 

■ les sourcfs et mines d'axphalte <ni bitume minerai ih la OrPce et qiielques atilres 

Soc. géol. de Franee, IV, 1833-1834, p. 203). 

ms on the Jotiiait Islanda. London, Smith, 1842. 

if of the isìand of Zante. (Proceed. of the geo!. Society of London, II, 1838, 

;he geol. Society, Ser. II, II, 1843, p. 403). 

ìirgehmsse eiiie Beine in Grieehenland uiid die Jonischen Inseln. Wien, 1862. 

tgique des gtseinents hitiiminifìres et peiroléifìres de Selenitza eii Albanie et de 

^tife. (Bull, de la Soc. géol. de Franee, XXV, 1868, p. 2U). 

e. (Bergund lliittenmann. Zeìtung 1874, p. 429). 

tngen con Zante iind Corfìt. (Sitzungsber. der K. Akad. der Wissen.sch., Mathem. 

:XV Band, IV Heft, 1877, p. 309). 

le rapport ffr'ohffigue et miné-ahgìque. Paris, 1878. 

chéologiques sur les iles Joiiieiuies. (Bibliothòque de l'École fran^aise d'Athèue 

880). 

ilterafoìge der Sedimenfformalionen in Grieehenland. (Zeitschr, der deutsch. geol, 

50), — Beriehi ueber eine iteìse diirch Nord Knrf Millelgriechenland (Zeitschr. der 

ide zur Berlin, XXV Band, 1890). — Der Peloponnes. Berlin, 1892. 

te {O: Petermann's Mitteilungen, 37 Band, 1891). 

fgmphie, 15 avril, 1893. 



INDICE 



Prbfazione P<*ff' 3 

Ca^po I. — Geologia e fenomeni geodinamici di Zante (Issel) : 

§ 1** Cenni sulla geologia deir isola di Zante 5 

Formazione cretacea - Formazione eocenica - Formazione miocenica - Formazione pliocenica - For- 
mazione quaternaria e recente - Prospetto cronologico dei terreni di Zante. 

§ 2** Di alcuni fenomeni geodinamici osservati a Zante 17 

Bradisismi - Fenomeni idrotermali. 

Capo II. — Cronistoria sismica di Zante (Agamennone): 

Introduzione 28 

Elenco degli autori citati nella cronistoria sismica di Zante 31 

Terremoti avvenuti, o probabilmente risentiti, a Zante dai tempi più remoti fino al 19 gennaio 1825 . . 32 

Terremoti esocentrioi di Zante compresi nel catalogo di D. -G. Barbiani dal maggio 1825 a tutto il 1863 48 
Terremoti risentiti a Zante nel trentennio 1864-1893 con la indicazione, per taluni di essi, della provenienza 

da altri centri sismici 57 

Capo III. — Alcune considerazioni generali sopra t terremoti di Zante (Agamennone) : 

LMncremento progressivo nelPattività sismica di Zante è soltanto apparente 92 

Enumerazione dei terremoti esocentrici di Zante, distinti a seconda delle contrade in cui furono generati 93 

Rapporto del numero dei terremoti esocentrici a quello degli entocentrici 102 e 105 

Elenco dei terremoti disastrosi e rovinosi in Zante 104 

Sulla periodicità dei terremoti di Zante 105 

L^epicentro di molti terremoti esocentrici di Zante h ancora sconosciuto e risiede probabilmente in mare 108 e 111 

Elenco di alcuni fenomeni geodinamici avvenuti nel mar Jonio. 109 

Terremoti d^Oriente che si propagarono fino in Italia 112 

Sono più numerose le scosse greche ritentite in Italia di quelle italiane risentite in Grecia 114 

Sugli strumenti capaci di indicare i terremoti lontani 116 

Conclusione 117 

Capo IV. — Correlazione tra i recenti parossismi sismici di Zante ed i contemporanei fenomeni geodinamici 
d*Italia (Agamennone) : 

Stato dei vulcani italiani 119 

Stato maorosismico in Italia 122 

Stato microsismico in Italia 126 

Influenza del vento sopra il tromometro 134 

Presunta connessione di alcuni terremoti della Grecia con quelli d^ Italia 186 

Capo Y. Le scosse disastrose sentite in Zante nel 1893 (Issel): 

§ 1^ Fenomeni precursori e concomitanti 139 

§ 2° Andamento delle scosse 140 

§ 3** Effetti meccanici prodotti dalle scosse in città 143 

§ 4^ Effetti meccanici prodotti dalle scosse nel resto delF isola 146 

§ 5** Estensione delParea sismica, direzione ed epicentro dell'impulso 149 

26 



(iBsel) : 

isa del IT Aprile ,. pag. 

■eletlvi alla nornie edilizie da asBerrarai in Zante 

angli effetti meccanici prodotti dai precedenti terremoti di Zante 

U propagazione delle principali ttotge di terremoto di Zante nel recente periodo aistnieo 



febbraio . 



«■ione dei TSlori trovati . . . 
dare aiamico od ipocentro . . 
izioni teoriche {laael) .... 
ISTORI* aiswci DI Zahte (Agamenr 



n delle acque termo-m inerati dei bagni di Cillene, aecondo R. Freaauius . 
latiTa alla Geologia dell' isola di Zante 



' C^" 



Voi. XV. parte I. 



•ylio 



Ì 



1893 



«0 



C.Sebuuul 



^•A.NLcoUws 



k • 




I ! 



'^. 



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\ 



Tav. II 



._ \ 



CARTA 

Geologica e Sismica 

dell' 

9 

Rilevata daAJssel 



V 



Scala di 1-200000 



•*b 



ERRATA-CORRIGE 



Invece di 



Pag. 42, alinea 1 - come pure quella 



» 


52 


» 


» 


56 


» 


» 


59 


» 


» 


61 


» 


» 


85 


» 


» 


89 


» 


» 


132 


» 


» 


178 


» 



31 - parzialmente distrutti 
36, 38, 39, 44 - 8N 

5 - stessa località ad Argostoli 
9-20 marzo 

21 - 4.34 p., 4.50, 5.38, 6.20 
1 - 26) 1.35 a 

6 - Uguale andamento nel specie t,, in quello di 
35 - in confronto di quello 



leggere 

come pure a quella 

parzialmente distrutte 

S-N 

stessa località e ad Argostoli 

20 febbraio 

4.34 p., 4.50, 5.38, 6.20, 8. Cinque scosse 

26) 1.35 a. 

Uguale andamento nel t,, specie in quello dì 

in confronto di quelle 



Nella carta geologica e sismica di Zante, invece di Piainottfas leggere Pisainotida. 



¥:Ó:0X^m Pliocene superiore 
\ ~\ Pliocene infaiore 

MùHW^ superiore/ 
Miocene medio edeocau^ P 



I j Ctrlareo superiore 

Con/iruL eielf'arta tiusosisrnica 

Ep j4rea. tpUeìUrale 
^ IXj^ e ùUensì/d de/le ^co^^fe 






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